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Sig. Sportelli,

sono Claudio Gagliardi, quel romagnolo che abita a Pianezza, vicino a Torino e che le ha mandato a suo tempo un testo da inserire nel libro che , leggo, sta per essere stampato.

Ho letto con attenzione quanto la sua associazione sta denunciando relativamente all’alluvione in Romagna con particolare focalizzazione sul fiume Senio. Mi ha particolarmente stupito il fatto che a monte di Castel Bolognese gli argini del fiume non siano di proprietà demaniale e che, di conseguenza, la manutenzione sia assente. Non conoscevo questa situazione e trovo scandaloso che non sia stata evidenziata sui giornali perché spiega molte cose. Mi piacerebbe sapere se gli amministratori locali avessero mai denunciato questa stortura nella gestione del territorio che prima o poi avrebbe causato danni e se la Regione avesse promesso provvedimenti, non solo finanziamenti ma anche soluzioni organizzative.

Io sono stato per 10 anni sindaco del mio attuale paese e mi sono sempre occupato, con priorità, del corretto deflusso delle acque. Nel territorio di Pianezza passa la Dora Riparia, che in passato ha creato problemi a Torino e qualche piccolo guaio anche a Pianezza, che io ho provveduto a sanare mettendo in sicurezza il paese. Stessa attenzione ho prestato alla rete dei rii minori con la loro pulizia e la costruzione di un bacino di laminazione nel mio territorio che ha risolto i problemi di un comune più a valle, naturalmente fruendo di finanziamenti regionali sollecitati e utilizzati in tempi brevi. Spero che altrettanto si possa fare in Romagna.

Avevo però notato alcuni anni fa che l’alveo del Lamone era in situazione disastrosa, cioè completamente pieno di alberi e da riprese televisive sull’alluvione ho constatato che tale situazione non era stata sanata, quindi anche questo ha concorso a rendere più grave l’alluvione.

Spero che se ne tragga insegnamento e che si provveda a risolvere e a sanare la situazione con soluzioni concrete e tempestive. Quell’alluvione sarebbe avvenuta comunque, anche a fronte di precipitazioni normali, magari con una dimensione inferiore, ma sarebbe stata inevitabile. I fiumi vanno mantenuti come si deve e in Romagna questo non doveva succedere perché tutti sanno che quei fiumi sono stati incanalati per bonificare le terre paludose. Gli amministratori locali dovevano farsi sentire e dovevano prendere provvedimenti.

Esprimo il mio apprezzamento per la vostra opera di sensibilizzazione degli enti locali per trovare soluzioni e per agire in fretta.

La ringrazio per l’attenzione e la saluto cordialmente

Claudio Gagliardi

Ndr. Pubblichiamo molto volentieri questa lettera e ringraziamo il signor Gagliardi di avercela inviata. Testimonia che il lavoro della nostra Associazione non cade nel nulla.

Buongiorno gentile Domenico, sono Romano Boldrini ex Legambiente Bassa Romagna. Leggere sul Corriere Romagna di domenica 2 aprile dei gravi ritardi nella realizzazione delle casse d’espansione, dopo anni dal flash mob fatto assieme al povero Luigi Rambelli e figlio, viene tanta rabbia in corpo nel vedere la tanta inefficienza con cui vengono gestite cose così importanti. Adesso, come descritto sul giornale, si aggiunge un contenzioso con tempi burocratici molto lunghi e questo porta a pensare che ad enti e politica poco importi delle casse d’espansione per la sicurezza e come riserva d’acqua. La Corte dei Conti potrebbe vedere come sono gestiti i soldi pubblici di questi lavori annosi.

Permettimi un cenno sulla mobilità dolce. Dopo anni che ho pedalato in vari paesi europei, posso dire che i percorsi ciclabili devono “collegare” argini dei fiumi e località e non essere tratti, segmenti a se stanti. Devono essere un continuo senza fermarsi.

Importante per la sicurezza. La pista ciclo pedonale non deve avere cordoli laterali ma essere a raso, senza ghiaia anche spigolosa come d’abitudine fanno i nostri comuni, o mettere asfalto. La soluzione migliore è lo stabilizzato fine che si compatta.

Cordiali saluti (lettera firmata).

Ndr – Pubblichiamo questa lettera che ci pare significativa di uno stato d’animo molto diffuso fra i cittadini attenti a queste problematiche. Segnaliamo due aspetti:

  • la continuità dei percorsi ciclabili, essenziale per la loro frequentazione;
  • il fondo scorrevole e lo “stabilizzato fine” cui fa riferimento il lettore è senz’altro la soluzione migliore. Il tratto di Castel Bolognese di ciclovia del Senio può costituire un esempio calzante.