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Per erbe Solarolo 043E’ un piacere ospitare nel sito degli Amici del Senio una poesia in dialetto romagnolo -meglio dire alfonsinese – sul nostro fiume. Si tratta di due quartine intervallate da una strofa di sei versi. L’autrice è Hedda Forlivesi di Alfonsine, un’amica del Senio. Non so di avere fatto un’operazione corretta, ma ho pensato di tradurla anche in italiano, considerata la difficoltà che molti avrebbero a comprenderne il significato.

La poesia ci dice di quando immediatamente dopo la guerra, i bambini di Alfonsine cercavano il mare in una buca del loro fiume. Leggendola si coglie la vena triste dei terribili ricordi della seconda guerra mondiale.

E’ MI FIUN    (Senio)

At gverd, apugiêda a e’ parapet

e j’occ is’acumpâgna a e’ cors de let

infena a la curva: e a lè t’ fines,

che cmenza la campâgna e t’ impurnes.

 

Int’ l’ aqva torda, che pê c’ l ‘an epa störia

a j ò pischê i ricurd, qvij senza glöria.

A simia schelz, smanè, sol in bragheta,

sora a la testa una pasarela streta

e int’una busa, c’un la cnusceva ansun

l’era e’ nost mêr, a là int’ e’ fond de fiun.

 

Senza sabia, i pi afunde int’la tera,

qvel l’era e’ mër c’ s’ aveva les la gvera

e pu as sughinia a e’ sol cun i linzul,

nun, che dla gvera, a simia j’ultum fiul.

 

IL MIO FIUME (SENIO)

Ti guardo, appoggiata al parapetto

e gli occhi si accompagnano al corso del letto

fino alla curva: e lì finisci,

dove finisce la campagna e ti nascondi.

 

Nell’acqua torbida, che  pare non abbia storia

ho pescato i ricordi, quelli senza gloria.

Eravamo scalzi, svestiti, solo in mutande,

sopra alla testa una passarella stretta

e in una buca, conosciuta da nessuno

era il nostro mare, là in fondo al fiume.

 

Senza sabbia, i piedi affondati nella terra,

quello era il mare che ci aveva lasciato la guerra

e poi ci asciugavamo al sole con i lenzuoli,

noi, che della guerra, eravamo gli ultimi figli.