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Venerdì scorso, assieme ad un gruppo di prof delle scuole Medie di Castel Bolognese, abbiamo percorso a piedi il crinale che va dalla chiesa Santa Maria della Serra al monte Ghebbio. Abbiamo avuto la conferma di quanto siano belle le nostre colline, modellate dal lavoro dei contadini e di quanto abbiano poco da invidiare a quelle più celebrate d’Italia. Peccato che la comunità locale, nel suo insieme, non abbia ancora la completa percezione del valore del territorio in cui vive e del comune interesse a creare armonia fra chi lavora e produce in quei luoghi e chi desidera appagare mente e spirito percorrendoli a piedi e in bici e ammirandoli, certo, col dovuto rispetto.

Ecco allora che al posto di segnali di accoglienza, si notano il proliferare di segnali di divieto – non credo sostenuti da ordinanza, quindi molto probabilmente abusivi; invece di mostrare la bellezza dei calanchi, alcuni vengono usati come discariche abusive; poi c’è chi senza ragione apparente, al posto di amare gli alberi, fa seccare e abbatte il vecchio pino storico, casomai piantato dopo la guerra dal bambini delle scuole; c’è chi è riottoso – senza capirne bene la ragione – a mostrare a scopo culturale alcune vecchie storiche abitazioni, fra l’altro semi collabenti e quindi destinate con ogni probabilità all’estinzione.

Per fortuna c’è anche chi accoglie i viandanti con cortesia e allora si resta stupiti. Dalla cortesia, ma anche dalla scoperta di angoli quasi inesplorati e semi sconosciuti presenti alla Serra. Mi riferisco al così detto bosco della Serra con le sue secolari piante, fra le quali alcuni esemplari di sequoia della quale in Regione ne esistono solo pochi altri esemplari. Poi l’idea di una Fattoria didattica – il Roccolo – che fa biologico e che conserva piante e lavoro che fanno cultura, che ci ricordano il passato, ma che fanno anche pensare ad un futuro di ritorno forse non troppo lontano.

Alla gentile signora che ci ha accolto e che ha fatto “parlare il territorio”, rivolgiamo un grande grazie, così come ai ragazzi del circolo della Serra che alla fine della camminata ci hanno ospitati per una gustosa merenda.

I professori sono stati contenti e già si parlava delle uscite con gli alunni alla scoperta del territorio che parla e di una comunità che si allena per essere sempre più educante.

Brevemente, la sintesi del percorso (6 km) di cui, come per tutti gli altri, noi, Amici del Senio, amiamo illustrare sia il bello che il brutto.

Lasciate le auto nel parcheggio della Chiesa, alla vista del monumento dedicato, abbiamo ricordato la Brigata Ebraica, operante nel faentino, che nel 45′ contribuì allo sfondamento della linea del Senio, combattendo a Riolo Terme poi liberando Cuffiano e la Serra, prima di entrare ad Imola. Proseguendo verso sud non abbiamo potuto fare a meno di dare uno sguardo ad un filare di vecchi tigli oramai sparito per effetto di una potatura sbagliata (capitozzatura). Poi un lembo di siepe di Marruca o spino del Signore (antica pianta) e la bella villa antica Zauli – Naldi, che purtroppo non viene concesso di visitare.

Nel crocicchio di vie si osserva la grande quercia monumentale compresa nel libri degli alberi più antichi della nostra Regione. Purtroppo manca una targhetta che lo ricordi.

Proseguendo lungo la strada vicinale, giunti alla vista di una grande quercia sulla sx, ci si può immaginare la grande villa Romana rustica costruita nel III secolo d.C. e che poggiava su un leggero declivio con davanti la Romagna con vista fino al mare. Di essa restano frammenti di pavimento e pitture, raccolti da Valentino Donati con un paziente lavoro di ricerca di anni e conservati in alcune teche nel Museo Civico di Castel Bolognese.

Da questo punto, sulla dx, iniziano i calanchi, protetti da una barriera di legno messa dal comune di Riolo Terme, ma che non ha impedito e forse non impedisce tutt’ora a persone non degne di gettare in fondo rifiuti in quantità rilevante. L’idea che ci è balenata per la mente è quella di proporre il recupero di quei rifiuti. Impresa non impossibile, se sostenuta da associazioni volonterose che comprendano anche i volontari dei Vigili del Fuoco capaci di calare e recuperare le persone fino in fondo al calanco per la raccolta.

In cima al monte Querzola (m. 241 s.l.m. cima Coppi di Castel Bolognese) i calanchi prendono una colorazione gialla e conformazioni caratteristiche.

Proseguendo abbiamo a sx l’Agriturismo la Querciola con ottima cucina casalinga e Camere. Con la camminata seguiamo un sentiero a dx sopra i calanchi, bello perchè panoramico. Poi un altro sentiero sempre a dx che conduce in cima al monte Ghebbio. Punto panoramico bellissimo con un rudere di casa che fa pensare a tutti quanto sarebbe bello disporre di quel luogo. Il problema però penso sia la recente istallazione di una torre di antenne che rendono senz’altro bene alla proprietà e che penso sconsiglino di abitarvi sotto per via delle radiazioni.

Da qui si ritorna dalla stradina asfaltata sotto e si torna verso nord, verso il monte Querzola. Giunti all’altezza del casolare romano immaginato, si prende la carraia a dx, attigua lo stradello e si sale al bosco della Serra. Una catenella, ma anche, finalmente, un cartello con parole cortesi, ci introduce al Roccolo della Serra. Una famiglia, alla ricerca di un luogo sereno e tranquillo, con l’aiuto della Regione, vi ha impiantato una Fattoria Didattica ispirata al biologico e alla conservazione della natura, a partire dagli alberi secolari che in quel luogo, sconosciuto da quasi tutti, resistono al tempo.

Ma di questo lembo di terra, parlerò un’altra volta, dopo avere intervistato i proprietari.