Castel Bolognese - Il Parco fluviale del Senio

Castel Bolognese – Il Parco fluviale del Senio

Ieri ho scritto questo http://domenicosportelli.eu/2015/01/il-parco-fluviale-di-castel-bolognese-parte-prima/ , oggi aggiungo una considerazione e concludo con una proposta.

La considerazione vi propongo di svilupparla insieme. Proviamo ad esercitarci in un calcolo. Poniamo che almeno centocinquanta persone al giorno percorrano a passo svelto il parco, partendo a piedi dalla loro abitazione. Circa centocinquanta persone al giorno (ma alcuni dicono di più) significano circa 60.000 passaggi all’anno. Quindi circa 300.000 chilometri percorsi. Chiediamoci quante calorie sono state bruciate e a quanti quintali di grasso corporeo corrispondono.  Infine proviamo ad immaginare a quanto risulti il risparmio economico per le medicine, gli esami e giorni di degenza in meno a carico dei castellani. Con ogni probabilità la cifra risparmiata dal Sistema Sanitario è di molto superiore al costo di una adeguata manutenzione del fiume. Questo è un esempio che ci porta a dire come il fiume e la sua bellezza siano risorse da cullare.

La proposta è che le amministrazioni comunali bagnate dal Senio si parlino anche su questo tema; poi che studino e realizzino il progetto di un percorso ciclo pedonale lungo il corso del fiume, dalla collina al mare. Non partiamo da zero. I tratti del fiume che toccano alcune città – Palazzuolo, Casola, Riolo – sono già attrezzati in questo senso; Castel Bolognese ha un bel tratto già funzionante; altre amministrazioni comunali stanno muovendo primi e secondi passi lungo questa direzione; il tratto lungo il Reno, da dove confluisce il Senio, fino al mare, è già operante.

La strada quindi è tracciata. Occorrerà vedere dove passare nei tatti non arginati, ma sono certo che le vie secondarie vicine all’alveo del fiume consentono di rispondere al problema. Contemporaneamente ogni comune potrebbe censire ciò che di bello ha e pensare a come renderlo appetibile a coloro che passeranno a piedi o in bici lungo l’argine. Stesso discorso per le attività legate all’ospitalità e all’enogastronomia, che possono senz’altro trovare in questo progetto nuove occasioni di lavoro e sviluppo.

Occorre la forza della volontà. Certo, ci vogliono anche risorse finanziarie che, mi permetto di dire, già ci sono a livello europeo e quasi certamente ci saranno a livello nazionale e regionale. Non dimentichiamo che la nostra Regione dispone di un ponderoso studio che valorizza l’idea di un percorso della Memoria lungo tutto l’arco della linea Gotica (e che non c’è linea Gotica senza fiume Senio). Uno studio che ha già smosso finanziamenti andati appannaggio di quei territori che già avevano idee e progetti. Bisogna fare presto. Sono tanti i “fiumi” che si stanno muovendo, spero che il Senio non voglia restare col cerino del rimpianto in mano.

Castel Bolognese - Il Parco fluviale

Castel Bolognese – Il Parco fluviale

Torno al fiume Senio per dire che non passa giorno che non incontri cittadini di Castel Bolognese che mi dichiarino il proprio nel passeggiare lungo il parco fluviale. Si dicono stupiti, e certi, che nessuno avrebbe mai immaginato un tale successo di pubblico.

Hanno ragione. Non c’è momento della giornata, da buio a buio che non ci siano persone lungo il percorso. Generalmente a piedi, di passo svelto, oppure correndo. Ma anche in bici. Persone di tutte le età, da sole o in compagnia. Giovani donne col passeggino, sportivi, ragazze arabe in compagnia e sole. Poi le assistenti degli anziani, le donne albanesi e le romene, e tante persone di età avanzata, dall’incedere lento, con il sorriso sulle labbra.

Solitamente ascolto, poi faccio qualche domanda. Cerco di indagare il loro stato d’animo. Da quanto affermano, capisco che il successo di questo parco fluviale ha due fondamentali ragioni: è comodo arrivarci e percorrerlo; poi, che è bello.
Penso che dicano il giusto. Si arriva all’inizio del percorso, comodamente a piedi da ogni parte della città, percorrendo i viali e le tante piste ciclo-pedonali che a Castel Bolognese ci sono. Certo non tutto è perfetto, manca fra queste una completa soluzione di continuità, ma siamo a buon punto. Il percorso “ufficiale” comprende tratti di strada vicinale in asfalto e bianca, poi sull’argine un lungo tratto in “stabilizzato”. Niente traffico veicolare, si può andare anche quando piove.

L’altra carta vincente è data dalla bellezza del paesaggio e dell’ambiente fluviale. Non solo le belle colline faentine e, poco più su, le dolci gobbe del nostro Appennino, ma la sinuosità del fiume e la sua vegetazione, i suoi magnifici alberi e il fatto che l’erba e gli arbusti della golena e delle rive sono costantemente tagliati – sono quattro gli interventi di manutenzione che il comune garantisce ogni anno – sono tutti elementi che rendono l’ambiente gradevole, al punto che libera i pensieri più belli dalle menti delle persone. Passeggiando lungo quel tratto di fiume si coglie il senso di una serenità che talvolta avvicina alla felicità. Merito anche delle endorfine che si muovono con il passo svelto del camminatore.

E’ bello guardare gli orti degli anziani che curano, colorano e vigilano un tratto di golena. Ammirare i rapaci che si posano in caccia sugli alberi, le cicogne che ogni tanto arrivano, curiose, da Faenza. Ascoltare il cinguettio di stagione della popolazione dei tantissimi uccelli che vivono nelle zone boscose e nei tanti alberi del fiume. Ascoltare, in altri momenti il silenzio, che porta a volte persone ad esibire la musica di uno strumento. Poi, guardare le foglie tremolanti degli splendidi esemplari di pioppo bianco, ben cresciuti vicino all’acqua corrente; ammirare la maestria della mano contadina che cura i campi di una fertile campagna.

Ecco, queste sono le ragioni del successo del nostro Parco fluviale. Del perché centinaia di persone lo frequentino ogni giorno dell’anno. Allora mi permetto di dire: vigiliamo per conservare questo bene pubblico. Facciamo in modo che qui non accada che un giorno arrivino enormi trattori che triturano tutti gli alberi, che svellono tutta la vegetazione, lasciandoci il deserto e con esso la morte del paesaggio e di ogni forma di vita. Giusto come, ultimamente hanno fatto a Tebano, verso Villa Vezzano, subito dopo al ponticello. E come due anni fa fecero anche nell’argine faentino, dal Boccaccio al Ponte del Castello.

Certo la manutenzione va fatta, ci mancherebbe. Ma deve essere intelligente. Il fiume, ogni fiume, è un elemento del territorio per sua natura complesso. Nel senso che riveste tante funzioni. Quella di portare l’acqua al mare e in sicurezza, ma è anche un corridoio ecologico di primaria importanza, ha per sua natura una forte valenza ambientale, è parte pregiata del paesaggio, è vissuto da una moltitudine di persone che vi trovano ristoro per il loro svago e la loro la salute. E la manutenzione, per essere intelligente, deve aderire a questa complessità.
Dunque, gli alberi contribuiscono alla bellezza del fiume; questo non solo a Castel Bolognese, ma ovunque, lungo tutto il suo percorso. Ecco quindi che, dove non sono pericolosi, vanno conservati e coltivati in una logica di rotazione affine alle caratteristiche di ogni specie. (Ndr – Domani, segue la seconda parte dell’articolo)

 

Manutenzione Tebano 003Con azioni rapide ed esemplari, continua la particolare manutenzione dell’alveo e delle rive del Senio costituita in ampie zone dalla rasatura e frantumazione di ogni tipo di vegetazione. Pare si voglia fare del Senio un lungo budello, quasi come una grondaia, pensando forse di poterlo, un domani, cementificare. Come Amici del Senio pensiamo si tratti di un’azione discutibile, secondo molti punti di vista tecnici settoriali, come dimostrato anche dalle innumerevoli linee guida per la manutenzione dei corsi d’acqua, definiti da Provincie e Regioni.

Si tratta di una scelta che non tiene conto in alcun modo dei tanti dubbi espressi in diverse sedi istituzionali e politiche a livello locale che parlano di “riduzione della vegetazione interna agli argini”, di opere di manutenzione che “mantengano in equilibrio gli aspetti ambientali ed ecologici con la necessaria sicurezza”, della necessità di “una gestione intelligente e informata delle indispensabili operazioni di sfalcio e pulizia dell’alveo”.

Quel particolare tipo di manutenzione non tiene conto della “complessità” del fiume alla quale occorrerebbe corrispondere con modalità di manutenzione ben studiate, calibrate e rispettose, appunto, della complessità. Non esiste studio geologico che non metta in risalto il ruolo di una manutenzione equilibrata dei corsi d’acqua e la funzione importante che hanno il manto erboso e la vegetazione arborea. Tutto questo allo scopo di preservare la delicata stabilità delle rive, degli alvei e del letto del fiume e nell’azione per regolare il flusso delle acque, le quali, secondo i dettami canonici, andrebbero rallentate (per quanto possibile) a monte e lasciate defluire liberamente in pianura, verso la foce.

Mi chiedo quindi, nel caso del Senio, che senso abbia, pensare di velocizzare fortemente l’acqua a monte e a “piè di monte” (dal Ponte del Castello in su verso la sorgente) e dirsi preoccupati della fragilità degli argini a valle (Cotignola).
Con tutto ciò non vogliamo dire che gli alberi in eccesso o pericolosi non vadano tagliati. Ci mancherebbe altro. Anzi, segnaliamo che nel tratto corrispondente al parco fluviale di Castel Bolognese occorre celermente intervenire per recuperare quelli abbattuti che ostruiscono il corso dell’acqua, quelli già erosi dall’acqua e pendenti, quelli secchi. Ed eventualmente quelli che riducono la portata del fiume nei punti in cui gli argini si restringono.

Come Associazione Amici del fiume Senio, ci permettiamo pertanto di segnalare quelle che a noi paiono incongruità certe. Compreso la particolare scelta di abbattere la vegetazione lasciandone gran parte di essa frantumata sul posto, quasi come fosse un’azione di pacciamatura. Ben sapendo che alla prima “fiumana” quella legna andrà ad ostruire (pericolosamente) i ponti a valle (come già dimostrato) e nella migliore delle ipotesi andrà a “spiaggiarsi” a Marina Romea e a Porto Corsini. Con la conseguenza che qualcun altro dovrà spendere soldi pubblici per ripulire: giusto quelli che lo stesso pubblico ha “risparmiato” in una manutenzione errata.

Mentre assistiamo al ripetersi di questi fatti, continuiamo a chiederci come sia possibile che l’ Autorità pubblica preposta, che dipende dalla Regione, continui a rifiutare un confronto, o anche solo ad attuare “una gestione informata”, con diversi portatori di interesse, fra i quali gli Amici del fiume Senio. Saremo anche sporchi e cattivi, il che però è tutto da dimostrare, ma non crediamo che una istituzione pubblica possa rifiutare il confronto con i cittadini organizzati. Confidiamo quindi, che, almeno questo corno del problema, sia tolto rapidamente di mezzo e si possa dare corso ad una tranquilla interlocuzione che, ne sono quasi certo, potrebbe portare buoni risultati per tutti.

ps – Dalla foto in testa si nota come siano state almeno risparmiate le querce secolari poste fra la riva sx del fiume e la riva della cassa di espansione. E sei piccoli pioppi che fiancheggiano la strada. Speriamo si tratti di un gesto di buona volontà prodromo di ulteriori progressi.

 

StampaAncora ieri ho potuto contare centinaia di persone a passeggio lungo il parco fluviale del Senio a Castel Bolognese. Mi sono tornati alla mente i Piani per la Salute dei quali si parlava dieci anni fa, all’epoca che me ne occupai come amministratore. Allora si pensava che per tutelare la salute e prevenire alcune drammatiche malattie, fosse importante mettere in moto le persone. A piedi e in bicicletta. Aggiungendo anche un ragionamento sul cibo che veniva tradotto nella frase: Mangiare bene per vivere meglio.

Sono questi due concetti che stanno alla base della filosofia e dell’impegno degli Amici del fiume Senio e che, purtroppo tardano ad affermarsi. Non perché di quelle azioni non ci sia bisogno oggi: anzi, è vero il contrario. Bensì perché l’ormai lunga crisi economica ci ha come anestetizzati, addormentati, resi disponibili ad accettare di tutto, senza reagire.
Purtroppo ci stiamo abituando a regredire, prima mentalmente, poi anche come condizione materiale e benessere individuale. In questo purtroppo aiutati da una classe dirigente, sostanzialmente amorfa e di fatto – con le dovute eccezioni – prima impigrita, poi appagata, dalla “crisi” vista spesso come una foglia di fico capace di nascondere, con le miserie umane, anche la voglia di fare.

Penso sia giunto il momento di reagire a questo stato di cose. Allora mi chiedo se sia fuori dal mondo chiedere, ad esempio, che tutti i comuni che non ne dispongono, attrezzino nel corso del 2015, almeno un chilometro di percorso ciclo-pedonale lungo l’argine del Senio. Quanto potrà costare? Non lo so, ma non credo si tratti di cifre incredibili. Credo sia giunto il momento che di fronte a richieste di questo tipo, invece che dire: no, perché non ci sono i soldi, si dica, si: ci sono difficoltà economiche, ma faremo di tutto, con tenacia e determinazione, per superarle.

Ricordo che parliamo della salute dei cittadini, della promozione di stili di vita sani, i soli capaci di prevenire malattie oramai diventate vere e proprie piaghe sociali. Parliamo dei famosi Piani per la salute, promossi a suo tempo dall’Ausl, quindi dai nostri stessi amministratori. E credo non scaduti nella loro portata strategica.

Come Associazione, porremo nelle prossime settimane questo obbiettivo, a tutti i sindaci dei comuni bagnati dal Senio. Lo faremo con serietà, spirito di collaborazione, ma anche con determinazione, confidando nel sostegno e nella partecipazione di tutti i cittadini sensibili a queste tematiche. Buon Anno a tutti.

StampaHo messo su nella colonna di destra di questa pagina del blog, lo spezzone di un filmato che un amico ha postato su FB, tratto da Linea Verde di domenica scorsa, l’ottima trasmissione di Rai 1, con un grande Patrizio Roversi.

Si parla del dissesto idrogeologico del nostro paese, si capisce che affrontare questo problema dovrebbe essere prioritario rispetto la logica delle Grandi Opere (compresa l’idea dell’autostrada sulla E45 – ndr), si intervista un abitante che confina con un fiume esondato dalle parti di Senigallia. Ascoltate l’intervista poi ditemi quanto i problemi che l’intervistato rappresenta e le proposte che avanza, siano culturalmente distanti da tutti coloro che vorrebbero che i frontisti dei fiumi (e tutti i cittadini) nemmeno camminassero sugli argini.

L’articolo postato ieri l’altro che trattava dell’ipotesi che si possa vietare la passeggiata sugli argini dei fiumi In discussione la passeggiata sul fiume è stato cliccato da 168 persone. A ulteriore dimostrazione dell’interesse che la vicenda riveste.

 

 

Senio - Bruco di fiume a spasso nel Parco fluviale di Castel Bolognese

Senio – Bruco di fiume a spasso nel Parco fluviale di Castel Bolognese

Siamo in attesa che il Tribunale di Ravenna si pronunci, in secondo grado, circa la denuncia del comune di Castel Bolognese contro un privato cittadino che ha sbarrato il passaggio sull’argine del fiume Senio di fronte a casa sua. Impedendo in tal modo la passeggiata che tanti cittadini facevano da tempo immemorabile. La persona interessata, non si è limitata a porre sbarre, ma ha anche piazzato una video registrazione e minacciato a più riprese persone che, non credendo ai propri occhi, hanno aggirato l’ostacolo.

Nel corso del primo grado di giudizio il Giudice ha sentenziato l’immediata rimozione degli ostacoli. Il soccombente si è appellato e in questi giorni, dopo molti mesi, pare essere vicini alla sentenza di secondo grado.

Si sa che si è dato corso ad uno scambio di memorie processuali. Non so cosa voglia dire, ma intuisco che ci siano problemi. Si parla di un intervento del Servizio di Bacino, ovvero dell’autorità del fiume. Servizio che, seppure in modo indiretto, in qualche modo già si era espresso all’indomani della sentenza. Io stesso ricordo che, subito dopo la pronuncia positiva per i cittadini, un alto dirigente di quel Servizio, che dipende dalla Regione, affermò con un articolo sul Resto del Carlino, essersi trattato di una sentenza sbagliata.

Mi chiesi come abbia potuto un dirigente della Regione, un dipendente pubblico, entrare a piedi pari in un processo e sentenziare contro il giudice che ha emesso la sentenza. Mi sarebbe parso più consono il dovere di rispettare le sentenze e lasciare che la giustizia compisse il suo corso.

Da quanto ho capito, a giudizio del Servizio di bacino, la prima sentenze non avrebbe tenuto conto di un Decreto risalente all’inizio del secolo scorso (1904), quando ancora vigeva lo Statuto Albertino, il quale, ancora in vigore, pare stabilisca il divieto di passaggio dei cittadini sugli argini dei fiumi. Di conseguenza, si potrebbe pensare che in tutti questi anni le persone che hanno percorso gli argini dei nostri fiumi lo abbiano fatto abusivamente (viandanti, sportivi, sognatori, poeti, partigiani, cacciatori, pescatori, tartufai, scolaresche, contadini, ortolani, vagabondi, malandrini…). Senza per altro che si abbia avuto notizia di una sanzione comminata (se c’è un regolamento…).

Proprio oggi ricevo da un amico di Faenza il testo del famoso decreto del 1904. Potete leggerlo anche voi, cliccate qui http://www.regione.piemonte.it/ambiente/tutela_amb/dwd/rd523_1904.pdf . Non l’ho letto tutto, lo farò. Sbirciando qua e la, mi è balzato agli occhi l’articolo 59. Dice che gli argini sono pubblici. Poi dice che sopra di essi i comuni e i privati possono ricavarne strade. In quel caso, chi fa una strada deve impegnarsi alla corretta manutenzione della riva. Se il comune non fa la manutenzione – solo in quel caso – l’autorità può sbarrare la strada. A Castello l’oggetto della causa in Tribunale è che si chiede semplicemente che si possa transitare a piedi in una argine pubblico (e se non è pubblico si deve spiegare per quale ragione non lo è – io non l’ho ancora capito). Più in generale si chiede di utilizzare gli argini come percorsi di interesse naturalistico da transitarvi a piedi e in bici. Non si tratta e non si chiedono affatto strade. Che sono ben altra cosa.

Mah, non so. Speriamo sia solo un brutto sogno e che il risveglio sia giusto. Sono anni che Enti, Associazioni, Amministrazioni locali sono impegnati a valorizzare i nostri fiumi, immaginandoli come percorsi per pedoni, biciclette, cavalli con uscite verso i punti di interesse storici, ambientali e produttivi. Sono anni che si parla di sviluppo del turismo lento e del turismo della memoria. Da anni si parla di Contratti di fiume, ossia di patti volontari – in attesa che diventino legge – per gestire la complessità del fiume assieme alle popolazioni. E oggi siamo ancora costretti ad occuparci del tema del libero accesso ai fiumi? C’è da non crederlo. Al momento non ci resta che sperare in una giustizia giusta.

Gita al Senio

Gita al Senio

Oggi i fiumi minori, parliamo ad esempio del Senio, sono di fatto sequestrati. Si ha perfino il dubbio che per loro lo stato di diritto non valga. Ad averli sequestrati è prima di tutto la burocrazia. Una fabbrica con milioni di addetti che trovano sostentamento in una legislazione asservita al “particulare” e non al bene comune. Non che sia colpa loro, ma il dubbio è che in tanti ci sguazzino.

E’ da almeno venti anni che al Senio (come agli altri fiumi) non si fa una adeguata manutenzione. Prima lo hanno fatto morire, rubandogli l’acqua; poi, con l’incuria, lo hanno reso per lunghi tratti una giungla inestricabile. Oggi non vogliono che nemmeno si passeggi sopra i suoi argini o a fianco delle sue golene. Sbarre, divieti, grida, minacce, persino telecamere ammonitrici.
Non tagliano l’erba, ma se qualcuno si offre di farlo volontariamente, dicono di no. Non intervengono in modo adeguato e responsabile sulla vegetazione, ma si permettono di mettere alla berlina chi li richiama alle proprie responsabilità.

Alle strette, dopo che l’incuria decennale ha creato la pericolosità del Senio (e degli altri fiumi), chiedono pieni poteri per potere abbattere senza cura ogni vincolo di natura ambientale e paesaggistica, impaurendo la popolazione e minacciando (di fatto) le istituzioni.
Da decenni rimane non risolta per il Senio la questione del rapporto fra demanio e proprietà privata. I fiumi, così come le spiagge, sono, sulla base di una legge fondamentale dello Stato, proprietà del demanio pubblico. Ragione per la quale, il loro accesso è libero, nel rispetto delle regole dettate.

Ebbene, nonostante ciò, per decine di chilometri, gli argini e le golene del fiume Senio non sono liberamente transitabili stante il supposto diritto di proprietà privata dei confinanti. Fino al limite paradossale che in qualche caso, particelle di fiume vengono considerate proprietà privata fino alla metà del letto di scorrimento dell’acqua. Tutto ciò senza che nessuna autorità si sia sentita fino ad ora in dovere di chiarire e sanare questa paradossale questione.

Immaginate che, per questa ragione, oggi, risulta ben difficile se non impossibile, ad un cittadino qualunque, visitare la Diga steccaia leonardesca di Tebano, ossia un vero e proprio monumento nazionale, di interesse mondiale (a breve tornerò su questo argomento).
Se questa è il linea di massima la situazione odierna, sempre pronto a chiarire se venisse dimostrato il contrario, il compito che hanno le persone alle quali sta a cuore la salvaguardia dei beni comuni, è quello di lottare per liberare il Senio (e gli altri fiumi) dalle catene che li stanno opprimendo e portando alla morte. I fiumi debbono ritornare alle comunità che li ospitano.

Le iniziative promosse per riavvicinare le popolazioni ai fiumi, e il loro crescente successo, dimostrano come sia ben radicato un elemento identitario fra i cittadini e il “loro” fiume.
Bisogna disboscare una legislazione contraddittoria e paralizzante, riavvicinare i cittadini ai fiumi, con il compito di valorizzarli, garantendo la loro funzione primaria di collettori delle acque, assieme alla tutela del patrimonio ambientale e paesaggistico che rappresentano. Gli strumenti potrebbe essere quelli del Contratto di fiume e, contemporaneamente, di una legge regionale che disciplini in maniera chiara il diritto di accesso pubblico ai fiumi e ai canali di bonifica.

Senio a Castello (9)Domenica scorsa il Corriere di Romagna ha affrontato il tema delle casse di espansione del Senio. Concludeva con una strana storia. Ovvero, non precisati livelli istituzionali avrebbero detto al giornalista estensore dell’articolo, che la prima cassa di espansione, i cui lavori sono da tempo terminati, non potrebbe andare in funzione senza anche la seconda cassa: quella che attualmente si sta scavando.

Il ragionamento sarà anche giusto, ma certamente poco comprensibile. Se lo scopo di una “cassa” è quello di immagazzinare acqua col fiume in piena, per poi rilasciarla, quando il livello si abbassa, non si capisce perché non ne possa funzionare, intanto, anche solo una.

Ma ciò che sorprende è che altri livelli istituzionali abbiano affermato cose diverse. Ad esempio, sempre notizia del Corriere di qualche tempo fa, l’assessore delegato di Faenza disse che una delle tre casse è completata da parte della ditta che ha scavato la ghiaia, che il collegamento è a carico della Regione, che l’opera è finanziata e in fase di progettazione esecutiva. L’assessore non mise in relazione le due casse.

L’assessore regionale all’ambiente poi, rispondendo ad interrogazione, ha detto recentemente che per le opere complementari al funzionamento delle tre casse servono 17.585.000 euro; che la prima trance di finanziamenti di 2.233.000 euro non è ancora stata assegnata alla Regione (da parte del Governo) e che dovrebbe, presumibilmente, trovare copertura nel triennio 2014 – 2016.

Quindi: stesso argomento, tre versioni diverse da parte dei livelli istituzionali. Le riepilogo.
Primo livello istituzionale. La cassa già completata non può entrare in funzione, se non si termina anche la seconda.
Secondo livello istituzionale. La cassa completata può entrare in funzione, le opere di collegamento sono finanziate e in fase di progettazione esecutiva.
Terzo livello istituzionale. Non entra nella vicenda del funzionamento della casse, ma dice che non c’è ancora nessun finanziamento.
C’è veramente da chiedersi come siamo messi e se non sia il caso che gli stessi livelli istituzionali siano chiamati a fare chiarezza.

Mentre la vicenda delle casse di espansione langue, si accentua la canea contro gli alberi e la vegetazione dei fiumi. E’ in atto un feroce, sconclusionato, attacco contro coloro che chiedono equilibrio nella manutenzione dei fiumi; attacco che viene portato in nome di una fantomatica e non meglio precisata sicurezza. Impaurendo le persone con scenari catastrofici. Casomai, nel frattempo, si pensa di autorizzare interventi di taglio indiscriminato degli alberi nei fiumi, affidati in qualche caso, a quanto pare, alla stessa azienda che sta ritardando la costruzione delle tre casse di espansione. Legno che poi, presumibilmente, sarà venduto alle centrali a biomasse da poco entrate in funzione nel nostro territorio.

La domanda è questa: potrebbe essere che oggi la politica della gestione dei fiumi, dell’ambiente e del paesaggio è troppo influenzata da interessi di parte?

La cassa di espansione di Cuffiano (inutilizzata)

La cassa di espansione di Cuffiano (inutilizzata)

Nella disputa sui danni delle grandi piogge e sulla manutenzione dei fiumi, l’unica cosa veramente inaccettabile è, che la colpa sia degli alberi.
Poveri alberi. Fino a dieci anni fa, li festeggiavamo. A Castel Bolognese regalavamo una pianta per ogni bimbo nato; era un segno di civiltà.
Oggi invece si preferisce “fare la festa agli alberi”. Gli alberi, agli occhi di un ampio settore di pubblica opinione e non solo, hanno tutte le colpe: sono pericolosi, sporcano, sollevano il manto stradale, producono umidità e allergie, non ci fanno vedere la luce, si ammalano, tolgono la visuale. E adesso sono anche colpevoli dei danni provocati dalle piogge abnormi, conseguenti ai mutamenti climatici.
Ci si dimentica che gli alberi sono scientificamente essenziali alla vita di noi tutti.

Ma torniamo ai nostri fiumi. La “vulgata” dice che gli alberi dentro al fiume rallentano il corso dell’acqua. E’ vero. Ed è proprio questa uno dei motivi per i quali gli alberi dentro al fiume devono starci. Certamente, nel modo controllato e graduato che l’intelligenza umana deve determinare.
La ragione, se ci pensate, viene subito alla mente. I fiumi canalizzano l’acqua di un bacino idrografico che per sua natura scende dall’alto verso il basso, da monte a valle, fino al mare. Scendendo, l’acqua tende man mano ad acquistare sempre più velocità e forza dirompente, tale da travolgere, in alcuni casi i ponti e rompere gli argini. Diventa quindi sempre più pericolosa.
Allora scienza e coscienza ci dicono che il corso dell’acqua va controllato. Che l’acqua va posta a regime, va trattenuta, per quanto necessario e possibile, a monte, per poi essere rilasciata gradatamente nel suo percorso verso valle e la foce. Perché ciò accada, l’acqua a monte deve avere spazi liberi da potere occupare (casse di espansione) e deve essere in qualche modo rallentata. La funzione naturale per il suo rallentamento è svolta dalla sinuosità del percorso dell’alveo e dalla presenza degli alberi; poi, verso valle, anche dalla condizione di tenuta del manto erboso delle rive.
In definitiva, il corso dell’acqua di un fiume va studiato e programmato dalla sorgente alla foce, comprendendo tutto il bacino, quindi il reticolo di scoline, fossi, canali, affluenti che portano acqua al fiume maestro, e che la funzione degli alberi e della vegetazione deve fare parte dello studio.
Un esempio solo. Tutti sanno che il Senio è pericoloso per Cotignola, in ragione del fatto – credo – che gli argini (fatti dagli uomini) si restringono, che sono fragili e che il letto dell’alveo è corrispondente al piano di campagna. Immaginate cosa potrebbe accadere se le Amministrazioni comunali a monte di Cotignola “volessero” che il loro tratto di fiume fosse rasato come un biliardo “perché l’acqua da noi deve passare in fretta”. Occorre una visione coordinata e comune a livello di bacino.

Ho saputo, se non sbaglio, che oggi tutti i sindaci si incontrano in provincia per parlare dei fiumi. E’ importante che prevalga la saggezza e non l’emotività. Ho fiducia che le cose andranno bene.

Concludo riassumendo, per evitare fraintendimenti, ciò che penso sugli alberi nel fiume. Penso che la loro presenza sia necessaria, ma che debba essere governata dall’uomo. So bene che gli alberi non devono diventare troppo grandi, che vanno rimossi quelli secchi, quelli a contatto con l’acqua e quelli che in caso di restringimento degli argini possano mettere in crisi la sezione di portata del fiume. Penso in definitiva che la manutenzione di un fiume vada “ragionata” tenendo conto della “complessità” delle sue problematiche e che il “necessario” taglio degli alberi debba essere selettivo. Vanno conservati in buon numero perchè sono utili al governo dell’acqua del fiume e sono essenziali per l’ambiente e il paesaggio.
A chi dice che il taglio selettivo costa, rispondo che costa più riparare i danni di una gestione “affrettata” del fiume e non rispettare ambiente e paesaggio. E che, se la corretta gestione del fiume costa, questo è un problema della politica, che la politica deve risolvere. Stiamo parlando di un bene comune di primaria importanza.

Riolo Terme - Il ponte Bailey di Isola

Riolo Terme – Il ponte Bailey di Isola

Ieri sera a Casola Valsenio, molte associazioni locali e singoli cittadini, hanno accolto l’invito del Sindaco di dare una mano per ripulire il fiume, e fare così rivivere il loro parco fluviale, disastrato dal passaggio repentino dell’acqua caduta nel corso dell’ultimo nubifragio .

Erano presenti i tecnici del Servizio di bacino del Reno (SBReno) che hanno così avuto modo di spiegare quella che sarà la loro azione.
Hanno detto di avere ricevuto alcune risorse per un intervento straordinario, da Riolo Terme in su, immagino fino ai confini con la regione Toscana. Loro interverranno con i mezzi appropriati solo nell’alveo – ossia dove scorre normalmente l’acqua – per liberarlo dalla legna, che sarà accatastata nella golena, per sagomare le sponde ove necessario e per normalizzare le pendenze del letto dopo l’apporto straordinario di detriti avvenuto in qualche punto. Dopo di che si aspettano che altri soggetti rimuovano la legna e quant’altro dalla golena. Per questa seconda, decisiva, azione hanno detto che avrebbero apprezzato molto l’intervento dei cittadini volontari.

Con l’aiuto dei volontari questa legna potrà essere recuperata da chi vorrà bruciarla nel proprio cammino, potrà essere cippata per la locale centrale elettrica e, in ultima analisi, potrà essere rimossa da Hera come rifiuto assimilabile urbano.

Alla fine della serata il Sindaco e i suoi collaboratori politici e tecnici hanno assuno di fatto il coordinamento dei lavori e si sono impegnati a ripristinare, entro la primavera, il parco fluviale così com’era. Non è mancato un giusto richiamo ai cittadini stranieri a dare una mano, visto che come gli altri, e forse più degli altri, utilizzano i servizi comunali.

Penso sia stata una buona iniziativa e che altre amministrazioni comunali potrebbero muoversi in questo senso, certe che troverebbero un buon apporto da parte dei loro amministrati.

Sono contento che il Servizio di Bacino del Reno abbia sostenuto l’intervento dei volontari in azioni che, istituzionalmente spetterebbero a loro. Ora mi aspetto che favoriscano anche le operazioni di sfalcio delle rive da parte dei privati.

Ps – Naturalmente si è parlato di alberi da “segare” perchè ostruiscono la corrente. Faccio notare che tutti gli accumuli di detriti che ho visto (e fotografato) sono composti da vecchi tronchi con ogni probabilità già da tempo in alveo e in golena. O da alberi secchi presenti nelle rive dell’alveo e facilmente sradicati dalla furia dell’acqua.