Senio, da Rossetta nessuna novità e qualche domanda
Dobbiamo ringraziare l’Amministrazione comunale di Fusignano che, accogliendo una nostra idea, ricordò il 70^ anniversario della terribile rotta di Fusignano del ’49. Poi ha fatto in modo che questa ricorrenza sia diventata un appuntamento annuale che segna un momento importante di informazioni e di confronto circa lo stato di salute del Senio.
Quest’anno l’incontro è avvenuto a Rossetta nello splendido spazio del Centro Civico, vanto di questa operosa comunità fra Bagnacavallo, Fusignano e Alfonsine. Alla presenza di oltre 80 cittadini, abbiamo ascoltato il punto comunicato dall’ingegnere Piero Tabellini, nuovo esponente dell’Autorità del fiume e Manuela Rontini in rappresentanza del Presidente della Regione.
Dal nostro punto di vista, purtroppo, la serata è stata deludente. Non si è andato oltre al riassunto dei titoli dei lavori compiuti e alla ripetizione di alcune idee per il futuro. Condito da qualche cifra che già si conosceva. Diremmo poco. Da incontri come questi, alla presenza di una folta platea di pubblico spesso disorientata e alla quale manca la conoscenza dei fondamentali, ci si aspetterebbe anche una funzione pedagogica. Di analisi, di visione e di orientamento da cui fare scaturire le scelte.
Invece, nulla di tutto ciò. Allora mi chiedo se questo schema di incontri è ancora utile o se invece non occorra pensare a nuove modalità di confronto e di partecipazione. Se il tema del surriscaldamento atmosferico, del controllo dell’acqua che si pensa possa cadere più di rado, ma più copiosa e in tempi maggiormente ristretti, porta a dover dare maggiore spazio ai fiumi; se questo si pensa possa generare un diverso impatto socio-economico ed esistenziale con il territorio, quindi con le città e le campagne; se si pensa a tutto ciò, dobbiamo allora comprendere che forse non basta più ascoltare in prevalenza la voce degli specialisti in idraulica dei fiumi.
Dovremo allargare gli orizzonti. Dovranno entrare in campo gli urbanisti, gli economisti, i tecnici dell’ambiente e del paesaggio, i meteorologi, i geologi, i sociologi, i botanici. Per il resto, aiutatemi. Dobbiamo tornare a parlare di gestione del territorio. Il che vuol dire riaffermare il primato della politica, che deve svincolarsi dal solo pensiero tecnico per giungere a quello complessivo di governo, traguardato al futuro.
Nel merito dell’incontro, già dicevo, nessuna novità. Se non avere riascoltato con piacere l’ipotesi di dare spazio all’acqua nei budelli del Senio fra Ponte del Castello e Ponte di Felisio. Dove ci sono decine di ettari di golena demaniale, naturale cassa di espansione che può essere abbassata per recuperare volume e che, con una gestione accorta della vegetazione, può funzionare da freno dell’acqua nella previsione dei colli di bottiglia del Senio dalla Chiusaccia verso la foce.
Purtroppo ho dovuto registrare il fastidio della Regione rispetto le nostre rimostranze circa la mancata manutenzione del tratto di argine fra Ponte del Castello e Tebano e nessuna risposta di merito su questo punto da parte dell’Autorità del fiume a cui spetta la gestione, se non la riproposizione dell’impegno di affrontare il problema col nuovo Pai, uno strumento di programmazione i cui effetti concreti si vedranno ben che vada fra 5-10 anni. Che la nostra Regione e la sua struttura di gestione dei fiumi non si facciano carico, in attesa del meglio rappresentato dal Pai, di manutentare questo tratto di argine, al pari di tutto il resto, non è accettabile.
Nel corso della serata si è poi manifestato l’intervento di un cittadino il quale, avendo sorvolato il Senio col deltaplano fino oltre Riolo Terme, ha tessuto lodi a come il fiume, sia così “ben tenuto”. Parere rispettabilissimo, ma che contestiamo. Anche noi abbiamo visto, con centinaia di foto scattate col drone e che presto mostreremo, il fiume dall’alto e ci è parso bello. Avendolo però percorso anche a piedi lungo le sponde, per tutto il tratto, da sopra Riolo Terme al Ponte del Castello, abbiamo constatato come, invece, la situazione sia disastrosa. Tanto che ne abbiamo fatto oggetto di una manifestazione – un flash mob – sul ponte del fiume a Riolo Terme per richiamare l’attenzione sulla carente gestione del fiume in collina e montagna.
Quelle che seguono sono alcune foto a testimonianza di quanto affermato.










L’ultima aspetto che nel corso della serata ho notato, e questo interpretando gli umori della platea, è come tante persone continuino a ragionare con una visione direi ristretta della realtà. Si punta l’attenzione a che il fiume non rompa davanti a casa, piuttosto che fare uno sforzo per avere una visione complessiva del bacino fluviale, una sua lettura univoca e proposte di intervento articolate e di senso compiuto. Tanto che il Sindaco di Fusignano ha giustamente ritenuto di farlo presente, quando ha richiamato l’attenzione alla collina e montagna.
Nella misura in cui questa sensazione è vera, il problema è serio. Perchè porta ad accreditare la visione di un fiume-tubo, liscio come il cemento, dove l’acqua possa scorrere il più velocemente possibile verso un altro fiume nel caso del Senio, o il mare. Casomai dragando il fondo e alzando gli argini. Senza pensare, fra tanto altro, che i nostri fiumi già si abbassano per effetto della subsidenza e che corrono verso un mare che invece si sta alzando per effetto dello scioglimento dei ghiacciai.
Si vorrebbe ingrandire il fiume verso l’alto, quando invece il tema è allargare il corridoio entro cui l’acqua possa scorrere. Siamo quindi ben lontani da una visione sostanzialmente univoca. Come invece la gravità del problema richiederebbe. La strada per uscirne credo sia quella di elevare il livello della discussione. In questo dovrebbe avere una funzione guida, anche se non esclusiva, la Regione. Vedremo.
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