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In seguito ad un deliberato dell’assemblea della nostra associazione, ieri, a Lugo, abbiamo presentato alla stampa le nostre idee per la valorizzazione del Senio. Sono rivolte ai cittadini e alla politica che si appresta a promuovere il rinnovo dei Consigli comunali bagnati dal fiume.

Siccome le amministrazioni comunali – e la Regione – sono gli interlocutori naturali delle nostre proposte, ci è parso logico proporle in tempo utile perchè chi lo voglia possa recepirle nei futuri programmi di governo delle amministrazioni comunali. Non paia strano questo: siamo un’associazione di volontariato apartitica, ma non apolitica nel senso che, appartenendo alla dimensione della vita comune, desideriamo concorrere alla formazione delle decisioni relative al suo governo, sentendo questo come un diritto-dovere.

Di seguito riportiamo il documento presentato alla stampa e che nei prossimi giorni invieremo a tutte le rappresentanze della politica che si occuperà delle prossime elezioni amministrative. Al termine riportiamo alcuni dati riferiti alla nostra attività che crediamo abbiano un valore e che crediamo diano un senso alle proposte che avanziamo.

LA CICLOVIA DEL SENIO, VALORIZZIAMO I NOSTRI FIUMI

Siamo cittadini della vallata interessati alla tutela e alla valorizzazione del fiume Senio. Per questa ragione, 5 anni fa, ci siamo costituiti in Associazione Amici del fiume Senio. Ci battiamo perché il Senio torni ai cittadini, per mezzo del miglioramento della sua manutenzione, che deve essere adeguata e costante nel tempo, e di una sua infrastrutturazione che possa favorire la mobilità ciclo-pedonale sopra e/o ai piedi dei suoi argini.

Nel corso del tempo abbiamo capito come il nostro fiume rappresenti un elemento fortemente identitario per le popolazioni che gli vivono attorno. La ragione principale consiste nel lucido ricordo di come il fiume sia stato per loro: sussistenza, economia, protezione, svago e divertimento. In secondo luogo hanno contribuito a creare identità le tragiche vicissitudini della guerra mondiale (linea gotica e fermata del fronte). Altri aspetti sono stati l’avere favorito l’incontro fra le genti della montagna e della pianura e il fatto che si mostra come un corridoio ecologico-ambientale di notevole valore ed interesse, meta ambita per le attività del tempo libero dei cittadini.

I pilastri sopra i quali poggia la nostra opzione sono:

– La storia del Senio (Linea gotica, Napoleone e Papalini, Guelfi e Ghibellini, Bizantini e Longobardi);

– la prospettiva che possa diventare il primo fiume di arte e di cultura (land art) d’Italia, come le esperienze di Cotignola e Tebano dimostrano possibile;

– il valore intrinseco costituito dal paesaggio (di grande pregio per gran parte del suo percorso);

– il lavoro dei contadini che crea paesaggio e valorizza i prodotti.

Detto questo, desideriamo porre all’attenzione dei cittadini e della politica alcune problematiche che proponiamo entrino a far parte dei prossimi programmi di Governo dei nostri comuni.

SICUREZZA. Fondamentale, perché il Senio garantisca sicurezza alla sua valle, è che siano realizzate le casse di espansione di Cuffiano/Tebano, programmate da oltre venti anni. La prima è pronta da tempo, occorre completare nei tempi ultimamente stabiliti la seconda e dare corso alle opere di collegamento fra loro e il fiume. E’ necessario che il Governo mantenga nella piena disponibilità della Regione, che deve realizzare l’opera di collegamento delle casse fra loro e con il fiume, la cifra di 10,5 milioni già pattuita. Auspichiamo che le opere di adduzione comprendano il piano di rinaturalizzazione dell’area e la sua futura fruizione pubblica, così come la Valutazione di Impatto Ambientale, allegata al progetto originario, prevede.

MANUTENZIONE. La manutenzione dei fiumi deve tornare ad essere adeguata nella sua dimensione e ordinaria nel tempo. La sua modalità deve garantire la sicurezza idraulica del fiume e contemporaneamente tenere conto della sua natura complessa. Ovvero della sua valenza ambientale, paesaggistica, naturalistica, di sito ambito per attività salutistiche e ben disposto allo sviluppo del turismo delle esperienze e dei luoghi. Proponiamo il rispetto certo delle “Linee guida regionali per la riqualificazione integrata dei corsi d’acqua naturali dell’Emilia Romagna”.

CICLOVIA DEL SENIO. Eclettica, potrebbe essere il nome di un grande percorso naturalistico ciclo-pedonale che proponiamo sul Senio per offrire agli amanti del turismo lento una “classica” di interesse europeo. Un percorso che collega idealmente le biciclette di Alfredo Oriani e di Olindo Guerrini, le peregrinazioni di Dante e la Linea Gotica, i parchi della Vena dei Gessi e del Delta del Po’, la collina con la pianura e il mare. Un progetto che può collegarsi in un tutt’uno con la ciclabilità del Lamone, già in stato di avanzata realizzazione, dando così vita ad un circuito ciclabile di circa 150 chilometri, capace di costituire attrattiva europea. Un’opera, infine, in grado di integrarsi con il progetto di ciclabile Ferrara Ravenna e con la direttrice nord, verso Trieste, dove potrà incrociare la ciclabile della Cortina di Ferro in fase di realizzazione.

Pensiamo che rendere agibili gli argini e offrirli come un circuito senza interruzioni, significhi spalancare a migliaia di turisti le porte e la conoscenza dei tanti punti di interesse storico, naturalistico e culturale presenti nel territorio. Significa stabilire un contatto proficuo con l’economia agro-alimentare della vallata e con le centinaia di strutture ricettive presenti.

ACCESSO/CONTRATTO DI FIUME. E’ opportuno sia affrontato, regolato e meglio definito il tema delle competenze sui fiumi. E’ necessario disciplinare gli accessi e la fruizione degli argini e delle golene, aprendo all’idea delle convenzioni pubblico-privato per fare tornare i fiumi alle comunità. Per questo è necessario anche per il Senio adottare lo strumento del Contratto di fiume previsto dalla Regione, le cui ragioni sono state ben evidenziate e sostanziate dal ricco e fondato percorso di partecipazione svolto dagli Amici del Senio.

L’Associazione Amici del Senio, con queste proposte, vuole contribuire all’idea dello sviluppo dei beni comuni locali. Al servizio dei cittadini e come portatrice di interessi, le affida al mondo della politica, nella certezza che saranno seriamente valutate e possibilmente assunte. Siamo a disposizione per ogni proficuo approfondimento.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO AMICI DEL SENIO

Chi siamo

Associazione di volontariato Amici del fiume Senio. Iscritta all’Albo regionale.

Sede – Solarolo, via Gaiano Nuova 20.

Mail amicifiumesenio@gmail.com

Sito http://amicidelsenio.eu/

FB Associazione Amici del fiume Senio

YOU TUBE Amici del fiume Senio

Attività partecipata svolta in questi anni:

– 13 conferenze pubbliche nei vari comuni del Senio, patrocinate dai comuni e dalla Regione con la presenza di 650 persone, rivolte alle istituzioni pubbliche; alle associazioni sportive, economiche e della cultura; alla politica.

– 110 incontri con stakeholder con la partecipazione di circa 400 persone.

– 50 iniziative pubbliche verso i cittadini che hanno coinvolto 3.300 persone. Volte a favorire la scoperta del fiume e dei luoghi di interesse di varia natura che stanno attorno ad esso e costituite da:

–          camminate, esplorazioni, contatto con la natura, l’ambiente, il paesaggio;

–          ricerca storica, l’edizione di una nuova mappa delle storie, dei cibi, del lavoro, dei sentimenti delle comunità del fiume;

–          spettacoli musicali, teatrali e sviluppo di esperienze di land art.

Nel corso della propria attività l’Associazione ha promosso una petizione, fino ad ora firmata da 1200 cittadini, a sostegno della valorizzazione del Senio, con al centro la proposta della ciclovia.

L’Associazione conta nel 2018, 106 iscritti.

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Riportiamo di seguito il contributo degli Amici del Senio sul tema del recupero ambientale dell’area interessata alle casse di laminazione del Senio a valle di Riolo Terme.

RESTITUIAMO IL PAESAGGIO AL PAESAGGIO

Il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.L. 42/2004) e la Convenzione Europea del Paesaggio stabiliscono l’importanza di tutti i paesaggi e la necessità di tutelarli e valorizzarli, affrontando anche il tema del loro degrado e compromissione.

In tal senso, quindi, è opportuno trattare le cave e i loro ambiti estrattivi, non solo come elementi di degrado e depauperamento del paesaggio, ma come punto di partenza per la valorizzazione dello stesso considerando un contesto più ampio di recupero e riqualificazione ambientale.

Le potenzialità di un intervento di questo tipo possono essere sfruttate al meglio attraverso una progettazione mirata che abbia come obiettivi la restituzione, al paesaggio e alla popolazione, di un’area fortemente degradata e di mettere “a sistema” e in rete tutta una serie di realtà, paesaggistico-ambientali, culturali ed economiche, che caratterizzano il territorio. Nel caso di specie possiamo annoverare la Basilica, le cantine, un maneggio, un museo della campagna, manufatti di pregio da recuperare, alberi secolari, la diga steccaia leonardesca, la presa del Canale dei mulini, il Polo tecnologico di Tebano.

UN PIANO DI RECUPERO

E’ di fondamentale importanza “rapportare” l’area oggetto di analisi con la complessa macchina della pianificazione territoriale, inserendola nel sistema a più larga scala delle reti ecologiche e di tutela della biodiversità, oltre che di potenziamento delle dotazioni di servizi e di offerta turistico-ricreativa, attraverso la redazione di un Piano di recupero.

La predisposizione di un Piano di Recupero dovrà quindi tenere conto di numerosi e differenti fattori, tra cui:

  • La situazione geologica ed idrogeologica del contesto, che attualmente è di estrema emergenza, motivo per cui si decise a suo tempo di trasformare le cave originarie in casse di colmata del fiume Senio;
  • Le caratteristiche paesaggistico-ambientali del contesto in cui viene ad inserirsi l’intervento di riqualificazione, in virtù della massima compatibilità con l’esistente (da considerare la forte presenza del paesaggio rurale e del sistema fluviale) e dell’inserimento nel complesso delle reti ecologiche esistenti, a partire dal Parco della Vena dei Gessi;
  • Le necessità del territorio, in termini di domanda e offerta, relativi al sistema dei servizi e dei percorsi turistico ricreativi, cercando di andare a colmare lacune o potenziando reti già esistenti, come per esempio “La Strada dei Vini e dei Sapori, la Corolla delle ginestre”.

Questi elementi pensiamo debbano influenzare la scelta della destinazione finale che le cave dovranno avere, partendo dal presupposto che l’obiettivo principale è la messa in sicurezza del territorio attraverso la predisposizione di casse di colmata che possano dare sfogo al fiume Senio in caso di eventi meteorologici straordinari.

RIQUALIFICARE AMBIENTE E PAESAGGIO

Dal momento che è determinante l’esigenza di carattere idrogeologico, è necessario pensare ad un recupero che si plasmi su questa necessità e che porti, in ogni caso, ad una riqualificazione paesaggistica ed ambientale del contesto.

In tal senso la valorizzazione di questo ambito di cava può vertere su strade che possono viaggiare più o meno autonomamente fino a compenetrarsi:

  • Destinazione naturale
  • Destinazione forestale
  • Destinazione socio-ricreativa

UN NUOVO SISTEMA NATURALE

La rinaturalizzazione dell’area di cui parliamo, comporta numerose azioni come la realizzazione di:

  • Zone umide
  • Stagni
  • Prati permanenti
  • Zone boscose

Questo tipo di azione comporta l’attuazione, soprattutto, di interventi di carattere morfologico, che portino alla modellazione del sito, con l’obiettivo di ridurne l’artificialità e garantire l’avvio di dinamiche di ricolonizzazione sia animale che vegetale che portino alla costituzione di uno o più ecosistemi funzionanti capaci di mantenersi più o meno stabili nel tempo.

Oltre alla modellazione del terreno è da prevedere il ripristino di formazioni vegetazionali specifiche, attraverso l’utilizzo di specie vegetali autoctone (anche micorizzate) nell’ottica del ripristino di conformazioni forestali tipiche dei sistemi fluviali, tenendo in considerazione, non solo esigenze di carattere ecologico e paesaggistico, ma anche esigenze gestionali, favorendo gli interventi di manutenzione e limitandone i costi.

La realizzazione di un nuovo “sistema naturale” può essere lo spunto per predisporre una fruizione dello stesso, totalmente o parzialmente, creando così un vero e proprio Parco naturale ricreativo, di cui poter fruire più o meno direttamente.

AL SERVIZIO DELLA CULTURA E DEL VIVERE IN SALUTE

Le potenzialità, dal punto di vista didattico, turistico e ricreativo, sono molteplici:

  • La progettazione di percorsi ciclopedonali e punti di sosta con servizi;
  • la costituzione di capanni di osservazione di fauna ed avifauna;
  • la predisposizione di cartellonistica specifica con finalità didattica;
  • installazioni di land art e di aree per piccoli spettacoli a cielo aperto;

L’elemento di carattere strategico di questa proposta è che questo grande parco di interesse culturale, ambientale e salutistico, essendo collocato lungo l’asta del Senio, valorizzerebbe l’interesse e l’ipotesi della creazione di un percorso ciclo pedonale – sopra l’argine o a latere del corso d’acqua – dalla collina al mare.

Percorso che potrebbe integrarsi all’altezza del Parco della Vena dei Gessi con analoga pista in realizzazione sulla riva del Lamone, originando così una infrastruttura di interesse nazionale ed europeo che collegherebbe in un circuito virtuoso i parchi della Vena del Gesso e del Delta del Pò.

Le potenzialità che ha quest’area, attualmente di forte degrado, sono numerose e gli spunti per poter intraprendere un percorso di riqualificazione e valorizzazione sono molteplici ed evidenti; è necessario, non solo per il paesaggio, ma anche e soprattutto per noi e le generazioni future, cercare di riconquistare questa piccola fetta di territorio, a partire dalla consapevolezza di ciò che può diventare. Restituiamo il paesaggio al paesaggio, e alla sua gente.

UN UNICO PROGETTO

Sono quelle sopra espresse le considerazioni che ci portano a richiedere alla regione Emilia-Romagna, ai comuni toccati dal fiume Senio e al Servizio di Bacino, di procedere all’armonizzazione di questo progetto con la realizzazione delle opere di collegamento delle casse di espansione al fiume in corso di progettazione e di finanziamento. Così come per altro ipotizzato nelle relazioni di presentazione del progetto di scavo depositato a suo tempo.

Febbraio 2016

Contributo in collaborazione con la paesaggista Valentina Giannerini

AmiciFiumeSenio-logoLa regione Emilia Romagna ha aderito alla Carta nazionale dei Contratti di fiume.

I Contratti di fiume sono strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata che perseguono la tutela dei fiumi, la loro corretta gestione, a partire dal rischio idraulico e la valorizzazione dei territori che gli stanno attorno, contribuendo allo sviluppo locale.

Sono nati alcuni decenni fa in alcuni paesi europei. Dal 2007 se ne parla anche in Italia con la costituzione di un tavolo nazionale – da cui è sorta la Carta Nazionale dei Contratti di fiume – a cui collaborano vari soggetti: Regioni, Comuni e Associazioni che intendono avviare o hanno già avviato strategie per salvaguardare i fiumi – ma anche le coste del mare e dei laghi – in modo partecipato e cooperativo.

Si tratta nella sostanza di accordi fra pubblico e privato per la gestione di alcuni aspetti della vita dei fiumi. In Emilia Romagna sono in corso esperienze che riguardano il Marecchia e alcuni fiumi del bolognese. Anche il Lamone si sta muovendo decisamente verso quella direzione.

Nei mesi scorsi abbiamo avuto modo di parlarne con alcuni sindaci del Senio. Debbo dire che abbiamo incontrato più titubanze che entusiasmo. E forse con qualche ragione. Solo al pensiero di come se ne è parlato nei mesi scorsi, quando l’obiettivo dei contratti di fiume è parso complesso e costoso.

Si è teso a presentare l’argomento in modo, direi eccessivamente roboante. Si è fatto credere che i comuni debbano mettere in campo diverse migliaia di euro solo per studiare l’argomento e sistematizzarlo. Penso che questa sia stata una impostazione che abbia per così dire, spaventato i Sindaci e che non abbia quantomeno favorito l’avvio della discussione.

Contrariamente – forse possiamo anche sbagliare – noi pensiamo che quella del Contratto di fiume sia una esperienza da avviare. Semplicemente, con i mezzi di cui il territorio dispone e senza eccessivi voli pindarici. Se ci rappresentiamo un contratto di fiume come una strada lunga 100 chilometri, noi possiamo pensare di percorrerne 10 e uno per volta.

Il problema principale che abbiamo davanti è quello di avere un fiume sicuro e accogliente. Il primo obiettivo quindi è quello della manutenzione e di fare in modo che questa sia costante nel tempo e adeguata al rispetto della complessità del fiume. Costruire un Contratto di fiume partecipato inizialmente su questo aspetto non dovrebbe essere troppo difficile, nè dovrebbe impegnare risorse economiche elevate. Si tratterebbe di lavorare per un accordo fra pubblico e privato che, a partire da una convenzione fra comuni e Servizio di Bacino, coinvolgesse attivamente nei lavori concreti da fare i contadini che confinano con il fiume, le loro associazione e tutte quelle interessate a sviluppare una idea di fiume che possa essere anche un volano economico per l’economia di vallata.

Per discutere di questi argomenti e per spingere nella direzione dell’attivazione dei Contratti di fiume, abbiamo chiesto oggi alle due Associazioni dei comuni interessate dal Senio di dare corso ad una iniziativa pubblica che abbia lo scopo iniziale di sensibilizzare cittadini ed associazioni su questo tema e di avviare qualche riflessione concreta.

In fondo si tratta di riuscire a capire che, date le grandi ristrettezze economiche del Paese, se vogliamo avere fiumi prima di tutto sicuri e anche utili alla salute, allo svago dei cittadini e all’economia dei territori, ogni cittadino è chiamato a contribuire e a fare qualcosa. Si tratta allora di chiedere loro cosa sono realmente disponibili a fare per un bene che interessa tutti. In fondo, la sostanza dei Contratti di fiume è questa.