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Domenica scorsa 20 novembre non abbiamo solo camminato attorno al Senio e alle sue splendide colline. Ci siamo immersi nel territorio e ne abbiamo colto i colori e i sapori, il bello e anche il meno bello costituito da problemi che attendono di essere risolti da anni. Pur se qualcosa si muove. Si può dire che domenica, il folto gruppo che ha partecipato con modalità diverse e senza schemi rigidi, ha creato consapevolezza e cultura. Si può dire che abbiamo esplorato il territorio, cogliendo molto della ricchezza che ci offre.

Siamo partiti al mattino con la visita alla zona delle casse di espansione, ancora incompiute riguardo la loro funzione per la sicurezza, ma diventate un sito di notevole interesse naturalistico dal momento che ospitano sempre più nuove specie animali che si stima giungano dal Parco del Delta. Non solo colori, ma anche fauna e biodiversità che dovrà essere valorizzata con il progetto definitivo di realizzazione delle casse.

Ricordo che quell’area ospita altri punti di interesse storico e naturalistico: quel che resta del mulino Fantaguzzi e le sue opere di derivazione, i casolari di una grande masseria con silos storico ed effige particolare, le querce secolari che segnano il fiume fino al Sintria, il ponticello sul Senio usato dai viandanti per collegare i due fronti della valle del Senio. Poi resta l’esigenza di riattivare il guado che consentirebbe, su strada interpoderale, di collegare Villa Vezzano a Cuffiano e delineare così un tratto percorribile di ciclo via del Senio.

Il problema è che tutte queste opere di un “territorio che parla” sono in uno stato pietoso di conservazione e che quindi c’è pochissimo tempo per intervenire. E mi chiedo perchè questa area territoriale così interessante non sia stata valutata come meritevole di un intervento da parte del PNRR. Solo che se ne fosse parlato… .

A mezzogiorno la bella compagnia di camminatori amanti della natura si è data appuntamento all’Agriturismo Rio Manzolo per un ottimo pranzo ammannito con prodotti locali e con il tocco professionale delle nostre mamme e nonne. Anna ed Alberto, oltre ad essere bravi, accolgono gli ospiti con un tocco di simpatia che fa bene al cuore.

Nel pomeriggio ci siamo immersi negli splendidi colori della campagna dei declivi della zona dei Vernelli. Facendo punto a casa di Gigi e Irma Franzoni, abbiamo esplorato quel territorio contadino che ci ha fatto decidere – mentore il socio Angelo Ravaglia – di lanciare l’idea della “strada del foliage”. Ma su questo parlano le foto a corredo di questo articolo. Grazie alle famiglie che hanno ospitato la nostra peregrinazione.

Al termine non poteva mancare una visita alla Raccolta storico didattica “Novecento” di Gigi ed Irma. Come al solito la raccolta stupisce chi non l’ha mai vista. Questa e tante altre presenti lungo la vallata del nostro fiume e d’intorni, hanno il problema del loro futuro. A questo dovrebbe pensa la politica e le Amministrazioni tramite le quali si esprime.

Il brindisi offerto alla fine da Gigi e Irma ha posto il sigillo ad una bella giornata giornata, alla quale nel suo insieme hanno partecipato oltre cinquanta cittadini, fra piccoli e grandi. Alla fine, una persona che non conosceva quei luoghi ha parlato di un “lembo di Toscana in Romagna”. Un bel tema di riflessione per tutti.

 

Giovedì scorso ci siamo trovati a pochi chilometri da Senigallia. Nel pomeriggio il cielo si è incupito (foto) e in alcune valli dell’anconetano è stato il finimondo. Da ciò che si è detto e scritto non c’è stato alcun allarme preventivo – una semplice allerta gialla – e tantomeno ci si è prodigati per avvisare la popolazione quando si è visto la situazione aggravarsi. Per questo la Magistratura sta indagando.

Tutto combinato il risultato è stato di 11 morti più alcuni dispersi e danni incalcolabili alle abitazione e alle attività produttive. I danni maggiori si sono avuti lungo l’asta del fiume Misa, un fiume a carattere torrentizio di 45 km che cala dall’appennino e con un bacino nemmeno tanto vasto: 377 km quadrati.

A pochi giorni di distanza si è propensi a pensare che la tragedia verificatasi nelle Marche non si spieghi solo con il repentino cambiamento climatico, ma derivi anche dall’assenza di interventi di assetto del territorio per mitigare le conseguenze di queste calamità largamente prevedibili. Si denuncia la scarsa  manutenzione dell’alveo dei torrenti, il proliferare di costruzioni edilizie vicine al corso dell’acqua ed in particolare la mancata costruzione di una casse di espansione la cui progettazione risale ad oltre 40 anni fa e di altre due casse progettate alle porte di Senigallia dopo l’alluvione del 2014. In 40 anni nulla di concreto s’è fatto, se non studi su studi, scelte compiute e subito contraddette. Ed ora la tragedia.

Per quanto si può capire leggendo le cronache, la morfologia del Misa è in qualche modo equiparabile al nostro Senio. Adesso proviamo a chiederci se un temporale di quella portata, o anche minore, fosse accaduto lungo il Senio in collina, cosa sarebbe potuto accadere, posta la risaputa e documentata pericolosità del Senio particolarmente a valle?

Se quell’evento si fosse verificato sopra la vallata del Senio, le conseguenze sarebbero state similari; in quel caso a chi dovremmo addebitare l’assenza delle casse di espansione, di cui si parla da tempo immemorabile?

Furono progettate alla fine degli anni novanta. La loro genesi è stata complessa e variamente motivata, ma alla fine la decisione politica e amministrativa fu quella di realizzare due casse di espansione del Senio (capaci di accumulare 4 milioni di metri cubi di acqua al momento delle piene per poi essere rilasciata gradatamente dopo le fiumane, mantenendone in deposito 1,5 milioni per consentire un minimo deflusso vitale al fiume in estate e per uso irriguo.

L’opera è finanziata da tempo con 8,5 milioni dal Governo più 2, se non andiamo errati dalla Regione. Già da anni si è realizzata una prima cassa – però non è ancora stata collegata al fiume, quindi è inservibile. Da 4-5 anni sono iniziati i lavori della seconda che da circa 2 anni sono totalmente fermi. L’unico aspetto positivo è che in tutto questo tempo la zona è diventata di grande pregio ambientale per la moltitudine di specie volatili e di terra che lì hanno trovato rifugio e di cui naturalmente si dovrà tenere conto quando i lavori ripartiranno.

Nel corso di questi anni la nostra Associazione ha fatto di tutto per sensibilizzare le autorità al tema, fino al flash mob del febbraio scorso sui ponti del Senio. Per ognuna delle tante volte che abbiamo incontrato istituzioni e tecnici di rango deputati allo studio e alla progettazione, abbiamo riscontrato assicurazioni e precisi cronoprogrammi che, dispiace dirlo, da almeno 10 anni non sono rispettati.

Pensiamo che questa situazione debba finire. Che le Istituzioni – le Unioni del comuni della Bassa Romagna e della Romagna Faentina, unitamente alla Regione e all’Autorità di bacino che deve progettare e realizzare l’opera – debbano coordinarsi, decidere e congiuntamente debbano illustrare ai cittadini decisioni vincolanti e il cronoprogramma. E sopra tutto accelerare i lavoro.

Siamo in un periodo elettorale molto importante. L’invito che rivolgiamo a tutti è che ogni qualvolta possiamo entrare in contatto con un partito o un candidato di fare presente la situazione e di chiedere con forza impegni seri e concreti.

Infine ricordiamo che la progettazione e la realizzazione delle casse, così come la manutenzione dell’intera asta fluviale che deve essere adeguata e costante nel tempo, deve avvenire tenendo conto della valenza ambientale del fiume, così come previsto dai disciplinari stabiliti dalla Regione stessa. Il Senio, ogni fiume, rappresenta un corridoio ecologico che va preservato al meglio e così come l’area della Casse di espansione deve essere rinaturalizzata come prevede la VIA e offerta ai cittadini per lo svago, la manutenzione della vegetazione deve essere delicata e rispettosa della sua funzione di regolazione dell’acqua rifuggendo la logica solo economica della desertificazione.

Infine richiamiamo solo per inciso altri due aspetti riguardanti il Senio sui quali registriamo da tempo impegni presi senza notare effetti pratici. Il tema dei Contratti di fiume – ovvero delle regole per una gestione fra pubblico e privato di taluni aspetti che riguardano il fiume – e la realizzazione della ciclo via del Senio dalla collina al mare, della quale fra pochi mesi verrà inaugurato un tratto di sei chilometri a Castel Bolognese finanziato da Regione e comune stesso.

Espongo di seguito alcune slide dell’esposizione dell’ing. Claudio Miccoli resa a Fusignano nel novembre 2019 inerenti la progettazione della seconda cassa di espansione del Senio. Nel corso della serata l’ingegnere disse che nel corso della primavera del 2020 si sarebbe potuto fare il bando europeo per l’assegnazione dei lavori.

 

 

 

 

Oggi un giornale locale affronta il tema della siccità. Purtroppo si limita a riportare il parere di un esponente sindacale, senza però entrare dentro al problema. Esso afferma che bisogna trattenere l’acqua in inverno lungo i fiumi. Vorrei ricordare che le oramai famose Casse di espansione del Senio, oltre a proteggere la Bassa Romagna in caso di forti piogge in Appennino, sono progettate anche per contenere acqua – milioni di metri cubi di acqua – per rilasciarla al fiume in estate in caso di necessità.

L’avvio dei lavori per le casse di espansione è di circa venti anni fa. Da circa dieci anni una è completata e sono finanziate le opere di adduzione  casse/fiume per oltre 10 milioni di euro, cifra ingentissima. Da circa cinque anni l’Ente di bacino, che dipende dalla nostra Regione, afferma ogni anno che di lì a qualche mese la Regione avvierà i lavori per completare la seconda cassa e che contemporaneamente potrà partire il bando europeo per l’assegnazione dei lavori di adduzione e che dopo circa un anno potranno partire. Ho messo parecchi circa, perchè non credo competa agli Amici del Senio documentare la precisione, cosa che invece, se lo vorrà, potrà fare la stampa, consultando le fonti.

Mi chiedo a che gioco si stia giocando. Si afferma che i cambiamenti climatici porteranno alla distruzione del pianeta, se non si affronta subito il problema. Si sa, oramai si vede, che la siccità è uno dei primi segnali del tema surriscaldamento e che l’acqua sarà la risorsa decisiva per resistere. L’Emilia e Romagna, fra altro, ha deciso di mettere soldi propri, assieme ai tanti che ha stanziato il Governo, per trattenere in inverno l’acqua del Senio e rilasciarla in estate quando l’agricoltura ne avrà bisogno. Allora la domanda é cosa aspetti la Regione a realizzare quegli invasi, decisi da anni e già finanziati. E’ troppo chiedere una risposta a questa domanda?

Aggiungo che di fronte al tema siccità e surriscaldamento – da cui deriva – ognuno dovrebbe fare la propria parte. E torno al tema delle casse di espansione – di milioni di metri cubi di acqua che la nostra campagna in questi giorni potrebbe avere, se fossero state realizzate – per chiedere perchè nessuno si interessa a questo tema. Perchè non i sindacati di categoria? Perchè non i contadini che potrebbero stimolare un argomento ben più importante dei presunti danni arrecati da quelle poche persone che una volta ogni tanto transitano per una loro carraia? Perchè non le forze politiche che governano la nostra Regione? Perche non le forze di opposizioni le quali mancano così clamorosamente alla loro funzione?

 

 

 

 

 

Un caro Amico del Senio, Marcello Riccardo Bezzi, ci ha inviato alcune notizie relative a mulini storici del Senio e del canale dei Mulini. Da oggi iniziamo la pubblicazione di queste brevi note con l’intento di costruire una mappa dei mulini del Senio e dei canali che da esso prendono (esempio, canale dei Mulini) o hanno preso vita (esempio, canale di Cotignola).

Il molino di Cuffiano ebbe origine nel 1438 con il nome di Molino di Marcazzo, poi Molino di Savurano e più tardi Molino dei conti Naldi. Da ultimo Molino di Fantaguzzi.
Ha cessato la sua attività nel 1970.

Oggi il molino Fantaguzzi è in totale stato di abbandono così come le grandi case che ha attorno. Ne abbiamo parlato e lo abbiamo documentato con foto anche in questo articolo Casse di espansione in stato di abbandono.

Forse però non tutto è perduto se, come proponiamo, la zona delle casse di espansione – dove il Molino è presente – potrà essere riconosciuta come area naturalistica di interesse e di uso pubblico.

Va anche detto che il molino di Fantaguzzi è stato inserito dall’Amministrazione comunale di Riolo Terme lungo il Percorso della memoria col quale si vogliono ricordare le “127 giornate di Riolo”. Quelle che, dal 5 dicembre “44 al 11 aprile “45, segnarono per Riolo la linea del fronte della Linea Gotica. Il molino Fantaguzzi fu il primo obbiettivo militare conquistato dalla Brigata Ebraica dopo la sua formazione. Proseguendo, liberò Cuffiano, salì sul monte Ghebbio, liberò la Serra di Castel Bolognese e proseguì verso Imola.

Proporremo all’Amministrazione comunale di Riolo Terme di collocare presso il molino una targa che ricordi il manufatto.

Per visitare il rudere, provenendo da Castel Bolognese, si scende a sinistra lungo lo stradello che si stacca dalla rotonda di Cuffiano posta sulla provinciale Riolese-Casolana. Giunti al cartello che indica i lavori delle Casse di espansione del Senio, a sinistra è visibile il rudere del mulino, oltre ad una grande casa colonica con pertinenze e un grande silos.

Foto: pervenute da Marcello Riccardo Bezzi.

 

Nei giorno scorsi un articolo del Carlino (foto) ha fatto il punto sul tema del casse di espansione del Senio. Nel merito nulla di più e nulla di meno di quanto avevamo scritto dopo la video conferenza del 26 novembre Fiume Senio, a fine inverno il bando sulle casse … il giornalista però fa il punto sull’intera vicenda dal quale si evince l’eccessiva lunghezza dei tempi per i lavori, fatto questo che lascia ancora una volta sconcertati.

L’articolo però coglie un aspetto particolare della vicenda al quale comunemente non viene dato importanza. Con una bella foto il giornalista mette in risalto l’aspetto ambientale e naturalistico legato alle casse. Afferma che sono arrivati gli aironi, Ma non solo, per quanto ne sappiamo le specie ospiti, particolarmente volatili, sono davvero tante. Potrei dire il cavaliere d’Italia, i gruccioni, i cormorani e altre. Questo evento ci parla certo di mutamenti climatici in corso, ma anche di un ambiente che negli anni si è reso ricettivo, arricchendo così l’interesse per il territorio.

A suo tempo, quando fu presentato il primo progetto, la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) prescriveva che l’area delle casse avrebbe dovuto essere resa al pubblico come area di interesse naturalistico e ambientale. Non so quanto questa prescrizione sia cogente o se possa essere facilmente elusa e tenuta da parte. Approfondiremo questo aspetto. Intanto però intendiamo rilanciare il tema.

Partiamo da qui Restituiamo il paesaggio al paesaggio, dallo studio e dalle proposte, avanzate tramite la collaborazione di un architetto del paesaggio, che presentammo nel 2016. Vi invito a cliccare e a leggere quel lavoro. Valentina Giannerini propose una collocazione organica delle “casse” nel territorio, avanzò proposte metodologiche e di merito. In quel momento nessuno raccolse il nostro contributo. Non capimmo l’ostracismo di allora e questo ci dispiacque, particolarmente per il lavoro svolto gratuitamente da una specialista, da una giovane ragazza, potenziale risorsa del territorio.

Oggi i tempi sono mutati, non so se in meglio o in peggio, ma questo non importa. La cosa che appare certa è che la Regione ha deciso di completare le casse di espansione e di collegarle al fiume. Siamo nella fase ultima della progettazione tecnica dell’opera e sarebbe importante che questa si raccordasse organicamente con l’uso che si vuole fare delle casse. Conosciamo la loro funzione per la sicurezza della valle, la valenza ambientale che deriva dal fatto che possono conservare acqua da restituire al fiume come deflusso minimo vitale in estate. Vorremmo conoscere come vengono affrontate le proposte della VIA e come viene colto di conseguenza l’aspetto della restituzione dell’area all’utilizzo da parte dei cittadini.

Intervenendo nei social, alcuni cittadini hanno avanzato proposte ragionate e di merito. Chi ci segue ne sarà al corrente. Per ora accenni che vorremmo fossero ampliati da un dibattito maggiormente esteso. Nei prossimi giorni rilanceremo questa problematica, coinvolgeremo, Regione, Sindaci, Autorità del fiume, Associazioni, la comunicazione, i cittadini.

Cavaliere d’Italia con i suoi piccoli.

 

A commento di questo articolo Fiume Senio, a fine inverno il bando sulle casse è intervenuto Lucas Stoppa
un amico del fiume attento alle problematiche ambientali.
A proposito delle casse di espansione ha scritto:
“La zona delle casse di espansione ha un potenziale notevole come parco pubblico, basterebbe creare i bacini con sponde non ripide e quindi non pericolose, piantare alberi adeguati e ne verrebbe fuori un posto adatto agli animali e alle persone, con postazioni fisse ombreggiate per fare pic-nik, fauna e uccelli acquatici (ce ne sono già tanti, ma non visibili) si insinuerebbero naturalmente e percorso ciclabile, invece di creare delle vasche sterili recintate per la loro pericolosità. Rimarrà un piccolo sogno 😁 .”
Questo cittadino, che il Senio ama percorrerlo in canoa – alcuni tratti, come quello dalla chiusa di Tebano al taglio, sono molto belli – avanza una proposta intelligente, perfino ovvia. D’altra parte la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) che correda il progetto, prescrive che al termine dei lavori la zona delle casse deve essere attrezzata ad area naturalistica e permettere ai cittadini di frequentarla.
Come Associazione, a più riprese, abbiamo sollevato la questione. Abbiamo anche avanzato proposte di merito. A dire il vero nessuno ci ha ascoltati, lo diciamo con dispiacere. Adesso nell’approcciarsi al via dei lavori ci sentiamo il dovere di risollevare questo aspetto. L’invito che rivolgiamo alle amministrazioni comunali interessate – Riolo Terme e Faenza – è quello di esaminare seriamente la questione. Allo stesso tempo  invitiamo tutte le istanze sensibili alle tematiche ambientali a fare la propria parte.
Queste foto sono relative all’area dove dovrà sorgere la seconda cassa di espansione.

Ieri sera nel corso di una video conferenza promossa dal sindaco di Fusignano Nicola Pasi, alla quale hanno partecipato Claudio Miccoli responsabile del Servizio area Reno e Pò di Volano e Domenico Sportelli degli Amici del Senio, si è avuto l’opportunità di fare il punto sui temi della manutenzione e della Casse di espansione del fiume.

Nel corso del suo intervento Miccoli ha fatto presente:

  • Manutenzione. Quest’anno la Regione ha raddoppiato il finanziamento per la manutenzione ordinaria; ciò ha consentito di recuperare una situazione anomala di accrescimento della vegetazione dovuta a ragioni meteo-ambientali e di prevedere la possibilità di attuare nel prossimo futuro due tagli all’anno di sfalcio manutentivo;
  • è in corso la gara di appalto di 600.000 euro per la manutenzione straordinaria dell’argine destro del Senio – necessaria a seguito di ammaloramento della sassaia, per circa 10 chilometri nel tratto corrispondente al comune di Fusignano.
  •  Casse di espansione. E’ stato risolto finalmente il problema della proprietà. Quando i tecnici hanno potuto mettere piede nell’area oggetto in passato di escavazione di inerti, hanno costatato una situazione diversa rispetto agli impegni presi a suo tempo dalle ditte escavatrici e una conseguente dissonanza relativa ai progetti realizzati fino a quel punto. La vicenda è oggetto attualmente di contenzioso giudiziario con richiesta di danni a favore della Regione;
  • a questo si è aggiunto il fatto che a dicembre dello scorso anno, ARPAE ha consegnato la nuova relazione idrografica del Senio che ha messo in luce dati diversi, assai rilevanti nella loro portata, rispetto quella ultima di circa di venti anni fa. Tutto ciò ha richiesto ai tecnici di rivedere i calcoli idraulici e di rimettere mano alla progettazione esecutiva. Una delle conseguenze è stata  l’ampliamento della cassa di valle, con la prospettiva che così possa essere utilizzata anche con la funzione ambientale di garanzia del minimo deflusso vitale delle acque in estate a fronte di periodi siccitosi;
  • si pensa ragionevolmente che entro la fine di gennaio del prossimo anno il nuovo progetto esecutivo (cassa di valle e loro collegamento col fiume) possa essere definito e che nei mesi successivi possa partire la gara europea di appalto dei lavori.

Domenico Sportelli – presidente degli Amici del Senio – ha fatto presente:

  • l’esigenza di riprendere il confronto fra le amministrazioni comunali per la progettazione della ciclovia del Senio, obbiettivo ancora più sentito a seguito delle vicende legate al Covid che richiedono attenzione al distanziamento fra le persone;
  • l’opportunità di riprendere la proposta di una ampia zona naturalistica nelle golene dei meandri del Senio, fra le località Ponte del Castello e Felisio da potere utilizzare anche per il progetto di riforestazione che vede la Regione impegnata ad allocare in cinque anni 4,5 milioni di piante per contribuire al tema della lotta al riscaldamento globale.

Il sindaco di Fusignano Nicola Pasi, che ringraziamo per l’iniziativa promossa:

  • ha dato atto al Servizio di bacino del Reno dell’importante lavoro realizzato per la manutenzione del Senio;
  • ha auspicato la ripresa del confronto avviato sul tema della ciclovia nell’ambito del Senio;
  • si è impegnato a riconvocare la conferenza il prossimo 26 novembre (2021) per fare il punto a quella data.

Giorni fa abbiamo visitato per diporto l’area delle ben note casse di espansione del Senio a Tebano/Cuffiano. Ricordate? Opera definita di assoluta priorità per la sicurezza dei comuni di pianura ubicati lungo l’asta del Senio. Finanziata con 10,5 milioni di euro, con progettazione esecutiva completata e con bando europeo per l’affidamento dei lavori che avrebbe dovuto partire la passata primavera. A questo proposito vi invito a leggere la cronaca che scrivemmo lo scorso mese di novembre a seguito delle affermazioni pubbliche rese in un incontro a Fusignano In primavera il bando per le casse di espasione del Senio.

Nel bel giro a piedi abbiamo notato due aspetti:

  • il completo abbandono dei lavori, se non per una alta (e certamente costosa) rete posta a protezione della cassa già fatta e assolutamente insignificante per la sicurezza in quanto la si può violare con un temperino, cosa che in diversi punti alcuni avventori hanno già fatto;
  • la bellezza di una zona naturalistica oramai conquistata dall’acqua, dalle piante arbustive e dalla fauna. Un vero paradiso per gli uccelli, se non fosse che, essendo la zona totalmente abbandonata, è diventata, oltre che meta di amanti della natura, anche di chi la usa per attività sportive non sempre compatibili, come il cross con motori e, addirittura, auto.

Nel corso della camminata, resa gradevole dal clima mite e dai colori autunnali, abbiamo potuto constatare che le querce secolari che esistono in quella zona sono oramai inesorabilmente attaccate dall’edera, quindi soggette ad estinzione in pochi anni. Abbiamo poi notato lo stato di totale abbandono del molino – credo si chiami Fantaguzzi -, delle pertinenze annesse, compreso una grande casa colonica e il particolare silos – faentino – che andrebbe conservato a testimonianza di una storica architettura rurale delle nostre zone.

Il sentimento finale della scampagnata è stato di amarezza e di gioia. Gioia per la riprova del grande valore naturalistico e ambientale dell’intera area. Fra altro abbiamo visto ragazzini a scuola di equitazione sui cavalli di un Agriturismo della zona, altro esempio questo della potenzialità della zona. Amarezza per i ritardi della politica, l’incuria e forse la non consapevolezza dell’utilità complessiva di quell’opera che attende di essere completata da oltre vent’anni.

L’augurio e l’invito pressante che rivolgiamo a Regione e Sindaci del Senio è quello di riprendere la vicenda in mano  e di portare a compimento un’opera di grande valore per la sicurezza e l’economia della vallata. Oltre che per la qualità della vita dei cittadini.

Ricordando che casse di espansione e area naturalistica al servizio dei cittadini – così come prevede la VIA del progetto – sono le due facce della stessa medaglia che vanno considerate e portate a compimento assieme.

 

 

 

Tutti affermano che una delle leve fondamentali da muovere per fare riprendere l’economia siano gli investimenti pubblici. Dobbiamo sperare che sia vero. Dalle nostre parti, da quelle della vallata del Senio, ci sono alcune opere, mature, che attendono da tempo di essere realizzate.

Due di queste sono munite da tempo di progettazione definitiva e di finanziamenti già destinati. Si tratta della circonvallazione – o variante – di Castel Bolognese e delle Casse di espansione del fiume Senio. Le altre due sono ben dentro alla volontà politica delle amministrazioni locali, regionale e nazionale, tanto da poterle ritenere oramai acquisite. Penso al casello autostradale della Valle del Senio e alla ciclovia del Senio/Lamone.

Al momento il punto sulle quattro opere a quanto risulta è questo.

Casse di espansione del Senio (Cuffiano – Faenza). I soldi ci sono da tempo. Il progetto esecutivo anche. Entro questa primavera partirà – secondo quanto affermato a suo tempo dalla Regione – il bando (europeo) per l’assegnazione dei lavori di collegamento delle due casse al fiume. Per evadere questa pratica occorrerà circa un annetto, tempo durante il quale la Regione è impegnata a realizzare la seconda cassa, quella sul territorio di Faenza i cui lavori sono partiti anni fa, poi interrotti per il fallimento della ditta escavatrice. La foto dimostra la situazione di oggi  (verrebbe quasi da dire lasciamo il mondo come sta).

Circonvallazione di Castel Bolognese. Dopo l’ultimo accordo del Comune con la componente agricola, ho capito sia definitivamente spianata la strada per la convocazione della Conferenza dei servizi, procedura utile e necessaria per comporre eventuali conflitti – se esistenti – e per accelerare l’acquisizione dei tanti pareri necessari. Dopo di che partirà il bando per l’assegnazione dei lavori. Nella foto una situazione di traffico normale.

Casello autostradale della valle del Senio. Se ne parla da tempo. Risulta sia nella programmazione della Regione e nelle ipotesi di lavoro dell’Ente gestore dell’Autostrada. Non so a che punto siamo, penso che la realizzazione di quest’opera sia molto sia legato alla vicenda delle concessioni degli appalti di gestione messi in discussione dopo Genova.

Ciclovia del Senio/Lamone. Da alcuni mesi i comuni interessati hanno avviato le procedure per la realizzazione di un progetto preliminare dell’opera che abbia le caratteristiche per potere accedere ai bandi di finanziamento europei e regionali. Accelerare questa fase vorrebbe significare avere carte in più da giocare. Ricordo che questa opera si inserisce a pennello in quelle che dovrebbero essere le linee di un nuovo sviluppo sostenibile e del dopo coronavirus. Nella foto un tratto della ciclabile sul Senio a Castel Bolognese, esempio di come vorremmo diventasse lungo tutto il fiume.

Progetto ciclabilità e Senio a Castel Bolognese. Non dimentico un investimento molto importante, già finanziato da Regione e Comune che dovrà essere realizzato entro l’estate corrente. Un progetto che si integra con la ciclovia del Senio e volto anch’esso allo sviluppo sostenibile e al dopo coronavirus.

Adesso l’auspicio è che alle parole seguano i fatti. L’economia deve riprendere, lo deve fare in sicurezza e guardando ad un futuro nuovo. Ad un futuro che rispetti il pianeta in cui viviamo. Senza pensare di sfruttarlo e abbruttirlo fuori di ogni misura.

 

 

Ieri l’altro abbiamo avuto il piacere di incontrare il dirigente della regione Emilia-Romagna, responsabile del Servizio Area Reno e Pò di Volano, l’ingegnere Claudio Miccoli.

L’incontro è stato proficuo. Non aveva e non poteva avere lo scopo di stipulare accordi, bensì quello di fare una disamina dei vari temi che la nostra Associazione tratta da sempre, e così è stato. Ecco quello che ci siamo detti.

Ciclabile del Senio. Nei limiti di quanto già esposto nell’incontro di Fusignano (dal percorso non deve derivare all’Autorità nessun obbligo e non deve rappresentare ostacolo di sorta per le loro azioni) si può fare. Una cosa è chiara: pensando di percorrere la cima degli argini non si può ragionare sul concetto di pista ciclabile per gli obblighi che la stessa definizione comporta (sede protetta, dimensioni prefissate, esclusivo uso da parte delle biciclette). Meglio parlare di percorso naturalistico ciclo pedonale. Circa il tratto non arginato, da Tebano a Palazzuolo, esistono maggiori difficoltà ma l’idea è che si possa fare. Occorre però partire da una disamina in sede tecnica con le carte topografiche che evidenziano le differenti situazioni. Esiste (parzialmente) una fascia demaniale.

Il tratto ciclo pedonale a Castel Bolognese

Casse di espansione. Abbiamo avuto la conferma che entro la primavera partirà il bando per l’opera e che verranno avviati i lavori – assunti in carico completamente dalla Regione – per la realizzazione dell’invaso. Nessun ostacolo a parlare di rinaturalizzazione dell’area, alla condizione del rispetto delle norme di sicurezza. Come sapete, nell’area sono presenti decine di querce secolari e una “passerella” che potrà essere mantenuta, se però sarà ricostruita (sicurezza). Disponibilità da parte dell’ingegnere Miccoli a presenziare ad iniziative circa il tema delle casse.

Nuovi abitanti del Senio, i Cavalieri d’Italia.

Nuovo tratto della ciclo pedonale di Castel Bolognese, finanziato dalla Regione. La progettazione definitiva dovrà stare all’interno dei ragionamenti sviluppati su “ciclabile del Senio”.

Abbiamo poi esaminato altre problematiche, traendo queste conclusioni.

Nel punto della riva del Senio dove nel 1944 cadde l’aereo alleato di Michel Phelps, è possibile mettere una stele e targa ed eventualmente piantare un albero.

L’Autorità del fiume collaborerà per giornate ecologiche promosse dagli Amici del Senio, si pensa in collaborazione con le ATC dei cacciatori (se saranno disponibili), per pulire taluni tratti di fiume come, ad esempio, sotto il bel ponte della ferrovia a Castel Bolognese.

Personale dell’Autorità sarà disponibile a partecipare ad iniziative promosse per meglio conoscere le problematiche del fiume (flora, fauna, pericoli, segnalazioni, ecc.).

Per meglio comprendere quanto sopra esposto vi invito a leggere In primavera il bando per le casse di espansione.

Dopo questo incontro, possiamo confermare che si può fare. Mi riferisco in particolare alla realizzazione del percorso naturalistico pedo ciclabile dalla collina al mare. Percorso che può essere visto in assonanza e integrazione con il fiume Lamone e anche, volendo, con il fiume Santerno.

Questa convinzione oramai ben consolidata, si basa sui seguenti elementi:

  • la programmazione territoriale di livello superiore (regionale) prevede che la fascia del Senio-Lamone sia sede di percorso ciclo pedonale;
  • i Sindaci e le Unioni comunali faentina e lughese, sostengono l’opera;
  • la Regione riconosce il suo valore – anche da punto di vista del turismo lento – e si è dichiarata disponibile a:
    • offrire una sede istituzionale di confronto;
    • indicare nel POR-FESR europeo la possibile fonte di finanziamento;
    • fare la sua parte nel cofinanziare il fondo europeo e nella fase di progettazione;
  • l’Autorità del fiume, fatte salve le condizioni sopra esposte, non pone ostacoli insormontabili;
  • i comuni di Castel Bolognese e Bagnacavallo (per quanto riguarda il Lamone), hanno già attrezzato da molti anni tratti di argini dei fiumi ai fini pedo ciclabili;
  • il processo di partecipazione messo in atto dagli Amici del Senio in questi anni, ha ampiamente dimostrato il consenso della popolazione e delle Associazioni, verso questa opera;
  • l’esperienza di Primola di Cotignola, con l’Arena delle balle di paglia, dimostra come il Senio, oltre ad avere la caratteristica di essere un fiume di storia, si presta a candidarsi come fiume di cultura, di paesaggio e di land art.

Adesso quello che serve è che la politica faccia la sua parte, portando il progetto dalle buone intenzioni ai fatti. Tutti sappiamo che occorre partire dall’individuazione di un Comune capofila e da una progettazione con i crismi per potere accedere ai bandi di finanziamento europei. Il percorso da parte di Comuni e Unioni è avviato, occorre spingere l’acceleratore.