L’abbiamo chiamata la camminata della Torre del Marino (12 luglio 2020). Ci hanno fregato il cielo nuvoloso, la foschia in lontananza e un tasso di umidità sopra la norma, ma abbiamo ugualmente apprezzato un percorso di collina dentro ad un paesaggio sostanzialmente rispettato e bello.

L’itinerario è ad anello e semplice. Partendo da Villa Vezzano, a fianco della Villa Matta (ampio parcheggio), un viottolino conduce alla via Torre del Marino che si percorre fin oltre la torre. Incontrata la via Rio Chiè, si gira a sx. Passato il Sintria si prosegue per circa 300 m lungo la Strada Provinciale 82. Si imbocca via Sintria (strada dismessa, ma segnalata) per arrivare in 10 minuti al punto di partenza.

Il percorso è lungo 7.850 metri. Si impiegano due orette. Il dislivello in salita è di circa 150 metri. Cosa abbiamo visto di interessante?

Come si sa, spesso quando si cammina in gruppo, l’interesse lo crea la compagnia. Stavolta era con noi noi Gigliola, esperta di erbe, che ci ha illustrato molte pianticelle attualmente in fiore. Che abbiamo potuto vedere sotto un altro aspetto, rispetto a quando le notiamo, o cerchiamo in primavere.

Appena partiti, si nota a sx l’antica bottega di un apprezzato fabbro, artista del ferro. Dopo avere attraversato il Sintria – affluente del Senio – si sale. Quando lo sguardo corre lungo la valle del Senio, si scorgono, oltre ad una campagna ben coltivata, le famose casse di espansione del Senio. Una delle incompiute del nostro territorio i cui lavori finali paiono però essere sul punto di partire (speriamo).

Arrivati in cima alla collinetta incontriamo il famoso Agriturismo La Torre del Marino, di nuovo in spolvero e funzionante, dopo un passaggio di proprietà. Sulla sx, la torre. Eretta nel XV secolo da una famiglia di proprietari del posto per scopi di difesa e avvistamento, ha goduto di vita propria fino alla fine della seconda guerra mondiale, quando i tedeschi la bombardarono. Dal dopo guerra rimase nella condizione in cui la si vede ora, avendo subito solo una manutenzione conservativa da parte di privati, alcuni decenni fa nell’ambito dell’operazione Agriturismo.

Si può dire essere stata una “torre modello” in quanto nei decenni successivi alla sua costruzione, quindi negli anni del 1400, ne vennero costruite in zona altre due sostanzialmente uguali: la Torre di Cavina – nei pressi di Zattaglia – e la Torre di Monte Pratesi.

Da queste parti Gigliola ci ha illustrato alcune erbe selvatiche molto comuni e attualmente in fiore: la carota selvatica, la saponaria e la sulla.

La carota selvatica la si riconosce dal fiore per la caratteristica di avere al suo centro un puntino nero. Attenzione, trattandosi di una ombrellifera, va trattata con cautela, potendo essere confusa con la velenosa cicuta.

Fiore della carota selvatica.

La saponaria mostra di questi giorni una bella messa di fiori rosa. Viene usata nella cosmesi. Strofinando i fiori resta nelle mani un tenue odore di sapone.

Fiore della saponaria

La sulla è un foraggio locale spontaneo, caratteristico dei calanchi. Mostra un bel fiore fuxia e ci ricorda la fatica dei contadini del dopoguerra quando, nel caldo del pieno estate, la tagliavano ( i la sgheva) a mano con l’apposita falce per ricavarne foraggio per le “bestie”.

Il fiore della sulla.

Agriturismo e Torre sono in una bella zona panoramica. Sullo sfondo Monte Mauro con le sue caratteristiche gobbe e la Vena del Gesso, purtroppo minacciata da nuove escavazioni. Poi Riolo Terme, i calanchi e una campagna ben coltivata. Verso sud si nota il sentiero che, scorrendo sopra i calanchi, porta al Manicomio (ristorante) di Croce Rontana. Sentiero che poi prosegue fino alla Colla.

Scendendo lungo il Rio Chiè abbiamo incontrato, oltre a diversi ciclisti, tante lepri (siamo in zona protetta) e un bella poiana. Da queste parti abbiamo riempiti i sacchi del pattume che portiamo sempre lungo le nostre camminate, nel tentativo di lanciare un messaggio di civiltà. In massima parte erano rifiuti riferiti al passaggio dei ciclisti. Ci permettiamo di dire loro che questo non va bene e che si impegnino a contenere il fenomeno.

La camminata si è mostrata riposante e adatta a tutti. Se qualcuno o qualche gruppo vuole informazioni, ci scriva o mi telefoni (cell 3400532380). Ed ora alcune foto (grazie Valter).

 

 

 

Quelli della piana, spesso hanno desiderato risalire la corrente del Senio, del loro fiume, percorrendo all’inverso il tragitto di tanti “montanari” che invece la scendevano. Ogni fiume rappresenta un microcosmo di natura e di storia. Custodisce segreti, offre riparo, desta curiosità e timore. Il fiume è visto come qualcosa di forte, di potente. Scoprirlo rappresenta una sfida che almeno una volta nella vita tante persone desiderano lanciare.

Vent’anni fa toccò provarci a nove esploratori cotignolesi. Prima l’avevano fatto gli alfonsinesi, che ci scrissero su pure un libro. La storia narra che quella dei ragazzotti cotignolesi sia stata una bella avventura. Arrivarono a Palazzuolo… e l’anno dopo fino alla sorgente. Uno dei partecipanti, Mario Maginot Mazzotti custodisce diario e foto che, gentilmente, ci ha permesso di pubblicare. Grazie Mario.

Il racconto del fiume da Cotignola a Palazzuolo (2001)
Come diceva lo scrittore francese Montaigne a chi gli chiedeva ragione dei suoi viaggi “so bene quel che fuggo, ma non quello che cerco”, anche noi dell’Associazione Primola, ragionando su questa frase, abbiamo intrapreso un viaggio a piedi, un viaggio di conoscenza, di riconquista del nostro territorio: un itinerario risalendo il fiume Senio.
Certo non sapevamo cosa aspettarci da questa esplorazione, sicuramente non cercavamo la gara fra noi, su chi fosse più resistente alle fatiche, anzi la partecipazione di altri era aperta a ogni tappa, e non ci aspettavamo di essere più motivati come fanno quei manager che camminano sui carboni ardenti; fuggivamo per un po’ dalle nostre abitudini e movimenti, quasi sempre su ruota, per conoscere meglio una terra vista di fretta e forse poco apprezzata, seguendo a ritroso il corso del Senio, fiume (o meglio torrente) di 92 Km, che nasce dal monte Carzolano sull’Appennino tosco-romagnolo e affluisce da destra nel fiume Reno a NE di Alfonsine.
L’idea era venuta a Baldo (Mario Baldini), vulcanico presidente della nostra associazione: un viaggio vero, di fatica, per completare i percorsi culturali e gastronomici del nostro ampio programma. Dopo aver provato a intervalli il percorso per vedere se fosse agibile, l’avevamo diviso in tre tappe: la prima da Cotignola a Riolo Terme, la seconda da Riolo Terme a Mongardino (nei pressi di Casola Valsenio) e la terza da Mongardino a Palazzuolo, organizzando per ogni serata un intrattenimento culturale.
Giovedì 23 agosto alle 6.30 eravamo in sei sul ponte di Cotignola, immortalati dal vice sindaco Rositano Tarlazzi. Baldo, Davide, Mario, Mauro, Roberta e Savio iniziavano il loro personale viaggio. Tutti eravamo coscienti delle difficoltà della prima tappa: all’incirca trenta chilometri sull’argine, sotto il sole agostano, senza molti ripari e, fino a Castel Bolognese con unici ostacoli l’autostrada e la ferrovia non abbiamo avuto molti problemi.

La partenza

Il paesaggio non offriva tante alternative se non campi coltivati, siepi di canne sulle rive, qualche intrico d’alberi, anfiteatri naturali generati dalle anse del fiume, aironi cinerini in volo, qualche biscia d’acqua strisciante, pochi cacciatori in allenamento coi loro cani e qualche casa a portata di voce. Nel pomeriggio raggiungevamo il campeggio di Riolo Terme, prima tappa per pernottare, dove era prevista, dopo il bagno in piscina e la cena, una lettura dal “Viaggio” di Tonino Guerra da parte dell’attore ravennate Franco Costantini.

Mario Maginot Mazzotti

Alle 9.30 del giorno dopo venerdì 24, una tappa di trasferimento da Riolo all’agriturismo di Mongardino, circa otto chilometri abbastanza agevoli, frammisti di strada asfaltata e sterrata nonché campi coltivati a frutta e passaggi all’interno del fiume. Visti: in località Isola un ponte Bailey, a Borgo Rivola una valle di serre, brulicante di operai marocchini, una cava di ghiaia e una di gesso; poi finalmente il fiume coi suoi passaggi quasi inviolati, da affrontare a prezzo di graffiature e guadi, tra soffici sentieri sabbiosi e più insidiose pozze, assaggiando more di stagione, frutti scordati dalla raccolta (pesche, prugne, uva) e valicando strade, fossati sino all’oasi di Mongardino (ore 12.30), dove ci attendeva un confortevole rifugio: l’agriturismo sulla riva del fiume.

Ponte Bailey, località Isola

Nel pomeriggio, lezione di botanica e morfologia territoriale, tenuta dal botanico Augusto Rinaldi Ceroni e visita al “Cardello”, residenza e museo dello scrittore Alfredo Oriani. Alla sera Beppe Sangiorgi, poeta casolano, ha letto le sue poesie nell’aia dell’agriturismo e le “Belle Bandiere” di Russi hanno presentato, in una incantata atmosfera, lo spettacolo “Ime noghe nema dòbro” davanti a circa cento persone, più qualche centinaio di grilli.
E qui occorre una riflessione sulle emozioni di queste note, non trasmissibili con le parole, ma vissutie interiormente, grazie alla disponibilità di tutti i partecipanti nel dividere impressioni, fatiche, parole, per realizzare qualcosa probabilmente di irripetibile, in luoghi magici dove forse aleggia ancora il mistero delle leggende e delle tradizioni.

Cava di ghiaia

Ancora alle 9.30 di sabato 25 agosto partenza per l’ultima tappa di dieci chilometri verso Palazzuolo, in verità con inizio dalla località di Misileo, mentre il gruppo si arricchiva della presenza di Alessandra e dei ragazzi Miriam e Ruggero, poi sosta di ristoro e conoscenza storica di un vecchio mulino, residenza estiva di amici del gruppo.
Infine il viaggio vero e proprio all’interno del fiume, tra passaggi con l’acqua fino al ginocchio, cascate e cascatelle da superare, a volte con l’aiuto reciproco, sentieri appena tracciati o percorsi ingombri di alberi caduti, rami insidiosi, liane africane, vegetazione subtropicale, tracce ossee di animali, ostacoli di recinti prodotti dall’uomo, chiuse artificiali, belle case di sasso ristrutturate, canaloni di rocce sospese come tetti aerei e ponti simil-tibetani.
L’essenza dell’avventura: perdere la propria dimensione di individui ed entrare a far parte di qualcosa di più ampio, smarrire le proprie certezze per acquisire nuova conoscenza e seguire i propri pensieri verso altre soluzioni. Non si trattava di prova di sopravvivenza: ognuno aveva la possibilità di ritornare alla “civiltà” in poco tempo e i nostri bagagli viaggiavano in auto verso le nostre destinazioni; era solo un’opportunità di vivere situazioni diverse in cui il sentirsi gruppo prevaleva sul singolo individuo e le difficoltà venivano superate assieme.
Poco prima di Palazzuolo, bagno nel fiume e arrivo verso le 17.30 nell’anfiteatro del parco, con tiro alla fune per esorcizzare la corda mai usata e foto di gruppo.
Infine il malinconico defluire verso il campeggio, accompagnati dalla musica degli “Orsi Organisti”, consapevoli che ora il viaggio era finito e i problemi di sempre ci attendevano. Alla sera festa con danze popolari all’interno del campeggio, con il gruppo degli “Orsi Organisti” della scuola di musica popolare di Forlimpopoli, qualche riflessione e qualche rimpianto.

Orsi Organisti

Il giorno dopo, domenica 26, eravamo di riposo a Lozzole, con pranzo all’Agriturismo “Le Panare” gestito dal porcaro medioevale Marco Minardi, nativo di Conselice, la cui cultura “porcocentrica” è notevole e poi visita al suddetto allevamento per vedere i maiali di razza “mora romagnola”, “cinta senese” e altri, dai soprannomi vagamente pellerossa, come “naso che corre” o “carota assassina”, quasi tutti docili e disponibili alle carezze. In un recinto a parte, alcuni cinghiali.
E infine ognuno di noi è tornato al proprio viaggio.

Lungo il tratto del Senio da Felisio alla Chiusaccia è stata fatta la manutenzione. Essa è costituita principalmente nel taglio della vegetazione sulla riva sinistra, nella risagomatura di alcuni tratti di sponda dell’alveo e nel ripiano di un lungo tratto della sommità dell’argine.

Verso la Chiusaccia è possibile scorgere l’intervento che l’Autorità del fiume ha dovuto compiere, rifacendo un tratto di argine abbastanza lungo, per ricompattarlo a seguito delle tane create dagli istrici. Tane nelle quali poteva “entrare un ragazzo”, ci dice chi le ha viste. La foto mostra l’intervento. Esso ci conferma come il tema della manutenzione ordinaria e costante nel tempo del fiume sia di primaria importanza.

Molti cittadini hanno percorso in questi mesi gli argini come valvola di sfogo per l’isolamento imposto dal virus. Ci hanno parlato del senso di tranquillità che si coglie a contatto con la vita del fiume, con lo sguardo che corre lungo la campagna, fin verso l’Appennino dal quale nei giorni di vela chiara si riesce a scorgere dal Cimone fino a San Marino.

Particolarmente bello in questo tratto è camminarci verso sera, quando la fauna torna sulla riva destra, quella manutentata alcuni anni fa, dove la vegetazione è tornata a crescere. A testimonianza della giusta scelta compiuta di intervenire sulla vegetazione riparia in tempi diversi fra una sponda e l’altra.

Peccato che la Provincia, quando ha rifatto il ponte di Felisio, non abbia predisposto un piccolo parcheggio  al servizio dei frequentatori del fiume. Era possibile, ma non è stato fatto. Ci dispiace, ancora una volta, non essere stati ascoltati.

Ndr – Grazie a Sauro Vassura che ha ispirato questo articolo.

Ed ora cliccate alcune foto.

 

Pensavo che l’anima camminatrice degli Amici del Senio si fosse rivelata in queste giornate autunnali e che un numero maggiore di persone avesse accolto la nostra proposta. Evidentemente mi sbagliavo, anche se gli undici coraggiosi hanno avuto ragione.

Capite che il mio non è un rimprovero, ci mancherebbe. Il fatto è che quando si mette passione e tempo per organizzare un evento, per quanto piccolo e insignificante sia, si vorrebbe avesse riscontro. Qualora ciò non accada vuol dire che in qualche cosa si è sbagliato e su questo, noi Amici del Senio, siamo chiamati a riflettere. Anche se i Mille hanno liberato l’Italia e se tante nobili rivoluzioni sono partite da un manipolo di uomini e donne.

Descrivo brevemente la camminata, che chiamo il giro di monte Battaglia, per corroborare chi volesse provarla.

Siamo partiti alle 9,40 dal passo del Prugno, dove si parcheggia tranquillamente. In circa tre quarti d’ora siamo arrivati in cima, sotto la torre del vecchio Castello. La storia epica di questo luogo è raccontata dai tanti cartelli istallati e da una grande opera in bronzo che ci racconta gli orrori dell’ultima guerra. Il luogo è panoramico, con lo sguardo che corre dalle Alpi, al mare, alla vetta innevata del Cimone.

Proseguendo, siamo scesi per il ripido sentiero, fino ad incrociare la strada che porta a San Ruffillo. Giunti a questo punto – la compagnia era in forma – abbiamo deciso di proseguire verso la chiesa di Valmaggiore. Dopo circa tre quarti d’ora l’abbiamo vista, ci siamo dichiarati soddisfatti. E fermati per cibarsi di quanto avevamo nello zaino.

Tornati sui nostri passi, giunti alla confluenza con la strada di San Ruffillo, l’abbiamo imboccata. Siamo scesi, incontrando un antico castagneto molto bello e case di campagna ben tenute. Arrivati ad un incrocio, abbiamo svoltato a sinistra lungo la via Chiesuola, che sale verso il prugno. Ancora bei scorci di campagna, coltivata con arte e maestria. Una quercia secolare a destra con a fianco una graziosa edicola mariana, poi due vecchie piantate con viti ancora maritate agli aceri campestri – gli “oppi” di antica memoria – ci hanno condotto a due grandi, antiche abitazioni di campagna. Piantate e case di campagna così ben tenute, non se ne vedono quasi più e per questo, quel contadino andrebbe premiato.

Abbiamo proseguito in leggera salita verso il Prugno e quando il ginocchio di uno, l’anca dell’altro, le mie giunture hanno cominciato a farsi sentire, abbiamo capito di essere giunti al limite del nostro allenamento. Eravamo però arrivati, dopo cinque ore dalla partenza. Aperto il tavolino degli Amici del Senio, ci siamo rifocillati con qualche buon tortellino imbottito di marmellata di cocomera, chi ha voluto ha ritirato la tesserina 2020 dell’associazione, altri hanno liberamente donato un contributo, a noi indispensabile per gestire le future iniziative. E ci siamo visti tutti contenti.

Abbiamo detto cinque ore dalla partenza. Calcolando che un’ora e mezzo/due l’abbiamo impiegata nella divagazione verso Valmaggiore, possiamo dire che il giro del Monte Battaglia si compie comodamente in tre ore, tre ore e mazzo. Ieri, con la divagazione, abbiamo percorso circa 18 chilometri. Solo il giro attorno al Monte saranno stati 11. Il dislivello in salita, compreso il tratto verso Valmaggiore è stato di circa 400 metri. Solo per il giro del monte sono 350.

Adesso alcune foto scattate lungo il percorso (cliccare). Arrivederci alla prossima camminata.

 

 

 

 

Ieri abbiamo camminato lungo il Senio assieme ad un folto gruppo di escursionisti imolesi. Il loro programma era di percorrere il tratto che va da Tebano – diga steccaia – a Castel Bolognese. Roberto, che li guidava, aveva partecipato alla festa di Tebano e aveva notato cose belle da vedere e da conoscere. Ci ha invitato a partecipare per portare alla compagnia alcune conoscenze aggiuntive.

A Tebano, alla partenza, abbiamo parlato di acque e miracoli, dell’acquedotto che doveva portate acqua a Bagnacavallo; abbiamo visitato quel piccolo scrigno di tesori d’arte che è il Santuario della Madonna della Fognana, la diga steccaia leonardesca e la presa del Canale dei Mulini. Abbiamo visto i danni che possono provocare gli istrici, se gli argini non vengono adeguatamente tenuti sgombri dalla eccessiva vegetazione.

Verso Castel Bolognese, Roberto – prof dello Scarabelli di Imola – ci ha illustrato i contenuti della bella campagna che avevamo di fronte, ponendo in risalto le preoccupazioni per l’economia agricola e montana derivate dal surriscaldamento del clima. Come poi sempre capita con i gruppi in queste occasioni, si sono man mano scoperte le conoscenze delle persone ed è stato come partecipare ad una lezione collettiva sulle tematiche ambientali, ma non solo, anche sociali e politiche.

Proseguendo, l’attenzione è stata tratta dalla sinuosità del corso del Senio in quella zona che ne rappresenta un tratto distintivo. Abbiamo parlato della Pocca, di ciò che ha rappresentato e di come si vorrebbe nuovamente fare sgorgare la buona e salutare acqua solfurea, come un tempo. Prima che l’uomo distruggesse la fonte con le cave per la marzana, utile però all’Autostrada per Ravenna.

Dopo i casetti di Biancanigo, abbiamo potuto rievocare l’eccidio di Villa Rossi e quindi le nefandezze della guerra fascio-nazista. Siamo così entrati nel parco fluviale di Castel Bolognese. E qui noi castellani abbiamo gonfiato il petto. La sorpresa per tutti è stato il fondo in stabilizzato, scelta che ha consentito nel tempo di decuplicare le presenze dei cittadini su quel tratto di fiume.

Il fatto è che quasi non ci si dava la strada, fra i componenti del gruppo, le persone a piedi e di corsa e i ciclisti. Davvero bello e interessante poi l’ammirazione dei presenti quando abbiamo spiegato che è intenzione dell’Amministrazione comunale prolungare quel percorso fino a Tebano e, in forma diversa, fino al Ponte del Castello e oltre, per poi collegarsi con il canale dei mulini e il Mulino Scodellino.

Concludo questo racconto con due annotazioni e proposte. Il gruppo di cui ho parlato ha avuto come base di arrivo il piccolo parcheggio realizzato all’ingresso di via Boccaccio. Avevano lasciato inizialmente alcune auto in quel luogo, per poi utilizzarle per tornare a Tebano e recuperare le altre auto. L’annotazione è che quel parcheggio è sottodimensionato rispetto le esigenze, quindi occorrerà pensare di ampliarlo. Altro fatto è che quando il gruppo è arrivato, cercava di potersi rifocillare e non ha potuto. Questo fatto suggerisce l’idea che in quel luogo sia in un futuro prossimo eretta una “baracchina” al servizio di chi utilizza il parco e non solo.

Ultimo aspetto: il nostro parco fluviale ha bisogno almeno di una bagno. Piccolo, discreto, ma funzionale.

Ieri mattina, mentre arrivavo in bicicletta in Piazza Bernardi a Castel Bolognese, ho visto per caso due persone che hanno attirato la mia attenzione. Un uomo e una donna di circa 50 anni, con zaino in spalla, bastone in mano e tenuta  da trekking, che si aggiravano nei pressi del bar Commercio. Incuriosito, mi sono avvicinato e ho chiesto loro se erano dei camminatori e da dove venivano. Molto gentilmente, la donna, in un discreto italiano, ma con accento straniero, mi ha risposto che erano svizzeri del cantone tedesco e che provenivano da Riolo Terme.

Dopo essermi presentato come membro dell’associazione Amici del fiume Senio e aver spiegato brevemente la nostra attività, avendo loro manifestato un certo interesse per tale informazione, abbiamo proseguito la conversazione, in parte con la donna e in parte con l’uomo.

Flavia e Frank – questi i loro nomi – mi hanno detto che stavano facendo da 18 giorni a piedi il percorso della Linea Gotica.

Partiti l’1 settembre da Massa Carrara, avevano attraversato le Alpi Apuane, erano arrivati nella nostra Regione, avevano visitato Monte Sole, erano passati da Borgo Tossignano, avevano pernottato a Riolo Terme e stavano proseguendo in direzione di Ravenna.

Molto particolare anche la motivazione di questa camminata: il padre di lei, originario di Bergamo, trasferitosi da giovane in Svizzera e morto circa 6 mesi fa, aveva frequentato per tanti anni la nostra riviera e aveva chiesto, prima di morire, che le sue ceneri venissero sparse nel nostro mare. Inoltre, il padre aveva uno spirito libero e, pur non avendo fatto la guerra, si era sempre sentito “un’anima da partigiano”, motivo per cui ricordarlo percorrendo la Linea Gotica era sembrata alla figlia la scelta più appropriata.

Chiedendo io qualche informazione in più sul percorso fatto e su quello ancora da fare, dopo avermi riferito che molti dei tratti percorsi erano stati difficili, soprattutto l’attraversamento delle Alpi Apuane, mi hanno fatto vedere un libretto informativo dal titolo “Il Trakking della Linea Gotica” e soprattutto una cartina che comprendeva il territorio da Casola Valsenio a Ravenna, con segnato il percorso della Linea Gotica lungo il fiume Senio fino a Cotignola – dove hanno fatto tappa ieri sera – e oltre. Ho chiesto loro se avevano visto la diga steccaia di Tebano e se conoscevano il Mulino Scodellino, ma la risposta è stata negativa.

Farli tornare a Tebano mi è sembrato improponibile, ma ho pensato di proporgli una visita al Mulino, anche se il loro percorso li avrebbe portati al Ponte del Castello, a visitare il monumento al Corpo Polacco. Per caso  – quando si dice i casi della vita – passava in quel momento Rosanna Pasi, la presidente dell’associazione Amici del Mulino Scodellino), la quale, sentito il loro racconto e manifestando molto piacere di far loro visitare il Mulino, ha telefonato a “Pino” Merenda, il factotum del Mulino, che (altro caso fortunato) si trovava proprio lì e ha accettato ben volentieri di riceverli per una visita.

A quel punto, mi sono offerto di accompagnarli, portando a mano la mia bicicletta, e dopo circa 10 minuti siamo arrivati al Mulino, dove Pino ha fatto da cicerone e, alla fine, ha regalato loro un piccolo sacchetto di farina. Nel frattempo, avendomi riferito Flavia e Frank che non sempre erano riusciti a trovare posti dove pernottare a prezzi accettabili e non avendo ancora un posto dove farlo quella sera, mi ero messo in contatto con Domenico Sportelli, il presidente della nostra Associazione, che mi aveva fornito informazioni su un B&B di Cotignola. Tornati su via Farosi, ho comunicato loro il recapito telefonico del B&B, ho indicato in quale direzione  andare per ritrovare il fiume, ci siamo scambiati il numero di telefono e ci siamo salutati, con tanti ringraziamenti reciproci.

Considerazione finali: quante persone, italiane e straniere, informate adeguatamente e agevolate da un percorso ben tracciato e accessibile e con disponibilità di strutture di ospitalità a prezzi accettabili, potrebbero essere interessate al percorso della Linea Gotica, incrementando così, anche nel nostro territorio,  quella parte di “turismo lento”, che molti dicono essere il turismo del futuro?

(Silvio Marchi).

Flavia e Frank si avviano verso il Ponte del Castello in visita al Monumento ai polacchi.

Il Senio si accredita sempre più come fiume di land art. Se passate da Cotignola date un’occhiata alla galleria del Senio, ai piedi della rata, provenendo dalla Madonna di Genova, in piazza Amendola. Marco Zanella fotografo di fama nazionale, l’ha tappezzata di immagine scattate questa estate all’Arena delle balle. Sono le immagini delle persone e dei sentimenti dell’Arena.

Metto qui foto di parte di quelle immagini, ma non perdetevele dal vivo.

Si dice non ci sia città importante al mondo che non sia solcata da un fiume. Attorno ai fiumi si sono consumate guerre, consolidati sentimenti comuni, sono nate tradizioni. Come tutti i fiumi, anche il Senio ha avuto una funzione nella sorte delle popolazioni della sua vallata.

Noi vorremmo scoprire le storie accadute attorno al Senio e svelarle. Vorremmo contribuire a definire una mappa delle comunità del Senio, attraverso un esercizio di recupero della memoria collettiva delle sue genti.

Siamo partiti da Tebano, poi Palazzuolo sul Senio, adesso Fusignano. L’idea è di camminare nei borghi, nelle cittadine e nel territorio alla riscoperta delle storie di ogni tipo.

A Fusignano l’appuntamento è per Sabato 8 settembre alle ore 8 al Bar Caio. Partiremo alle 8,30 a piedi per una camminata verso il monumento ai Caduti della prima guerra mondiale posto in via Dei Cosmonauti (storia di un monumento quasi dimenticato nelle celebrazioni del centenario della prima guerra mondiale).

Poi saliremo il ponte sul Senio che ci ricorda una storia, con qualche stranezza. “Nel maggio del 1790 fra le due comunità di Bagnacavallo e Fusignano ed il feudatario marchese Francesco Calcagnini, si concordò la costruzione di un ponte sul Senio. Non tardò quindi a sorgere sul dorso del fiume un ponte magnifico, sui quattro angoli del quale sedevano maestosi 4 leoni….” La stranezza è: dove sono finiti questi leoni?

Seguiremo l’argine sinistro sinistro orografico fino al punto della rotta del sabato 26 novembre 1949.

Poi conosceremo il parco Piancastelli, l’area di riequilibrio ecologico Bosco di Fusignano e visiteremo al vecchio mulino sul canale, la sorprendente mostra di sculture di ferro di Giovanni Martini.

Dopo un benefico ristoro nel magnifico parco alberato del nostro socio Giovanni Cassani, visiteremo l’originale giardino popolato da statue di animali, nani e figure mitologiche di Gilberto Ferdori in via Nenni, 38.

Concluderemo la camminata verso le 11, 30 con la visita al museo militare Romagna Air Finders, in via Santa Barbara 4.

A Fusignano ci sono tanti altri punti di interesse poco conosciuti, come l’hangar dei relitti ritrovati dopo l’ultima guerra e quello che pare essere un monumento di archeologia industriale come lo stabilimento della vecchia fornace. Ma la vita continua.

Vi aspettiamo sabato 8 a Fusignano per un tuffo nella memoria e nella storia di Fusignano.

 

Ricordate l’articolo Al mare a piedi da Felisio a Casal Borsetti pubblicato il 19 luglio scorso? Otto ragazzi di Faenza hanno percorso a piedi il tragitto sopra gli argini del Senio e del Reno e descritto con dovizia di particolari il tragitto. In seguito, hanno raccontato le sensazioni e le suggestioni del viaggio, pubblicate poi da Gagarin Magazine, che ha titolato Passeggiare per la linea gotica. E’ un racconto molto bello che vi invito a leggere.

 

NdR – Alcuni ragazzi di Faenza, il sette aprile scorso, hanno camminato lungo gli argini del Senio, da Felisio a Casal Borsetti. Avendo avuto notizia dell’evento, abbiamo chiesto loro di fornirci una breve nota tecnica del percorso, perchè possa essere utile ad altre persone. Lo hanno fatto ed ora pubblichiamo le informazioni. Ringraziamo Stefano per la gentile collaborazione.

Raggiungiamo il fiume Senio a Ponte Felisio partendo dalla Stazione FS di Solarolo, distante un paio di km. Chi volesse partire dalla Via Emilia, da Ponte di Castello a Ponte Felisio consideri un’ora e mezzo di cammino.

Noi abbiamo percorso prevalentemente l’argine dx, ad eccezione del tratto dalla Chiusaccia alla strada San Vitale, (per costeggiare l’Arena delle Balle di Paglia e visitare il Giardino dei Giusti a Cotignola) e di quello sulle Valli di Comacchio. Dai vari sopralluoghi abbiamo comunque potuto constatare che l’intero corso del fiume, dalla Via Emilia alla confluenza col Reno è interamente percorribile su entrambi gli argini.

Il nostro viaggio si è sviluppato in due tappe con sosta intermedia ad Alfonsine, posizionata quasi a metà percorso. La prima tappa è dal punto di vista logistico più agevole in quanto il Senio costeggia vari centri abitati. La seconda, leggermente più impegnativa, è più interessante dal punto di vista paesaggistico.

INFORMAZIONI PRATICHE DETTAGLIATE

1° giorno

La prima fontana si incontra presso il ponte della Chiusaccia, dopo meno di un’ora di cammino. Segue l’abitato di Cotignola che offre ampie possibilità di ristoro.

Superato il ponte sulla San Vitale – fra Lugo e Bagnacavallo – si transita da S. Potito dove a circa trecento metri dal fiume c’è un bar (Casa del Popolo) e poco oltre una fontana presso il locale campo sportivo (luogo consigliabile per una sosta lunga). Per riguadagnare l’argine occorre percorrere la stessa strada a ritroso.

Segue il ponte tra Fusignano e Masiera. Anche in questo caso ci sono possibilità di ristoro su entrambi i lati.

Si transita poi a breve distanza dalla Piscina Intercomunale della Rossetta e dopo poco si raggiunge il paese di Alfonsine. Noi abbiamo dormito in un B&B adiacente all’argine destro. L’abitato offre varie possibilità di ristoro e di rifornimento (compresi due supermercati aperti anche la domenica) senza deviare troppo dal percorso (perché chi è partito come noi da Solarolo a questo punto avrà camminato almeno sei ore.

2° giorno

Lasciamo Alfonsine sempre sulla riva destra. Oltrepassata la strada Reale, il primo km è l’unico tratto in cui abbiamo trovato l’erba un po’ alta. In alternativa è possibile percorrere la strada asfaltata che corre parallelamente. Poi l’argine ritorna curato e il paesaggio si fa sempre più suggestivo.

Nei pressi della confluenza col fiume Reno si lascia l’argine per un breve tratto e si imbocca una strada ghiaiata ben visibile che dopo qualche centinaio di metri ritorna sulla riva. ATTENZIONE, non si sottovaluti l’effetto che potrebbe avere sui piedi meno allenati il passaggio dall’erba alla ghiaia (superficie che da qui al mare sarà prevalente). In questo tratto l’unica possibilità di ristoro/rifornimento acqua è presso il paese di S. Alberto, ad oltre mezzo km dal mitico traghetto, unica possibilità di attraversamento del fiume Reno, per poi costeggiare le magnifiche Valli di Comacchio.

Giunti sulla Romea segnaliamo la Trattoria Primaro (ammesso che la troviate aperta), ultima possibilità di ristoro prima dell’arrivo.

Attraversata la statale si ritorna sul lato dx (l’unico percorribile nel tratto finale). L’atmosfera è ormai marittima ma, se come noi volete raggiungere la spiaggia, non illudetevi di essere arrivati. Dovendo aggirare il poligono militare di Foce Reno, dopo 1,8 km occorre svoltare a destra lungo una strada ghiaiata, proseguire a sinistra lungo via della Cooperazione e continuare lungo via Spallazzi fino al cartello “Casal Borsetti”, dove finalmente troverete il primo accesso al mare. Dalla Romea son più di 4 km… COMPLIMENTI !!