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Lungo il Senio, fino a Casola

Amici del Senio, Itinerari

Continua la risalita a piedi lungo il Senio, verso la sorgente. Lo scopo è quello di documentare le cose belle e quelle brutte del nostro fiume e dimostrare la fattibilità di un percorso ciclo naturalistico e della memoria dalla sorgente al mare.

Ieri abbiamo percorso il tratto da Borgo Rivola fino a Casola Valsenio. Bello e interessante. E che ci sta suggerendo tante idee da proporre a chi si occupa della (non) manutenzione del fiume e a chi amministra il territorio.

Siamo partiti dal ponte della cava del gesso e arrivati alla chiesa maestra di Casola Valsenio, risalendo nell’ultimo tratto il bel parco fluviale della cittadina. Il percorso è di circa 8 km, compreso la visita all’Abbazia benedettina. Una camminata di tre ore che può allungarsi di mezz’ora se nel cammino si include anche la visita al Cardello di Oriani. Si procede in prevalenza lungo carraie, poco sentiero, qualche stradello e un km di asfalto (zona industriale). E’ questo il primo tratto, salendo a monte, dove il fiume Senio – a dispetto dei detrattori informo di avere visto ai Musei vaticani la carta geografica del XV secolo che già allora veniva definito “fiume” – nel corso dei suoi millenni ha eroso la montagna. Capita allora per lunghi tratti di camminare ai bordi di un baratro di 50 metri e più, con il fiume che scorre rumorosamente sotto. La vegetazione al bordo copre il senso di pericolo, anche se ovunque dovrebbe essere garantita una fascia di rispetto e non, come in qualche caso, coltivare il terreno proprio fin sul ciglio del baratro.

Le cose belle. Subito dopo Rivola si incontra una casa ex mulino; in quel punto il paesaggio del fiume è splendido. Si apprezzano qualche elemento del vecchio mulino e, volgendo lo sguardo in alto, il “grande” ponte dei Montroni che si staglia verso la vena del gesso.

Quello che più ci ha colpito però sono gli antichi casolari. Più grandi di quelli appenninici di montagna, sintomo forse di un miglior benessere già oltre un secolo fa. Generalmente hanno una composizione e una architettura complesse, ben studiata per le esigenze del tempo. Esprimono i bisogni e la cultura di allora. In quei casolari, in quei cortili tutto è storia. Storia contadina, storia di genti temprate, dedite al lavoro, generose e che guardavano al futuro. Oggi questo monumenti al lavoro e alla famiglia sono in cattivo stato. Ancora in piedi, ma per quanto? Nella migliore delle ipotesi sono abitati da una persona anziana. E quando verrà a mancare, cosa succederà di quei tesori?

Abbiamo incontrato alcuni orti o giardini con i fiori di un tempo (mi dispiace non conoscere i nomi). E un amico della compagnia che ci ha detto che quelle coltivazioni erano legate a metodi antichi di coltivazione, che sarebbero ancora validi, se non si fosse stati stregati dalla logica dei concimi e degli antiparassitari.

E ancora, due antichi pozzi con impressi i segni del tempo; il gabinetto fuori casa di una volta, col buco, le impronte per i piedi messe per non sbagliarlo e il vecchio, consunto, impolverato scopino di saggina per pulire. E che dire di un pergolato creato con una vite con foglie strane che copre un grande tavolato di lastre di porfido di fiume?

Poi le alberature. In alcune aie si notano alberi possenti – forse sequoie del Canada – e altri enormi, i cui rami sono stati “invitati” verso forme artistiche che, ricoperte di edera, conferiscono l’aspetto di grandi opere di land art naturali. E ancora le tante madonnine – in genere addolorate – sparse lungo il percorso, nei crocicchi e nelle pareti della case, li a segnalare devozione e speranza per grazie ricevute o attese. Infine la sorpresa di una grande vasca in cemento che, vista la forma, deve essere stata utilizzata come macero per la canapa e come lavatoio.

Infine il bel Parco fluviale di Casola Valsenio, da cui prossimamente partiremo per continuare l’esplorazione verso Palazzuolo (sempre sul Senio).

Le cose brutte. Il senso di abbandono di troppe abitazioni storiche. Quel disordine, in alcuni punti, che denota una certa incomprensione per il bello che la natura e il paesaggio offrono da quelle parti (fortunate). Poi la pretesa di alcuni di coltivare il terreno fin sul ciglio degli orridi del Senio e la propensione a spingere le ramaglie dentro i rii, creando i guai che ben si possono prevedere.

L’ultima cosa brutta è il camion di legna che preme nei piloni del ponte della cava e che copre completamente il letto del fiume. Sicuramente un pericolo. Segnaleremo il fatto alle autorità del fiume.

Alla fine la domanda vera è se esiste una qualche istituzione che voglia salvaguardare il patrimonio storico e culturale esistente in questo tratto lungo il Senio. Ad esempio: alcuni dei luoghi visti starebbero bene compresi nella lista delle location cinematografiche. In Romagna si sta promuovendo questa aggregazione, si vorrà tentare di cogliere questa possibilità?

Pubblico ora alcune foto (ma non quelle che potrebbero incuriosire troppo).

Ponte sopra Rivola


Ponte dei Montroni
Pera mora


Madonna addolorata (dei sette dolori)
Quercia plurisecolare (segnalata e protetta)

Macero per la canapa

Orma di capriolo



 

 

 

 

5 Dicembre 2017/0 Commenti/da Domenico Sportelli
Tags: Palazzuolo sul Senio
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