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Riportiamo di seguito il contributo degli Amici del Senio sul tema del recupero ambientale dell’area interessata alle casse di laminazione del Senio a valle di Riolo Terme.

RESTITUIAMO IL PAESAGGIO AL PAESAGGIO

Il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.L. 42/2004) e la Convenzione Europea del Paesaggio stabiliscono l’importanza di tutti i paesaggi e la necessità di tutelarli e valorizzarli, affrontando anche il tema del loro degrado e compromissione.

In tal senso, quindi, è opportuno trattare le cave e i loro ambiti estrattivi, non solo come elementi di degrado e depauperamento del paesaggio, ma come punto di partenza per la valorizzazione dello stesso considerando un contesto più ampio di recupero e riqualificazione ambientale.

Le potenzialità di un intervento di questo tipo possono essere sfruttate al meglio attraverso una progettazione mirata che abbia come obiettivi la restituzione, al paesaggio e alla popolazione, di un’area fortemente degradata e di mettere “a sistema” e in rete tutta una serie di realtà, paesaggistico-ambientali, culturali ed economiche, che caratterizzano il territorio. Nel caso di specie possiamo annoverare la Basilica, le cantine, un maneggio, un museo della campagna, manufatti di pregio da recuperare, alberi secolari, la diga steccaia leonardesca, la presa del Canale dei mulini, il Polo tecnologico di Tebano.

UN PIANO DI RECUPERO

E’ di fondamentale importanza “rapportare” l’area oggetto di analisi con la complessa macchina della pianificazione territoriale, inserendola nel sistema a più larga scala delle reti ecologiche e di tutela della biodiversità, oltre che di potenziamento delle dotazioni di servizi e di offerta turistico-ricreativa, attraverso la redazione di un Piano di recupero.

La predisposizione di un Piano di Recupero dovrà quindi tenere conto di numerosi e differenti fattori, tra cui:

  • La situazione geologica ed idrogeologica del contesto, che attualmente è di estrema emergenza, motivo per cui si decise a suo tempo di trasformare le cave originarie in casse di colmata del fiume Senio;
  • Le caratteristiche paesaggistico-ambientali del contesto in cui viene ad inserirsi l’intervento di riqualificazione, in virtù della massima compatibilità con l’esistente (da considerare la forte presenza del paesaggio rurale e del sistema fluviale) e dell’inserimento nel complesso delle reti ecologiche esistenti, a partire dal Parco della Vena dei Gessi;
  • Le necessità del territorio, in termini di domanda e offerta, relativi al sistema dei servizi e dei percorsi turistico ricreativi, cercando di andare a colmare lacune o potenziando reti già esistenti, come per esempio “La Strada dei Vini e dei Sapori, la Corolla delle ginestre”.

Questi elementi pensiamo debbano influenzare la scelta della destinazione finale che le cave dovranno avere, partendo dal presupposto che l’obiettivo principale è la messa in sicurezza del territorio attraverso la predisposizione di casse di colmata che possano dare sfogo al fiume Senio in caso di eventi meteorologici straordinari.

RIQUALIFICARE AMBIENTE E PAESAGGIO

Dal momento che è determinante l’esigenza di carattere idrogeologico, è necessario pensare ad un recupero che si plasmi su questa necessità e che porti, in ogni caso, ad una riqualificazione paesaggistica ed ambientale del contesto.

In tal senso la valorizzazione di questo ambito di cava può vertere su strade che possono viaggiare più o meno autonomamente fino a compenetrarsi:

  • Destinazione naturale
  • Destinazione forestale
  • Destinazione socio-ricreativa

UN NUOVO SISTEMA NATURALE

La rinaturalizzazione dell’area di cui parliamo, comporta numerose azioni come la realizzazione di:

  • Zone umide
  • Stagni
  • Prati permanenti
  • Zone boscose

Questo tipo di azione comporta l’attuazione, soprattutto, di interventi di carattere morfologico, che portino alla modellazione del sito, con l’obiettivo di ridurne l’artificialità e garantire l’avvio di dinamiche di ricolonizzazione sia animale che vegetale che portino alla costituzione di uno o più ecosistemi funzionanti capaci di mantenersi più o meno stabili nel tempo.

Oltre alla modellazione del terreno è da prevedere il ripristino di formazioni vegetazionali specifiche, attraverso l’utilizzo di specie vegetali autoctone (anche micorizzate) nell’ottica del ripristino di conformazioni forestali tipiche dei sistemi fluviali, tenendo in considerazione, non solo esigenze di carattere ecologico e paesaggistico, ma anche esigenze gestionali, favorendo gli interventi di manutenzione e limitandone i costi.

La realizzazione di un nuovo “sistema naturale” può essere lo spunto per predisporre una fruizione dello stesso, totalmente o parzialmente, creando così un vero e proprio Parco naturale ricreativo, di cui poter fruire più o meno direttamente.

AL SERVIZIO DELLA CULTURA E DEL VIVERE IN SALUTE

Le potenzialità, dal punto di vista didattico, turistico e ricreativo, sono molteplici:

  • La progettazione di percorsi ciclopedonali e punti di sosta con servizi;
  • la costituzione di capanni di osservazione di fauna ed avifauna;
  • la predisposizione di cartellonistica specifica con finalità didattica;
  • installazioni di land art e di aree per piccoli spettacoli a cielo aperto;

L’elemento di carattere strategico di questa proposta è che questo grande parco di interesse culturale, ambientale e salutistico, essendo collocato lungo l’asta del Senio, valorizzerebbe l’interesse e l’ipotesi della creazione di un percorso ciclo pedonale – sopra l’argine o a latere del corso d’acqua – dalla collina al mare.

Percorso che potrebbe integrarsi all’altezza del Parco della Vena dei Gessi con analoga pista in realizzazione sulla riva del Lamone, originando così una infrastruttura di interesse nazionale ed europeo che collegherebbe in un circuito virtuoso i parchi della Vena del Gesso e del Delta del Pò.

Le potenzialità che ha quest’area, attualmente di forte degrado, sono numerose e gli spunti per poter intraprendere un percorso di riqualificazione e valorizzazione sono molteplici ed evidenti; è necessario, non solo per il paesaggio, ma anche e soprattutto per noi e le generazioni future, cercare di riconquistare questa piccola fetta di territorio, a partire dalla consapevolezza di ciò che può diventare. Restituiamo il paesaggio al paesaggio, e alla sua gente.

UN UNICO PROGETTO

Sono quelle sopra espresse le considerazioni che ci portano a richiedere alla regione Emilia-Romagna, ai comuni toccati dal fiume Senio e al Servizio di Bacino, di procedere all’armonizzazione di questo progetto con la realizzazione delle opere di collegamento delle casse di espansione al fiume in corso di progettazione e di finanziamento. Così come per altro ipotizzato nelle relazioni di presentazione del progetto di scavo depositato a suo tempo.

Febbraio 2016

Contributo in collaborazione con la paesaggista Valentina Giannerini

AmiciFiumeSenio-logoLa regione Emilia Romagna ha aderito alla Carta nazionale dei Contratti di fiume.

I Contratti di fiume sono strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata che perseguono la tutela dei fiumi, la loro corretta gestione, a partire dal rischio idraulico e la valorizzazione dei territori che gli stanno attorno, contribuendo allo sviluppo locale.

Sono nati alcuni decenni fa in alcuni paesi europei. Dal 2007 se ne parla anche in Italia con la costituzione di un tavolo nazionale – da cui è sorta la Carta Nazionale dei Contratti di fiume – a cui collaborano vari soggetti: Regioni, Comuni e Associazioni che intendono avviare o hanno già avviato strategie per salvaguardare i fiumi – ma anche le coste del mare e dei laghi – in modo partecipato e cooperativo.

Si tratta nella sostanza di accordi fra pubblico e privato per la gestione di alcuni aspetti della vita dei fiumi. In Emilia Romagna sono in corso esperienze che riguardano il Marecchia e alcuni fiumi del bolognese. Anche il Lamone si sta muovendo decisamente verso quella direzione.

Nei mesi scorsi abbiamo avuto modo di parlarne con alcuni sindaci del Senio. Debbo dire che abbiamo incontrato più titubanze che entusiasmo. E forse con qualche ragione. Solo al pensiero di come se ne è parlato nei mesi scorsi, quando l’obiettivo dei contratti di fiume è parso complesso e costoso.

Si è teso a presentare l’argomento in modo, direi eccessivamente roboante. Si è fatto credere che i comuni debbano mettere in campo diverse migliaia di euro solo per studiare l’argomento e sistematizzarlo. Penso che questa sia stata una impostazione che abbia per così dire, spaventato i Sindaci e che non abbia quantomeno favorito l’avvio della discussione.

Contrariamente – forse possiamo anche sbagliare – noi pensiamo che quella del Contratto di fiume sia una esperienza da avviare. Semplicemente, con i mezzi di cui il territorio dispone e senza eccessivi voli pindarici. Se ci rappresentiamo un contratto di fiume come una strada lunga 100 chilometri, noi possiamo pensare di percorrerne 10 e uno per volta.

Il problema principale che abbiamo davanti è quello di avere un fiume sicuro e accogliente. Il primo obiettivo quindi è quello della manutenzione e di fare in modo che questa sia costante nel tempo e adeguata al rispetto della complessità del fiume. Costruire un Contratto di fiume partecipato inizialmente su questo aspetto non dovrebbe essere troppo difficile, nè dovrebbe impegnare risorse economiche elevate. Si tratterebbe di lavorare per un accordo fra pubblico e privato che, a partire da una convenzione fra comuni e Servizio di Bacino, coinvolgesse attivamente nei lavori concreti da fare i contadini che confinano con il fiume, le loro associazione e tutte quelle interessate a sviluppare una idea di fiume che possa essere anche un volano economico per l’economia di vallata.

Per discutere di questi argomenti e per spingere nella direzione dell’attivazione dei Contratti di fiume, abbiamo chiesto oggi alle due Associazioni dei comuni interessate dal Senio di dare corso ad una iniziativa pubblica che abbia lo scopo iniziale di sensibilizzare cittadini ed associazioni su questo tema e di avviare qualche riflessione concreta.

In fondo si tratta di riuscire a capire che, date le grandi ristrettezze economiche del Paese, se vogliamo avere fiumi prima di tutto sicuri e anche utili alla salute, allo svago dei cittadini e all’economia dei territori, ogni cittadino è chiamato a contribuire e a fare qualcosa. Si tratta allora di chiedere loro cosa sono realmente disponibili a fare per un bene che interessa tutti. In fondo, la sostanza dei Contratti di fiume è questa.