Amianto e altro sul Senio

Ieri abbiamo segnalato alle autorità competenti la presenza di una discarica di amianto sopra l’argine del fiume Senio, fra il pronte di Tebano e la diga steccaia leonardesca.

Si tratta del prode lavoro di pochi giorni fa. Lo si deve a persona/e veramente sconsiderata – spargere veleno nel territorio è reato penale e pertanto abbiamo dovuto interessare anche i Carabinieri. Un reato che trova però complice lo stato di degrado e di abbandono in cui vengono lasciati gli argini del fiume. In mezzo alle sterpaglie, ai rovi, ad una giungla impenetrabile è facile occultare di tutto.

In quel tratto di fiume di circa 300 metri che congiunge la strada alla diga steccaia – unico modello di quel tipo in Italia, quindi un vero e proprio monumento nazionale – si possono incontrare anche materassi, una fitta ragnatela di tane di animali che forse ne minano la stabilità. Viene usato perfino come gabinetto a cielo aperto.

Questo degrado è potuto accadere mentre da anni la nostra Associazione – che vuole valorizzare il Senio, assieme al Polo Tecnologico e a tante altre persone sensibili – è impegnata a proporre e sviluppare iniziative per mettere in luce la bellezza del paesaggio, la valenza storico, artistica e culturale di quel territorio a cavallo del Senio.

In conclusione, mentre i volontari lavorano con sacrificio e a loro spese, per il bene comune, parte di coloro (chi deve manutentare gli argini) pare non facciano fino in fondo la loro parte. Altri – che stanno dalla parte dei beneficiati – invece di dare una mano si preoccupano di creare danni.

Pensiamo sia bene riflettere con cura su questo argomento perché la strada che un numero crescente di persone e istanze della società dimostra di avere intrapreso rischia di portare alla crisi del volontariato sociale e civile.

Fa parte di questa amara riflessione anche l’atteggiamento di quel privato in zona che non ci consente di transitare a piedi per una camminata lungo uno stradello di campagna, recentemente declassificato, ma dove i cittadini sono sempre passati, avendo così maturato un diritto possessorio (si dice così?). E soprattutto il fatto che in questo delicato caso ci sentiamo abbandonati da coloro che invece dovrebbero tutelarci.

 

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