La legge sulla ciclabilità ci porterà anche sugli argini del Senio?

Giovedì scorso ci siamo recati a Bologna – in Regione – per prendere parte all’udienza conoscitiva il previsione della legge per lo sviluppo della ciclabilità regionale. Gli Amici del Senio, come sapete, sostengono pienamente questo obbiettivo tanto è che hanno fatto della richiesta di un percorso ciclo-naturalistico sopra gli argini del Senio il centro della propria iniziativa.

Sviluppare l’uso della bici in una Regione antropizzata come la nostra non è certamente facile. Vedere l’Emilia e la Romagna dall’alto appare come una enorme città. Gli ostacoli sono frequentissimi e i costi, di conseguenza elevati. La Regione mette sul piatto 25 milioni di euro – non pochi, ma nemmeno tanti – e allora la logica è che si cerchi di spenderli nel migliore dei modi. Che a mio parere vuole dire nella direzione di interventi non troppo costosi e di progetti che sviluppino decisamente il numero dei chilometri ciclabili e che comprendano l’impegno alla manutenzione.

So bene esistere il tema enorme delle città, dove però va posto mano a ben altri strumenti per favorire l’uso delle bici. Questi sono noti a tutti. Ampliare: le zone pedonali o a traffico limitato; le zone 30; i sensi unici; emettere ordinanze che stimolino i cittadini a tenere l’auto nel proprio cortile o garage. Sapete che troppo spesso questi spazi – urbanisticamente dedicati all’auto personale – sono occupati da gazebo o cucine con la conseguenza di porre la sosta dell’auto privata a carico del pubblico. Con la tragica conseguenza di occupazione “impropria” di suolo pubblico che è sotto gli occhi di tutti. Mentre appare più realistica e significativa la creazione di percorsi ciclabili verso le aree produttive (non servono verso le zone iper-commerciali), casomai combinando l’uso della bici alla contrattazione articolata in azienda o territoriale (se vieni al lavoro in bici hai un premio).

Uno dei settori dove realisticamente è assai più probabile ottenere risultati di scala per lo sviluppo dell’uso della bici è quello del turismo lento e del tempo libero. Abbiamo tutti ben presente la ricchissima trama di strade minori, vicinali, consorziali presenti in tutta la Regione. Una politica intelligente di analisi del territorio può definirne reti – indirizzate verso temi specifici – da dedicare prioritariamente al transito delle biciclette. Poi abbiamo gli argini dei fiumi che di per se sono strade già realizzate che aspettano di essere minimamente infrastrutturate e dedicate al transito delle biciclette (e dei pedoni).

Siccome la legge non potrà fare tutto, la domanda è: verso quale direzione di intervento sarà indirizzata? Noi – giovedì a Bologna in udienza – abbiamo sostenuto – e lo faremo fino alla sua approvazione, prevista per il prossimo giugno – che gli argini dei fiumi siano compresi con chiarezza nelle finalità di intervento. Per come la bozza di legge è congegnata, dobbiamo dire che non li esclude, anzi in un passaggio specifico gli “argini” vengono espressamente richiamati. Sappiamo però che il punto di equilibrio di qualsiasi legge si determina anche sulla base delle varie spinte presenti. La nostra non mancherà, fino alla sua approvazione. Stabilire con chiarezza che gli argini dei fiumi sono una possibile area di intervento della legge è decisivo per il nostro obbiettivo. Dopo di che il re sarà nudo.

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