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Avevamo desunto male, quella legna da sotto il ponte del Senio sopra Borgo Rivola dovrà essere tolta dalla multinazionale francese, proprietaria della cava e della via di accesso, compreso il ponte sul fiume. Quella strada e quel ponte non sono comunali. Il piccolo equivoco è stato causato dalla non comprensione su quale fosse il ponte di cui si parlava.

Forse sarà complicato fare capire ai francesi gli arzigogoli della nostra legislazione, ma dovranno farsene una ragione. E agire in fretta, perchè quella situazione è veramente pericolosa. Seguiremo la vicenda.

Ponte Castello - Passo Lungaia (16)Abbiamo appreso in questi giorni dalla stampa la notizia di investimenti messi in campo per la manutenzione del fiume Senio. Si tratta, se ho ben capito, di tratti nel percorso di pianura, verso la foce. A questi dovrebbero aggiungersi quelli stanziati per la zona della frana in quel di Castel Bolognese.

Gli Amici del Senio, visto lo stato in cui versa la manutenzione del fiume, sono contenti che questo doveroso intervento avvenga. Segnalano l’opportunità che la manutenzione del Senio esca dalla emergenzialità e diventi un elemento naturale e costante della programmazione. Chiedono che la manutenzione tenga conto della complessità del fiume e che siano rispettate le (cliccare per leggere il testo integrale) LINEE GUIDA REGIONALI PER LA RIQUALIFICAZIONE INTEGRATA DEI CORSI D’ACQUA NATURALI DELL’EMILIA ROMAGNA. Data la ponderosità, di seguito riportiamo integralmente alcune scelte che ci stanno a cuore, fra le tante espresse.

Chiediamo naturalmente che chi di dovere svolga gli opportuni controlli.

“Gli interventi in materia di difesa del suolo devono essere progettati e realizzati anche in funzione della salvaguardia e della promozione della qualità dell’ambiente. Quando
l’intervento prevede la costruzione di opere, è necessario adottare metodi di realizzazione tali da non compromettere in modo irreversibile le funzioni biologiche dell’ecosistema in cui vengono inserite e da arrecare il minimo danno possibile alle comunità vegetali ed animali presenti, rispettando contestualmente i valori
paesaggistici dell’ambiente fluviale, vallivo e litoraneo.
Nel momento della progettazione preliminare, devono essere esaminate diverse soluzioni, tenendo conto nella valutazione costi-benefici anche dei costi e dei benefici
di tipo ambientale, ed optando per la soluzione che realizza il miglior grado di integrazione tra i diversi obiettivi.
La progettazione degli interventi dovrà assumere quali aspetti vincolanti la conservazione delle caratteristiche di naturalità dell’alveo fluviale ed il rispetto delle
aree di naturale espansione e relative zone umide collegate.

Le associazioni vegetali ripariali, oltre a costituire un importante valore ecologico e fungere da agenti di una notevole attività di depurazione delle acque, possono essere
considerate come la più naturale delle difese idrauliche, efficaci per la limitazione dell’erosione e per il rallentamento della corrente nelle zone d’alveo non soggette ad
invaso permanente.
Risulta quindi evidente la necessità di mantenere, al di fuori dell’alveo normalmente attivo, la vegetazione esistente, limitando gli abbattimenti agli esemplari di alto fusto
morti, pericolanti, debolmente radicati, che potrebbero essere facilmente scalzati ed asportati in caso di piena. La necessità di abbattere le piante di maggior diametro
deve essere valutata nelle diverse zone d’intervento, in funzione delle sezioni idrauliche disponibili, sulla base di opportune verifiche documentate, che facciano
riferimento a precise condizioni di piena con prefissati tempi di ritorno.
Le devegetazioni spinte vanno assolutamente evitate, mentre deve essere avviata una manutenzione regolare, che preveda in generale un trattamento della vegetazione
presente, tale da renderla non pericolosa dal punto di vista della sicurezza idraulica; ciò si ottiene di norma con tagli selettivi e diradamenti mirati, mantenendo le
associazioni vegetali in condizioni “giovanili”, con massima tendenza alla flessibilità ed alla resistenza alle sollecitazioni della corrente, limitando in sintesi la crescita di
tronchi di diametro rilevante e favorendo invece le formazioni arbustive a macchia irregolare.”

Da Sette Sere

Da Settesere

Stamane Carlo Alberto Nenni ci presenta su Settesere una intervista a Ferdinando Petri, direttore del Servizio di Bacino del Reno, ossia il responsabile della manutenzione del Senio. Debbo dire che un poco lo invidio in quanto è da tempo che, come Amico del Senio, cerco di colloquiare con Petri e non ci sono ancora riuscito.

La prima impressione è che si tratti di un bell’articolo che si caratterizza per la sua chiarezza. Merito di Nenni e di Petri. Cliccatelo e formatevi un vostro giudizio. Personalmente capisco due cose concrete: 1) L’intervento di manutenzione nella zona di Castel Bolognese si farà con certezza e che i lavori inizieranno dopo il 30 giugno del prossimo anno – per le ragioni che vengono precisamente comunicate; la frana al momento non è pericolosa, ma viene monitorata con attenzione. 2) La questione delle Casse di espansione è completamente in alto mare.

Ce ne è abbastanza per dichiararci moderatamente soddisfatti, anche se solo -come Associazione – abbiamo contribuito per l’1% ad ottenere almeno questi elementi di chiarezza.

A ben leggere però c’è dell’altro. Petri, illustrando le caratteristiche dell’intervento, si mostra sensibile alle problematiche ambientali e paesaggistiche e se ne fa in qualche modo carico, certo, purchè non siano in contrasto con la sicurezza che il fiume deve garantire. Parla di taglio a raso degli alberi, solo di quelli caduti o pericolosi e comunque solo all’interno delle golene. Giudica utile la collaborazione delle Amministrazioni, dei cittadini e delle Associazioni di volontariato, riconoscendo al fiume la valenza di un sistema complesso. Se alle parole seguiranno i fatti, probabilmente vedremo un intervento più puntuale e riflettuto rispetto ad alcuni di quelli visti nel recente passato.

PS – A leggere la scansione dei tempi della burocrazia c’è di che preoccuparsi e da chiedersi se qualcosa non funzioni al meglio. Considerato che l’ultima piena è avvenuta nel febbraio 2015, constatiamo che per avviare un intervento minimo di messa in sicurezza, a fronte della pericolosità degli eventi che possono capitare,  occorrono 16 mesi. Se consideriamo che in nove mesi si crea un bambino o più semplicemente che in due mesi si possono leggere l’intera Bibbia o Guerra e pace, occorre considerare come gli uffici Pubblici, a partire da quelli coinvolti della Regione, servono di manutenzione.

 

 

Ponte Castello - Passo Lungaia (12)Riguardo il tema della manutenzione del fiume Senio, abbiamo registrato in questi giorni le prese di posizione del Vice sindaco di Castel Bolognese con delega all’ambiente e del Sindaco di Alfonsine, anch’esso con delega all’ambiente dell’Unione dei comuni della Bassa.

Luca Della Godenza – Castel Bolognese – con la sua intervista al Corriere conferma, di fatto, il cambio di rotta dell’Autorità di Bacino che ha derubricato l’intervento da somma urgenza a normale, decidendo così di procrastinare i lavori al prossimo anno. Poi ci informa che i tecnici considerano la frana di nessun pericolo, con un cambiamento di tono da parte loro anche su questo aspetto, almeno così ci è parso, avendo seguito la vicenda. Prendiamo atto di tutto questo, anche se ci saremmo aspettati da parte dell’Autorità di Bacino qualche spiegazione sul cambio di rotta.

Su un punto però insistiamo: siano almeno tolti subito dal letto del fiume – lungo tutto il percorso del Senio – gli alberi secchi caduti che ostruiscono il passaggio dell’acqua e che favoriscono il processo di erosione prima della golena, poi della riva, come si può ben vedere.

L’intervista evidenza poi due aspetti molto importanti e positivi: il fatto che si parli finalmente di taglio selezionato degli alberi (certamente nei tratti di fiume ove possibile) e che si mostri una chiara attenzione al tema delle casse di laminazione di Cuffiano. Tema sul quale si rimandano a breve incontri e comunicazioni.

Mauro Venturi – Alfonsine – richiama il tema della necessaria e urgente pulizia del fiume, quindi la richiesta di una manutenzione continua e costante nel corso degli anni. Ha perfettamente ragione. Da parte nostra aggiungiamo che la manutenzione deve essere ben relazionata con la naturale complessità del fiume e che il Governo (o la Regione) debbono mettere subito a disposizione le risorse economiche che servono. Passando pienamente dalle parole ai fatti.

Infine rileviamo con piacere l’importanza del fatto che un numero sempre maggiore di amministrazioni comunali dimostrino crescente attenzione ai temi che riguardano il nostro fiume. Questo ci lascia sperare che diverse questioni siano risolte e che il fiume possa tornare ad essere vissuto in termini positivi e utili dai cittadini.

La frana che sta scendendo verso il fiume

La frana che sta scendendo verso il fiume

Tempo fa segnalai al Servizio tecnico di Bacino le tane degli istrici sull’argine dal ponte verso la diga steccaia, a Tebano. Sono visibili ad occhio nudo, alle spalle dell’ex sterquilinio comunale.
La risposta dei tecnici è stata che “Su quel genere di tane, localizzate in quei punti non interveniamo”. Quindi, quelle tane non sono pericolose. Ringrazio della risposta che fa giustizia di un atteggiamento giustizialista che spesso molti hanno rispetto agli animali che frequentano il fiume. Ne ho parlato in Gli istrici del Senio. La verità – confermata di fatto dai tecnici che mi hanno risposto – è che nel fiume alcuni animali possono essere pericolosi per la sicurezza, solo in determinate condizioni. E non sempre.

Per quanto riguarda il preoccupante movimento franoso a ridosso del Senio, a Castel Bolognese, l’Amministrazione comunale, che da tempo ha allertato le autorità competenti, ha informato che dopo numerosi e costanti sopraluoghi il Servizio tecnico di Bacino ha detto che la frana è oggetto di costante monitoraggio da parte dei geologi del Servizio, che valuteranno gli eventuali provvedimenti da intraprendere. Quindi, si può ragionevolmente ritenere, dal momento che non si offre alcuna sicurezza, che tutt’ora si brancoli nel buio. Penso che i geologi decideranno quanto prima il da farsi, compreso l’attivazione degli strumenti che consentano di chiarire se ci sono responsabilità umane nell’attivazione della frana che pare essersi determinata in un ampio fronte della collina interessato da pesanti interventi delle ruspe.

Frana 009Finalmente stamane un giornale locale strilla in prima pagina il pericolo che una grande frana, oltre 300 metri di fonte, otturi il Senio sopra Castel Bolognese. Un tecnico del comune di Faenza, che ospita la frana, dichiara la sua preoccupazione nel silenzio dell’Autorità di Bacino, che non credo non sia stata informata e interpellata. Casomai non c’è da allarmarsi, ma se può essere che scende sul letto del fiume un campo di calcio, si deve per forza essere preoccupati.

La notizia che viene doverosamente data e che corrisponde ad una preoccupazione reale di tanti cittadini e autorità di Castel Bolognese che da tempo segnalano il problema, perfino al Prefetto, tralascia di affrontare il tema ancora più cruciale della mancata manutenzione dell’alveo de fiume e delle sue sponde, posto che la golena e le rive dello stesso sono in quella zona ben curate dal comune e dai privati. Non credo si tratti di una scelta del giornalista, bensì di una contingenza redazionale. Mi aspetto quindi che questo tema sia presto ripreso e sviluppato.

Il problema è quello degli alberi che, se da un lato fanno parte del paesaggio da conservare per la sua bellezza, dall’altro possono, in determinate situazioni, entrare in conflitto con la sicurezza e la funzione idraulica  del fiume.  Quello che si può conoscere dalla letteratura specialistica è che quando gli alberi vengono a trovarsi a contatto con l’acqua in regime di corso normale, possono essere scalzati dal vortice dell’acqua nei momenti di piena tumultuosa e diventare pericolosi perchè, inclinandosi, possono favorire l’erosione delle golene, poi delle rive.

In quel tratto di fiume, da decenni non viene fatta una accurata manutenzione degli alberi, tant’è che tanti sono a contatto con l’acqua, molti sono stesi sul letto, altri sono di dimensioni troppo elevate. Una situazione questa che certamente ha incentivato il pericoloso franare delle rive dell’alveo in molti punti. Ci si chiede cosa aspetti l’Autorità di Bacino ad affrontare anche questo problema. Certamente con raziocinio e lungimiranza. In modo intelligente e rispettoso della natura complessa del fiume.

Con questo vorrei dire che, ove possibile, la scelta non deve essere quella di sradicare tutto, triturando ogni essenza vegetale con possenti macchinari che rischiano di minare la naturale delicatezza delle rive, delle golene e delle sponde del fiume. Penso occorra tagliare gli alberi pericolosi, senza minare l’apparato radicale; programmare in un tempo limitato il taglio di quelli troppo grandi; lasciare alla bellezza del paesaggio gli altri. Occorrerà poi ragionare su come conservare e rafforzare il cortico delle rive e delle sponde ove scorre l’acqua, sapendo che quella cura è decisiva per contenere l’erosione. Poi altre cose, ma non voglio dilungarmi.

Aspettiamo risposte. Mi auguro che non si dica che non ci sono soldi. Per questa naturale opera di prevenzione i soldi devono essere trovati. Il tema dell’erosione dei fiumi, del dissesto delle colline deve avere pari dignità con quello del dissesto delle coste marine. Se al mare si destina ics, ai fiumi e alla collina va destinato, contemporaneamente, ics più ipsilon. Non può esistere altro criterio.

Misticanza del Senio

Misticanza del Senio

Bel pomeriggio, oggi sul fiume a Solarolo. Gigliola e Ruth hanno proposto di andare a riconoscere le buone erbe. Come ogni aula che si rispetti, non poteva essere numerosa più tanto e molte persone non hanno potuto partecipare. Ci dispiace, ma ci saranno nuove occasioni.

Il dato che ancora una volta stupisce è constatare quante persone vorrebbero avvicinarsi al loro fiume. E la gioia dei bambini, correre e giocare spensieratamente, rotolarsi nell’erba e sporcarsi di natura.

Gigliola e Ruth, sono state molto brave. Hanno preparato le dispense per illustrare un numero limitato di erbe, presupponendo nuove puntate, e ad esse hanno accoppiato ricette per come assaggiarle. Ma quel che veramente ha sorpreso è che le ricette non sono rimaste solo sulla carta. Alla fine i partecipanti hanno potuto gustare tartine, frittate, torte, crescentine e un’ottima misticanza preparate con quelle erbe. Veramente straordinario, se poi a tutto ciò aggiungiamo vino e prodotti che alcuni cittadini solarolesi ci hanno donato.
Non vorrei pensaste a piaggeria, ma quei mangiari erano veramente ottimi, caratterizzati da sapori fini e da odori gradevolissimi, quali quelli che possono sprigionare le viole e i petali di margherita e di calendula.

Alla fine le persone presenti hanno mostrato di avere apprezzato questa iniziativa e ci hanno incoraggiato a proseguire, iscrivendosi all’Associazione Amici del fiume Senio, firmando la petizione per la valorizzazione del fiume, offrendo contributi volontari. Certo, anche indignandosi per come quel tratto di fiume è stato maltrattato da quella che alcuni chiamano manutenzione.

[highlight]Oggi il fiume era ricco di erbe.[/highlight] Tutto è andato bene. Nessuno si è fatto male. Ma non vi dico quanta è stata l’indignazione di tante persone presenti nel constatare gli orrori di una manutenzione che ara gli argini e che tritura ogni forma di vegetazione, lasciando sul campo tutti i detriti e centinaia di tronchi appuntiti, come spade. Molti hanno fotografato e denunciato quella situazione nei network sociali. Alcuni hanno parlato e proposto di mettere in campo una denuncia pubblica.

Domani metterò le foto di quel paesaggio (che si potrebbe anche pensare di conservare come opera di land art, tanto è paradossale) e informerò il Sindaco. Poi vedremo se quel “lavoro” sarà migliorato e reso accettabile. Altrimenti dovremo parlarne.

L'istrice di Tebano

L’istrice di Tebano

Gli istrici, assieme ai tassi, alle volpi e alle nutrie, stanno godendo ultimamente di cattiva stampa in quanto additati fra i responsabili delle rotte di argini di fiumi e canali. Non so quanto questo corrisponda a verità e quanto invece queste colpe servano come paravento per altre e ben più gravi negligenze verso i nostri fiumi.

Il diavolo non si veste certamente da nutria che, facendo tane a filo d’acqua, non danneggiano gli argine nel punto dove sono più fragili. Non si capisce quindi la ragione in base alla quale i comuni del faentino abbiano autorizzato i cacciatori a ucciderle. Il discorso è diverso nel caso di loro presenza nei canali pensili.

Tassi, istrici e volpi invece richiedono valutazioni ben diverse. Particolarmente le tane dei tassi, realizzate per stanze e con uscite plurime, possono creare notevoli problemi di stabilità, se presenti negli argini dei fiumi. Non so però quanti tassi si siano visti in giro. Anche le volpi fanno tane, ma maggiormente tendono ad occupare quelle di altri.

Gli istrici invece, fanno tane importanti e profonde e, quel che più preoccupa, le fanno in rapida successione fra loro, favorendo un effetto gruviera e quando queste sono presenti sugli argini dei fiumi c’è da preoccuparsi. Particolarmente se vengono fatte nella parte interna dell’argine.

La presenza di questo mammifero, roditore, plantigrado, bello da vedere soprattutto quando, disturbato, mostra tutti i suoi aculei, è in forte espansione nei fiumi. La foto a corredo di questa nota, scattata stamattina nell’argine del fiume Senio a Tebano, mostra la complessità del problema. La invierò certamente a chi di competenza, anche se un cittadino mi ha detto che quelle tane sono già state segnalate da tempo e a più riprese, senza che nulla sia accaduto. E questo è molto strano, se posto in relazione alla demonizzazione che si fa di questo animale. Ricordate il battage intorno alla notizia dei 150.000 euro spesi a Cotignola per “sistemare” la tana di un istrice?

Di fronte al problema della presenza di questi animali nei fiumi, che va certamente assunto seriamente, occorrerebbe stabilire un diverso approccio, che non fosse la pura demonizzazione.
Intanto si potrebbe dire che essi rappresentano una ricchezza della natura, che dovrebbero arricchire il nostro patrimonio culturale della conoscenza. Che a molte persone possono anche apparire interessanti e piacere. Fra l’altro l’istrice è una Specie di Interesse Comunitario, tutelato e che richiede una protezione rigorosa. Non so degli altri.

In secondo luogo, mi riferisco sempre ai fiumi, va detto che questi animali – eccetto le nutrie – trovano il loro ambiente migliore nell’incuria nella quale sono stati tenuti negli ultimi decenni gli argini. Quindi, la soluzione del problema sta in una corretta e costante manutenzione dei nostri fiumi. Senza contare che con una buona manutenzione e una rinnovata presenza dei cittadini lungo gli argini, si consente la reale possibilità di un controllo visivo accurato. E con questo la limitazione massima dei pericoli reali.

StampaAncora una passeggiata lungo il Senio – stavolta dal Ponte del Castello fin verso Felisio – e ancora una volta la constatazione di un degrado insostenibile.

Al di là della discussione sugli alberi tagliati – troppi o troppo pochi – dobbiamo prendere atto che senza una adeguata manutenzione, non c’è speranza. Né per la funzione idraulica del fiume e la sicurezza dei cittadini, gravemente posta in discussione dal degrado, tanto meno per la valorizzazione del fiume come patrimonio storico, paesaggistico e ambientale e possibile veicolo di turismo lento da legarsi al territorio.

Bisogna uscire dalla logica degli interventi in emergenza, al di fuori di una corretta programmazione, che rincorre le situazioni a danni avvenuti. Occorre che il Governo e la Regione mettano in campo tutti i denari che servono, innanzitutto per ripulire il nostro fiume nel rispetto della sua complessità, e contemporaneamente le risorse che servono ai necessari interventi strutturali. Come la messa in funzione delle casse di espansione di Tebano e il rifacimento dei ponti sulla via Emilia e quello della ferrovia che, oltre ad essere a pericolo di crollo per il fatto che poggiano sul letto del fiume, hanno campate molto più strette dell’area di portata del fiume e quindi funzionano da tappo.

Occorre però anche chiedersi che, se si velocizza il corso dell’acqua a monte, cosa potrà accadere quando arriverà con maggiore spinta dalle parti di Cotignola, dove il fiume si stringe. Il problema di Cotignola è sicuramente un grande rovello. Ad occhio e croce si potrebbe pensare che occorrano interventi di tipo strutturale, e non palliativi. Ma quali possono essere? Fossimo nell’ottocento il problema l’avrebbero risolto, spostando le rive, allargando il corso del deflusso dell’acqua. Ma oggi cosa si potrà fare, visto le tante abitazioni costruite allegramente a ridosso di entrambe le sponde?

Intanto date un’occhiata a queste foto scattate oggi e ditemi se si può ancora tollerare questa situazione.

StampaBreve report dell’incontro di ieri sera a Fusignano, dove i comuni della Bassa Romagna hanno promosso una interessante iniziativa sul tema della sicurezza del Senio. Erano presenti tutti i sindaci della vallata del Senio e i tecnici dei vari organismi investiti del compito della tutela idraulica del territorio.

La cosa che mi ha maggiormente colpito è stata la grande partecipazione di pubblico. Il Teatro Corelli pieno di persone interessate e attente: tecnici, amministratori, rappresentanti delle associazioni economiche, dell’ambiente, della cultura e del volontariato. Fra questi spiccavano tanti amici di Primola, che sul Senio promuove l’Arena delle balle di paglia e tanti generici amici del Senio. Erano presenti anche molte persone prevalentemente preoccupate dai pericoli indotti da una assente o cattiva manutenzione dei nostri corsi d’acqua.

Di fronte a tale platea, è stato bravo Ferdinando Petri – responsabile del Servizio di Bacino del Reno – a rimarcare la naturale complessità di un corso d’acqua, alla quale deve necessariamente corrispondere una qualità di manutenzione intelligente e complessa. In secondo luogo, ad esprimere l’esigenza di un rapporto ordinato fra interessi economici ed interessi ambientali, definito tramite l’adeguata conoscenza dei problemi, la discussione, il coinvolgimento e la partecipazione di tutte le istanze portatrici di interessi e i cittadini.
Ha detto come le casse di espansione – indispensabili – siano una delle scelte da compiersi, ma non la sola, affidando alla conquista di una costante e adeguata manutenzione del Senio e dei suoi affluenti il ruolo principale per la sicurezza idraulica. Poi, che il Contratto di fiume – ossia la partecipazione del territorio nella gestione del fiume – possa essere un valido strumento da mettere in campo.

Anche Claudio Miccoli, pur con un linguaggio a tratti aspro, ma certamente chiaro, ha comunicato lo stato dell’arte sulle casse di espansione, tema sul quale credo si debba presto tornare, posta l’indeterminatezza circa i tempi di avvio del lavoro di collegamento col corpo del fiume e della disponibilità del finanziamento necessario. Forse, se tutto andrà bene, i lavori potranno iniziare entro l’anno, ma con pochissime risorse disponibili, al momento. E potranno durare più di due anni. Questi sono grandi problemi, che purtroppo vengono ingigantiti da fatto che la costruzione di quell’invaso, fino a quando non sarà collegato col fiume, peggiora la situazione precedente. La ragione sta nel fatto che, per realizzare quella cassa di espansione, si è chiusa quella – più piccola – in essere e funzionante precedentemente. Ci troviamo quindi di fronte al paradosso che un’opera, inizialmente avviata per mitigare il pericolo di inondazioni su Castel Bolognese e la pianura, già da anni e chissà per ancora quanti, eleva quel pericolo.

Molto condiviso l’intervento di Elvio Cangini che ci ha illustrato il ruolo del fitto reticolo dei canali di scolo del Consorzio di Bonifica.

Ho apprezzato l’intervento di Mirco Bagnari, consigliere regionale del territorio. Ho tratto l’impressione che abbia le idee chiare e voglia di fare. Ha collocato il tema centrale della sicurezza accanto alle tematiche ambientali e della prospettiva dello sviluppo di una futura economia di fiume legata alla sua fruibilità e alla promozione del cosiddetto turismo lento e della memoria. Una nuova frontiera da conquistare anche per il Senio.

Nicola Pasi, sindaco di Fusignano e Paola Pula, delegata all’ambiente dell’Unione, hanno rappresentato con signorilità ed efficacia le istanze dei Sindaci, che fra altri, hanno il merito di avere promosso questo utile confronto con l’idea precisa di mettere in campo tutte le istanze del territorio.

Dall’assessore regionale, Paola Gazzolo, mi sarei aspettato qualcosa di più. Certo, è di per se significante e positivo che ad un convegno di quella natura abbia partecipato l’assessore all’ambiente. Ha detto tutte cose giuste e condivisibili e forse le sole che al momento potesse dire. Quindi nulla di male, ma lascia qualche rimpianto il fatto che non abbia potuto comunicare cose più certe, sulla congruità dei finanziamenti delle casse di espansione, circa i tempi dell’avvio dei lavori di collegamento di quella già pronta e sulla garanzia di finanziamenti adeguati per la corretta e costante manutenzione del fiume che, come abbiamo ben capito, è l’elemento centrale della sicurezza che tutti cerchiamo. Mi preme solo dirle che è buona cosa la sinergia con quelli del cippato, ma che il loro lavoro deve essere svolto sulla base di un preciso disciplinare che ne detti le regole.

Penso che gli Amici del Senio saranno interpreti puntuali del sistema di partecipazione che si vuole mettere in campo per avere un fiume sicuro, vissuto e fonte di benessere per i cittadini. Confortati dalla riunione di ieri sera, rinnoveremo la richiesta di un serio e responsabile confronto con il Servizio di Bacino del Reno e incalzeremo i sindaci sul tema della promozione di un percorso partecipato per il Contratto di fiume.