Articoli

Il Senio a piedi da Felisio a Tebano

Felisio_La Casetta (9)Con la descrizione di questo percorso inauguriamo la categoria del blog dedicata agli ITINERARI del Senio. L’idea è quella di descrivere a tappe tutto il percorso del Senio visto dalle due sponde. Se il lavoro sarà gradito si potrà decidere di stampare una guida riassuntiva. Con questo viaggio vogliamo incoraggiare l’attività motoria e il contatto con la natura; promuovere i ricordi della storia e la conoscenza dell’architettura rurale del territorio; valorizzare le attività economiche produttive e di servizio sorte vicino al fiume. Se gruppi di escursionisti vorranno percorrere gli itinerari che descriveremo, come associazione Amici del fiume Senio saremo ben lieti di poterli accompagnare, fornendo le conoscenze di cui disponiamo.

Gli itinerari del Senio

Da Felisio a Tebano (riva sinistra).

Chilometri 18 – Ore 4,30

Percorso fra i più interessanti del Senio. Si caratterizza per la vista della campagna ben coltivata dalla quale emergono i tratti della centuriazione romana. Per le ampie golene disegnate dalla sinuosità del corso dell’acqua rese interessanti dalla relazione fra la floridezza della natura e l’intervento dell’uomo. Per la mutevolezza del paesaggio, andando incontro alle prime colline della vallata. Per i segni della storia che vanno dalle disfide fra guelfi e ghibellini del XII secolo a San Procolo, allo scontro fra l’esercito napoleonico e i papalini del XVII secolo ancora a San Procolo, fino al terribile ricordo della Linea Gotica e della sosta del fronte per tutto l’inverno del 1944.

Partenza dal Ponte di Felisio (Solarolo). Parcheggio auto nel cortile della chiesa (ringraziamo gli Amici di Felisio per la disponibilità).

Davanti alla Chiesa lo sguardo e il pensiero calano sul Monumento ai Caduti dell’eccidio di Felisio, avvenuto il 2 settembre 1944, quando per rappresaglia, i tedeschi uccisero e seviziarono nove contadini rastrellati nei dintorni. Per saperne di più cliccate L’eccidio di Felisio.

Sopra la riva, solitamente si cammina bene. Alla vista del ponte dell’Autostrada, si scende in golena, oltrepassando così il manufatto lungo una scia di erba spesso rasata dai contadini del luogo (che ringraziamo). Si può così osservare il letto del fiume e l’acqua che scorre.

Si risale poi sull’argine da dove l’alveo del fiume si stacca per disegnare ampie curve. Questa è la caratteristica più interessante di questo tratto di fiume. Gli anziani ricordano che l’opera di arginatura del fiume aveva lasciato lo spazio a laghetti, diventati poi luogo per il divertimento dei giovani fino ad essere definito “la spiaggia di Solarolo“.

Ora, nelle zone dei laghetti, ha preso il sopravvento la vegetazione, ma una leggera e accurata manutenzione potrebbe offrire nuovamente ai cittadini luoghi di ritrovo e di passeggio davvero molto interessanti e belli.

Proseguendo si incontra un grande apiario (non disturbare) e una zona boscosa dove i ragazzini hanno attivato una rudimentale ma certamente divertente pista da cross.

Un sentiero che sale da destra sulla riva ci segnala il passo di lungaia, luogo dove il fiume era attraversato per mezzo di una passerella che consentiva di arrivare in poco tempo a La Palaza di San Pier Laguna e a Faenza. I contadini del luogo hanno manutentato quel ponte, che spesso veniva travolto dalle piene, fino agli anni sessanta. Periodo in cui le autorità hanno deciso di fare sparire quella struttura utile, ma anche pericolosa.

Nel corso del tragitto, secondo la stagione, è facile incontrare cacciatori e tartufai. Una battuta e un saluto segnano il rispetto dovuto ai diversi interessi delle persone. E’ facile scorgere falchi pellegrino in esplorazione, caprioli e i segni del “lavoro” degli istrici sugli argini.

Proseguendo verso la via Emilia, ad un certo punto la sommità della riva diventa impraticabile non essendo stata manutentata chissà da quanti anni. Una carraia però scende e si snoda lungo la golena. Qui si incontrano bellissimi orti, un maneggio, piccole abitazioni. E’ tutto molto bello, con erba ben rasata e vegetazione curata.

Si arriva così al ponte della ferrovia, una bella opera completamente in pietra che si sotto passa comodamente. Siamo a poche centinaia di metri dalla via Emilia e qui la vegetazione impedisce completamente il passaggio. Si risale sulla riva da dove una stradina sulla destra ci porta in via Gradasso; pochi minuti e giungiamo al Ponte del Castello.

Al Ponte ci si può ristorare al bar e compiere una visita al monumento che ricorda quando la mattina del 12 aprile del ’44 i Fucilieri carpatici della divisione Polacca attraversarono il Senio e liberarono Castel Bolognese.

Un semaforo a chiamata ci accompagna dall’altro lato della strada dove una comoda ciclabile ci indirizza verso Castel Bolognese. Dopo qualche centinaio di metri, prima del distributore Repsol, si gira a sinistra in un cortile di una casa di Amici del fiume, tinteggiata di verde.

Siamo di nuovo sulla riva del Senio, a ridosso delle prime colline, e il paesaggio muta. La riva è pulita. In golena un enorme pioppo nero e tanti altri alberi. Poi orti e ancora piante fra le quali un grande albero con baccelli simile ad un carrubo. Dopo un bel canneto di bambù, forse testimone di una passata traccia di economia di fiume, si scorge l’abitato di Castel Bolognese.

Proseguendo sempre in argine, si entra nel parco fluviale della cittadina. Un percorso ciclo-pedonale attrezzato molto gradito e frequentato dai castellani. L’esempio di come vorremmo fosse tutto l’argine del Senio, dalla collina al mare. Un desiderio che non abbandoneremo.

Dopo circa due chilometri, sulla destra ammiriamo la bella chiesa parrocchiale di Biancanigo dedicata a San Pietro Apostolo. Sulla destra in concomitanza con una carraia che scende verso una stradina, si nota una  piccola costruzione. Si tratta di un Oratorio che ospita alcuni defunti dei proprietari di Villa Rossi. La villa fu minata e fatta saltare dai tedeschi nel dicembre del 1944. Persero la vita ventun persone sfollate. Accanto alla costruzione si può ammirare un monumento eretto a ricordo di quella strage.

Poco oltre, passiamo dietro le case del vecchio borgo di Biancanigo con la vista dei caratteristici “casetti“. Poi una grande ansa del fiume ci porta sotto la collina dove fino agli anni settanta c’era una passerella che portava alla sorgente di acqua solfurea della Pocca, tanto cara ai castellani, seccata poi dai lavori della cava Falcona. Ancora un chilometro di comodo argine e compare la vista del Santuario della Beata Vergine della Fognana. Siamo a Tebano, antica zona di acque, con sullo sfondo le gobbe di monte Mauro.

Attraversata la strada provinciale, ancora cento metri sull’argine e siamo alla diga steccaia leonardesca, coeva della fondazione di Castel Bolognese avvenuta nel 1389. La piccola diga, formata da una fitta rete di pali di legno intrecciati con fascine, fu costruita sulla base di un progetto di Leonardo. Ancora oggi la manutenzione che periodicamente avviene per opera del Consorzio di Bonifica, rispetta i materiali e il disegno originario.

La diga servì per consentire la presa d’acqua del Canale dei Mulini, opera del XIV secolo servita fino alla fine del secolo scorso per dare energia a tutti i mulini lungo il suo percorso, fino ad Alfonsine. L’area della diga e della presa del canale è molto bella e si presterebbe ad essere valorizzata.

Alcune foto scattate lungo il percorso (inverno).

Tebano nights

Tebano days 045

Tebano days – Visita alle cantine

Ricordate Tebano days? Fu il volenteroso tentativo di mettere al centro dell’attenzione uno dei paesaggi più belli delle colline romagnole. L’iniziativa svolta a costi zero riusci abbastanza bene. I vari eventi toccarono alcune centinaia di persone, alcune famiglie tebanesi si sentirono interessate e coinvolte.

Nei giorni scorsi abbiamo invitato i cittadini di Tebano per esprimersi rispetto alla possibilità di ripetere l’esperienza e il risultato è stato la presenza di una sola famiglia. Quindi, un bel pollice verso quell’esperienza, che si sarebbe voluto rilanciare e consolidare. Non si farà.

Nulla di preoccupante, ma un certo rammarico resta. Ad onore del vero ricordavo i tebanesi maggiormente partecipi come, ad esempio, quando nei primi anni ottanta mi contattarono – allora ero segretario della Camera del Lavoro territoriale – per essere sostenuti nella loro richiesta di chiusura della discarica dei rifiuti da tempo operante nei loro campi. Li sostenemmo, fino a guidarli in Piazza del Popolo con i loro trattori in una domenica di marzo. Quella vertenza fu vinta.

Cito quell’episodio perchè in qualche modo si collega a Tebano days. Allora i tebanesi, con la loro lotta, volevano tutelare l’ambiente, le loro terre, il lavoro e il proprio futuro. In qualche modo, oggi hanno lo stesso problema al solo pensiero della devastazione da anni in atto nella loro valle per le cave in corso e quelle che potrebbero ancora nascere.

Con tebano days si pensò ad una proposta culturale volta a legare l’arte del lavoro dei contadini fatto di cantine, vivai, un maneggio, un museo e tanto altro, al paesaggio e porre entrambi in un rapporto con la storia del luogo e con quanto di interessante c’è da vedere e scoprire. Si pensi alla basilica della Fognana, alla diga steccaia leonardesca e alla presa del medievale canale dei Mulini, alla Pocca, al parco geologico (rimasto fino ad ora nella penna di chi lo ha progettato) e si pensi al valore ambientale che potrebbe acquisire una zona umida pensata attorno alle casse di laminazione collocate sul Senio, fiume di storia che attende di essere valorizzato.

Furono partner dell’iniziativa il Polo tecnologico di Tebano e la comunità parrocchiale. Non può sfuggire il significato che ebbe la presenza attiva del Polo, l’università del mondo agricolo dove ricerca, sperimentazione e formazione traggono e donano linfa vitale al territorio agricolo circostante.

Che dire. I contadini ci insegnano che i frutti si raccolgono quando sono maturi. Questo, evidentemente non lo era. Spero che quanto prima questo dialogo possa essere ripreso e che gli abitanti di quella porzione di valle del Senio battano un colpo. Ad esempio, potrebbero dire la loro sul tema delle casse e potrebbero pensare di sostenere la richiesta degli Amici del Senio di un proficuo risanamento ambientale dell’intera area interessata per farne una zona pubblica per l’attività fisica, l’osservazione e la cultura. Tutti potremmo trarne vantaggi.

La storia della chiusa di Tebano

La chiusa di Tebano

La chiusa di Tebano

Domenica andremo a visitare la chiusa sul Senio a Tebano (o diga steccaia leonardesca). A noi castellani che, vediamo da sempre quel piccolo salto dell’acqua, quasi non ci facciamo caso. Eppure dietro quella piccola cosa c’è una storia di quasi sette secoli.

“Fu il Senato bolognese ad ordinare la costruzione di una prima Chiusa con relativo canale, allo scopo di alimentare le fosse di Castel Bolognese e fornire energia idraulica ai mulini della Comunità.

La nostra storia inizia nel 1388 quando Astorgio I Manfredi, Signore di Faenza, concesse al comune di Bologna la licenza per costruire un Chiusa nel Senio…” ai confini fra Faenza e Castel Bolognese.

“La storia della Chiusa è costellata da ricorrenti rotture dovute a piene; la più eclatante è quella del 1539, “rotta” dai faentini a “mano armata”. Non capisco cosa vuol dire e domenica ce lo faremo spiegare.

Sapevate che “A seguito di questo evento, il Preside della Romagna li obbligò a tollerare la Chiusa e istituì la corresponsione di una risarcimento in natura a Faenza da parte della comunità di Castel Bolognese”.

Questo è solo l’incipit del progetto di ristrutturazione della Chiusa avvenuto nel 2006 (se ho ben capito). Ma non finisce qui.

Sapevate che da anni esiste un progetto del Consorzio di Bonifica per fare in quella storica zona un Parco fluviale? Abito da oltre quarant’anni a Castel Bolognese e non ne sapevo nulla. Ma quanti sono i castellani a conoscere questo progetto?

Tante domande che meritano un approfondimento. E noi, Amici del Senio, ci impegneremo per questo.

Allora, se l’argomento vi interessa, se siete curiosi di conoscere qualcosa di interessante di questa zona, ci vediamo domenica, 17 maggio – alle 14,30 – a Biancanigo, via Rossi 307. Percorreremo a piedi l’argine fino alla Chiusa di Tebano dove un amico del Consorzio ci spiegherà diverse cose su quell’opera. Così, tanto per sapere.

Chissà che dopo avere nutrito il cervello di conoscenza storica e di paesaggio, non troviamo le idee giuste per valorizzare una delle più belle zone della vallata del Senio (e di tutta la Romagna).

Tebano days

Tebano (Faenza) - Il paesaggio e la pittura

Tebano (Faenza) – Il paesaggio e la pittura

Stasera alle diciannove, ci troviamo a Tebano presso le vecchie scuole elementari, per organizzare una iniziativa che vorrebbe coinvolgere quel piccolo territorio.

A promuoverla sono gli Amici del Senio, il Polo di Tebano e la Parrocchia di S. Pietro. Sono state invitate tutte le famiglie della frazione.

Tebano è una bella località della valle del Senio. Assieme al suo fiume, vorremmo valorizzarla. Vorremmo metterne in primo piano il paesaggio che la circonda e il suo valore ambientale, gli aspetti storici, culturali e le sue pregiate produzioni agricole.

Ci piacerebbe che Tebano diventasse una stazione importante del percorso ciclo-pedo-equestre che vorremmo realizzare lungo il Senio, dalla collina al mare.

Allora, l’idea è quella di promuovere il 16 e 17 maggio due giorni di iniziative che invitino tante persone a recarsi a Tebano per conoscere i suoi “valori” e per parlarne.

Speriamo che i tebanesi vogliano darci una mano per l’individuazione delle iniziative e per la gestione nel Tebano day.

Da Tebano a Solarolo, lungo il fiume della storia, dell’arte, della cultura e del paesaggio.

Gita Solarolo (22)Ieri, per il fiume Senio, è stata una magnifica giornata, con tanti eventi sulle sue rive.
Al mattino ho visitato nello splendido scenario di Tebano il Vendemmia day promosso dal Polo di Tebano (nei prossimi giorni vi dirò cosa è questo Polo). Ebbene, hanno pensato di organizzare un concorso per pittura ad acquerello, ponendo gli artisti al cospetto dello splendido scenario naturale che coccola Tebano.
Vedendo gli artisti all’opera, mi sono ricordato quando, a metà degli anni cinquanta, nella campagna di Lugo dove abitavo, vedevo passare persone con sulla bicicletta il cavalletto, le tele e una cassetta. Dopo poco le cercavo. A volte trovavo qualcuno di loro col pennello in mano, davanti ad un albero, ad un campo di grano con i papaveri, ad un canale ed era grande la sorpresa quando li vedevo, non più in abiti normali, ma con sopra una fluente tonaca ed un grande cappello mosso in testa. Come i pittori dei secoli passati. Chissà quale significato aveva per loro quella finzione.
Chiuso l’angolo dei ricordi, debbo dire che questa iniziativa e tutte quelle di contorno nella giornata, mi hanno ancora un volta convinto che quel “luogo” a cavallo del Senio, è uno dei più belli della Romagna.

Nel pomeriggio ho partecipato alla Gita al fiume a Solarolo. Organizzata dal gruppo locale dell’Associazione degli Amici del Senio. D’accordo, era una splendida giornata di sole, ma mai mi sarei aspettato tante persone. Giovani famiglie con tanti bambini, persone anziane ammaliate dai ricordi del loro fiume, tutti i contadini che confinano col fiume e i titolari delle piccole attività poste nelle vicinanze (un birrificio, una cantina di vini pregiati, un Agriturismo). Amici di Cotignola e altre persone curiose di riscoprire un contatto con la natura che stiamo perdendo.

Nel corso del lento peregrinare sopra l’argine e in golena, abbiamo visto le tane dell’istrice, l’airone cinerino; abbiamo saputo della presenza dei caprioli e dei cinghiali. Siamo stati a contatto con una natura selvaggia, certamente da disboscare, ma non da fare sparire. Abbiamo visto i bambini scorazzare e divertirsi; chiedere di questo e di quello. Abbiamo sentito mamme proporsi di celebrare il quei luoghi il prossimo compleanno del loro figlio. Al termine ci siamo fermati in una golena, dove, piccoli eventi, ci hanno fatto rivivere le feste nelle aie contadine di alcuni decenni fa.

E allora:
– assaporare la salsiccia arrostita in una “tasca” di piadina romagnola – tutto acquistato sul posto – (una pietanza buona in se, ma con valore doppio, al solo ricordo di una famosa, allusiva, poesia dialettale di Tonino Guerra);
– assaggiare gli splendidi vini prodotti nelle “Terre” di Mazzolano, a Riolo Terme, con vendita diretta dall’azienda agricola Graziani, in via Benedetta, 1 – a Solarolo, proprio sotto l’argine del Senio (sito www.poderetorremazzolano.it);
– bere a garganella la Braghira, ottima birra artigianale della campagna romagnola, offerta da Marco Tamba del birrificio Mata (sito www.birrificiolamata.it), operativo a poche centinaia di metri di distanza;
– sorridere con la musica, le cante e le stornellate degli amici dei Traccia Verde;
– sentire i ricordi di com’era il fiume e di come con l’ausilio di una “passerella” si raggiungesse in un baleno la Palaza;
– ascoltare un signore che sa tutto, ma proprio tutto, della seconda guerra mondiale;
– essere in gentile compagnia dei gestori di un Agriturismo del luogo (La Compagnia (sito www.lacompagniabb.it) che, anche il solo fatto di essere attratti e presenti alla Gita sul fiume, li rende distinguibile e dà un senso particolare alla loro bella attività;
ci ha reso felici, fino ad accorgerci che, nel frattempo s’era fatto quasi buio.

Ma non è tutto. Certamente contenti del bel pomeriggio trascorso, senza la nevrosi dei tempi moderni, questi nostri concittadini, hanno riconosciuto il lavoro dell’Associazione Amici del Senio, donando volontariamente alcune centinaia di euro, che ci consentiranno di andare avanti con le iniziative. Ventidue di loro hanno anche pensato di iscriversi all’Associazione, per dargli peso ed autorevolezza. Grazie di tutto.

Concludo dicendo che questa bella giornata, consumatasi in poche ore, è stata preparata da lungo tempo. Da giugno, il gruppo di Solarolo degli amici del Senio, ha lavorato agli aspetti organizzativi. Ruth, Carlotta e Andrea sono stati i motori, alimentati dal carburante dei loro familiari e da altre persone. Grazie anche alla Pro Loco, per la collaborazione.

Per ultimo, un ringraziamento non formale all’amministrazione comunale di Solarolo, che ha tenuto a battesimo la nostra associazione e che ci ha sostenuto fin dal primo momento. Sa già quello che gli chiederemo: un percorso ciclopedonale fino alla chiesa di Felisio. Pensate, come sarebbe bello andare in bici (o a piedi) fino a Felisio e incamminarsi lungo l’argine del fiume, per poi tornare a Solarolo per le stradine di campagna. Certo, non oggi – conosciamo le difficoltà economiche – ma lasciateci coltivare il sogno della speranza. E chissà che… .