Sarei curioso di vedere lo stupore delle volpi, degli istrici, dei tassi quando questa notte, uscendo dai loro pertugi, credendo di trovarsi nei loro sentieri, si troveranno in una autostrada. Si sentiranno smarriti, ci vorrà un po a raccapezzarsi. E quando torneranno a casa avranno molte cose da raccontare. Chissà se parleranno bene o male del nostro intervento umanoide di oggi.

Mario e Domenico volevano passare la stretta di Borgo Rivola. Là dove il Senio nei millenni ha eroso la potentissima vena del gesso. Una fitta foresta poco contaminata, usata per decenni come discarica ma poi per fortuna riabilitata, dove non abbiamo notato traccia di passaggio.

Ci siamo lasciati guidare dagli istrici, dalle volpi, dai tassi e abbiamo visto la luce. Ci è costato qualche stilla di sangue, ma di quello di superficie – di quello rosso come in giro non se ne vede quasi più – di quello però che si rifà in un attimo. Alla fine parevamo usciti dallo scontro finale di un thriller, ma liberi e felici come i bambini.

Agli abitanti della “stretta di Borgo Rivola” chiediamo scusa. Sappiano però che noi non li cacceremo mai. Cammineremo su quel nuovo sentiero perchè vogliamo unire la collina al mare, seguendo il nostro fiume, per fare incontrare e unire le genti che ci vivono attorno. Noi li rispetteremo, perchè sono parte della natura. E questa ha le Sue regole per decidere se, chi, come e quando.

Ps – Domenica mattina, fra bipedi e quadrupedi, saremo più di 60. Un numero inaspettato. Saremo di tante nazioni e di tante lingue. Ma tutti fratelli – disposti ad aiutarsi l’un l’altro – come si conviene quando si cammina in montagna.

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