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Venerdì sera nella sala Nolasco Biagi della Biblioteca comunale di Casola Valsenio, abbiamo presentato il libro E la vita scorre sul fiume, racconti dalle rive del Senio. Non avevamo mai promosso iniziative dell’associazione a Casola Valsenio e volevamo fare bella figura. Abbiamo trovato la squisita collaborazione dell’addetta che gestisce la biblioteca e potuto usufruire del gradito patrocinio dell’Amministrazione comunale.

La serata, oltre a parlare del libro accolto con favore, ci ha consentito di entrare in contatto con la questione dei sentieri distrutti dalla catastrofe di maggio. A Casola opera da tempo un nucleo di Cittadinanza attiva che, assieme agli Alpini e ad altri cittadini, avevano attrezzato negli ultimi anni una fitta rete di sentieri per chi ama frequentare le nostre belle colline. Sentieri presso che tutti feriti dalle tante frane.

Un notevole punto di interesse per la città di Casola Valsenio è costituito dal Parco fluviale lungo il Senio, gestito dagli Alpini veterani. Anche quel percorso, duramente colpito, oggi è presso che impercorribile. Ai danni arrecati si aggiunge un certo rilassamento psicologico dei volontari dovuto anche all’età che avanza e alla difficoltà del ricambio, così come in genere per tutte le esperienze di volontariato.

E’ stata compiuta una prima, meritoria, azione di ripristino dei sentieri col lavoro volontario di tante persone che si sono prodigate in un duro lavoro, mentre si sta cercando una proposta concreta per il ripristino del Parco fluviale. Maurizio Nati, l’amministratore intervenuto, ha fatto presente le tante difficoltà presenti. Ci sarebbe bisogno di un ruolo di maggiore perso da parte dell’Autorità del fiume e sopra tutto di una visione di insieme delle opere da compiere. Ha fatto giustamente presente come la tutela efficace del fiume debba partire dalla visione del bacino idrografico composto da fossi, da rii, da torrenti che portano acqua nell’asta principale. Per poi arrivare fino alla foce.

E’ stato annunciato per oggi un importante incontro con le Autorità che potrebbe portare a nuovi concreti impegni per la tutela del territorio e del fiume, compreso la questione del parco. Ci auguriamo che così possa essere.

A chiusura della serata abbiamo proposto agli Alpini, ai cittadini Attivi e alla comunità casolana tutta, una giornata di lavoro comune per la pulizia e la riattivazione del Parco fluviale. Consideriamo decisivo che le doverose opere di manutenzione per la sicurezza si combinino e si integrino con la tutela ecologica del fiume e con un suo uso a favore del bene comune.

 

 

Stamane il Carlino ha pubblicato la presa di posizione di alcuni cittadini contro il progetto di ampliamento del Parco Fluviale di Castel Bolognese. Tutti sanno quanto quell’opera, in funzione da quasi 15 anni, sia apprezzata dai castellani e non solo. Al punto che il comune alcuni anni fa decise di ampliarne di alcuni chilometri il percorso e di inserirlo in un progetto più generale di sviluppo della mobilità pedonale e ciclabile del territorio. Il progetto, per un’opera complessiva di circa 600.000 euro, si classificò terzo in un bando regionale, ed ottenne un finanziamento regionale di circa 300.000 euro, poi raddoppiato con risorse del comune.

Gli Amici del Senio, fra altri, vennero coinvolti nel percorso partecipativo e poterono dimostrare, sulla base della loro esperienza e del percorso di partecipazione sviluppato per anni, quanto sia importante e attesa una ciclo via lungo il Senio che colleghi la collina al mare. Un percorso capace di avvicinare cittadini e turisti alla nostra bella campagna, al lavoro dei contadini, allo sviluppo dei prodotti a chilometri zero e alla giusta filosofia della “Campagna Amica”.

Come Associazione Amici del Senio, auspichiamo che il lavori del tratto di ciclo via di Castel Bolognese, possano partire subito e concludersi nei tempi prefissati. Abbiamo notizie che altri comuni del Senio si stanno muovendo per progetti e investimenti coerenti nei loro territori. Noi li sosterremo perchè crediamo sia la via giusta per dare corpo e sostanza all’obbiettivo più vasto di ciclo via del Senio che noi chiediamo e a cui stanno lavorando le due Unioni dei comuni, faentina e della Bassa Romagna. Un progetto di grande valenza sociale ed economica, che dovrà essere partecipato, in grado di portare nuovi stimoli, esperienze e risorse all’economia locale, della campagna e delle città.

I temi posti dalla protesta, illustrati dall’articolo, sono a nostro parere legittimi, ma sbagliati in quanto la civile convivenza fra percorsi ambientali e campagna è ampiamente dimostrata da decenni. Innanzitutto dall’esperienza di Castel Bolognese, già in atto e senza problemi da quasi 15 anni, poi da tutte le ciclo vie oramai funzionanti in Italia e ovunque. Chi di noi non ha mai percorso le famose ciclabili nei meleti del Trentino?

Se a Castel Bolognese, lungo il Senio, un problema esiste è quello, anomalo, costituito dal fatto che l’area su cui sono stati costruiti gli argini e le golene sono di proprietà privata. Fatto questo che crea problemi non solo alla ciclo via, ma anche alla manutenzione del fiume. La regola e la ragione vuole che argini e golene siano pubblici, del demanio. Questo problema crediamo vada risolto per mezzo di un intervento della Regione. Sappiamo che il comune di Castel Bolognese e l’Autorità di Bacino si stanno muovendo. L’auspicio è che si possa arrivare quanto prima, nell’interesse di tutti, a dirimere questa questione.

Castel Bolognese – Parco fluviale

Castel Bolognese - Il Parco fluviale

Castel Bolognese – Il Parco fluviale

Torno al fiume Senio per dire che non passa giorno che non incontri cittadini di Castel Bolognese che mi dichiarino il proprio nel passeggiare lungo il parco fluviale. Si dicono stupiti, e certi, che nessuno avrebbe mai immaginato un tale successo di pubblico.

Hanno ragione. Non c’è momento della giornata, da buio a buio che non ci siano persone lungo il percorso. Generalmente a piedi, di passo svelto, oppure correndo. Ma anche in bici. Persone di tutte le età, da sole o in compagnia. Giovani donne col passeggino, sportivi, ragazze arabe in compagnia e sole. Poi le assistenti degli anziani, le donne albanesi e le romene, e tante persone di età avanzata, dall’incedere lento, con il sorriso sulle labbra.

Solitamente ascolto, poi faccio qualche domanda. Cerco di indagare il loro stato d’animo. Da quanto affermano, capisco che il successo di questo parco fluviale ha due fondamentali ragioni: è comodo arrivarci e percorrerlo; poi, che è bello.
Penso che dicano il giusto. Si arriva all’inizio del percorso, comodamente a piedi da ogni parte della città, percorrendo i viali e le tante piste ciclo-pedonali che a Castel Bolognese ci sono. Certo non tutto è perfetto, manca fra queste una completa soluzione di continuità, ma siamo a buon punto. Il percorso “ufficiale” comprende tratti di strada vicinale in asfalto e bianca, poi sull’argine un lungo tratto in “stabilizzato”. Niente traffico veicolare, si può andare anche quando piove.

L’altra carta vincente è data dalla bellezza del paesaggio e dell’ambiente fluviale. Non solo le belle colline faentine e, poco più su, le dolci gobbe del nostro Appennino, ma la sinuosità del fiume e la sua vegetazione, i suoi magnifici alberi e il fatto che l’erba e gli arbusti della golena e delle rive sono costantemente tagliati – sono quattro gli interventi di manutenzione che il comune garantisce ogni anno – sono tutti elementi che rendono l’ambiente gradevole, al punto che libera i pensieri più belli dalle menti delle persone. Passeggiando lungo quel tratto di fiume si coglie il senso di una serenità che talvolta avvicina alla felicità. Merito anche delle endorfine che si muovono con il passo svelto del camminatore.

E’ bello guardare gli orti degli anziani che curano, colorano e vigilano un tratto di golena. Ammirare i rapaci che si posano in caccia sugli alberi, le cicogne che ogni tanto arrivano, curiose, da Faenza. Ascoltare il cinguettio di stagione della popolazione dei tantissimi uccelli che vivono nelle zone boscose e nei tanti alberi del fiume. Ascoltare, in altri momenti il silenzio, che porta a volte persone ad esibire la musica di uno strumento. Poi, guardare le foglie tremolanti degli splendidi esemplari di pioppo bianco, ben cresciuti vicino all’acqua corrente; ammirare la maestria della mano contadina che cura i campi di una fertile campagna.

Ecco, queste sono le ragioni del successo del nostro Parco fluviale. Del perché centinaia di persone lo frequentino ogni giorno dell’anno. Allora mi permetto di dire: vigiliamo per conservare questo bene pubblico. Facciamo in modo che qui non accada che un giorno arrivino enormi trattori che triturano tutti gli alberi, che svellono tutta la vegetazione, lasciandoci il deserto e con esso la morte del paesaggio e di ogni forma di vita. Giusto come, ultimamente hanno fatto a Tebano, verso Villa Vezzano, subito dopo al ponticello. E come due anni fa fecero anche nell’argine faentino, dal Boccaccio al Ponte del Castello.

Certo la manutenzione va fatta, ci mancherebbe. Ma deve essere intelligente. Il fiume, ogni fiume, è un elemento del territorio per sua natura complesso. Nel senso che riveste tante funzioni. Quella di portare l’acqua al mare e in sicurezza, ma è anche un corridoio ecologico di primaria importanza, ha per sua natura una forte valenza ambientale, è parte pregiata del paesaggio, è vissuto da una moltitudine di persone che vi trovano ristoro per il loro svago e la loro la salute. E la manutenzione, per essere intelligente, deve aderire a questa complessità.
Dunque, gli alberi contribuiscono alla bellezza del fiume; questo non solo a Castel Bolognese, ma ovunque, lungo tutto il suo percorso. Ecco quindi che, dove non sono pericolosi, vanno conservati e coltivati in una logica di rotazione affine alle caratteristiche di ogni specie. (Ndr – Domani, segue la seconda parte dell’articolo)