La frana che sta scendendo verso il fiume

La frana che sta scendendo verso il fiume

Tempo fa segnalai al Servizio tecnico di Bacino le tane degli istrici sull’argine dal ponte verso la diga steccaia, a Tebano. Sono visibili ad occhio nudo, alle spalle dell’ex sterquilinio comunale.
La risposta dei tecnici è stata che “Su quel genere di tane, localizzate in quei punti non interveniamo”. Quindi, quelle tane non sono pericolose. Ringrazio della risposta che fa giustizia di un atteggiamento giustizialista che spesso molti hanno rispetto agli animali che frequentano il fiume. Ne ho parlato in Gli istrici del Senio. La verità – confermata di fatto dai tecnici che mi hanno risposto – è che nel fiume alcuni animali possono essere pericolosi per la sicurezza, solo in determinate condizioni. E non sempre.

Per quanto riguarda il preoccupante movimento franoso a ridosso del Senio, a Castel Bolognese, l’Amministrazione comunale, che da tempo ha allertato le autorità competenti, ha informato che dopo numerosi e costanti sopraluoghi il Servizio tecnico di Bacino ha detto che la frana è oggetto di costante monitoraggio da parte dei geologi del Servizio, che valuteranno gli eventuali provvedimenti da intraprendere. Quindi, si può ragionevolmente ritenere, dal momento che non si offre alcuna sicurezza, che tutt’ora si brancoli nel buio. Penso che i geologi decideranno quanto prima il da farsi, compreso l’attivazione degli strumenti che consentano di chiarire se ci sono responsabilità umane nell’attivazione della frana che pare essersi determinata in un ampio fronte della collina interessato da pesanti interventi delle ruspe.

Frana 009Finalmente stamane un giornale locale strilla in prima pagina il pericolo che una grande frana, oltre 300 metri di fonte, otturi il Senio sopra Castel Bolognese. Un tecnico del comune di Faenza, che ospita la frana, dichiara la sua preoccupazione nel silenzio dell’Autorità di Bacino, che non credo non sia stata informata e interpellata. Casomai non c’è da allarmarsi, ma se può essere che scende sul letto del fiume un campo di calcio, si deve per forza essere preoccupati.

La notizia che viene doverosamente data e che corrisponde ad una preoccupazione reale di tanti cittadini e autorità di Castel Bolognese che da tempo segnalano il problema, perfino al Prefetto, tralascia di affrontare il tema ancora più cruciale della mancata manutenzione dell’alveo de fiume e delle sue sponde, posto che la golena e le rive dello stesso sono in quella zona ben curate dal comune e dai privati. Non credo si tratti di una scelta del giornalista, bensì di una contingenza redazionale. Mi aspetto quindi che questo tema sia presto ripreso e sviluppato.

Il problema è quello degli alberi che, se da un lato fanno parte del paesaggio da conservare per la sua bellezza, dall’altro possono, in determinate situazioni, entrare in conflitto con la sicurezza e la funzione idraulica  del fiume.  Quello che si può conoscere dalla letteratura specialistica è che quando gli alberi vengono a trovarsi a contatto con l’acqua in regime di corso normale, possono essere scalzati dal vortice dell’acqua nei momenti di piena tumultuosa e diventare pericolosi perchè, inclinandosi, possono favorire l’erosione delle golene, poi delle rive.

In quel tratto di fiume, da decenni non viene fatta una accurata manutenzione degli alberi, tant’è che tanti sono a contatto con l’acqua, molti sono stesi sul letto, altri sono di dimensioni troppo elevate. Una situazione questa che certamente ha incentivato il pericoloso franare delle rive dell’alveo in molti punti. Ci si chiede cosa aspetti l’Autorità di Bacino ad affrontare anche questo problema. Certamente con raziocinio e lungimiranza. In modo intelligente e rispettoso della natura complessa del fiume.

Con questo vorrei dire che, ove possibile, la scelta non deve essere quella di sradicare tutto, triturando ogni essenza vegetale con possenti macchinari che rischiano di minare la naturale delicatezza delle rive, delle golene e delle sponde del fiume. Penso occorra tagliare gli alberi pericolosi, senza minare l’apparato radicale; programmare in un tempo limitato il taglio di quelli troppo grandi; lasciare alla bellezza del paesaggio gli altri. Occorrerà poi ragionare su come conservare e rafforzare il cortico delle rive e delle sponde ove scorre l’acqua, sapendo che quella cura è decisiva per contenere l’erosione. Poi altre cose, ma non voglio dilungarmi.

Aspettiamo risposte. Mi auguro che non si dica che non ci sono soldi. Per questa naturale opera di prevenzione i soldi devono essere trovati. Il tema dell’erosione dei fiumi, del dissesto delle colline deve avere pari dignità con quello del dissesto delle coste marine. Se al mare si destina ics, ai fiumi e alla collina va destinato, contemporaneamente, ics più ipsilon. Non può esistere altro criterio.

Il cespuglio che tiene

Il cespuglio che tiene

Prosegue la raccolta di firme per la valorizzazione del Senio. Ne sono arrivate 140, ma molte di più sono quelle nei vari punti di raccolta. Dobbiamo accelerare perchè il nostro fiume è sempre messo peggio. Le ripetute fiumane, in combinato disposto con una manutenzione emergenziale insufficiente e discutibile nelle sue modalità, ci rende un fiume oramai inavvicinabile e sempre più pericoloso in molti suoi punti.

Le rive del letto dove scorre l’acqua stanno franando velocemente, come non mai, erose dall’acqua che scende. Perchè ciò accade? Dal momento che nessuno ne spiega la ragione, le ipotesi che si possono avanzare sono due: colpa degli alberi a contatto con l’acqua che, non tagliati, vengono scalzati e abbattuti, originando così vortici che stanno attaccando le golene e gli argini del fiume; in secondo luogo, dove la vegetazione è stata rimossa, una modalità violenta nella estirpazione e frantumazione delle piante, opera di pesanti mezzi su terreno imbevuto di acqua, ha con ogni probabilità indebolito le rive del letto esponendole alle frane. Forse basta guardare dove sono state fatte quelle “belle pulizie”, sopra Tebano e sopra Riolo.

Come se questo non bastasse, mentre migliaia di cittadini vorrebbero tornare al loro fiume – ce lo dicono le tante presenze alle iniziative che vengono promosse sugli argini – viene fatto uno particolare tipo di “sfalcio” sugli argini che di fatto allontana le persone. Camminandovi sopra, dopo la “fresatura” delle grandi acacie e di tutto quello che è presente, si procede con a fianco migliaia di spade appuntite, rivolte verso l’alto. Proprio come si camminasse ai bordi di un pozzo a rasoio. Guardate ciò che hanno fatto dal ponte di Felisio verso il passo di Lungaia. In quel tratto molte mamme di Solarolo vorrebbero poterci camminare con i loro bambini. Potranno mai più farlo? E che dire del fatto che l’enorme quantità di legna frantumata viene lasciata sul posto e inevitabilmente trascinata a mare dalla corrente alla prima occasione? C’è da augurarsi che quel “lavoro” non sia concluso e che preveda una seconda fase in cui l’argine venga ripulito. Vedremo.

Ricordo che quando in autunno si parlò di “ripulire” il Lamone, si seppe poi – dai giornali – che i lavori avrebbero potuto iniziare solo dopo le piogge, quindi verso la tarda primavera. Questo per non compromettere gli argini col passaggio di pesanti mezzi. Allora mi chiedo perchè questa regola non sia valsa anche nei tratti arginati del Senio, dove invece si è tranquillamente passato con mezzi molto pesanti per tutta la stagione piovosa, scardinando probabilmente gli argini, per loro natura fragili, lasciando sul terreno pesantissimi solchi visibili a tutti. Perfino martedì mattina, dopo la tanta acqua della notte, il “mostro meccanico” era in azione a Felisio (penso poi che qualcuno sia intervenuto per farlo recedere).

Tornando alla petizione, in calce alla quale sarebbe bene riuscissimo a raccogliere migliaia di firme (per il bene di tutti), elenco di seguito i luoghi dove al momento potete firmare:

PALAZZUOLO: Bar Gentilini

RIOLO TERME: da Dani – di fronte alla Rocca

CASTEL BOLOGNESE: Bar Capriccio

Edicola Sole e Luna di fronte alla Famiglia

SOLAROLO: Zoo Market di Dalmonte Andrea, via Caduti 22

Dolci e Pane di Padovani Elisa, via Beltrani, 26

BARBIANO: Farmacia Mugellini, Piazza Alberico, 10

Panificio Esposito, via Caduti della Libertà, 5

FAENZA: CEAS – Via Don Giovanni Bosco 1

ALFONSINE: Cartoleria La Coccinella in piazza Resistenza, 8

Edicola di Troncossi Tiziana in Piazza Monti

Università degli Adulti presso il Museo del Senio (Lu ore 10-12, Ma e Gi ore 15,30 – 17,30)

Associazione Primola presso CasaInComune – piazza Monti (Ma e Gi ore 8,30 – 10,30).

Invito chi fosse disponibile ad accettare i moduli per potere indirizzare i cittadini a firmare, a comunicarmelo. Abbiamo bisogno del contributo di tutti.

Ed ora alcune foto del nostro fiume.

 

Mostra del Senio - due pannelli dedicati a Cotignola.

Mostra del Senio – due pannelli dedicati a Cotignola.

Noi amiamo il Senio è stato il pensiero col quale gli Amici del Senio si sono presentati a Cotignola.

Il terreno si è mostrato fertile, perchè sedimentato nei secoli dallo storico rapporto di amore e preoccupazione fra la popolazione cotignolese e il fiume. Basti ricordare che fu da queste parti che nel 1756 venne costituita la Cassa del fiume. Dopo una enorme rotta, per fare fronte alle spese crescenti di manutenzione degli argini assai fragili, una congregazione di governatori e possidenti ottenne a prestito 16.000 scudi, garantiti con ipoteche sui terreni e pagando gli interessi per mezzo di una tassa sui medesimi, pari a 11 baiocchi per tornatura.

Si può ben dire cominciasse allora, in quel modo, una gestione partecipata del fiume, quasi quanto quella che stiamo cercando di riprendere ai giorni nostri. Certamente molti cotignolesi non sapranno che fu proprio il loro sindaco, Michele Bassi, con una delibera del Consiglio comunale del 4 luglio 1961, ad estinguere l’ultimo credito di quella cassa, pagando agli ultimi eredi di coloro che avevano prestato gli scudi, la somma di 1 milione e 300 mila lire.

Ho raccontato questo fatto, tratto dalla lettura di una bella tesi di laurea scritta da una cittadina cotignolese, perchè, assieme ad altri avvenimenti accaduti nei secoli, si può ben dire come Cotignola possa candidarsi a fregiarsi del titolo di capitale del Senio. Tanto è stata storicamente nei millenni elevato e continuo l’intervento delle popolazioni messo in campo nel tentativo di contenere le intemperanze del bizzoso fiume. E non è certamente un caso che proprio da queste parti sia sorto il grande moto culturale dell’Arena delle Balle di Paglia che pian piano sta contagiando il fiume dalla sua sorgente alla foce.

Tornando ai giorni nostri, con la Mostra sul Senio, presentata nel corso della tradizionale ricorrenza della Segavecchia, abbiamo avuto ancora una volta la prova di quanto grande sia il legame fra i cittadini e il loro fiume. Lo hanno attestato le centina di persone che l’hanno visitata e i positivi commenti raccolti.

Davvero sorprendente poi il buon numero di persone che, in una giornata tutto sommata piuttosto fredda, hanno partecipato alla camminata sull’argine, alla ricerca delle buone erbe spontanee da gustare. Ma la vera sorpresa è stata quella di avere poi constatato quanto siano veramente gustose, dopo averle assaggiate ammannite in una sapiente misticanza a crudo suggerita da Tiziana Visani, che ci ha fatto da cicerone.

Prima della sosta a Casa Ercolani per l’assaggio delle erbe, abbiamo inaugurato un piccola area di sosta e pic nic realizzata dall’Amministrazione comunale, a ridosso della riva del fiume e dove si è riflettuto su quanto possa essere bello e utile conservare la bellezza del nostro fiume, per farne oggetto di incontro con la natura, il paesaggio e una migliore qualità della vita, quale quella che si può ottenere camminando,  correndo e andando in bici in un ambiente sano.

In fondo desideriamo ringraziare tutti coloro che ci hanno aiutato. Grazie a Primola, partner essenziale e paritario nella gestione del programma; grazie alla Pro Loco che ha accettato di   inserirci nel programma della Sagra; grazie a Marcello e Roberto che hanno curato la mostra; grazie alla famiglia Ercolani e a Tiziana Visani che ci hanno aiutato nell’andare per erbe; grazie a Franco, Piero e agli altri soci dell’Associazione Amici del Senio che hanno fattivamente collaborato e agli amici che ci hanno aiutato. Infine un sincero ringraziamento all’Amministrazione comunale, dal Sindaco, a tutti gli Assessori e consiglieri che ci hanno sostenuto, partecipato e incoraggiato con la loro presenza non formale.

 

StampaIl contesto è quello della ricorrenza della Segavecchia – che a Cotignola si celebra dal tempo dei tempi – assieme a Primola e grazie alla collaborazione della Pro Loco e dell’Amministrazione comunale, gli Amici del Senio si presentano a Cotignola con due iniziative: la presentazione della Mostra fotografica sul Senio e Andare per erbe lungo il fiume.

La mostra si intitola: Il percorso del Senio tra memoria e natura, un fiume di ricordi. E’ molto bella e apprezzata dai visitatori. Curata dagli Amici Marcello Bezzi e Roberto Torricelli, finanziata dal comune di Alfonsine, si è avvalsa della tangibile collaborazione degli Amici di Feliso, di diversi Fotocine-club e di tanti appassionati collaboratori.
La mostra è corredata da sezioni specifiche che riguardano Castel Bolognese, Felisio e Cotignola. Si tratta di contributi culturali locali dei luoghi dove ultimamente è stata esposta.
L’esposizione ritrae gli aspetti tipici storici e naturalistici del nostro territorio fluviale, da Casola ad Alfonsine, ed è corredata da foto storiche che ricordano ciò che il fiume Senio ha rappresentato nel corso dell’ultimo conflitto mondiale. E’ allestita nel cortile di Casa Varoli. Si può visitare oggi (12 marzo) dalle ore 15 alle 18, domani e sabato dalle ore 10 alle 12 e domenica dalle ore 9 alle 12 e dalle 15 alle 18.

La seconda iniziativa promossa, assieme a Primola Cotignola, nel pomeriggio di sabato 14 marzo, è una camminata lungo l’argine del fiume, dal ponte alla Chiusaccia. Assistiti dalla competenza di Tiziana Visani, riconosceremo e raccoglieremo le buone erbe del nostro fiume che cucineremo poi a casa di Ercolani, lungo il tragitto. E’ questa anche l’occasione per inaugurare una piccola area pic nic allestita dal comune di Cotignola fra il Canale dei mulini e il fiume e pannelli espositivi di documentazione storica sul rapporto fra fiume e comunità. Un tema questo, molto caro all’Associazione Amici del fiume Senio. L’appuntamento è per le 14,30 sul ponte di Cotignola. Siete tutti invitati a partecipare.

FranaSiamo nel pieno delle celebrazioni del 70° anniversario della fine della seconda guerra mondiale e della lotta per liberare l’Italia dal nazi-fascismo.

In queste settimane ricordiamo settanta anni di pace in Europa. Non era mai accaduto nella storia del nostro continente che, per un periodo così lungo, non ci fossero guerre.

Questo è stato possibile perché le comunità di cittadini hanno preso coscienza delle immani atrocità accadute in quel conflitto, lo hanno fissato con chiarezza nella loro memoria, lo hanno ricordato nel tempo e nel tempo ci hanno detto che non deve più ripetersi.

Oggi, dopo settant’anni, quelle persone sono un numero sempre minore. Le stiamo perdendo, e con esse stiamo perdendo la memoria del loro vissuto.

Dobbiamo allora pensare a cosa fare per rendere indelebile quel ricordo e fare in modo che non si perda.

Una risposta possibile è quella di sedimentare quei ricordi nei territori che ne furono teatro e fare in modo che questi ci parlino. Quando non potranno più farlo i protagonisti della storia.

La nostra vallata e il fiume Senio, sono stati testimoni silenti degli ultimi lunghi mesi della seconda guerra mondiale.

Qui, nelle nostre campagne e nelle nostre città, hanno combattuto i soldati di venti Nazioni, entrando in contatto stretto con la popolazione civile. In moltissimi casi si sono sedimentati rapporti che nel bene e nel male hanno toccato e inciso nella mente di centinaia di migliaia di persone.

Tutto questo è evidente dal momento in cui, a settant’anni di distanza, i combattenti di allora e i loro eredi giungono ancora nella nostra valle alla ricerca del ricordo di quel tempo. A volte lo trovano, altre nò. E quando non lo trovano, qualcosa si spegne.

Spetta a noi, oggi, fare in modo che quelle fiammelle restino accese.

E’ di questo che parleremo stasera a Castel Bolognese nel Teatrino del vecchio mercato, aiutati dagli studi dello storico Gabriele Ronchetti e dalle immagini del giornalista della Rai Antonio Graziani.

Spero siano presenti tante persone e fra queste, coloro che hanno il compito di interloquire per la soluzione di queste questioni. Per una volta mi sento ottimista.

L'istrice di Tebano

L’istrice di Tebano

Gli istrici, assieme ai tassi, alle volpi e alle nutrie, stanno godendo ultimamente di cattiva stampa in quanto additati fra i responsabili delle rotte di argini di fiumi e canali. Non so quanto questo corrisponda a verità e quanto invece queste colpe servano come paravento per altre e ben più gravi negligenze verso i nostri fiumi.

Il diavolo non si veste certamente da nutria che, facendo tane a filo d’acqua, non danneggiano gli argine nel punto dove sono più fragili. Non si capisce quindi la ragione in base alla quale i comuni del faentino abbiano autorizzato i cacciatori a ucciderle. Il discorso è diverso nel caso di loro presenza nei canali pensili.

Tassi, istrici e volpi invece richiedono valutazioni ben diverse. Particolarmente le tane dei tassi, realizzate per stanze e con uscite plurime, possono creare notevoli problemi di stabilità, se presenti negli argini dei fiumi. Non so però quanti tassi si siano visti in giro. Anche le volpi fanno tane, ma maggiormente tendono ad occupare quelle di altri.

Gli istrici invece, fanno tane importanti e profonde e, quel che più preoccupa, le fanno in rapida successione fra loro, favorendo un effetto gruviera e quando queste sono presenti sugli argini dei fiumi c’è da preoccuparsi. Particolarmente se vengono fatte nella parte interna dell’argine.

La presenza di questo mammifero, roditore, plantigrado, bello da vedere soprattutto quando, disturbato, mostra tutti i suoi aculei, è in forte espansione nei fiumi. La foto a corredo di questa nota, scattata stamattina nell’argine del fiume Senio a Tebano, mostra la complessità del problema. La invierò certamente a chi di competenza, anche se un cittadino mi ha detto che quelle tane sono già state segnalate da tempo e a più riprese, senza che nulla sia accaduto. E questo è molto strano, se posto in relazione alla demonizzazione che si fa di questo animale. Ricordate il battage intorno alla notizia dei 150.000 euro spesi a Cotignola per “sistemare” la tana di un istrice?

Di fronte al problema della presenza di questi animali nei fiumi, che va certamente assunto seriamente, occorrerebbe stabilire un diverso approccio, che non fosse la pura demonizzazione.
Intanto si potrebbe dire che essi rappresentano una ricchezza della natura, che dovrebbero arricchire il nostro patrimonio culturale della conoscenza. Che a molte persone possono anche apparire interessanti e piacere. Fra l’altro l’istrice è una Specie di Interesse Comunitario, tutelato e che richiede una protezione rigorosa. Non so degli altri.

In secondo luogo, mi riferisco sempre ai fiumi, va detto che questi animali – eccetto le nutrie – trovano il loro ambiente migliore nell’incuria nella quale sono stati tenuti negli ultimi decenni gli argini. Quindi, la soluzione del problema sta in una corretta e costante manutenzione dei nostri fiumi. Senza contare che con una buona manutenzione e una rinnovata presenza dei cittadini lungo gli argini, si consente la reale possibilità di un controllo visivo accurato. E con questo la limitazione massima dei pericoli reali.

StampaIl Senio, fiume della memoria. Per lunghi mesi invernali fra il 44′ e il 45′ il Senio fu testimone delle atrocità della guerra nazi-fascista, della lotta di liberazione promossa dai partigiani e dell’azione decisiva degli Alleati. Migliaia di soldati e civili morirono, tante città furono distrutte.

Nei quattro mesi del fronte sul Senio tedeschi, partigiani e soldati Alleati – uomini di venti Nazioni – entrarono in contatto fra loro e con le popolazioni locali. Le atrocità della guerra, in molti casi lasciarono spazio ad una interlocuzione personale fra popolazione civile e i belligeranti, in fondo frutto della comune ripulsa di una guerra che certamente loro non avevano voluto. Si sedimentò un ricordo indelebile che ha fatto si che oggi, dopo settant’anni, soldati di allora o eredi tornino sul Senio per cercare la loro storia. A volte la trovano, altre no. E nella misura in cui non la trovano, essa, nel tempo, tenderà sempre più a perdersi.

Corriamo allora il rischio che, se in questi mesi celebriamo il 70° anniversario della Liberazione con la presenza sempre più labile di testimonianze dirette, forse non celebreremo l’80°.  E’ ragionando su questo tema che gli Amici del Senio hanno pensato di approfondire l’argomento, trovando subito una fertile sponda nell’Amministrazione comunale e nell’Unione dei comuni della Romagna faentina.

La conseguenza è stata l’intesa per promuovere, la sera del prossimo 4 marzo, nel Teatrino del Vecchio mercato a Castel Bolognese, una conferenza affidata al giornalista e storico, Gabriele Ronchetti attivo da anni nelle ricerche sulla Linea Gotica e la Resistenza, autore di Una analisi storico-territoriale del Fronte del Senio e studioso di Una ipotesi di sviluppo del turismo della memoria.

L’iniziativa, inserita nel calendario delle celebrazioni del 70° della Liberazione promosso dal comune di Castel Bolognese, si propone di creare il presupposto per cementare nei luoghi la memoria storica di quei dolorosi avvenimenti e di farne elemento di cultura collettiva. Il Senio, testimone silente di quei tempi, è posto al centro del progetto per la sua valorizzazione come fiume della storia, capace di conservare il ricordo e di renderlo visibile, con scelte di carattere culturale e strutturale, agli occhi di quanti non vorranno dimenticare.

La conferenza sarà seguita dalla proiezione del video-documentario Lo sfondamento della Linea Gotica, curato dal giornalista della Rai Antonio Graziani che sarà presente alla serata. Esso mostra scene originali degli eserciti inglese e americano conservate negli archivi dell’Istituto Luce di Roma e dell’Imperial War Museum di Londra. Le immagini ci fanno vedere i momenti più drammatici del conflitto con gli attacchi alla Linea Gotica e le giornate che portarono alla Liberazione di tante città nell’aprile del 1945.

ArgineAllora, il Giudice ha ribadito in seconda istanza che le catene che impediscono il transito sull’argine del Senio, a Castel Bolognese, poste da un privato cittadino, devono essere tolte. Il passaggio deve essere ristabilito, come in essere da sempre.

Sarebbe veramente incomprensibile ora, se continuassero le disquisizioni e non si rispettasse la sentenza della Giustizia. Tutti sappiamo che qua e là, lungo alcuni tratti di argine dei fiumi ci sono vecchi cartelli di divieto di passaggio, spesso oscurati o resi invisibili dalle sterpaglie, che si riferiscono ad una legge del 1904 che, non essendo stata abrogata, è tutt’ora in vigore. Innanzitutto sarebbe interessante capire da dove quella disposizione sia originata. Io ho letto il Capo IV che tratta degli argini e del suo uso, e non ne ho ravvisato la ratio. Certo non mi intendo di legge e quindi posso sbagliare. Ma coloro che si appellano a quel divieto potrebbero spiegarne l’origine… e anche perché il Giudice non lo riconosca.

Mi chiedo ancora come si possa insistere su quel “divieto”, quando da sempre gli argini dei fiumi sono percorsi da una moltitudine di persone. Alcune delle quali, mi riferisco ai cacciatori e ai pescatori, sulla base di autorizzazioni (licenze) concesse da pubbliche autorità. E comunque, nel tratto di fiume di cui si discute, quelle tabelle non sono mai state poste.

Penso ce ne sia abbastanza per rimuovere subito quegli orpelli, eseguendo la decisione dei Giudici. E comunque, credo, che dopo due sentenze a loro favorevoli, i cittadini possano tranquillamente riprendere il loro percorso lungo quel tratto di argine, segnalando alle autorità i problemi che dovessero incontrare.

Fiume Senio - "Tappo" prima di Felisio (prima dell'ultima fiumana)

Fiume Senio – “Tappo” prima di Felisio (prima dell’ultima fiumana)

Non passa giorno che qualche cittadino non mi chieda quando sarà tolta quell’assurda sbarra sopra l’argine del Senio, a Castel Bolognese, in fondo al Boccaccio. Mi sono informato e la notizia è questa. L’ultima udienza in Tribunale è avvenuta il 24 novembre dello scorso anno. Da allora si è in attesa che il Giudice di Appello si pronunci sul ricorso avanzato dal soccombente.

Ricorderete che a seguito di sbarre poste da un frontista sull’argine di sinistra del fiume, il comune chiese al Tribunale di ripristinare la condizione in essere da decenni, del libero passaggio delle persone sopra l’argine. La Sentenza, dello scorso estate, fu favorevole al comune. Infatti il Giudice decretò con esecuzione immediata il ripristino del libero accesso, la rimozione di tutti gli orpelli – compreso le telecamere – e gravò il soccombente del pagamento degli oneri processuali.

Per ragioni che non conosco la sentenza non fu “immediatamente eseguita”, mentre il soccombente si appellò ad un nuovo grado di giudizio. Nel frattempo un tecnico del Servizio di Bacino, ossia l’autorità del fiume, scrisse sul Resto del Carlino che quella sentenza era “sbagliata”. So che c’è stata la deposizione di memorie in Tribunale e alcune udienze, l’ultima delle quali è avvenuta il 24 novembre. Da allora si è in attesa della sentenza.