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Buoni propositi per la ciclovia del Senio

Stamane sfogliando Settesere, un articolo di Birgul Goker ci informa del pensiero degli amministratori di Castel Bolognese circa l’idea di un itinerario ciclo-naturalistico sul Senio. Lo riporto in foto e vi invito a leggerlo con attenzione.

La nostra associazione che da anni si batte per realizzare quell’obbiettivo, esprime soddisfazione per le parole e i propositi degli amministratori castellani. Parole e propositi che fanno il paio con quanto affermato dall’assessore ad Ambiente e Agricoltura del comune di Faenza, Antonio Bandini, quando nel corso della conferenza su agricoltura e paesaggio al Momevi di Faenza, ebbe a dire che il tema dei fiumi, declinato anche come risorsa per una nuova mobilità e per nuove forme di turismo, è oramai all’ordine del giorno e che va governato. Come segnale importante non sottovalutiamo poi il fatto che i Presidenti delle due Unioni comunali – faentina e Bassa romagna – si siano impegnati a tagliare l’erba sopra gli argini per lasciarvi scorrere una passeggiata in bicicletta.

Dichiarazioni, impegni, segnali. Tutto questo ci fa ritenere che sia oramai matura la condizione per promuovere un tavolo dei fiumi che, a partire dall’obbiettivo del contratto di fiume – che potrebbe essere unico fra Lamone e Senio – affronti il tema della ciclabilità dei loro argini.

 

Scopriamo le cittadine del Senio

Oggi abbiamo accompagnato un gruppo di camminatori di Ravenna, dal Molino di Scodellino alla diga steccaia di Tebano. Erano dalle nostre parti per vino e hanno continuato fino alla Casetta di Campiano.

Ho proposto loro di passare dal centro di Castel Bolognese per mostrare loro alcune cose belle di questa “città d’arte” del Senio. L’amico Valentino Donati, cultore della storia locale, ci ha gentilmente accompagnati. Abbiamo visto i torrioni, resti delle mura, alcune statue all’aperto di Angelo Biancini e il Museo Civico.

La visita, non essendo stata preventivata, è stata sommaria e incompleta. Eppure ha interessato i presenti, tant’è che ci siamo dati un futuro appuntamento per una ricognizione più approfondita. Debbo dire che erano con noi alcuni castellani, rimasti incuriositi di conoscere cose che nemmeno loro sapevano.

La piccola esperienza di oggi dimostra che ogni nostra cittadina ha cose da mostrare e che esiste un pubblico che può apprezzarle. Allora perchè non promuovere iniziative in tal senso? Come associazione Amici del fiume Senio ci proporremo senz’altro di visitare le località bagnate dal Senio. E’ opportuno però che si creino le opportune sinergie con gli storici, i conoscitori dei luoghi e con le Pro Loco alle quali spetta per dovere d’ufficio, si potrebbe dire, promuovere la conoscenza delle città.

E’ altrettanto necessario che i luoghi si offrano però nella loro veste migliore. Occorre allora che sia generalmente posta la massima cura possibile a temi ineludibili di decoro come i rifiuti sparsi, la non cura delle aiuole, le merde dei cani e altro. Questo abbiamo visto anche oggi a Castel Bolognese. E questo, al cospetto dei visitatori che avevo invitato, mi ha dato dispiacere.

 

Proseguono i lavori sul Senio a Castel Bolognese

,

IMG_1033Entro alcuni giorni dovrebbero concludersi i lavori di taglio degli alberi nel tratto del fiume Senio interessato alla frana a Castel Bolognese. Poi si darà luogo ai lavori di profilatura delle rive e di messa in sicurezza dalla frana.

Al momento rileviamo come i lavori siano stati svolti con una certa cura. Sono rimasti in piedi:

  • gli alberi nell’argine di sinistra;
  • quelli in golena, eccetto uno secco e altri potati;
  • per un piccolo tratto, anche quelli vicino alla riva dell’alveo.

Sono stati rimossi tutti gli alberi caduti nel letto, quelli in piedi, ma a contatto con l’acqua.

Quelli sulla riva dell’alveo, ma a rischio di erosione a breve, sono stati segati (e non strappati) a terra, lasciando quindi intatta la funzione delle radici che ricacceranno getti a breve.

Per quanto riguarda la parte desta, ci risulta saranno abbattuti solo gli alberi pendenti.

Sono certo che se qualcuno potrà pensare e dire che potevano essere salvati più alberi, tante altre persone penseranno e diranno che dovevano essere tolti anche quelli lasciati.

A mio parere si sta facendo un lavoro migliore di quelli che ho visto fare gli scorsi anni in altri tratti del Senio (Cotignola, Solarolo, Riolo Terme). Speriamo che anche nei lavori di pulizia che fra poco saranno iniziati nei comuni di Fusignano ed Alfonsine si seguano – e se possibile si migliorino – i criteri adottati a Castel Bolognese. Sopratutto nel tratto finale del Senio, prima di entrare nel Reno, è possibile e doveroso un taglio selezionato e naturalmente il rispetto delle normative del Parco del Delta.

Adesso per il tratto castellano ci preme fare presente l’esigenza di ripulire anche il tratto fino a Tebano e – sopra tutto – quelli a monte e a valle di Ponte del Castello dove una vera giungla impedisce da anni il passeggio sulle rive. Risulta che se ne stia parlando, ci farebbe piacere che si arrivasse quanto prima ad un risultato positivo.

Restano infine da risolvere i temi:

  • del risanamento del terreno privato dove origina l’attuale frana;
  • della pulizia delle golene ancora proprietà dei privati cittadini;
  • della rimozione della sbarra al Boccaccio, dopo che due sentenze del Tribunale hanno detto che non deve starci e che i cittadini sono liberi di transitare.

In un futuro prossimo proponiamo si apra un ragionamento sul tratto di fiume da Ponte del Castello a Solarolo che riveste – oltre al tema della sicurezza – anche un grande interesse dal punto di vista naturalistico.

 

 

Due comunità si incontrano

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Si concretizza mercoledì 22 aprile la terza iniziativa proposta dagli Amici del Senio per Cotignola, assieme a Primola e all’Amministrazione comunale. Dopo la Mostra del Senio esposta durante la sagra della Segavecchia, dopo “Andare per erbe e pic nic lungo il Senio”, ora la proiezione del documentario “Al di qua del fiume: Castel Bolognese nella bufera della guerra 1944/45”.

Non appaia strano che si proietti a Cotignola un film che parla di Castel Bolognese. Il film è si dedicato a Castel Bolognese durante la seconda guerra mondiale, ma in realtà la chiave di lettura è rivolta alle immani tragedie provocate dalla grande guerra e da tutte le guerre, di tutti i tempi e in ogni luogo.

Penso sia molto positivo che le diverse comunità si incontrino e che i sentimenti si mescolino. Un motivo, come in questo caso, può essere la celebrazione della fine di una guerra atroce. Un domani questo potrà certamente avvenire anche per altri scopi comuni come, ad esempio, la valorizzazione del fiume che le unisce. A questo gli Amici del Senio puntano, per questo continueranno a battersi.

Ricordo infine che, quasi a consolidare un rapporto di stima reciproca e di collaborazione fattiva, il 15 maggio sarà proiettato a Castel Bolognese il film: Cotignola città dei Giusti.

Vi aspettiamo tutti il 22 aprile – alle ore 20,30 – alla chiesa del Suffragio di Cotignola.

La frana che incombe

Frana 009Finalmente stamane un giornale locale strilla in prima pagina il pericolo che una grande frana, oltre 300 metri di fonte, otturi il Senio sopra Castel Bolognese. Un tecnico del comune di Faenza, che ospita la frana, dichiara la sua preoccupazione nel silenzio dell’Autorità di Bacino, che non credo non sia stata informata e interpellata. Casomai non c’è da allarmarsi, ma se può essere che scende sul letto del fiume un campo di calcio, si deve per forza essere preoccupati.

La notizia che viene doverosamente data e che corrisponde ad una preoccupazione reale di tanti cittadini e autorità di Castel Bolognese che da tempo segnalano il problema, perfino al Prefetto, tralascia di affrontare il tema ancora più cruciale della mancata manutenzione dell’alveo de fiume e delle sue sponde, posto che la golena e le rive dello stesso sono in quella zona ben curate dal comune e dai privati. Non credo si tratti di una scelta del giornalista, bensì di una contingenza redazionale. Mi aspetto quindi che questo tema sia presto ripreso e sviluppato.

Il problema è quello degli alberi che, se da un lato fanno parte del paesaggio da conservare per la sua bellezza, dall’altro possono, in determinate situazioni, entrare in conflitto con la sicurezza e la funzione idraulica  del fiume.  Quello che si può conoscere dalla letteratura specialistica è che quando gli alberi vengono a trovarsi a contatto con l’acqua in regime di corso normale, possono essere scalzati dal vortice dell’acqua nei momenti di piena tumultuosa e diventare pericolosi perchè, inclinandosi, possono favorire l’erosione delle golene, poi delle rive.

In quel tratto di fiume, da decenni non viene fatta una accurata manutenzione degli alberi, tant’è che tanti sono a contatto con l’acqua, molti sono stesi sul letto, altri sono di dimensioni troppo elevate. Una situazione questa che certamente ha incentivato il pericoloso franare delle rive dell’alveo in molti punti. Ci si chiede cosa aspetti l’Autorità di Bacino ad affrontare anche questo problema. Certamente con raziocinio e lungimiranza. In modo intelligente e rispettoso della natura complessa del fiume.

Con questo vorrei dire che, ove possibile, la scelta non deve essere quella di sradicare tutto, triturando ogni essenza vegetale con possenti macchinari che rischiano di minare la naturale delicatezza delle rive, delle golene e delle sponde del fiume. Penso occorra tagliare gli alberi pericolosi, senza minare l’apparato radicale; programmare in un tempo limitato il taglio di quelli troppo grandi; lasciare alla bellezza del paesaggio gli altri. Occorrerà poi ragionare su come conservare e rafforzare il cortico delle rive e delle sponde ove scorre l’acqua, sapendo che quella cura è decisiva per contenere l’erosione. Poi altre cose, ma non voglio dilungarmi.

Aspettiamo risposte. Mi auguro che non si dica che non ci sono soldi. Per questa naturale opera di prevenzione i soldi devono essere trovati. Il tema dell’erosione dei fiumi, del dissesto delle colline deve avere pari dignità con quello del dissesto delle coste marine. Se al mare si destina ics, ai fiumi e alla collina va destinato, contemporaneamente, ics più ipsilon. Non può esistere altro criterio.

Sedimentare il ricordo nei luoghi

FranaSiamo nel pieno delle celebrazioni del 70° anniversario della fine della seconda guerra mondiale e della lotta per liberare l’Italia dal nazi-fascismo.

In queste settimane ricordiamo settanta anni di pace in Europa. Non era mai accaduto nella storia del nostro continente che, per un periodo così lungo, non ci fossero guerre.

Questo è stato possibile perché le comunità di cittadini hanno preso coscienza delle immani atrocità accadute in quel conflitto, lo hanno fissato con chiarezza nella loro memoria, lo hanno ricordato nel tempo e nel tempo ci hanno detto che non deve più ripetersi.

Oggi, dopo settant’anni, quelle persone sono un numero sempre minore. Le stiamo perdendo, e con esse stiamo perdendo la memoria del loro vissuto.

Dobbiamo allora pensare a cosa fare per rendere indelebile quel ricordo e fare in modo che non si perda.

Una risposta possibile è quella di sedimentare quei ricordi nei territori che ne furono teatro e fare in modo che questi ci parlino. Quando non potranno più farlo i protagonisti della storia.

La nostra vallata e il fiume Senio, sono stati testimoni silenti degli ultimi lunghi mesi della seconda guerra mondiale.

Qui, nelle nostre campagne e nelle nostre città, hanno combattuto i soldati di venti Nazioni, entrando in contatto stretto con la popolazione civile. In moltissimi casi si sono sedimentati rapporti che nel bene e nel male hanno toccato e inciso nella mente di centinaia di migliaia di persone.

Tutto questo è evidente dal momento in cui, a settant’anni di distanza, i combattenti di allora e i loro eredi giungono ancora nella nostra valle alla ricerca del ricordo di quel tempo. A volte lo trovano, altre nò. E quando non lo trovano, qualcosa si spegne.

Spetta a noi, oggi, fare in modo che quelle fiammelle restino accese.

E’ di questo che parleremo stasera a Castel Bolognese nel Teatrino del vecchio mercato, aiutati dagli studi dello storico Gabriele Ronchetti e dalle immagini del giornalista della Rai Antonio Graziani.

Spero siano presenti tante persone e fra queste, coloro che hanno il compito di interloquire per la soluzione di queste questioni. Per una volta mi sento ottimista.

Un convegno per insediare la memoria

StampaIl Senio, fiume della memoria. Per lunghi mesi invernali fra il 44′ e il 45′ il Senio fu testimone delle atrocità della guerra nazi-fascista, della lotta di liberazione promossa dai partigiani e dell’azione decisiva degli Alleati. Migliaia di soldati e civili morirono, tante città furono distrutte.

Nei quattro mesi del fronte sul Senio tedeschi, partigiani e soldati Alleati – uomini di venti Nazioni – entrarono in contatto fra loro e con le popolazioni locali. Le atrocità della guerra, in molti casi lasciarono spazio ad una interlocuzione personale fra popolazione civile e i belligeranti, in fondo frutto della comune ripulsa di una guerra che certamente loro non avevano voluto. Si sedimentò un ricordo indelebile che ha fatto si che oggi, dopo settant’anni, soldati di allora o eredi tornino sul Senio per cercare la loro storia. A volte la trovano, altre no. E nella misura in cui non la trovano, essa, nel tempo, tenderà sempre più a perdersi.

Corriamo allora il rischio che, se in questi mesi celebriamo il 70° anniversario della Liberazione con la presenza sempre più labile di testimonianze dirette, forse non celebreremo l’80°.  E’ ragionando su questo tema che gli Amici del Senio hanno pensato di approfondire l’argomento, trovando subito una fertile sponda nell’Amministrazione comunale e nell’Unione dei comuni della Romagna faentina.

La conseguenza è stata l’intesa per promuovere, la sera del prossimo 4 marzo, nel Teatrino del Vecchio mercato a Castel Bolognese, una conferenza affidata al giornalista e storico, Gabriele Ronchetti attivo da anni nelle ricerche sulla Linea Gotica e la Resistenza, autore di Una analisi storico-territoriale del Fronte del Senio e studioso di Una ipotesi di sviluppo del turismo della memoria.

L’iniziativa, inserita nel calendario delle celebrazioni del 70° della Liberazione promosso dal comune di Castel Bolognese, si propone di creare il presupposto per cementare nei luoghi la memoria storica di quei dolorosi avvenimenti e di farne elemento di cultura collettiva. Il Senio, testimone silente di quei tempi, è posto al centro del progetto per la sua valorizzazione come fiume della storia, capace di conservare il ricordo e di renderlo visibile, con scelte di carattere culturale e strutturale, agli occhi di quanti non vorranno dimenticare.

La conferenza sarà seguita dalla proiezione del video-documentario Lo sfondamento della Linea Gotica, curato dal giornalista della Rai Antonio Graziani che sarà presente alla serata. Esso mostra scene originali degli eserciti inglese e americano conservate negli archivi dell’Istituto Luce di Roma e dell’Imperial War Museum di Londra. Le immagini ci fanno vedere i momenti più drammatici del conflitto con gli attacchi alla Linea Gotica e le giornate che portarono alla Liberazione di tante città nell’aprile del 1945.

Fiume e sbarre

Fiume Senio - "Tappo" prima di Felisio (prima dell'ultima fiumana)

Fiume Senio – “Tappo” prima di Felisio (prima dell’ultima fiumana)

Non passa giorno che qualche cittadino non mi chieda quando sarà tolta quell’assurda sbarra sopra l’argine del Senio, a Castel Bolognese, in fondo al Boccaccio. Mi sono informato e la notizia è questa. L’ultima udienza in Tribunale è avvenuta il 24 novembre dello scorso anno. Da allora si è in attesa che il Giudice di Appello si pronunci sul ricorso avanzato dal soccombente.

Ricorderete che a seguito di sbarre poste da un frontista sull’argine di sinistra del fiume, il comune chiese al Tribunale di ripristinare la condizione in essere da decenni, del libero passaggio delle persone sopra l’argine. La Sentenza, dello scorso estate, fu favorevole al comune. Infatti il Giudice decretò con esecuzione immediata il ripristino del libero accesso, la rimozione di tutti gli orpelli – compreso le telecamere – e gravò il soccombente del pagamento degli oneri processuali.

Per ragioni che non conosco la sentenza non fu “immediatamente eseguita”, mentre il soccombente si appellò ad un nuovo grado di giudizio. Nel frattempo un tecnico del Servizio di Bacino, ossia l’autorità del fiume, scrisse sul Resto del Carlino che quella sentenza era “sbagliata”. So che c’è stata la deposizione di memorie in Tribunale e alcune udienze, l’ultima delle quali è avvenuta il 24 novembre. Da allora si è in attesa della sentenza.

Tantissimi amici del Senio alla fonte della Pocca

La Pressapoco Band al concertino della Pocca

La Pressapoco Band al concertino della Pocca

Ieri pomeriggio, è stato veramente bello vedere scorrazzare, accompagnati dai genitori, tanti bambini lungo l’argine del fiume Senio. Poi attorno al tempietto della vecchia fonte della Pocca e ancora, nel cortile di Cà san Giovanni.

Tante persone, almeno centocinquanta, quelle coinvolte. Una giornata di puro divertimento all’insegna della semplicità e del contatto con la natura e il paesaggio. Quello delle nostre belle colline, che vorremmo tanto fosse conservato e valorizzato. E’ stato poi un vero piacere constatare la presenza di tanti amici non di Castel Bolognese, a testimonianza di come esista una attrattiva del fiume e del suo ambiente.

Oggi della vecchia fonte della Pocca rimane poco: un piccolo manufatto in cemento, circondato e coperto da una folta vegetazione. Si nota la piccola discesa che portava alla cannella dell’acqua, purtroppo da tempo scomparsa causa i lavori di una cava. Di lato il fiume, però senza la “passerella”, davanti parte della vecchia collina con la sua vegetazione autoctona.

Molti cittadini hanno partecipato per ritrovare un “loro luogo”, un ambiente ricco di ricordi e a loro caro.  Ascoltando le loro conversazioni, si è capito come quel luogo rappresenti parte dell’identità di Castel Bolognese e di tanti suoi abitanti. Allora in diversi ci siamo chiesti perchè disperdere questo valore, alla prova dei fatti non dimenticato? Metterlo irrimediabilmente fra le cose perse. Non abbiamo trovato una risposta, ma dovremo parlarne, certamente allargando la partecipazione alle istituzioni della nostra città.

Realisticamente cosa si può fare? Almeno due cose: collocare l’antica fonte della Pocca nel quadro delle cose belle e visitabili presenti nella zona Tebano – Biancanigo – Vernelli, un’area di grande valore ambientale e paesaggistico. Penso alle due chiese parrocchiali, al Parco fluviale di Castello, alla Diga steccaia, alla derivazione del Canale dei Mulini, al Polo tecnologico, alla fonte della Pocca, al Parco geologico della ex cava Falcona. Poi offrirle alla fruizione del pubblico con un progetto unitario, tenuto assieme da un percorso turistico ciclo pedonale.

Riguardo la Fonte, intanto si potrebbe decidere di fermare il decadimento. Curando con lavoro volontario la vegetazione che la circonda e il piccolo manufatto. Poi sognare di rimettere la “passerella” per attraversare il fiume e di ricercare nuovamente la piccola falda dell’acqua solfurea. E chissà che i sogni non diventino realtà.

 

Un fiume di ricordi, alla riscoperta della Pocca

sn4Domani, tanti cittadini di Castel Bolognese e oltre, torneranno con gli Amici del fiume Senio alla Pocca. Partiremo alle 14 da Biancanigo e a piedi, sopra l’argine del fiume, arriveremo a Tebano. Poi, a sinistra, verso Cà san Giovanni, in meno di dieci minuti saremo a quel che resta della Pocca. Per chi non lo sapesse, la Pocca era una piccola fonte di acqua solforosa, accudita dal contadini del luogo fin dall’inizio del secolo scorso. Col tempo la fecero diventare un apprezzato luogo di scampagnate. Il posto divenne molto conosciuto negli anni grazie ad una ricca e folta trama di incontri, fino ad alimentare una piccola economia di fiume.
Oggi resta poco di quel fascino di un tempo, ma non è detto che in futuro possa tornare a rivivere.
Come è sempre capitato, con la fiumana, il “boschetto” si è allagato. E’ stato così anche sabato scorso e questo ci ha fatto propendere per una piccola variazione nel programma della giornata di domani. Il punto è che il limo portato dall’acqua, già oggi asciutto, non consente l’esercizio dei balli dei Pressapocoband. Allora abbiamo deciso, dopo la visita alla Pocca, di portarci nel bellissimo prato dell’agriturismo di Cà san Giovanni è lì chiacchierare, ascoltare qualche fatto di fiume, ballare con i Pressapocoband e fare il rinfresco “cun la gulpè” oppure con le torte degli Amici del Senio e dell’Associazione genitori, ecc. .
Ancora due cose per introdurre l’atmosfera. L’ambientazione sarà di tipo agreste. Saremo in campagna, cammineremo sull’erba, per piccoli tratti alta, incontreremo una natura viva. A Cà san Giovanni troveremo un vero agriturismo, con tutti gli animali da cortile e l’ambiente di una casa contadina. Molto bello.
L’invito però che vi rivolgo è quello di ammirare il paesaggio che incontreremo. Lo merita veramente. Vivendoci ogni giorno, siamo portati ad essere indifferenti, ma se facciamo mente locale, se l’approccio sarà quello di esplorarlo, ci accorgeremo che quel territorio è uno dei più belli della Romagna… e anche oltre. Poi mi direte.