Il Senio si accredita sempre più come fiume di land art. Se passate da Cotignola date un’occhiata alla galleria del Senio, ai piedi della rata, provenendo dalla Madonna di Genova, in piazza Amendola. Marco Zanella fotografo di fama nazionale, l’ha tappezzata di immagine scattate questa estate all’Arena delle balle. Sono le immagini delle persone e dei sentimenti dell’Arena.

Metto qui foto di parte di quelle immagini, ma non perdetevele dal vivo.

Si dice non ci sia città importante al mondo che non sia solcata da un fiume. Attorno ai fiumi si sono consumate guerre, consolidati sentimenti comuni, sono nate tradizioni. Come tutti i fiumi, anche il Senio ha avuto una funzione nella sorte delle popolazioni della sua vallata.

Noi vorremmo scoprire le storie accadute attorno al Senio e svelarle. Vorremmo contribuire a definire una mappa delle comunità del Senio, attraverso un esercizio di recupero della memoria collettiva delle sue genti.

Siamo partiti da Tebano, poi Palazzuolo sul Senio, adesso Fusignano. L’idea è di camminare nei borghi, nelle cittadine e nel territorio alla riscoperta delle storie di ogni tipo.

A Fusignano l’appuntamento è per Sabato 8 settembre alle ore 8 al Bar Caio. Partiremo alle 8,30 a piedi per una camminata verso il monumento ai Caduti della prima guerra mondiale posto in via Dei Cosmonauti (storia di un monumento quasi dimenticato nelle celebrazioni del centenario della prima guerra mondiale).

Poi saliremo il ponte sul Senio che ci ricorda una storia, con qualche stranezza. “Nel maggio del 1790 fra le due comunità di Bagnacavallo e Fusignano ed il feudatario marchese Francesco Calcagnini, si concordò la costruzione di un ponte sul Senio. Non tardò quindi a sorgere sul dorso del fiume un ponte magnifico, sui quattro angoli del quale sedevano maestosi 4 leoni….” La stranezza è: dove sono finiti questi leoni?

Seguiremo l’argine sinistro sinistro orografico fino al punto della rotta del sabato 26 novembre 1949.

Poi conosceremo il parco Piancastelli, l’area di riequilibrio ecologico Bosco di Fusignano e visiteremo al vecchio mulino sul canale, la sorprendente mostra di sculture di ferro di Giovanni Martini.

Dopo un benefico ristoro nel magnifico parco alberato del nostro socio Giovanni Cassani, visiteremo l’originale giardino popolato da statue di animali, nani e figure mitologiche di Gilberto Ferdori in via Nenni, 38.

Concluderemo la camminata verso le 11, 30 con la visita al museo militare Romagna Air Finders, in via Santa Barbara 4.

A Fusignano ci sono tanti altri punti di interesse poco conosciuti, come l’hangar dei relitti ritrovati dopo l’ultima guerra e quello che pare essere un monumento di archeologia industriale come lo stabilimento della vecchia fornace. Ma la vita continua.

Vi aspettiamo sabato 8 a Fusignano per un tuffo nella memoria e nella storia di Fusignano.

 

Ricordate l’articolo Al mare a piedi da Felisio a Casal Borsetti pubblicato il 19 luglio scorso? Otto ragazzi di Faenza hanno percorso a piedi il tragitto sopra gli argini del Senio e del Reno e descritto con dovizia di particolari il tragitto. In seguito, hanno raccontato le sensazioni e le suggestioni del viaggio, pubblicate poi da Gagarin Magazine, che ha titolato Passeggiare per la linea gotica. E’ un racconto molto bello che vi invito a leggere.

 

NdR – Alcuni ragazzi di Faenza, il sette aprile scorso, hanno camminato lungo gli argini del Senio, da Felisio a Casal Borsetti. Avendo avuto notizia dell’evento, abbiamo chiesto loro di fornirci una breve nota tecnica del percorso, perchè possa essere utile ad altre persone. Lo hanno fatto ed ora pubblichiamo le informazioni. Ringraziamo Stefano per la gentile collaborazione.

Raggiungiamo il fiume Senio a Ponte Felisio partendo dalla Stazione FS di Solarolo, distante un paio di km. Chi volesse partire dalla Via Emilia, da Ponte di Castello a Ponte Felisio consideri un’ora e mezzo di cammino.

Noi abbiamo percorso prevalentemente l’argine dx, ad eccezione del tratto dalla Chiusaccia alla strada San Vitale, (per costeggiare l’Arena delle Balle di Paglia e visitare il Giardino dei Giusti a Cotignola) e di quello sulle Valli di Comacchio. Dai vari sopralluoghi abbiamo comunque potuto constatare che l’intero corso del fiume, dalla Via Emilia alla confluenza col Reno è interamente percorribile su entrambi gli argini.

Il nostro viaggio si è sviluppato in due tappe con sosta intermedia ad Alfonsine, posizionata quasi a metà percorso. La prima tappa è dal punto di vista logistico più agevole in quanto il Senio costeggia vari centri abitati. La seconda, leggermente più impegnativa, è più interessante dal punto di vista paesaggistico.

INFORMAZIONI PRATICHE DETTAGLIATE

1° giorno

La prima fontana si incontra presso il ponte della Chiusaccia, dopo meno di un’ora di cammino. Segue l’abitato di Cotignola che offre ampie possibilità di ristoro.

Superato il ponte sulla San Vitale – fra Lugo e Bagnacavallo – si transita da S. Potito dove a circa trecento metri dal fiume c’è un bar (Casa del Popolo) e poco oltre una fontana presso il locale campo sportivo (luogo consigliabile per una sosta lunga). Per riguadagnare l’argine occorre percorrere la stessa strada a ritroso.

Segue il ponte tra Fusignano e Masiera. Anche in questo caso ci sono possibilità di ristoro su entrambi i lati.

Si transita poi a breve distanza dalla Piscina Intercomunale della Rossetta e dopo poco si raggiunge il paese di Alfonsine. Noi abbiamo dormito in un B&B adiacente all’argine destro. L’abitato offre varie possibilità di ristoro e di rifornimento (compresi due supermercati aperti anche la domenica) senza deviare troppo dal percorso (perché chi è partito come noi da Solarolo a questo punto avrà camminato almeno sei ore.

2° giorno

Lasciamo Alfonsine sempre sulla riva destra. Oltrepassata la strada Reale, il primo km è l’unico tratto in cui abbiamo trovato l’erba un po’ alta. In alternativa è possibile percorrere la strada asfaltata che corre parallelamente. Poi l’argine ritorna curato e il paesaggio si fa sempre più suggestivo.

Nei pressi della confluenza col fiume Reno si lascia l’argine per un breve tratto e si imbocca una strada ghiaiata ben visibile che dopo qualche centinaio di metri ritorna sulla riva. ATTENZIONE, non si sottovaluti l’effetto che potrebbe avere sui piedi meno allenati il passaggio dall’erba alla ghiaia (superficie che da qui al mare sarà prevalente). In questo tratto l’unica possibilità di ristoro/rifornimento acqua è presso il paese di S. Alberto, ad oltre mezzo km dal mitico traghetto, unica possibilità di attraversamento del fiume Reno, per poi costeggiare le magnifiche Valli di Comacchio.

Giunti sulla Romea segnaliamo la Trattoria Primaro (ammesso che la troviate aperta), ultima possibilità di ristoro prima dell’arrivo.

Attraversata la statale si ritorna sul lato dx (l’unico percorribile nel tratto finale). L’atmosfera è ormai marittima ma, se come noi volete raggiungere la spiaggia, non illudetevi di essere arrivati. Dovendo aggirare il poligono militare di Foce Reno, dopo 1,8 km occorre svoltare a destra lungo una strada ghiaiata, proseguire a sinistra lungo via della Cooperazione e continuare lungo via Spallazzi fino al cartello “Casal Borsetti”, dove finalmente troverete il primo accesso al mare. Dalla Romea son più di 4 km… COMPLIMENTI !!

Al Ponte del Castello, la località sulla via Emilia, c’è un po di confusione dovuta a problemi di varia natura. Forniamo alcune indicazioni pratiche, valide al momento.

Coloro di voi che provengono da Tebano, sulla riva di sinistra, arrivano al Ponte agevolmente, dopo avere aggirato una sbarra (illegale) posta nell’argine in località Boccaccio. Giunti alle porte del Ponte del Castello (abitato), dovranno scendere la riva a sinistra, dopo il distributore e le successive due case. Un sentiero e un praticello vi consentiranno di arrivare dopo pochi metri sulla ciclabile della via Emilia. Attraverserete la consolare al semaforo a chiamata (mi raccomando, chiamate il verde). Poi a destra verso Faenza. Dopo poche decine di metri (monumento che ricorda la Liberazione di Castel Bolognese), troverete a sx lo stradello che vi porta sull’argine da poco ripulito di canne e robinia.

Giunti alla ferrovia, scendete a destra, sull’alveo. Passerete sotto al ponte per comodo sentiero che qualcuno ha provveduto a rendere percorribile anche in bici. Appena sotto passato il ponte, e avere dato un’occhiata alla sua bella architettura, risalite subito la riva e proseguite tranquillamente verso il ponte di Felisio.

Problemi. Non proseguite oltre dopo la seconda casa che vi ho indicato in quanto al momento non passereste. Per le ragioni che: sotto al ponte non si passa e nemmeno si passa al piede della riva, causa una alta rete posta da un privato. Una situazione questa che cercheremo di chiarire con la collaborazione dell’Autorità del fiume.

 

 

 

Continua la risalita a piedi lungo il Senio, verso la sorgente. Lo scopo è quello di documentare le cose belle e quelle brutte del nostro fiume e dimostrare la fattibilità di un percorso ciclo naturalistico e della memoria dalla sorgente al mare.

Ieri abbiamo percorso il tratto da Borgo Rivola fino a Casola Valsenio. Bello e interessante. E che ci sta suggerendo tante idee da proporre a chi si occupa della (non) manutenzione del fiume e a chi amministra il territorio.

Siamo partiti dal ponte della cava del gesso e arrivati alla chiesa maestra di Casola Valsenio, risalendo nell’ultimo tratto il bel parco fluviale della cittadina. Il percorso è di circa 8 km, compreso la visita all’Abbazia benedettina. Una camminata di tre ore che può allungarsi di mezz’ora se nel cammino si include anche la visita al Cardello di Oriani. Si procede in prevalenza lungo carraie, poco sentiero, qualche stradello e un km di asfalto (zona industriale). E’ questo il primo tratto, salendo a monte, dove il fiume Senio – a dispetto dei detrattori informo di avere visto ai Musei vaticani la carta geografica del XV secolo che già allora veniva definito “fiume” – nel corso dei suoi millenni ha eroso la montagna. Capita allora per lunghi tratti di camminare ai bordi di un baratro di 50 metri e più, con il fiume che scorre rumorosamente sotto. La vegetazione al bordo copre il senso di pericolo, anche se ovunque dovrebbe essere garantita una fascia di rispetto e non, come in qualche caso, coltivare il terreno proprio fin sul ciglio del baratro.

Le cose belle. Subito dopo Rivola si incontra una casa ex mulino; in quel punto il paesaggio del fiume è splendido. Si apprezzano qualche elemento del vecchio mulino e, volgendo lo sguardo in alto, il “grande” ponte dei Montroni che si staglia verso la vena del gesso.

Quello che più ci ha colpito però sono gli antichi casolari. Più grandi di quelli appenninici di montagna, sintomo forse di un miglior benessere già oltre un secolo fa. Generalmente hanno una composizione e una architettura complesse, ben studiata per le esigenze del tempo. Esprimono i bisogni e la cultura di allora. In quei casolari, in quei cortili tutto è storia. Storia contadina, storia di genti temprate, dedite al lavoro, generose e che guardavano al futuro. Oggi questo monumenti al lavoro e alla famiglia sono in cattivo stato. Ancora in piedi, ma per quanto? Nella migliore delle ipotesi sono abitati da una persona anziana. E quando verrà a mancare, cosa succederà di quei tesori?

Abbiamo incontrato alcuni orti o giardini con i fiori di un tempo (mi dispiace non conoscere i nomi). E un amico della compagnia che ci ha detto che quelle coltivazioni erano legate a metodi antichi di coltivazione, che sarebbero ancora validi, se non si fosse stati stregati dalla logica dei concimi e degli antiparassitari.

E ancora, due antichi pozzi con impressi i segni del tempo; il gabinetto fuori casa di una volta, col buco, le impronte per i piedi messe per non sbagliarlo e il vecchio, consunto, impolverato scopino di saggina per pulire. E che dire di un pergolato creato con una vite con foglie strane che copre un grande tavolato di lastre di porfido di fiume?

Poi le alberature. In alcune aie si notano alberi possenti – forse sequoie del Canada – e altri enormi, i cui rami sono stati “invitati” verso forme artistiche che, ricoperte di edera, conferiscono l’aspetto di grandi opere di land art naturali. E ancora le tante madonnine – in genere addolorate – sparse lungo il percorso, nei crocicchi e nelle pareti della case, li a segnalare devozione e speranza per grazie ricevute o attese. Infine la sorpresa di una grande vasca in cemento che, vista la forma, deve essere stata utilizzata come macero per la canapa e come lavatoio.

Infine il bel Parco fluviale di Casola Valsenio, da cui prossimamente partiremo per continuare l’esplorazione verso Palazzuolo (sempre sul Senio).

Le cose brutte. Il senso di abbandono di troppe abitazioni storiche. Quel disordine, in alcuni punti, che denota una certa incomprensione per il bello che la natura e il paesaggio offrono da quelle parti (fortunate). Poi la pretesa di alcuni di coltivare il terreno fin sul ciglio degli orridi del Senio e la propensione a spingere le ramaglie dentro i rii, creando i guai che ben si possono prevedere.

L’ultima cosa brutta è il camion di legna che preme nei piloni del ponte della cava e che copre completamente il letto del fiume. Sicuramente un pericolo. Segnaleremo il fatto alle autorità del fiume.

Alla fine la domanda vera è se esiste una qualche istituzione che voglia salvaguardare il patrimonio storico e culturale esistente in questo tratto lungo il Senio. Ad esempio: alcuni dei luoghi visti starebbero bene compresi nella lista delle location cinematografiche. In Romagna si sta promuovendo questa aggregazione, si vorrà tentare di cogliere questa possibilità?

Pubblico ora alcune foto (ma non quelle che potrebbero incuriosire troppo).

 

 

 

 

Mai tante persone ad una camminata organizzata dagli Amici del Senio come il 21 ottobre 2017. Siamo davvero contenti. Come minimo vuole dire che siamo credibili, che il format è buono, che camminare a piedi piace e che il nostro fiume – con la sua storia – è un valore aggiunto. Descrivo il percorso per aiutare chi volesse ripercorrerlo in futuro.

Partiti alle 14,30 da piazza Bernardi (nuova fontana spenta, dispiace che i tanti ospiti da fuori non abbiano potuto vederla: zampilla dalle 15). Erano con noi un gruppo di Nordic Walking, intere famiglie con bimbi, tante persone che sul percorso avevano ricordi. E Paolo Grandi, storico e ricercatore che ci ha aiutato a leggere il territorio.

Seguendo la ciclabile dell’Emilia e imboccata via Burano (di fronte alle Cupole), in poco tempo si raggiunge la riva del fiume. Vedendoci in tanti, il contadino (signor Liverani) che gentilmente concede di passare dal suo cortile, ci ha offerto di aiutarlo a raccogliere i cachi, senza però avere fortuna. In fondo al primo tratto si possono ammirare orti condotti con maestria e passione. A seguire una ricca vegetazione ripariale con alcune betulle secolari. La riva è pulita, grazie ai contadini che se ne fanno gratuitamente carico.

Poco prima del Ponte del Castello, Paolo ci ha indicato il punto dove esisteva fino agli anni settanta una delle tre “passerelle” nel territorio Castellano, fino a Biancanigo. Passerelle a pelo d’acqua, fatte da semplici binari e traversine ferroviarie, ma tanto utili perchè consentivano in poco tempo di giungere a Casale. Certo, in quegli anni le auto erano poche e si viaggiava prevalentemente a piedi o in bici. Oggi le cose sono cambiate, ma senza ombra di dubbio, se alcune di quelle passerelle simil-guado fossero riattivate sarebbero molto gradite a tante persone amanti del cammino e della natura.  Come Associazione ci impegneremo su questo tema.

In quel punto Floriana ci ha ricordato come nel passato fossero presenti in acqua le cozze di fiume, che venivano raccolte e mangiate.

Giunti al Ponte, dopo le prime case, si scende in un prato che funge da percorso demaniale e si arriva sulla via Emilia, che si attraversa protetti da un semaforo a chiamata per i pedoni. Poi il percorso prosegue lungo via Gradasso fin dopo il sottopasso della ferrovia, passato il quale si risale sulla riva. Al Ponte del Castello segnaliamo un problema: per cause non tutte nobili, che hanno come riferimento i confinanti e l’Autorità del fiume, la riva del Senio, dalle prime case, fin dopo il ponte della ferrovia, non è transitabile. Crediamo che questo non sia giusto e che quindi, chi di dovere si attivi per sanare quella situazione.

Arrivati al Ponte, Paolo ha reso notizia delle tante battaglie che lì si sono svolte nei secoli. In prevalenza fra bolognesi e faentini, fra guelfi e ghibellini, fra napoleonici e papalini, fino all’ultima guerra, con la linea Gotica eretta dai nazi-fascisti e lo storico fronte del Senio. Nell’antichità, lungo la Consolare, sul Senio, il borgo si chiamava San Proculo, era poco distante dalla riva destra e si raccoglieva attorno alla chiesa sorta accanto al cimitero che ora potete vedere in via Sant’Orsola, a poche centinaia di metri dalla via Emilia. In occasione di una delle cruente guerre del dodicesimo secolo (maggio 1171) al termine della quale il guerriero ferrarese Guglielmo di Marchesella compose le diatribe fra i faentini e i bolognesi,  la pace venne firmata sulla riva sinistra del Senio. Sul luogo venne eretta una chiesa che venne chiamata Santa Maria della Pace; sorgeva accanto all’attuale cimitero della Pace. Con l’ultima guerra poi, le due chiese vennero abbattute e dopo furono edificate: quella della Pace, di fronte al cimitero e quella di San Proculo al Borgo dei Marziani (pieve Ponte).

Ripreso il nostro cammino e giunti sulla riva, camminando sullo stradello ai suoi piedi, si può ammirare uno dei tratti più belli del Senio, costituito da una grande ansa, ricca di vegetazione ben curata, di attività sportive non impattanti e da una serie di magnifici orti, forse i più belli di Castel Bolognese. Quando lo stradello ha ripreso la cima della riva ci siamo soffermati brevemente a parlare dei Budelli del Senio. Si tratta del tentativo dell’uomo di rettificare gli argini allo scopo di velocizzare il corso dell’acqua togliendo la sinuosità del letto del fiume. Poi qualcuno pensò che così facendo avrebbero creato pericoli di rotte a Cotignola (dove gli argini si stringono) e allora (per fortuna) non se ne fece nulla. Rimasero i vecchi argini che continuarono a seguire la tortuosità del fiume e i nuovi, più alti e rettilinei. Nelle anse che così si formarono si crearono dei laghetti che ben presto divennero importanti siti naturalistici, tali da far ritenere logica la loro valorizzazione.

Proseguendo per strade comunali e vicinali siamo giunti al Molino Scodellino che abbiamo potuto visitare, ammirando anche il funzionamento delle sue macine di pietra. Dopo il ristoro, abbiamo ripreso il cammino che in venti minuti ci ha riportati in piazza Bernardi, da dove eravamo partiti.

DESCRIZIONE IN BREVE DEL PERCORSO. Piazza Bernardi, piazza Fanti, viale Roma ciclabile della via Emilia, via Burano, argine del Senio fino al Ponte. Attraversamento dell’Emilia al semaforo, via Gradasso fin subito dopo il sottopasso della ferrovia, da dove si risale subito la riva. Si percorre la stradina ai suoi piedi all’interno; quando questa vi riporta sull’argine, scendere per via Rezza, riprendere via Gradasso, poi via Farosi fin dopo la ferrovia da dove si imbocca via Pignattina. Via Canale, Molino, via Canale, via S.Croce (dopo il sottopasso), viale Cairoli (Stazione), via Costa e piazza Bernardi. Avete percorso 10,5 km e consumato circa 630 calorie. Di passo normale e qualche sosta, si impiegano circa due ore e mezzo.

E adesso un caleidoscopio di foto (Ivano Fagnocchi)

Il percorso proposto domenica 1 ottobre è stato molto gradito dai partecipanti. Lo descrivo per aiutare chi volesse ripercorrerlo in futuro.

Siamo partiti (14,30) da piazza Bernardi (peccato che la nuova fontana a quell’ora fosse spenta). Seguendo le piste ciclabili cittadine siamo arrivati in fondo a via Boccaccio, da dove abbiamo preso l’argine di sx del Senio, fino a Tebano (1 h e mezzo circa). Lungo il tragitto, compiuto in sicurezza, anche grazie al volontario della Sicurezza che la Polizia Municipale ci aveva assegnato (grazie), ci siamo brevemente soffermati su alcune particolarità per fare in modo che le nostre camminate mantengano sempre anche un aspetto didattico e culturale.

Abbiamo visto e parlato della sbarra abusiva messa sull’argine del fiume e non ancora smantellata, nonostante chi l’ha messa abbia già perso due processi. Abbiamo notato segnali di PROPIETA’ PRIVATA posti dentro l’alveo del fiume e spiegato che quella “stranezza” deriva dal fatto che quando innalzarono gli argini – nel dopoguerra – non risolsero il problema della proprietà dei terreni residuali diventati alvei. Da allora nessuno se ne è più occupato.

Ci siamo fermati al parco fluviale di Castel Bolognese e divertiti a calcolare i quintali di grasso che le migliaia di persone che ogni hanno lo frequentano, lasciano su quel tratto di fiume. Tutti apprezzano quel tratto di argine col corsello in stabilizzato. Tutti comprendono che se così fosse fino ad Alfonsine, sarebbe una bella cosa. Per chi ama il turismo lento, per chi vuole migliorare o restare in salute, per le attività economiche vicine al fiume. Speriamo che prima o poi tutte le amministrazioni comunali del Senio si confrontino con questo tema che pensiamo riscuota un consenso molto vasto nella popolazione.

Abbiamo notato che il Consorzio sta impermealizzando un tratto pensile del Canale dei Mulini e ci siamo soffermati per qualche minuto a raccontare e a rendere omaggio alle vittime dell’eccidio nazi-fascista di Villa Rossi, a Biancanigo. Proseguendo sull’argine – verso Tebano – abbiamo notato come tanti cittadini confinanti abbiano cura nel tenere ben tagliata l’erba sopra l’argine. Li abbiamo idealmente ringraziati.

Arrivati a Tebano abbiamo visitati la Basilica devozionale mariana, anche per ammirare le pregevoli opere di tanti artisti fra i quali il nostro Angelo Biancini (grazie, don Gigino). Abbiamo parlato dell’acquedotto sotterraneo e mostrato la bellissima foto della sua architettura (sconosciuta ai più). E visto la fontanina alla quale, per lunghi decenni, si sono abbeverati ciclisti e camminatori di passaggio, poi andata alla malora per incuria e che adesso gli Amici del Senio vorrebbero riattivare.

Poi ci siamo spostati nel cortile della casina della pesa dove abbiamo offerte ai partecipanti un piccolo rinfresco con assaggi di erbe di fiume, di un ottimo vin brulè, di crostate, pizzette ed altro. Qui è venuta fuori una storia – che non conoscevo – di un marinaretto e di profughi albanesi sulla quale si potrebbe scrivere un libro, tanto è stata drammaticamente vera e allo stesso tempo assai stravagante. Una lettura di quel territorio che ancora ci mancava.

Qui abbiamo parlato brevemente degli obbiettivi degli Amici del Senio, ricevendo a sostegno loro e per ringraziarci dell’ospitalità offerta, sette nuove adesioni all’Associazione (ora gli iscritti, per il 2017, siamo 132), diverse firme alla nostra petizione e piccole offerte volontarie in denaro, fondamentali a fare si che la nostra attività possa andare avanti. Grazie a tutti, per questo.

Il ritorno è iniziato con la visita alla diga steccaia leonardesca e alla presa del Canale dei Mulini. Ci siamo arrivati percorrendo un grazioso ponticello e attraversando il fiume sulla diga. Giusto quel tanto che serve per aggiungere un poco di adrenalina alla camminata. Lungo una carrareccia adiacente via Biancanigo, siamo arrivati al borghetto, dove siamo passati sulla riva sinistra del canale dei Mulini. Percorrendo la quale siamo giunti al Rio Cupa nel punto dove questo incrocia e sovrasta il canale. Lo abbiamo attraversato e ci siamo trovati esattamente di fronte a via Marchesina vecchia.

Lungo il tratto di canale percorso – appena dopo il borghetto – abbiamo purtroppo annotato il suo uso come discarica di inerti. Questo è avvenuto – e prosegue tutt’ora – in modo assai significativo. Giunti poi al Rio Cupa siamo rimasti colpiti dalle tante tane di istrice – alcune di queste fresche di giornata – che hanno sicuramente reso gli argini come un formaggio gruviera. E’ logico supporre come in caso di una piena quegli argini possano saltare come fuscelli con le conseguenze intuibili. Provvederemo  a segnaleremo alle autorità competenti questi fatti per i dovuti interventi di legge.

Via Marchesina vecchia è una strada declassata da tempo a strada vicinale. Passa in mezzo alla campagna. Testimoniano la sua passata funzione la segnaletica che rimane nel punto di intersezione con via Zirona e la casa col numero civico 5  – da tempo disabitata – denominata “la Marcsena”. Percorrendola verso Castello siamo arrivati in breve – attraversando una bellissima campagna – in via f.lli Morelli. Fino al parcheggio del campo di calcio Tullio Bolognini, da dove un passaggio pedonale ci ha portato nel parcheggio della zona sportiva. Da via Donati e via Bagnaresi, abbiamo raggiunto via Giovanni XXIII e, in pochi minuti, la piazza da cui eravamo partiti. Alle 18 la fontana era in funzione.

DESCRIZIONE IN BREVE DEL PERCORSO. Piazza Bernardi, via Garavini, viale Roma (a sx), via De Gasperi, via Di Vittorio, via Biancanigo, via Boccaccio, argine sx del fiume fino a Tebano. Si torna percorrendo via Biancanigo – direzione Castel Bolognese – fino al borghetto. Si attraversa il canale dei Mulini e si segue la riva sx. Attraversato il rio Cupa, si attraversa via Zirona e si imbocca Marchesina vecchia, Poi via f.lli Morelli, parcheggio stadio Bolognini, vialetto a sx, parcheggio zona sportiva, via Donati, via Bagnaresi, via Giovanni 23*, via Garavini, piazza Bernardi. Avete percorso circa 9 km e consumato circa 550 calorie. Il tempo che avrete messo è derivato dal vostro passo e dalle soste. Di buon passo e senza soste, si fa in due ore.

Adesso una miscellanea di foto.

 

Domenica scorsa abbiamo esplorato il tratto di Senio che da Riolo Terme supera Borgo Rivola, passando per la stretta, a ridosso del corso dell’acqua.

Partendo dal ponte sul Senio a Riolo, la riva di destra è subito inagibile per le canne, gli arbusti e il pattume. Allora abbiamo ripiegato sul bel percorso ciclabile che porta a Gallisterna. Ripreso il fiume, abbiamo proseguito per lo stradello vicino alla riva destra. Passati i laghetti, siamo giunti alla zona degli orti. Poco prima abbiamo deviato sulla sinistra per ammirare l’albero più vecchio di Riolo terme, uno splendido esemplare di quercia plurisecolare, ancora in buono stato.

Nella zona degli orti, per superare una riva che lambisce il corso dell’acqua, ci siamo spostati sulla riva di sinistra. Normalmente il passaggio si fa sopra un guado di tubi. Domenica non era transitabile. L’ingrossamento del fiume dei giorni precedenti aveva portato a valle rami e tronchi i quali avevano chiuso i tubi, producendo una diga non possibile da superare. Di conseguenza, per il passaggio, siamo ricorsi ad una passerella in ferro, a campata unica, costruita nei paraggi dove, avendone constatata la precarietà, siamo transitati uno per volta.

La zona degli orti si supera percorrendo una carraia che costeggia la riva del fiume. Questa porta ad un laghetto e subito dopo alla cava Pietralunga (la macadora), che si aggira. Al ponte si può salire sia sulla carraia si sinistra (idrografica) oppure da destra sullo stradello che conduce al campo sportivo di Rivola e ad un successivo parcheggio. Chi sale a destra, giunto al parcheggio deve attraversare il ponticello e portarsi a sinistra.

Qui parte il sentiero che alcuni Amici del Senio avevano aperto nei giorni precedenti l’escursione. Si incontrano le prime falesie, alcune stratificazioni relative a diverse ere geologiche, grotte, tane e una fitta vegetazione. Non si perde mai la vista dell’acqua che scende, copiosa e limpidissima. L’ambiente compare nella sua naturalezza. Gli interventi dell’uomo sono inesistenti o poco visibili come per alcune briglie di sasso. Si nota qualche area interessata da rifiuti gettati in passato dalle case sopra il dirupo.

Non essendo esperto di botanica, posso solo dire di avere notato betulle, salici, querce, robinie. Bei cespugli di pungitopo, piante di iris del tipo feotidissima o giaggiolo puzzolente. Poi sambuco e tanti rovi. Gli ultimi cento metri del sentiero sono quelli più complicati, caratterizzati da piccoli salti, passaggi vicino all’acqua, tronchi posti di traverso in una selva di rovi dove il sentiero ricavato con cesoie e falce appare come una galleria.

Alla fine, prima di salire sul ponte che porta alla cava, un piccolo rigagnolo d’acqua si attraversa con un balzo oppure con alcuni tronchi posti di traverso (e rimossi).

Eravamo 60 persone – da dieci a oltre settant’anni – e sei cani, ma nessuno ha incontrato difficoltà insuperabili. Certo, tutti, abituati a camminare.

Giunti all’ingresso della via che conduce alla grotta di Tiberio, dopo circa tre ore di cammino, abbiamo incontrato la guida che poi ci ha condotto in grotta. Dopo qualche panino, la separazione con coloro che avrebbero visitato la grotta (esattamente la metà del gruppo) e la visita di un giornalista (Il Corriere di Romagna) che ci ha scattato qualche foto, abbiamo calzato i caschi e siamo saliti verso la grotta.

Katia, la signora – speleologa – che ci guidava si è mostrata esperta e simpatica. Ci ha spiegato tante cose della vena del gesso e delle sue mutazioni nei millenni. Poi la grotta. Cinquanta – sessanta metri sopra una pedana, per giungere ad una grande camera naturale molto variegata e bella con tante cose da vedere. Dopo la prova del buio e del silenzio assoluto – davvero una strana sensazione – siamo usciti. Per la visita circa un’ora e mezzo. Costo del biglietto – ridotto in quanto fuori stagione – sei euro.

Infine che dire? Due cose. Attrezzare un sentiero lungo il Senio che da Riolo vada fino alla Grotta di Re Tiberio, passando per la stretta di Borgo Rivola è sicuramente possibile. Percorrerlo poi, sarà molto bello, per la ragione che non è banale. Perchè incontra scorci e vedute interessanti, una bella vegetazione naturale e aspetti della geologia di grande interesse.

Per renderlo accessibile, basta poco. Un’idea potrebbe essere quella di attivare un “cantiere Fanfani” per lavori socialmente utili costituito per buona parte anche dai ragazzi richiedenti asilo presenti a Riolo. Sono sedici e hanno partecipato con gioia, assieme a noi, all’escursione appena descritta.

E’ doveroso ringraziare gli Amici del Senio che hanno condotto l’escursione, l’Amministrazione comunale che ci ha concesso il patrocinio, tutti i partecipanti e Mario, il vero autore del passaggio fra i rovi.

Prossima tappa, su, verso Casola Valsenio. (Fra le cose belle della giornata appena descritta, i primi due casolani iscritti agli Amici del Senio).

Ed ora alcune foto.

 

 

 

Riolo Terme

Riolo Terme

Ieri mattina, in una splendida giornata di sole, con temperatura mite e terreno asciutto, siamo andati a piedi da Tebano a Riolo Terme, risalendo la riva di sinistra del Senio.

Eravamo curiosi, per tante ragioni. Ma cosa abbiamo incontrato?

La parola che mi sento di mettere in cima alla piramide è: incuria. Innanzitutto da parte delle autorità del fiume, poi da parte di diversi privati confinanti e anche da parte di chi utilizza il fiume per il proprio passatempo.

Spesso ci siamo trovati davanti ad una giungla quasi inestricabile, sia nei tratti di argine, che in quelli dove è la campagna ad incontrare il fiume. Le golene, piccole o grandi che siano hanno la medesima caratteristica, mentre le rive appaiono quasi ovunque in buono stato, sostenute come sono da una vegetazione fitta, ma di piccolo taglio. Per lunghi tratti, dove non c’è argine, la campagna confinante è divisa in piccoli appezzamenti, per lo più incolti, o mal coltivati. Forse perchè non danno reddito.

Va detto che abbiamo incontrato pure lunghi tratti – direi oltre la metà del percorso – con carraie e stradelli perfettamente agibili. Esistono anche luoghi dove i contadini – o altre persone di buona volontà – tengono ben pulito l’argine oppure, con il trincia, consentono un comodo passaggio.

I pochi rii che scendono dalla collina, sono ben superabili. In quello più impegnativo – vicino a Riolo – è intervenuto una buon’anima che, nella previsione del nostro passaggio, ha gettato un piccolo ponte. Lo ringraziamo.

Nei tratti con maggiore vegetazione, non è stato difficile crearsi il passaggio grazie al fatto che non ci sono rovi. E questa è una gran bella notizia. Lungo l’intero percorso il punto più problematico e che occorre studiare bene è in corrispondenza del così detto “taglio del fiume”. Nel punto dove ad inizio novecento il fiume venne “drizzato” per consentire il passaggio della ferrovia Castel Bolognese – Riolo Bagni.

Detto dei problemi, veniamo al resto. Già dicevo che alveo e rive sono in buono stato. Non serve una manutenzione feroce; occorre una gestione intelligente della vegetazione arborea che non deve crescere troppo e il taglio costante dell’erba negli argini e nelle golene. L’acqua è scorrevole e bella; appare pulita; c’è pesce. In un’unico punto, poco oltre Cuffiano, abbiamo trovato una importante diga di piccoli tronchi nel letto del fiume. La segnaleremo a chi di competenza perchè intervenga.

La vegetazione che fa da contorno è caratterizzata sostanzialmente da querce, robinie, pioppi, salici, sambuco, canne e da arbusti che non conosco. Abbiamo incontrato anche canne indiane diverse da quelle più conosciute.

Per quanto riguarda la fauna, in un ambiente così ruspante, potete bene immaginare. Nonostante Pippo, che ci anticipava, abbiamo visto, scoiattoli, branchi di caprioli, le tracce dei cinghiali, le tane degli istrici, alcune nutrie. E tanti volatili particolarmente nella zona delle casse di espansione. Cormorani, gabbiani, germani reali, anatre, aironi, fagiani.

La vista della zona delle casse di espansione merita una riflessione a parte. La cassa già realizzata – quella che attende da anni di essere collegata al fiume per fare il proprio lavoro – è in totale stato di abbandono. Gli argini non sono stati ripuliti; l’erba è alta e sicuro rifugio di animali di ogni tipo. Compreso quelli che ne potrebbero minarne la stabilità.

Non so se il fatto che fosse domenica abbia inciso, ma l’impressione che ho avuto, relativamente ad una opera che si considera fondamentale per la sicurezza dei comuni della vallata, è stata quella dell’abbandono. Tale da chiedersi se la volontà della politica è ancora veramente quella di volerla realizzare. Alimenta il dubbio anche il fatto che il ponticello che supera il Senio in quella zona – una ardita opera del dopoguerra costituita da una unica campata in ferro – venga fatto morire. Il fatto che non si faccia adeguata manutenzione ad una opera che potrebbe essere molto utile nella futura prospettiva di un’area naturalistica di pregio, cosa significa? Pensiamoci.

Le difficoltà e i pensieri non ci hanno impedito di vedere le cose belle. Le tante querce secolari – anch’esse bisognose manutenzione perchè attaccate dall’edera; un vecchio mulino, le tracce di un altro e le loro secolari opere di adduzione; scorci di una campagna bella e rigogliosa e la bellezza di un paesaggio collinare incomparabile.

In conclusione, quanto visto, mi porta a dire che il tratto di Senio, da Riolo fino a Tebano – da dove inizia l’arginatura continua – potrà essere un domani perfettamente percorribile a piedi, col cavallo e anche con la mountain bike. Occorrono un progetto, idee chiare, determinazione e qualche modesta risorsa economica.

Il primo appello lo rivolgiamo ai vicini di fiume. A loro diciamo: dateci una mano. Aiutateci a mantenere pulito i tratti di argine e le carraie vicine. Nessuno vi disturberà. Le vostre proprietà saranno valorizzate da un ambiente più bello e vivibile. A coloro che passeranno potrete proporre i vostri prodotti. Vi faranno compagnia e vi sentirete anche più sicuri.

Agli Amici del Senio propongo di dare una mano offrendo disponibilità per qualche attività, sul modello del lavoro partecipato che ha visto i volontari recuperare il Mulino di Scodellino. Sarebbe bello pulire sotto le querce secolari, recuperare i manufatti delle opere di adduzione ai mulini, togliere sterpaglie, potare alberi. Pensateci. Aspettiamo di sentirvi.

A coloro che governano su mandato dei cittadini il territorio spetta il compito – se lo vorranno – di cogliere questi contributi, relazionarli al contesto più generale e realizzare l’opera.

Ultimissima: il percorso da Tebano a Riolo Terme – lungo il fiume – è  lungo 9 chilometri e 700 metri.

Di seguito un collage di foto scattate ieri.