Varie 200Perchè abbattere quel ponticello che attraversa il Senio nella zona delle casse di espansione, a Cuffiano? Quel ponte ha una storia secolare, poi serve. Se un domani l’area delle casse di espansione diverrà una zona umida, un’area attrezzata per il passeggio e le attività motorie, come è logico avvenga secondo la ragione del buon senso, quel ponticello servirà ai faentini, ai castellani, a quanti proverranno da est, per accedervi.

A dire la verità non ho prove che lo si voglia abbattere. Ma quando a dedurlo sono sindaci che parlano con l’Autorità del fiume, i dubbi si avvicinano alla realtà. Poi basta guardare come hanno ridotto quel ponte. L’hanno chiuso e senza un minimo di manutenzione delle parti in ferro, presto sarà un cumulo di ferri arrugginiti. Allora sarà facile dire: ma cosa volete fare, non vedete? E’ insicuro, sta crollando. Bisogna abbatterlo. Ecco come una scelta non decisa da chi di dovere – coloro che amministrano il territorio – potrà diventare un dato di fatto. Una logica conseguenza derivata dallo stato di necessità. Dalla forza maggiore.

A scanso di equivoci, per quel poco che rappresentiamo, come Amici del Senio chiediamo ai sindaci e all’Autorità del fiume che quel ponticello, intanto sia manutentato e conservato. Poi si vedrà. E non si dica che quel ponte è di nessuno.

Le persone più anziane ricordano in quel punto un ponticello in legno che collegava le rive dell’alveo (non c’erano allora argini) e a fianco di esso un guado per il passaggio dei carri. Alla fine degli anni cinquanta (’58-’59), probabilmente nel momento in cui si alzò l’argine verso Cuffiano, il ponticello di legno venne sostituito da quello sopraelevato che ora vediamo. Vi lavorò una ditta che allestì un cantiere vero e proprio. Pare che il ponte si trovi nell’esatto punto di confine fra i comuni di Faenza, Riolo Terme e Brisighella (sì, anche Brisighella per 300 metri il suo territorio confina con il Senio), dal che si può dedurre che negli archivi degli uffici tecnici di quei comuni si trovino gli atti.

 

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