SolaroloCredo che ridurre la nozione di turismo al fatto che si risieda per almeno due notti in luogo sia del tutto inadeguata. Leggo che è l’Organizzazione mondiale del Turismo a stabilire questo – anzi, parla di una notte – ma credo che la definizione sia coeva alla nascita dell’Onu, quindi relativa a molto tempo addietro.

La realtà è nettamente cambiata e penso che chi oggi programma e lavora nel turismo debba tenerne conto.

L’azione che costituisce una vera novità alla quale fare riferimento ai giorni nostri credo sia quella del “viaggiare” anziché quella del “risiedere”. Diversamente dal passato, oggi un numero sempre maggiore di persone si mostrano attratte dalla curiosità di scoprire luoghi, usanze, abitudini e di stabilire con loro un collegamento anche se fugace, ma reale.

Dentro questa “fame” di viaggiare è fortemente cresciuto negli ultimi decenni il desiderio di scoprire e sperimentare la particolare vivibilità dei piccoli centri. Si è aperta in questo modo una grande finestra dalla quale possono entrare nella casa del turismo aria fresca e buoni odori. Penso sia questa la nuova frontiera dei turismo da affiancare a quella tradizionale, che pure dovrà sostenersi con rilevanti ristrutturazioni. Una frontiera alla quale possono aspirare, pensando di trarne beneficio, sia chi offre che chi acquista; senza nulla voler togliere al mito della “settimana a pensione”, certamente da conservare.

Assieme al desiderio di viaggiare si è ampliato il ventaglio del “come” si viaggia. In passato i vettori principali sono state le automobili e gli aerei. Già da anni però, alle forme tradizionali, si sono affiancate ed hanno preso sempre più piede nuove modalità. E’ in forte espansione il numero di quanti amano viaggiare a piedi, in bicicletta e a cavallo. Sia per piccoli tragitti, che per lunghi percorsi scanditi a tappe.

Coloro che viaggiano con questi mezzi – lenti – penetrano i territori e si guardano attorno. Vedono continuamente paesaggi che cambiano, sono per natura curiosi e disponibili al dialogo verso le persone che incontrano. Manifestano poi una crescente predisposizione ad abbinare questa forme di viaggio fra loro e con altri mezzi come il treno e l’autobus.

Fa parte di queste nuove modalità di viaggio anche l’andare in camper. Una forma di viaggio in aumento esponenziale in tutta Europa. Ovunque appetita, all’infuori che in Italia dove, spesso, viene addirittura discriminata e colpita.

Come non tenere conto di tutto questo quando si mette mano ad un turismo in  preoccupante crisi, in Italia e anche in Emilia Romagna, particolarmente nella storica passata eccellenza della costa? Allora, quando la regione Emilia Romagna dice di volere passare con la nuova legge sul turismo dal “prodotto” alle “destinazioni”, ovvero, ai luoghi, penso sia una cosa ben fatta. Una nuova, positiva strada da percorrere.

Ieri sera ho partecipato a Faenza ad una conferenza sul tema della nuova legge regionale sul Turismo. Aveva il giusto significato di una consultazione sul campo. Fidandomi più delle parole d’ordine che dell’essenza della discussione non troppo innovativa, sono intervenuto brevemente per incoraggiare l’impostazione che credo avere capito essere al centro della nuova legge. Ho parlato dell’esperienza che stiamo facendo con la nostra Associazione per dire che la valorizzazione dei luoghi e una loro ragionata offerta in modo integrato con il territorio risponde ad una concreta domanda in atto. E che, se sviluppata, può portare effetti benefici alle nostre economie.

Concludendo la serata, l’assessore regionale al turismo, ha detto – se ho ben interpretato – che non sono certamente quelle da me sostenute le nuove forme di turismo alle quali pensa la Regione. Anzi, che quello a cui ho alluso non è proprio turismo.  Ha detto che si può definire turista solo chi pernotta almeno due giorni in una struttura ricettiva. Fra altre cose comprensibili e giuste, ha aggiunto che la legge non parla di costa, ma che gli unici soldi certamente stanziati – 20 milioni – sono a favore della costa. Sono rimasto molto perplesso, ma curioso di conoscere come questa vicenda andrà a finire.

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