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Ultimamente siamo stati coinvolti dalle amministrazioni comunali di Palazzuolo sul Senio e di Riolo Terme. Hanno chiesto la nostra collaborazione per la realizzazione di due progetti che toccano il fiume Senio.

Il comune di Palazzuolo vuole realizzare un progetto preliminare per la valorizzazione del territorio che prevede la realizzazione di un Sentiero del Senio, da Palazzuolo alla sorgente e su, fino alla Sambuca. Si tratta di scoprire le traccie di vecchie strade e sentieri da tempo fuori uso e di proporsi di renderle agibili a piedi tramite piccole opere di manutenzione e segnaletica non invasive. Il progetto, una volta definito, sarà candidato agli appositi bandi di finanziamento europei e regionali. Il nostro contributo sarà nella individuazione del percorso e nel sostegno partecipativo al progetto.

Palazzuolo – Il Senio dopo Piedimonte

Il comune di Riolo Terme ci ha chiesto di essere partner al progetto “Le 127 giornate di Riolo Terme”. Siamo nel campo della divulgazione della memoria e della storia del novecento. In questo caso il comune vuole ricordare il periodo in cui il Fronte della seconda guerra mondiale si fermò per quattro lunghi mesi lungo la Linea Gotica, a cavallo del fiume Senio. Le iniziativa saranno diverse, fra le quali la mappatura dei luoghi della Resistenza riolese e l’individuazione di un sentiero che le proponga con una visione di insieme. Si vuole anche realizzare sulla riva del Senio un monumento alle Vittime civili di guerra.

Riolo Terme – Il Senio

Parteciperemo con molto piacere a questi progetti che incrociano le nostre idee di valorizzazione del Senio. La riscoperta della sua storia, e il tema della percorribilità lungo il suo incedere rappresentano gambe le portanti della nostra azione per la valorizzazione del fiume. Sosterremo quindi con tutto l’impegno possibile queste iniziative.

Il Senio alla stretta di Borgo Rivola

 

Si può fare attività fisica, ma distanziati. Per questo quale migliore risorsa degli argini del Senio da Tebano alla valle? Oppure dei sentieri lungo il corso dell’acqua da Tebano fino alla sorgente?

Ogni comune potrebbe designare – questa è la proposta – una piantina con indicati uno o più percorsi circolari – per evitare alle persone di incontrarsi – che potrebbero aiutare e disciplinare i cittadini che desiderano muoversi in sicurezza. A ragion veduta, sulla base delle esperienze che abbiamo compiuto in questi anni, diciamo che è possibile e che siamo disposti a collaborare per individuarli.

Certo, in qualche caso occorrerà utilizzare qualche carraia e questo dovrà essere ricercato attraverso accordi benevoli con i proprietari, casomai indicando anche scadenze prefissate e certe. Tutto è possibile, con la ragionevolezza e il buon senso.

Perchè non provarci?.

Ieri abbiamo camminato lungo il Senio assieme ad un folto gruppo di escursionisti imolesi. Il loro programma era di percorrere il tratto che va da Tebano – diga steccaia – a Castel Bolognese. Roberto, che li guidava, aveva partecipato alla festa di Tebano e aveva notato cose belle da vedere e da conoscere. Ci ha invitato a partecipare per portare alla compagnia alcune conoscenze aggiuntive.

A Tebano, alla partenza, abbiamo parlato di acque e miracoli, dell’acquedotto che doveva portate acqua a Bagnacavallo; abbiamo visitato quel piccolo scrigno di tesori d’arte che è il Santuario della Madonna della Fognana, la diga steccaia leonardesca e la presa del Canale dei Mulini. Abbiamo visto i danni che possono provocare gli istrici, se gli argini non vengono adeguatamente tenuti sgombri dalla eccessiva vegetazione.

Verso Castel Bolognese, Roberto – prof dello Scarabelli di Imola – ci ha illustrato i contenuti della bella campagna che avevamo di fronte, ponendo in risalto le preoccupazioni per l’economia agricola e montana derivate dal surriscaldamento del clima. Come poi sempre capita con i gruppi in queste occasioni, si sono man mano scoperte le conoscenze delle persone ed è stato come partecipare ad una lezione collettiva sulle tematiche ambientali, ma non solo, anche sociali e politiche.

Proseguendo, l’attenzione è stata tratta dalla sinuosità del corso del Senio in quella zona che ne rappresenta un tratto distintivo. Abbiamo parlato della Pocca, di ciò che ha rappresentato e di come si vorrebbe nuovamente fare sgorgare la buona e salutare acqua solfurea, come un tempo. Prima che l’uomo distruggesse la fonte con le cave per la marzana, utile però all’Autostrada per Ravenna.

Dopo i casetti di Biancanigo, abbiamo potuto rievocare l’eccidio di Villa Rossi e quindi le nefandezze della guerra fascio-nazista. Siamo così entrati nel parco fluviale di Castel Bolognese. E qui noi castellani abbiamo gonfiato il petto. La sorpresa per tutti è stato il fondo in stabilizzato, scelta che ha consentito nel tempo di decuplicare le presenze dei cittadini su quel tratto di fiume.

Il fatto è che quasi non ci si dava la strada, fra i componenti del gruppo, le persone a piedi e di corsa e i ciclisti. Davvero bello e interessante poi l’ammirazione dei presenti quando abbiamo spiegato che è intenzione dell’Amministrazione comunale prolungare quel percorso fino a Tebano e, in forma diversa, fino al Ponte del Castello e oltre, per poi collegarsi con il canale dei mulini e il Mulino Scodellino.

Concludo questo racconto con due annotazioni e proposte. Il gruppo di cui ho parlato ha avuto come base di arrivo il piccolo parcheggio realizzato all’ingresso di via Boccaccio. Avevano lasciato inizialmente alcune auto in quel luogo, per poi utilizzarle per tornare a Tebano e recuperare le altre auto. L’annotazione è che quel parcheggio è sottodimensionato rispetto le esigenze, quindi occorrerà pensare di ampliarlo. Altro fatto è che quando il gruppo è arrivato, cercava di potersi rifocillare e non ha potuto. Questo fatto suggerisce l’idea che in quel luogo sia in un futuro prossimo eretta una “baracchina” al servizio di chi utilizza il parco e non solo.

Ultimo aspetto: il nostro parco fluviale ha bisogno almeno di una bagno. Piccolo, discreto, ma funzionale.

Martedì scorso, a Roma, il Ministero per l’Ambiente ha promosso un evento per parlare della partecipazione pubblica nella gestione dei fiumi. Nella sostanza, si è parlato dei contratti di fiume. Ringrazio la nostra Regione per averci invitato come Associazione a partecipare, in quanto portatori di interesse.

Avessimo avuto qualche giorno di tempo in più, si poteva anche andare, ma poi con quale presupposti? Sono stati presenti i comitati del Lamone e dei Fiumi Uniti, i quali possono vantare un percorso già definito per il Contratto di fiume. Un percorso sostenuto in prima persona dai comuni bagnati da quei fiumi. Noi del Senio, purtroppo non siamo ancora in quella condizione.

Allora la domanda è sempre la stessa: perchè i comuni bagnati dal Senio, a differenza dei Fiumi Uniti, del Lamone e anche del Santerno, non affrontano con coerenza il tema della valorizzazione e della gestione del loro fiume?

Il nostro lavoro partecipativo di cinque anni ha dimostrato che le potenzialità dei Senio sono almeno pari a quelle degli altri fiumi. Confidiamo che le nuove amministrazioni comunali vogliano affrontare questo tema ascrivibile al capitolo della tutela dei beni comuni e dell’economia sostenibile. Se ci saranno i presupposti lo vedremo già dai programmi elettorali in corso di elaborazione da parte delle varie forze politiche. Speriamo che tutto possa andare nella giusta direzione.

 

Vorremmo contribuire a ristabilire una semplice verita’. Quando la stampa e tutti elencano i comuni che hanno a che fare col Senio, nessuno cita Faenza. Invece, come ben si sa, il comune di Faenza confina con questo fiume per oltre 20 chilometri (da prima di Tebano, fino al ponte di Felisio).

Ricordo che l’ultima rotta del Senio è avvenuta nel 1967(8) proprio su Faenza (a San Pier Laguna).

Ricordo anche che il tratto del Senio fra il Ponte del Castello e Felisio è fra i più interessanti dal punto di vista ambientale per la presenza dei “budelli”. Un’area questa con tutte le caratteristiche per diventare un SIC (sito di interesse comunitario).

E’ quindi del tutto evidente come la problematica della ciclovia del Senio riguardi anche il comune di Faenza e che quindi l’Amministrazione e le forze politiche di questo comune – fra l’altro capoluogo dell’Unione dei comuni – saranno coinvolte con le proposte di valorizzazione del fiume che come Associazione avanziamo.

Ps – A volere essere precisi, anche il comune di Brisighella è toccato dal Senio. Oltre ad essere bacino del suo  maggior affluente, il Sintria, per alcune centinaia di metri (se non andiamo errati) confina col Senio, fra Villa Vezzano e Tebano.

Nel corso dell’ultima assemblea associativa, decidemmo di promuovere una iniziativa di sensibilizzazione delle nostre idee di valorizzazione del Senio, rivolta ai candidati e alle forze politiche in competizione per le prossime elezioni comunali.

Ci dicemmo che forse era il caso di muoverci in tempo per non escludere la possibilità che candidati e forze politiche inserissero nei loro programmi di legislatura le tematiche che a noi stanno a cuore e delle quali parliamo da anni.

Come sapete, riguardano i temi dell’accesso agli argini, della sicurezza, della manutenzione e della ciclovia.

Non paia strano questo: siamo un’associazione di volontariato apartitica, ma non apolitica nel senso che, appartenendo alla dimensione della vita comune, desideriamo concorrere alla formazione delle decisioni relative al suo governo, sentendo questo come un diritto-dovere.

Allo scopo di divulgare le nostre idee abbiamo promosso una Conferenza stampa per GIOVEDI’ 15 novembre, alla quale vi invitiamo a partecipare. Alleghiamo il comunicato che la indice.

Ringraziamo il comune di Lugo e l’Unione dei comuni della Bassa Romagna per la disponibilità e collaborazione manifestata.

Periodicamente, solitamente una volta all’anno, la stampa ci informa che per le casse di espansione del Senio – l’opera che deve salvare la pianura dalla “furia” del Senio – va tutto bene, ma che l’inizio dei lavori slitterà di un altro anno.

Sabato 4 agosto il Resto del Carlino ci ha informato che i soldi ci sono, e che l’avvio dei lavori potrà avvenire all’inizio del 2020. Nel novembre del 2017 il Dirigente della Regione che sovrintende al bacino idrografico di cui fa parte il Senio aveva pubblicamente detto che tutto andava bene e che i lavori sarebbero potuti partire ad inizio 2019, mentre il 2018 sarebbe servito per il bando (europeo).

L’articolo di cui parlo contiene anche alcune stranezze, per chi segue da tempo la vicenda. Parla di realizzazione della cassa di Tebano, mentre risulta che gli 8,5 milioni servano non per realizzare, ma per collegare fra loro le due casse – quella nel territorio di Riolo Terme, pronta da 5 anni, e quella in corso di escavazione nel territorio di Faenza, e per collegarle entrambe al fiume.

Si afferma poi che adesso i vari enti interessati potranno sedersi attorno ad un tavolo per definire il progetto… . Ci chiediamo: ma il progetto non è quello deciso oltre 20 anni fa, realizzato sulla carta e depositato agli atti dei comuni di Riolo Terme e Faenza nei primi anni del duemila? Progetto poi partito con la realizzazione della prima cassa (Cuffiano) e proseguito con la seconda cassa in escavazione (Tebano)? Progetto che nella VIA, fra altro, prevede la rinaturalizzazione dell’intera area e la sua fruizione pubblica.

Sedersi attorno ad un tavolo, comunque, non è mai male. Anzi. Noi auspichiamo che nelle forme giuste, di questo tavolo possano fare parte anche i vari portatori di interesse. Compreso la nostra Associazione che fa della sicurezza e della valorizzazione del fiume Senio i propri cavalli di battaglia. Noi pensiamo che occorra fare in modo che il progetto definitivo di collegamento delle casse (quello di cui, razionalmente si dovrebbe parlare) debba comprendere tutte le scelte di tipo ambientale che possano permettere di fare dell’intera area un grande polmone umido e verde per la salute, l’economia e l’ambiente, da collegarsi con un progetto complessivo e con un percorso ciclopedonale al Parco dei Gessi, alla bella area verde di Cotignola, alle stazioni ecologiche di Alfonsine e ad altri punti di interesse che possono essere definiti verso la sorgente.

Speriamo che qualcuno nell’ambito della Regione o delle Unioni comunali ci spieghi qualcosa. Se così non sarà attiveremo le forze per una nuova iniziativa pubblica in autunno.

NdR – Alcuni ragazzi di Faenza, il sette aprile scorso, hanno camminato lungo gli argini del Senio, da Felisio a Casal Borsetti. Avendo avuto notizia dell’evento, abbiamo chiesto loro di fornirci una breve nota tecnica del percorso, perchè possa essere utile ad altre persone. Lo hanno fatto ed ora pubblichiamo le informazioni. Ringraziamo Stefano per la gentile collaborazione.

Raggiungiamo il fiume Senio a Ponte Felisio partendo dalla Stazione FS di Solarolo, distante un paio di km. Chi volesse partire dalla Via Emilia, da Ponte di Castello a Ponte Felisio consideri un’ora e mezzo di cammino.

Noi abbiamo percorso prevalentemente l’argine dx, ad eccezione del tratto dalla Chiusaccia alla strada San Vitale, (per costeggiare l’Arena delle Balle di Paglia e visitare il Giardino dei Giusti a Cotignola) e di quello sulle Valli di Comacchio. Dai vari sopralluoghi abbiamo comunque potuto constatare che l’intero corso del fiume, dalla Via Emilia alla confluenza col Reno è interamente percorribile su entrambi gli argini.

Il nostro viaggio si è sviluppato in due tappe con sosta intermedia ad Alfonsine, posizionata quasi a metà percorso. La prima tappa è dal punto di vista logistico più agevole in quanto il Senio costeggia vari centri abitati. La seconda, leggermente più impegnativa, è più interessante dal punto di vista paesaggistico.

INFORMAZIONI PRATICHE DETTAGLIATE

1° giorno

La prima fontana si incontra presso il ponte della Chiusaccia, dopo meno di un’ora di cammino. Segue l’abitato di Cotignola che offre ampie possibilità di ristoro.

Superato il ponte sulla San Vitale – fra Lugo e Bagnacavallo – si transita da S. Potito dove a circa trecento metri dal fiume c’è un bar (Casa del Popolo) e poco oltre una fontana presso il locale campo sportivo (luogo consigliabile per una sosta lunga). Per riguadagnare l’argine occorre percorrere la stessa strada a ritroso.

Segue il ponte tra Fusignano e Masiera. Anche in questo caso ci sono possibilità di ristoro su entrambi i lati.

Si transita poi a breve distanza dalla Piscina Intercomunale della Rossetta e dopo poco si raggiunge il paese di Alfonsine. Noi abbiamo dormito in un B&B adiacente all’argine destro. L’abitato offre varie possibilità di ristoro e di rifornimento (compresi due supermercati aperti anche la domenica) senza deviare troppo dal percorso (perché chi è partito come noi da Solarolo a questo punto avrà camminato almeno sei ore.

2° giorno

Lasciamo Alfonsine sempre sulla riva destra. Oltrepassata la strada Reale, il primo km è l’unico tratto in cui abbiamo trovato l’erba un po’ alta. In alternativa è possibile percorrere la strada asfaltata che corre parallelamente. Poi l’argine ritorna curato e il paesaggio si fa sempre più suggestivo.

Nei pressi della confluenza col fiume Reno si lascia l’argine per un breve tratto e si imbocca una strada ghiaiata ben visibile che dopo qualche centinaio di metri ritorna sulla riva. ATTENZIONE, non si sottovaluti l’effetto che potrebbe avere sui piedi meno allenati il passaggio dall’erba alla ghiaia (superficie che da qui al mare sarà prevalente). In questo tratto l’unica possibilità di ristoro/rifornimento acqua è presso il paese di S. Alberto, ad oltre mezzo km dal mitico traghetto, unica possibilità di attraversamento del fiume Reno, per poi costeggiare le magnifiche Valli di Comacchio.

Giunti sulla Romea segnaliamo la Trattoria Primaro (ammesso che la troviate aperta), ultima possibilità di ristoro prima dell’arrivo.

Attraversata la statale si ritorna sul lato dx (l’unico percorribile nel tratto finale). L’atmosfera è ormai marittima ma, se come noi volete raggiungere la spiaggia, non illudetevi di essere arrivati. Dovendo aggirare il poligono militare di Foce Reno, dopo 1,8 km occorre svoltare a destra lungo una strada ghiaiata, proseguire a sinistra lungo via della Cooperazione e continuare lungo via Spallazzi fino al cartello “Casal Borsetti”, dove finalmente troverete il primo accesso al mare. Dalla Romea son più di 4 km… COMPLIMENTI !!

Ieri sera l’assemblea dei soci ha approvato il bilancio consuntivo del 2017, chiuso con un leggero utile. I sindaci revisori, che avevano constatato la correttezza del bilancio, alla luce del fatto che con il 2018 siamo stati autorizzati dalla Regione a raccogliere le donazioni del 5 per mille, hanno proposto che dal 2018 la gestione del bilancio sia affidata all’associazione “Per gli altri”, struttura specializzata che fa capo al sistema associativo del territorio faentino: l’assemblea ha approvato.

Pur constatando l’aumento dei costi fissi di gestione, si è deciso di mantenere il contributo legato alla tessera di adesione a 5 euro all’anno, puntando su un numero più elevato di soci.

La relazione ha girato attorno ad un interrogativo che il presidente stesso ha ritenuto dovere porre: VALE LA PENA CONTINUARE? L’interrogativo, non retorico o fuorviante, deriva dalla constatazione degli scarsi risultati ottenuti, relativamente agli obbiettivi fondanti dell’Associazione.

Dopo cinque anni di iniziative per la valorizzazione del Senio, declinata sui temi della sicurezza; della manutenzione adeguata e costante; per la possibilità di tornare a camminare e andare in bici sugli argini; per tutelare il valore ambientale e paesaggistico; per un filo di acqua anche in estate; per sviluppare la vocazione di fiume di storia e quella recente di fiume di cultura e di arte, i risultati ottenuti non paiono essere in linea con l’impegno profuso, con le energie sviluppate, con il consenso ottenuto da parte di migliaia di cittadini.

Alla nostra idea di portare migliaia di persone a vivere il fiume e ad entrare in contatto con la ricchezza del tessuto culturale ed economico che gli sta intorno, il risultato è che oggi, in questa stagione, se una persona vuole camminare sugli argini, nel tratto fra Tebano e Cotignola, si trova in difficoltà causa l’erba e ogni tipo di vegetazione troppo cresciuta. Tutto questo mentre ai fiumi a noi vicini, il Lamone e il Santerno, viene dedicata ben altra attenzione. Tant’è che stanno velocemente marciando verso il Contratto di fiume e le piste ciclabili.

A questi interrogativi, condivisi ampiamente, l’assemblea ha rilanciato proponendo una iniziativa verso il mondo della politica, che il prossimo anno rinnoverà quasi tutti i Consigli comunali dei dodici comuni del Senio (eccetto Faenza e Riolo). Pertanto, nel corso del mese di luglio elaboreremo, con la partecipazione di tutti gli iscritti, le nostre proposte che presenteremo pubblicamente ad una conferenza nel corso del mese di settembre. Avvieremo poi subito gli incontri con tutte le liste (civiche, di partito, di movimento) che si presenteranno alle elezioni comunali (quelle che riusciremo ad individuare e conoscere) per chiedere che le tematiche del Senio siano considerate al momento della stesura dei programmi di governo delle città sui quali verrà poi chiesto il voto dei cittadini.

Stamane sfogliando Settesere, un articolo di Birgul Goker ci informa del pensiero degli amministratori di Castel Bolognese circa l’idea di un itinerario ciclo-naturalistico sul Senio. Lo riporto in foto e vi invito a leggerlo con attenzione.

La nostra associazione che da anni si batte per realizzare quell’obbiettivo, esprime soddisfazione per le parole e i propositi degli amministratori castellani. Parole e propositi che fanno il paio con quanto affermato dall’assessore ad Ambiente e Agricoltura del comune di Faenza, Antonio Bandini, quando nel corso della conferenza su agricoltura e paesaggio al Momevi di Faenza, ebbe a dire che il tema dei fiumi, declinato anche come risorsa per una nuova mobilità e per nuove forme di turismo, è oramai all’ordine del giorno e che va governato. Come segnale importante non sottovalutiamo poi il fatto che i Presidenti delle due Unioni comunali – faentina e Bassa romagna – si siano impegnati a tagliare l’erba sopra gli argini per lasciarvi scorrere una passeggiata in bicicletta.

Dichiarazioni, impegni, segnali. Tutto questo ci fa ritenere che sia oramai matura la condizione per promuovere un tavolo dei fiumi che, a partire dall’obbiettivo del contratto di fiume – che potrebbe essere unico fra Lamone e Senio – affronti il tema della ciclabilità dei loro argini.