La settimana scorsa, passeggiando nella riva dell’alveo del Senio a Tebano per raccogliere qualche erba selvatica, ho incontrato una persona che mi ha severamente redarguito perchè, raccogliendo quelle erbe, stavo mettendo a repentaglio la vita di chi se ne fosse poi cibato. Con fare deciso mi ha informato che quella zona è vissuta dalle nutrie e che queste sono portatrici di “ben 29 malattie mortali” per le persone.

Non nego di essere rimasto allibito. Ho cercato di dirgli che quanto diceva forse era leggermente esagerato e che se fosse anche solo vero in parte, ben altra sarebbe l’attenzione da parte della sanità pubblica. Il tipo però non ha sentito ragioni, anzi: ha citato a sostegno della sua tesi la Federcaccia e la Cia. (Ndr, la Federcaccia è il sindacato più importante dei cacciatori e la Cia è uno dei sindacati maggiori del mondo agricolo). Associazioni queste che forniscono le trappole per catturare nutrie e volpi (sul posto se ne può vedere qualcuna). Che poi verrebbero uccise dai cacciatori stessi i quali consegnerebbero le code alla Provincia (se ho ben capito) la quale, sempre se ho ben capito, compenserebbe con denaro per il danno subito.

Giunto a casa ho fatto una breve ricerca, avendo subito la prova del fatto che la storia delle 29 malattie mortali è una colossale bufala, inventata, si dice, dai cacciatori per ragioni che a me (ex cacciatore) è difficile comprendere. Resta il fatto che da sempre qualche animale selvatico è portatore di malattie, a volte gravi, e che quindi la questione non va sottovalutata, adottando gli opportuni accorgimenti sia qualora si venga morsi da tali animali, che per quanto riguarda le precauzioni igieniche da tenere nel consumo dei prodotti che si raccolgono in natura.

Leggendo, mi sono imbattuto nella notizia che la Regione Emilia-Romagna avrebbe decretato l’eradicazione delle nutrie. Eradicazione è una parola molto grossa e sorprendente. Confutando le varie tesi in campo, quella pratica sembra esagerata e fuori luogo. Forse sarebbe opportuno un atteggiamento maggiormente ragionato.

Alla fine di questa storia, di questo incontro, mi è restato l’amaro in bocca. Perchè a me è parso che dietro la minaccia delle 29 malattie mortali ci fosse un preciso messaggio: voi che camminate lungo il fiume, che raccogliete erbe, che fotografate, che parlate di paesaggio e di ambiente, qui non siete graditi.

Se a questo aggiungiamo i divieti farlocchi, le minacce di essere morsi da cani liberi di scorrazzare sulle rive, mentre sugli argini giocano tranquillamente auto, motori, quad, c’è da chiedersi se non sia il caso di stabilire qualche regola maggiormente certa. In queste condizioni è difficile valorizzare il fiume per gli scopi di bene comune che ci prefiggiamo.

 

 

 

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