La frana che incombe

Frana 009Finalmente stamane un giornale locale strilla in prima pagina il pericolo che una grande frana, oltre 300 metri di fonte, otturi il Senio sopra Castel Bolognese. Un tecnico del comune di Faenza, che ospita la frana, dichiara la sua preoccupazione nel silenzio dell’Autorità di Bacino, che non credo non sia stata informata e interpellata. Casomai non c’è da allarmarsi, ma se può essere che scende sul letto del fiume un campo di calcio, si deve per forza essere preoccupati.

La notizia che viene doverosamente data e che corrisponde ad una preoccupazione reale di tanti cittadini e autorità di Castel Bolognese che da tempo segnalano il problema, perfino al Prefetto, tralascia di affrontare il tema ancora più cruciale della mancata manutenzione dell’alveo de fiume e delle sue sponde, posto che la golena e le rive dello stesso sono in quella zona ben curate dal comune e dai privati. Non credo si tratti di una scelta del giornalista, bensì di una contingenza redazionale. Mi aspetto quindi che questo tema sia presto ripreso e sviluppato.

Il problema è quello degli alberi che, se da un lato fanno parte del paesaggio da conservare per la sua bellezza, dall’altro possono, in determinate situazioni, entrare in conflitto con la sicurezza e la funzione idraulica  del fiume.  Quello che si può conoscere dalla letteratura specialistica è che quando gli alberi vengono a trovarsi a contatto con l’acqua in regime di corso normale, possono essere scalzati dal vortice dell’acqua nei momenti di piena tumultuosa e diventare pericolosi perchè, inclinandosi, possono favorire l’erosione delle golene, poi delle rive.

In quel tratto di fiume, da decenni non viene fatta una accurata manutenzione degli alberi, tant’è che tanti sono a contatto con l’acqua, molti sono stesi sul letto, altri sono di dimensioni troppo elevate. Una situazione questa che certamente ha incentivato il pericoloso franare delle rive dell’alveo in molti punti. Ci si chiede cosa aspetti l’Autorità di Bacino ad affrontare anche questo problema. Certamente con raziocinio e lungimiranza. In modo intelligente e rispettoso della natura complessa del fiume.

Con questo vorrei dire che, ove possibile, la scelta non deve essere quella di sradicare tutto, triturando ogni essenza vegetale con possenti macchinari che rischiano di minare la naturale delicatezza delle rive, delle golene e delle sponde del fiume. Penso occorra tagliare gli alberi pericolosi, senza minare l’apparato radicale; programmare in un tempo limitato il taglio di quelli troppo grandi; lasciare alla bellezza del paesaggio gli altri. Occorrerà poi ragionare su come conservare e rafforzare il cortico delle rive e delle sponde ove scorre l’acqua, sapendo che quella cura è decisiva per contenere l’erosione. Poi altre cose, ma non voglio dilungarmi.

Aspettiamo risposte. Mi auguro che non si dica che non ci sono soldi. Per questa naturale opera di prevenzione i soldi devono essere trovati. Il tema dell’erosione dei fiumi, del dissesto delle colline deve avere pari dignità con quello del dissesto delle coste marine. Se al mare si destina ics, ai fiumi e alla collina va destinato, contemporaneamente, ics più ipsilon. Non può esistere altro criterio.

2 commenti
  1. Alessia Bruni dice:

    Le frane sul Senio, quella a Castel Bolognese come quella di Casola sono completamente analoghe. Credi veramente che un campo da calcio sia franato perché “il problema è quello degli alberi”?
    Credi che il servizio tecnico di bacino non è informato e non informa l’autorità di bacino?
    Hai sentito anche tu che la regione ha deciso di tagliare i fondi alla manutenzione dei fiumi.
    Allora, perché dare la colpa agli alberi? Non capisco.

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    • Domenico Sportelli
      Domenico Sportelli dice:

      Alessia, sai bene che io difendo gli alberi nel fiume (vedi, fra altro, la petizione). Il tema delle frane che cito non lo lego agli alberi; esso deriva da interventi dell’uomo sul territorio circostante il fiume. Nell’articolo parlo della manutenzione che manca nel tratto di fiume corrispondente grosso modo al parco fluviale di Castello. E lì, a mio avviso, un problema relativo agli alberi a contatto con l’acqua esiste. Bisogna vedere se, quando e come verrà affrontato. Se triturati, col pericolo di indebolire le rive dell’alveo, oppure con un taglio selettivo e ragionato. Aspetto di capire cosa vogliono fare i tecnici di bacino.
      Se della frana l’autorità di bacino sia stata informata non so, non ho letto nulla. Immagino che quando ne sarà a conoscenza segnalerà il fatto per le opportune indagini su come quella frana abbia potuto partire.

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