Era nostra intenzione confermare l’evento del 6-7 luglio Acque e Miracoli a Tebano. Ci abbiamo provato, ma non ce l’abbiamo fatta. Le ragioni sono diverse.

L’evento si è presentato fin dalla sua prima edizione come anteprime dell’Arena delle Balle di paglia di Cotignola. Gli amici di Primola quest’anno non faranno la solita Arena. Potevamo procedere ugualmente, secondo una impostazione che potete leggere qui Si parte con la collaborazione di tutti.

Abbiamo lavorato fino ad avere predisposto una bozza di programma. Però, dopo avere ascoltato le Amministrazioni comunali di Faenza e Castel Bolognese – che ci onorano del Patrocinio – e avere attentamente valutato ogni aspetto derivato dal condizionamento delle norme anti Covid, problematiche alle quali si aggiungono quelle di natura logistica a seguito del cantiere in essere nell’area della ex pesa, abbiamo deciso di sospendere l’evento e di proporre il rinvio alle date del 7 e 8 settembre 2020. Confidando sul mutamento del quadro normativo e sulla risoluzione del cantiere.

Chiediamo scusa agli artisti e ai collaboratori coinvolti, confermando loro la nostra fiducia per le prossime date.

Buona salute a tutti e arrivederci presto.

 

Tebano, 19 giugno 2020

Racconto di Roberto Torricelli. Quinta tappa, 9 giugno 2019.

Sant’Alberto – Casal Borsetti

Ultimo giorno della camminata per l’acqua. Il sole e il caldo continuano a non mancare. Roberto e Giampaolo Ossani hanno deciso di seguire il gruppo in bicicletta, Roberto con la scusa di fare alcune riprese con la GO-PRO montata sulla bici.

Fatta colazione in un bar al centro di Sant’Alberto si raggiunge il traghetto ed alle ore 9 si attraversa il fiume Reno, facendo dal traghetto il primo rito della giornata: “lancio delle gocce di luce” nelle acque del Reno.

Saliti sull’argine sinistro, argine che separa le acque delle Valli di Comacchio da quelle del Reno, dirigendosi verso valle, si gode il bellissimo paesaggio delle valli e dei tanti uccelli che la frequentano come i fenicotteri, i cavalieri d’Italia e le garzette.

Alla penisola di “Bosco Forte” si incontrano anche i cavalli in libertà su questa lingua di terra che finisce in mezzo alle valli. Non meno interessanti e spettacolari da ammirare le fioriture di erbe selvatiche, gli allevamenti di anguille e i canneti.

Alle ore 10,40 circa si giunge alle lapidi che ricordano il passaggio e rifugio di Giuseppe Garibaldi il 5 agosto del 1849 inseguito dall’esercito austriaco e i “Garibaldini” della 28° brigata “Mario Gordini” del gennaio-aprile 1945 che qui combatterono contro i tedeschi.

Con la vista in lontananza delle chiuse del Reno, si effettua un nuovo rito delle “gocce di luce” con lancio in parte nelle valli di Comacchio ed in parte nel fiume Reno.

Il sole e il caldo si fanno sentire essendo un tragitto completamente al sole, ombre non se ne vedono; qualcuno apre l’ombrello per ripararsi dal sole o per propiziare qualche nuvola e semmai anche un po’ di pioggia; ma il tentativo non funziona e si prosegue sotto un caldo quasi insopportabile.

Giunti a mezzogiorno all’osteria “PO’ DI PRIMARO” all’ombra di grandi alberi si pranza al sacco con le vivande portate con il pulmino da Domenico Sportelli (presidente degli Amici del fiume Senio).

Finito il pranzo, seduti in un grande cerchio, dopo alcuni riti sciamanici,

si chiede a ognuno dei partecipanti  di raccontare le sensazioni che ha vissuto con questa esperienza: parole dette da tutti molto belle, in particolare quelle di Alberto, che vale la pena riportare almeno in parte: “…… Sono stato bene in armonia, ….. ho sentito che ogni giorno crescevamo, che salivamo sempre più in alto ….. ringrazio tutti perché torno a casa con la voglia di continuare, di continuare in questa direzione, quando ogni tanto ti viene la voglia di dire basta! Qui non ce la possiamo fare, non cela faremo, ma invece mi fate sentire la voglia: no! ce la faremo, ce la faremo, riusciremo a trovare questa coerenza che dall’acqua si diffonda a tutto, soprattutto ai nostri cuori”.

Ripreso il cammino salendo sul ponte della strada “Romea” per attraversare il Reno e percorso la carraia dei “bilancioni”, che corre in destra Reno, si arriva finalmente a Casal Borsetti. Qui, battendo i tamburi e cantando, vengono distribuiti dépliant per le strade del paese e sulla spiaggia piena di bagnanti , invitando la gente a seguire il gruppo per la cerimonia finale, effettuata in simultanea in tutto il mondo, per celebrare l’ “ACQUA VIVA”.

Giunti, come previsto, alle 17,30 sulla spiaggia libera di fronte al Residence Mare e Pineta, contornati da numerosi bagnanti attratti dalla bellissima atmosfera creatasi  con la musica e i tamburi, si è regalata  energia positiva all’acqua con riti e lancio di gocce di luce nel mare.

La cerimonia si è conclusa con abbracci e saluti fra tutti, partecipanti  e bagnanti, e si è ritornati a casa con la voglia di ritrovarsi il prossimo anno con un’altra camminata per l’acqua.

Ndr – Si conclude così il racconto della Camminata per l’acqua 2019 lungo il fiume Senio. Resta l’impegno degli Amici del Senio di completare il percorso con le tre tappe mancanti, appena possibile. 

Racconto di Roberto Torricelli. Quarta tappa, 8 giugno 2019.

Tebano, Rossetta, Alfonsine, Sant’Alberto

Alla 4^ tappa è previsto un trasferimento in auto da Tebano ad Alfonsine, per poi proseguire a piedi fino a Sant’Alberto, dato che il percorso fatto tutto a piedi sarebbe troppo lungo e reso difficile dalla non pulizia della sommità dell’argine. La partenza viene anticipata di circa 30 minuti per le previsioni meteo, che danno sole e caldo per tutto il giorno, ed in particolare per fame.

Arrivati alle ore 8,20 al bar della piscina di Rossetta, il gruppo effettua  un’abbondante e buona colazione a base di paste, brioche, cappuccini… .

Roberto sostituisce Silvio e affianca Alberto nella guida del gruppo. Saliti sull’argine destro del Senio ci si incammina alla volta di Alfonsine godendo, dalla sommità dell’argine, qui sopraelevato rispetto al piano di campagna di circa 12 metri, dell’arte ordinata delle coltivazioni prevalentemente a frutteti che i bravi agricoltori sanno condurre.

Arrivati ad Alfonsine alle ore 9,40, fatto il lancio gocce energizzate dal nuovo ponte in legno pedonale ciclabile nel centro paese,

battendo i tamburi e cantando il proprio inno “camminiamo camminiamo, per l’acqua pura camminiamo, camminiamo camminiamo, per il mondo camminiamo, l’acqua impura trasformiamo, e il suo spirito lodiamo, ….” il gruppo giunge in piazza Gramsci, la piazza principale di Alfonsine con il maestoso monumento “il trionfo della resistenza”. Monumento dello scultore e ceramista Angelo Biancini che realizzò fra il 1970 e il 1973 a testimonianza dell’impegno della popolazione nella lotta di liberazione nell’ultimo conflitto mondiale.

Qui si effettua una breve sosta, con illustrazione del programma della giornata.

Si riprende la camminata sull’argine destro del Senio al ponte della strada statale Adriatica, facendo una nuova brevissima sosta al monumento della “Linea Gotica”,

si prosegue per un breve tratto sulla strada asfaltata destra Senio, si sale di nuovo sull’argine e sotto un sole cocente alle ore 12,20 si arriva alla botte a sifone dell’attraversamento del Canale Destra Reno sotto il Senio.

Finite, per il caldo, le scorte di acqua potabile, grazie alla gentilezza di una famiglia residente nelle vicinanze che mette a disposizione un rubinetto di acqua potabile nel suo cortile, il gruppo riesce a dissetarsi e a riempire le borracce.

Alle ore 12,45 si effettua un nuovo lancio delle gocce di luce nel Canale Destra Reno

e, saliti sull’argine del Senio percorrendo una strada bianca ghiaiata, si raggiunge il punto in cui il Senio sfocia nel fiume Reno.

Percorso un breve tratto sulla sommità dell’argine destro del fiume Reno,  si scende alla “casa dell’Agnese” una tipica casa colonica della fine dell’Ottocento che nel 1975 fu scelta dal regista Giuliano Montaldo per la realizzazione del film L’Agnese va a morire. Ora in estate è cornice di suggestivi spettacoli teatrali.

Viene consumato il pranzo al sacco e si effettua un sosta di riposo, con visita anche dell’attigua “Casa del Diavolo”, così chiamata per la particolarità della scala interna. Le alzate di detta scala hanno altezze diverse di gradino in gradino per cui se si scende in fretta e senza prestare attenzione si cade e si ruzzola al piano terra.

Alle ore 15,40 il gruppo riprende il cammino sull’argine del fiume

arrivando alle ore 17,15 al traghetto di Sant’Alberto, dove si esegue l’ultimo rito della giornata, con lancio delle gocce di luce nel fiume Reno.

Entrati nel centro di Sant’Alberto, ci si dirige alla sede della Pro-Loco.  Sistemate le tende per il pernottamento e fatta una confortevole doccia, ci si reca per la cena al vicino circolo tennis, ove si mangiano sia pasti a base di carne sia vegetariani, con un’ottima organizzazione.

Dopo cena si ascolta un’interessante conferenza del professor Paolo Belletti (presidente dell’Associazione Amici di Olindo Guerrini), che illustra la storia dello scrittore e poeta Olindo Guerrini – Stecchetti,  che in Sant’Alberto ha abitato.

 

 

 

Racconto di Silvio Marchi. Terza tappa, 7 giugno 2019.

1^ parte: Borgo Rivola – Riolo Terme

Dopo l’’ottima cena preparata dalle cuoche della Pro Loco di Borgo Rivola, sotto la direzione della Presidente Ardelia Pulti, il gruppo si ritrova alle 9,15 circa davanti al bar “Quelli che…”. Dopo aver fatto colazione, imboccato un tratto di strada di fronte al bar, ci si avvia lungo la sponda sinistra del Senio, arrivando dopo circa 500 mt. al ponte vicino alla cava. Ci si ferma per circa 10 minuti ad ascoltare le parole di Hubert, che spiega le motivazioni della camminata e il senso delle cerimonie, con musica dei tamburi, purificazione con penne indiane bagnate nell’acqua e lancio finale delle gocce di luce nell’acqua del fiume.

Si prosegue sulla sinistra del fiume lungo i campi che lo costeggiano entrando dopo circa 500 mt. nella zona delle serre di Borgo Rivola, una distesa di tunnel di cellophan per la produzione di vari tipi di ortaggi e, dopo circa 1 km. si attraversa il fiume passando su un ponte di tubi e si cammina su una strada sterrata in mezzo ai campi per ulteriori 500 mt. . In corrispondenza di un punto in cui la strada fa una esse, adiacente ad una grande casa, incontriamo una grande quercia centenaria, e il gruppo si ferma a contemplarla in un momento di raccoglimento, accompagnati dalla musica di un flauto tradizionale dei nativi americani, suonato da Lucilla.  Si riparte in direzione Riolo Terme lungo una  strada asfaltata, ma poco frequentata da auto e, arrivati ad un bivio, ci si ferma ad osservare uno stagno asciutto, un’opera costruita dal Parco della vena del gesso per la conservazione e la riproduzione di anfibi autoctoni, ma abbandonata e in disuso. Ripreso il cammino, dopo circa 1,5 Km. si arriva alla diga adiacente al ponte della Casolana prima di Riolo Terme e ci si ferma per una cerimonia, scendendo vicino all’acqua su una spiaggetta di sabbia e sassi, sulla destra del fiume. Finita la cerimonia, su invito di Prem Antonino, divisi in piccoli gruppi, ci si dedica a costruire con sabbia e sassi delle piccole opere di fantasia, a suggello del momento di ispirazione collettiva.

Si riprende il cammino lasciando il fiume e avviandosi lungo un percorso ciclo pedonale che porta in direzione delle terme di Riolo Terme, che vengono raggiunte dopo circa 1 Km.. Entrati nel parco delle terme, ci si ferma per circa 10 minuti a rifocillarsi da alcune fontane e, successivamente, ci si avvia  in ordine sparso verso il centro della cittadina. Radunato di nuovo il gruppo nella piazza, si decide di percorrere in corteo il corso principale, cantando l’inno della camminata e suonando i tamburi. Arrivati verso le 12,30  nei pressi delle scuole elementari, dove si sta svolgendo nel giardino esterno la festa di fine anno scolastico, ha luogo un bellissimo momento di incontro. I canti e i suoni del gruppo attirano l’attenzione dei bambini e dei loro genitori e/o parenti, coinvolgendoli nel richiamo a curarsi dell’acqua e dell’ambiente. Lasciata la zona della scuola, si ritorna indietro e si arriva davanti al palazzo comunale. Anche qui il gruppo si ferma e intona il suo canto per l’acqua, perché sia sentito e fatto proprio dagli amministratori. Ripreso il cammino, ci si dirige verso il parco fluviale e la baracchina chiamata TimOrso per il pranzo. Luigi, proprietario della baracchina, ha preparato un buffet vegetariano molto buono che tutti gustano volentieri.

2^ parte Riolo Terme-Tebano

Terminato il pranzo, verso le 14,00, si riprende il cammino per la seconda parte della tappa, in direzione Tebano. Si rimane sulla sponda sinistra del fiume, sotto l’argine e vicino all’acqua per circa 1 Km. Poi ci si inoltra per i campi sempre costeggiando il fiume. Arrivati all’incrocio con un’altra carraia che va verso destra, la si imbocca costeggiando una vecchia casa colonica, si attraversa il fiume su un ponte di tubi e si prosegue. Dopo circa 300 mt. si incontra un’altra casa colonica, molto grande, anch’essa disabitata, ma che a suo tempo ospitava molte famiglie, con al proprio interno un grande cortile. Proseguendo lungo una carraia in salita per altri 300 mt., si arriva in un parco molto bello, il parco di Villa Schiavio. Composto da una zona piena di alberi secolari, tra cui alcune sequoie e cedri giganteschi, con all’interno le rovine della villa padronale (fatta saltare durante la II guerra), una chiesa consacrata, una fontana di acqua sorgiva, una vecchia ghiacciaia  e una grande casa colonica, simile a quella precedente, ma ristrutturata, e una zona in cui è presente un lago, che fungeva da grande piscina ed era percorso anche da piccole barche, il parco ha provocato grandi emozioni nel gruppo e lo si è dovuto lasciare malvolentieri.

Ritornati sui propri passi, appena riattraversato il ponte di tubi, si imbocca un sentiero in mezzo alla vegetazione sulla sponda  sinistra del fiume, che si deve percorrere in fila indiana, perché abbastanza stretto, ma ombreggiato. Si prosegue per circa 500 mt. sul bordo del fiume, superando alcuni fossi, tra cui uno su un ponticello di tronchi costruito dagli esploratori del Senio, si  incontrano alcuni orti e, nei pressi di una casa, si imbocca una carraia che sale verso una strada che, costeggiando sulla destra un piccolo canale e la sponda del bacino di una cassa di espansione ancora in costruzione, dopo circa 500 mt., arriva di nuovo vicino al fiume, al termine della cassa di espansione.  Salendo su un breve ma impegnativo pendio, ci si inoltra su un sentiero simile al precedente, in mezzo alla vegetazione. Dopo circa 500-600 mt. il sentiero sbuca in una carraia adiacente un campo, che si percorre per ulteriori 500-600 mt., fino a sbucare vicino alla cosiddetta discesa delle Casacce, sulla Casolana. Superato un grosso fosso, rasentando il guard-rail e costeggiando per circa 100 mt. la strada, si imbocca una nuova carraia di fianco a una casa e si ritorna vicino al fiume. Costeggiando i campi, si percorrono le carraie avendo il fiume sempre sulla destra e, dopo circa 3 Km., si arriva nei pressi della presa del Canale dei Mulini e subito dopo alla  Diga Steccaia di Tebano.

Dopo una dovuta sosta al manufatto che aveva ispirato i progetti di Leonardo durante la sua permanenza in Romagna, in breve il gruppo raggiunge la strada provinciale che porta a Tebano e attraversato il ponte arriva negli spazi fra la ormai desueta pesa e  la vecchia scuola. Lì, montate le tende da parte di chi pernotterà sul posto, i volontari dell’associazione Amici del fiume Senio preparano una gustosa cena, dopo la quale la giornata si conclude in allegria con i balli della nostra tradizione contadina.

Racconto di Silvio Marchi. Seconda tappa, 6 giugno 2019.

1^ parte: Palazzuolo-Misileo.

Ritrovo alle 8,30 a Palazzuolo in Piazza Alpi dei partecipanti, si aggiunge Berta, la cucciola di Valentina. Espletate da parte degli amici di “Vivi consapevole in Romagna” le pratiche di iscrizione, si parte con alla guida Alberto e Silvio, stando ai bordi della Casolana per circa 500 metri, per poi scendere su Via delle Acque  verso il fiume e costeggiarlo sulla sponda sinistra, prima su una strada asfaltata fino alla fine della zona artigianale e poi su una strada sterrata per ulteriori 500 metri. Superata la zona del depuratore e arrivati ad un ponte su tubi, ci si ferma per una cerimonia e si gettano nell’acqua le gocce di luce. Poi si attraversa il fiume e si inizia a salire su una strada asfaltata, distanziandosi dal fiume, non essendo possibile costeggiarlo. Percorsi circa 1,5 Km, si incrocia un sentiero CAI, lo si imbocca e si scende verso Badia di Susinana.

Dopo circa 1,5 Km, dopo aver incrociato il Rio Cesari, si arriva all’abbazia di Badia di Susinana, fondata nel 1050. L’abbazia è attualmente abitata da una sola suora benedettina, suor Maria Teresa, che accoglie con grande simpatia i camminatori e li accompagna nella visita della piccola chiesa. Terminata la visita e salutata una grande quercia adiacente all’Abbazia,  ci si avvia verso la sede dell’azienda agrituristica Badia di Susinana, attraversando un ponte sul rio Cesari, affluente di destra  del Senio. Arrivati all’azienda agrituristica, costeggiando a sinistra la foresteria, ci si avvia su una strada sterrata verso il Laghetto delle Ari, lontano circa 500 mt. Arrivati al laghetto, lo si lascia scendendo a sinistra in mezzo alla vegetazione in direzione del fiume e si prosegue un po’ su una carraia e un po’ tra la vegetazione, fino ad arrivare ad un grande ciliegio sulla propria destra.

Di fronte al ciliegio, a sinistra, si imbocca un sentiero che porta verso un grande fosso. Dopo circa 200 mt, arrivati sulla sua sponda, si inizia a scendere fino al bordo del fosso e si attraversa su un guado costruito da noi con grosse lastre. Si prosegue sulla sponda destra del fosso fino ad arrivare alla congiunzione col Senio e, in mezzo alla vegetazione, superando a volte tronchi caduti sul sentiero, dopo circa 300 mt, si risale sulla sponda destra e si arriva in un campo. Attraversato il campo, dopo circa 300 mt, si incontra un altro fosso, che si supera agevolmente dopo essere saliti verso l’alto e si sbuca in un altro campo. Attraversato anche questo andando verso l’alto, si incontra una strada asfaltata. Dopo averla percorsa per circa 500 mt, si arriva ad un ponte sul fiume, lo si attraversa e si sale verso la Casolana. Arrivati sulla Casolana, la si percorre  per circa 200 mt e si arriva a Misileo, al ristorante-pizzeria “Da Lore” alle 13 circa, dove il gruppo si ferma per il pranzo.

2^ parte: Casola Valsenio-Borgo Rivola.

Dopo che gli autisti sono stati condotti a Palazzuolo col pulmino e sono tornati a Misileo, si pranza e, finito il pranzo,  ci si trasferisce con le auto a Casola Valsenio. Parcheggiate le auto, si dà vita ad un vivace corteo con canti e tamburi per la via principale e ci si avvia lungo la Casolana verso la zona della piscina. Dalla Casolana si imbocca  prima via Storta e poi via Gramsci a sinistra e la si percorre per circa 500 mt fino al suo termine. A quel punto si imbocca una strada sterrata che diventa poco dopo una carraia e ci si inoltra nei campi che costeggiano il fiume. Percorsi circa 1,5 Km tra i campi, con il fiume sulla destra non avvicinabile per le sponde troppo scoscese, arrivati ad una strada sterrata la si imbocca risalendo verso la Casolana, prima della quale ci immette a destra verso la sponda di un fosso, si passa in mezzo alla vegetazione e lo si attraversa, ritornando su una carraia.

Percorso circa un Km, si imbocca una strada sterrata adiacente ad una casa e si sale arrivando all’abbazia di Vallesenio. Lasciata l’Abbazia sulla destra, si segue una carraia che fiancheggia la Casolana fino ad arrivare nei pressi della zona industriale. Dopo essere entrati nel campo lungo i filari, dopo circa 100 mt si gira a sinistra fiancheggiando sulla destra un capannone e sbucando sulla strada che serve la zona industriale. Si percorre sulla pista ciclo pedonale tutta la zona industriale, finita la quale si gira a destra, fiancheggiando le ultime fabbriche e si arriva poco prima del fiume e di una piccola centrale elettrica ad una bellissima quercia centenaria. Il gruppo si ferma per ammirarla, qualcuno la abbraccia  e, dopo averla salutata, ci si avvia lungo la strada asfaltata, per poi, dopo circa 200 mt, imboccare di nuovo una carraia a destra e inoltrarsi nei campi, avendo il fiume sulla destra, ma non potendo avvicinarlo, causa le sponde molto alte e scoscese.

Attraverso i campi, percorsi altri 1,5 km circa, si arriva nei pressi del Ponte dei Montroni, posto sulla Casolana. Attraversata la Casolana, prima del ponte, si scende su una strada laterale che passa sotto il ponte e, dopo circa 500 mt, prima di un agriturismo, si imbocca una carraia a sinistra in direzione della cava del Monte Tondo. Percorso circa 1 Km tra i campi, prima del ponte della cava, si incontra il fiume, che si riesce ad avvicinare su una bella spiaggetta. Il gruppo si ferma e celebra una cerimonia in onore dell’acqua, lanciando nel fiume tante gocce di luce.

Si riparte in direzione di Borgo Rivola, imboccando, prima del ponte della cava, un sentiero che costeggia a sinistra il fiume, all’ombra di una fitta e fresca vegetazione. Dopo  circa 600 mt, finito il sentiero, si sale lungo uno stradello ghiaiato e si arriva sulla Casolana, a Borgo Rivola, nei pressi della sede della Pro Loco, dove il gruppo cenerà e verrà ospitato per la notte. Sono circa  le 18,30.

Racconto di Silvio Marchi. Prima tappa, 5 giugno 2019.

Ritrovo a Palazzuolo in Piazza Alpi dei partecipanti. Espletate da parte degli amici di “Vivi consapevole in Romagna” le pratiche di iscrizione, si parte in auto verso Quadalto. A Quadalto, parcheggiate le auto, alle ore 10,15 circa, si avvia ufficialmente la camminata sotto la guida di Piero, un palazzuolese buon conoscitore dei sentieri della zona, supportato da Alberto e Silvio degli Amici del Senio.

Siamo una ventina di partecipanti, più due cani, Lola, la border collie di Silvio e Frodo, il pastore australiano di Alberto. Sono con noi anche gli sciamani di “Lowe shaman way”, guidati da Prem Antonino, che celebreranno i loro riti, ripresi dalla tradizione degli indiani americani, con i loro tamburi i loro corni e le loro penne d’aquila.

Detto che il fiume Senio si forma per la confluenza di più torrenti e che quello principale pare essere il Rio Aghezzola, si segue la strada statale verso la Sambuca sulla sponda orografica destra del suddetto Rio e, dopo  circa 1 Km, si gira a destra sulla strada verso Piedimonte.

Arrivati a Piedimonte dopo circa 1 Km e passati tramite un ponticello  sulla sinistra orografica  del Rio Aghezzola, si prosegue su una strada inizialmente ghiaiata e successivamente sterrata,. Al primo guado il gruppo si ferma per una cerimonia in onore dell’acqua, gettando le prime gocce di luce nel torrente Aghezzola.

Passato un secondo guado si arriva alla casa di Green Energy, dove vengono solitamente ospitati gruppi di ragazzi, che sperimentano per alcuni giorni la vita tra i boschi, seguiti da animatori e guide esperte. Attraversato il fiume su un ponticello, si prosegue incontrando un altro guado, che alcuni attraversano su un tronco sospeso, altri passando su sassi.

Da quel punto inizia un percorso in salita su una mulattiera fatta di sassi per circa 1 Km.

Entrati in mezzo alla vegetazione, dopo un ulteriore Km, si arriva nei pressi di Cà Aghezzola, che si decide di visitare solo al ritorno. Rimanendo in alto rispetto al corso d’acqua, si prosegue per un ulteriore Km, si scende nei pressi del rio, attraversando un fosso che vi si immette. Il gruppo, però, si è sfilacciato e una parte di esso decide di proseguire lungo il letto del rio, per arrivare alla cascata principale. Il resto del gruppo,  con in testa Piero, essendosi dato l’obiettivo di arrivare alla sorgente nei pressi di Cà Buraccia e, solo al ritorno, arrivare alla cascata principale, inizia a salire nuovamente, superando anche alcune pendenze di roccia impegnative.

Scesi di nuovo vicino all’acqua, si attraversano a più riprese diversi guadi non particolarmente difficili e alcune cascatelle e, dopo circa 2 Km, si arriva a Cà Buraccia, dove si trova l’ultima polla d’acqua perenne. Sono circa le 14,00 e ci si ferma per il pranzo al sacco e per alcune foto. Poi si decide di salire sulla riva sinistra, abbastanza scoscesa, per visitare i ruderi della vecchia postazione militare di Cà Buraccia, risalenti al XIV-XV secolo.

Si parte per il ritorno seguendo lo stesso percorso dell’andata, per andare ad incontrare l’altra parte del gruppo alla  grande cascata. Dopo essersi ricongiunti, si effettua tutti insieme una bella cerimonia e, al termine, si decide per il rientro attraverso un percorso parzialmente modificato. Arrivati al fosso attraversato all’andata, invece di salire verso l’alto, si prosegue lungo il rio guadandolo più volte, fino ad arrivare ad una struttura in pietra, che originariamente era una testa di ponte. A quel punto, sulla sponda orografica sinistra del rio, si prende una vecchia mulattiera, in gran parte  con il fondo lastricato, che conduce a Cà Aghezzola.

Arrivati a Cà Aghezzola, una vecchia costruzione con il tetto rifatto e in parte in ristrutturazione, adibita a punto di ristoro per i camminatori,  ci si ferma a riposare e a rifocillarsi, prima di iniziare l’ultima parte del percorso di ritorno.  Passata Piedimonte e ritornati sulla statale della Sambuca, una parte del gruppo di testa decide di scendere alla Presia, un’area molto bella  dove il torrente fa una cascata e forma una bella pozza d’acqua, molto frequentata dai bagnanti. Poco alla volta quasi tutto il gruppo si riunisce ed alcuni decidono di fare il bagno, dopo di che si decide di guadare e di tornare a Quadalto percorrendo una strada ghiaiata alla sinistra orografica. Alle 18 circa, dopo quasi 6 ore di camminata, il gruppo arriva al Bar di Quadalto, dove ritrova Franco, il titolare, che ci aveva seguito e fotografato per una parte del percorso.

Rientrati con le auto a Palazzuolo, dopo aver sistemato le tende per la notte, espletati i bisogni corporali e rinfrescati con una doccia nei servizi della zona sportiva, il ritrovo è per la cena presso il tendone della Pro Loco.

Cena vegetariana gradevole accompagnata da buon vino, due calci ad un pallone un po’ sgonfio ,dove Lola ha modo di esprimere le sue qualità calcistiche, tante chiacchiere per ripercorrere i vari momenti della camminata odierna e appuntamento al giorno dopo per la seconda giornata Palazzuolo-Misileo alla mattina e Casola-Borgo Rivola nel pomeriggio, dopo trasferimento in pulmino.

 

Racconto di Gianluigi Fagnocchi. Seconda parte.

Oggi è festa, godiamoci. Domani al lavoro. La bimba gioca, finiranno le vacanze, si ricomincerà dalla prima elementare; un bel salto, che affronterà aggrappata al piccolo peluche, compagno dalla nascita, talismano e mago consolatore. Con lui ha condiviso le prime gioie e le prime sofferenze, un compagno da presentare agli amici, ma da non condividere con nessuno; un complice che ha imparato a perdonare gli atteggiamenti non corretti, come un genitore che si ricorda di essere stato bambino.

Anche lo stropicciato bambolotto si è bagnato ed è posato su un sasso ad asciugarsi. Un gioco, un salto, un tuffo in quella corrente che muove, un urlo “Noooo mamma, non c’è più…”. Il grido di dolore di quella innocenza ferita viene accolto dal fiume nella sacralità del suo silenzio e del suo più doloroso ricordo: il fronte, la guerra, l’innocenza perduta di una generazione.

Sul Senio per la Segavecchia

Ogni combattente ha le sue ragioni, ogni controparte ha le sue ragioni, ogni guerra le trasforma in torti contrapposti … e bombe … e tombe … quante tombe! L’argine sinistro un colabrodo di postazioni scavate, silenzi di attese tombali. E le urla strazianti dei martiri … . Una fiumana. Si, ci sarebbe voluta una fiumana per sommergere la vergogna umana. Una fiumana di “quelle” e l’argine, inciso profondamente, si sarebbe sbriciolato, lasciando libera l’onda torbida a coprire tutto.

Ma no! Altri innocenti avrebbero pagato, forse anche quell’ingenuo giovane dottore che ebbe l’ardire di venirsi a fumare una sigaretta sull’argine sinistro, sfidando i cecchini dell’altro fronte. Lui che girava in bicicletta portando con se i ferri del mestiere, seghe e coltelli del macellaio, oltre alle medicine, correndo da un bisogno all’altro, compreso quello di tagliare gli arti di qualcuno finito a sfracellarsi su di una mina, per evitare il peggio.

Interrogato anni dopo sulle motivazioni più profonde del suo eroismo, dopo essersi schernito a lungo, ebbe a dire:

“Una notte sognai uno che mi disse, “non aver paura, fai il tuo dovere, ma porta sempre il cappello in testa”. Così, per provare se funzionava, andai sul fiume col cappello, mi fumai una sigaretta … e via”.
Chiunque altro, al risveglio, avrebbe detto “che strano sogno“ e sarebbe finita li. Lui no! E continuò.

“Una volta nel cuore della notte sognai mio fratello – che abitava sul fiume alla Chiusaccia – ferito fra le macerie. Ebbi come una scossa. Mi alzai in fretta per raggiungerlo di corsa in bici tra i bombardamenti, con i bengala che illuminavano il cielo, passando vicino al cimitero dove le bombe facevano saltare in aria bare squarciate. Quando trafelato arrivai da mio fratello lo trovai nelle condizione come dal sogno. Era intrappolato in una stanza ferito con un’altra persona; da una fessura riuscii a farlo curare, salvandolo. Potete chiederlo a lui che vive ancora”.

Che dire, anche quella volta non perse il cappello. Finita la guerra si continuò a morire sulle mine disseminate nel fiume sino allo sminamento sistematico di tutto l’alveo.

Ora in questa pace sembra che la memoria non abbia ragione; c’è un istinto di sopravvivenza che tenta sempre di rimuovere la memoria delle cose che ci hanno ferito, così il rischio di ricascarci aumenta. Accettiamola la memoria e ringraziamola come la campana di una piccola chiesa, posta in prossimità dell’argine, che ogni sera alle nove suona per non farci dimenticare.

A valle i bambini giocano vociando allegramente. Scendendo dall’argine verso il greto, rincorrono le rare farfalle, calpestando processioni di formiche intente nel loro turnover a rifornire la dispensa. Dopo un attimo sono tutti a rotolarsi nella piccola spiaggetta che un’ansa del fiume ha contribuito a formare e con i piedi a mollo sguazzano in attesa di fare il bagno .

L’estate finisce in fretta e, come una ramazza, le prime piogge portano via le polveri di vita, consegnandole al fiume che le porterà a purificarsi nel sale del mare. Ma non direttamente, perché nella sua timidezza il torrente si sente in colpa per i suoi momenti di secca. Lo accompagna un’amico più grande che lo guida come un maggiordomo e lo presenta al padrone di casa: un immenso buco d’acqua, come ebbe a dire un vecchio montanaro la prima volta che vide il mare.

Sulle sponde di questo catino, ancora tanti bagnanti si godono l’ultimo sole. Tra i detriti restituiti dalle onde, i bambini fanno castelli di sabbia scavando sino a trovar l’acqua penetrata. Tra le conchiglie vuote i resti di una bambola a ricordarci che anche le briciole della nostra innocenza frantumata dalla vita riescono ancora a darci emozioni pulite. A ricordarci il dolore, per farci godere la gioia.

Ringrazio Gianluigi Fagnocchi, Amico del Senio di Solarolo, che ha illuminato di ricordi la sua clausura da coronavirus.

Le foto sono tratte dal Concorso fotografico del Senio del 2017. Ringrazio gli autori.

Un bel racconto sul fiume Senio fra storia e sogno, realtà e allegoria. l’autore è Gianluigi Fagnocchi, Amico del Senio di Solarolo (Prima parte).

Un fiume, un torrente mascherato da fiume, scorre zigzagando tra la pianura che ha contribuito a creare, costretto a cantare tra le gole dei monti prima di riempire la valle. Come un ubriaco ha continuato a imitare le giravolte che pietre primordiali gli facevano fare, senza riuscire a fermarlo nella sua testardaggine, mantenuta per poter raggiungere il suo obiettivo, portare con l’acqua gli umori di questa terra, costruita dalla pioggia e dal sole grattando le pietre, sino al mare.

Si, il mare dove le acque dagli umori più diversi si mescolano senza graffiarsi, si fondono senza annullarsi completamente, dando vita alle infinite vite che nutrono l’universo. Lui non lo sa ma nel suo istinto primordiale continua a lavorare giorno dopo giorno alternando ore di riposo a momenti tumultuosi.

Come gli uomini e gli animali, è un abitudinario costretto dagli eventi ad adattarsi, ma è solo quando le acque scendono regolari dalle falde imbevute che si gode lo spettacolo che ha contribuito a creare. Ogni arbusto, ogni filo d’erba, ogni insetto, ci sono tutti, in un’armonia quasi irreale tanto è da godere. L’acqua quanto basta per non coprire i sassi che sporgono dal fondo e lentamente si consumano alla corrente che li fa sorridere, quell’acqua che gli racconta la seria “barzelletta“ della vita.

Il Senio in collina.

E’ un bel pomeriggio di sole, la prima estate. Dall’argine appare un gruppetto di bambini che giocano e lui ha un sussulto, un fremito, un brutto ricordo, la malattia della quale ha rischiato di morire. Colpa dei loro padri se un veleno lo aveva ridotto ad un larva di acqua putrida; una spanna di schiuma ricopriva la corrente, le forme di vita morivano al passaggio continuo di quella zozzeria, a cominciare dai pesci i più vitali tra gli amici dell’acqua.

Per fortuna qualcuno riuscì a capire che la morte del fiume sarebbe pian piano diventata la fine di tutti. Di certo non si è ritornati a prima del male quando il fiume veniva amato e rispettato. Il bisogno di acqua degli uomini è tanto aumentato che alla fine della stagione calda il consumo prosciuga le falde riducendo la presenza d’acqua in pozze più o meno profonde, dove i pesci si radunano per sopravvivere. Con l’acqua prelevata, gli agricoltori possono produrre di più e così sopravvivere in questo mondo globalizzato dove il vino costa meno dell’acqua.

Questa contraddizione i pesci non la possono capire. Loro, astemi per natura, si ubriacano soltanto di acqua torbida; in questo fiume ridotto a torrente dovranno aspettare la prima fiumana d’autunno che arriverà rapida, sporca e impetuosa. Tipico dei torrenti tra periodi di secca e altri di troppa acqua. Allora si vedranno zattere di detriti aggrapparsi ai pochi arbusti rimasti a sfidare la corrente: rami secchi, scorie della natura e del lavoro umano, o meglio dire dell’incuria umana, brandelli di plastica colorata che si pavoneggiano sui detriti come a vantarsi della loro non degradabilità.

La fiumana, da onda impetuosa si placa rapidamente e tutto sembra ritornare come prima. Ma non è così. Quello che non riesce ad andare al mare si deposita pian piano sul greto così che una patina di terra limacciosa copra i detriti che poi si trasformeranno in humus, terreno fertile per le tante sementi di fiori e d’erba sempre pronti a germogliare, rinnovando il tappeto ai piedi del letto. Un fiume che, come gli uomini che quando sentono mancare la vita vanno a cercare la linfa vitale tra le radici della propria esistenza, cerca tra le sorgenti che, se pure affievolite dall’arsura dell’estate, continuano ad alimentarlo. Sono loro che gli conferiscono la dignità di fiume, tra quei monti dove il bosco cresce rigoglioso, trasformando i raggi del sole in vita perenne. E’ li che, all’ombra con i piedi a mollo, una famigliola si ristora dopo aver consumato un frugale pasto.

Fusignano – Fiumana del Senio 1978

Fine della prima parte. A domani.

Si può fare attività fisica, ma distanziati. Per questo quale migliore risorsa degli argini del Senio da Tebano alla valle? Oppure dei sentieri lungo il corso dell’acqua da Tebano fino alla sorgente?

Ogni comune potrebbe designare – questa è la proposta – una piantina con indicati uno o più percorsi circolari – per evitare alle persone di incontrarsi – che potrebbero aiutare e disciplinare i cittadini che desiderano muoversi in sicurezza. A ragion veduta, sulla base delle esperienze che abbiamo compiuto in questi anni, diciamo che è possibile e che siamo disposti a collaborare per individuarli.

Certo, in qualche caso occorrerà utilizzare qualche carraia e questo dovrà essere ricercato attraverso accordi benevoli con i proprietari, casomai indicando anche scadenze prefissate e certe. Tutto è possibile, con la ragionevolezza e il buon senso.

Perchè non provarci?.

Ieri l’altro si è svolto, a Riolo Terme, il terzo incontro promosso dall’Unione dei comuni della Romagna faentina per discutere della ciclovia del Senio-Lamone. L’incontro è stato molto partecipato. Erano presenti i Sindaci, Amministratori, Dirigenti e Tecnici in rappresentanza delle due Unioni, dei comuni, dei Parchi dei Gessi e del Delta, dei due Gal (collina e pianura), del Consorzio di Bonifica.

L’introduzione ha delineato il quadro legislativo e programmatori riferito alla ciclabilità ed ha indicato metodi e contenuti del percorso che dovrà portare (confidiamo, in breve tempo) alla progettazione preliminare dell’opera. Ha poi delineato per grandi linee le coordinate del progetto che riassumo così: un percorso ad anello ci circa 170 chilometri che si snoda dalla collina, alla valle, al mare e torna in collina, che veda come ambito territoriale i percorsi dei fiumi Senio e Lamone e l’individuazione della modalità “ciclovia”, ritenuta non eccessivamente vincolante e meglio capace di aderire al criterio della “scoperta” del territorio.

Ricordo che il progetto di questo anello ciclabile incrocerebbe a nord la ciclovia del Vento (Torino – Venezia) e ad Est la Ravenna – Firenze. creando così un sistema sinergico di indubbia attrattiva a livello europeo.

Tutti gli interventi – ricordo che alla riunione erano presenti oltre al livello politico anche quelli tecnico ed amministrativo – con sfumature diverse circa i tempi di realizzazione, hanno convenuto sul valore del progetto.

Al termine è stata decisa la costituzione di un gruppo di coordinamento (comitato promotore) individuato nei rappresentanti delle due Unioni e dei due Parchi e di un gruppo tecnico che faccia riferimento al Consorzio di Bonifica. S i lavorerà poi la definizione di un protocollo di intesa in base al quale coinvolgere la Regione. Fin da subito potrà partire la fase di analisi cartografica del territorio.

Come Associazione che da anni sostiene la partecipazione all’idea di una ciclovia che valorizzi i nostri fiumi e quanto di bello sta loro attorno, sosteniamo questa importante iniziativa assunta dai comuni e lavoreremo perchè attorno ad essa si crei il necessario clima di unità e partecipazione.

Ricordiamo che già da anni diverse Amministrazioni si sono mosse a favore della ciclabilità, tanto che oggi possiamo dire che parte rilevante del percorso a cui si pensa è già realizzato. Ci riferiamo al tratto che corre lungo il Reno, dal punto in cui riceve il Senio, fin quasi alla sua foce di Casal Borsetti dove il percorso si incanala in una ciclabile il sede protetta che arriva fino al Lamone, dove si collega con il percorso naturalistico che lungo la riva sx dello stesso fiume giunge fino a Bagnacavallo.

Tratto fra Reno e Valle, verso Casal Borsetti.

A questi si aggiunge il tratto gìà funzionante da oltre 10 anni a Castel Bolognese, oggetto fra l’altro di un cospicuo investimento di Comune e Regione per svilupparlo fino a congiungersi con la Diga steccaia leonardesca e il Molino Scodellino e la realizzazione del Parco fluviale che il comune di Faenza sta realizzando sul Lamone.

Tratto a Castel Bolognese in argine sx Senio

Concludo dicendo che le prime idee del progetto saranno enunciate al Convegno che Amici del Senio e Polo Tecnologico di Tebano proporranno il prossimo 21 Marzo alla Fiera dell’Agricoltura di Faenza.