La settimane scorsa, assieme a Franco Billi, abbiamo intervistato Pietro Lombardi ed Eva Natalina Cavini. Marito e moglie, Pietro ha 89 anni ed Eva ne ha 90. Sono sposati dal 1954.

Pietro ed Eva sono stati gli ultimi mugnai del molino di Quadalto; molino che ha cessato la propria attività alla fine degli anni cinquanta. Per molte generazioni, si pensa per secoli, questo molino, così come tutti quelli della zona, sono stati gestiti dalla famiglia Lombardi. Dopo la chiusura del mulino, Pietro ha fatto il muratore.

La chiacchierata ha ruotato attorno al Monastero delle suore Francescane Ancelle di Maria, contiguo al Santuario della Madonna delle Nevi, di cui facevano parte lavatoio e cantina, alle suore e al molino. Abbiamo parlato anche della guerra.

Il Monastero che ha vissuto di luce propria per secoli, oggi è trasformato in una foresteria. Profondamente ristrutturato, con ingenti risorse, le suore, assieme ad altre attività, gestiscono una trentina di camere a disposizione dei viandanti.

Il lavatoio era delle suore e del Monastero. Diverse persone andavano ad aiutare, fra queste Pietro e la sua famiglia. Quando avevano bisogno chiamavano da lontano (non uscivano). Oppure suonavano una campanella posta nel molino per mezzo di una cordicella che usciva dal convento.

Durante la guerra il convento ospitò l’Ospedale di Palazzuolo, poi anche quello di Marradi, dopo il suo danneggiamento.

Nel luglio del ’44, dopo un furioso bombardamento alleato con molte vittime, vi fu una rappresaglia dei tedeschi di due giorni con 44 vittime civili. Il primo giorno operarono nel marradese, il secondo si spinsero verso Fantino, fino a Palazzuolo. L’ultimo civile fu ucciso a Campergozzole nell’aia della sua casa. Gli spararono dal poggio sopra la chiesa di Lozzole.

Nella zona, c’era un capanno da caccia con un partigiano lasciato lì dentro perchè ferito. Mentre un tedesco si avvicinava fu richiamato dai suoi e fu così che quel partigiano salvò la pelle (venne poi evacuato dai suoi il giorno dopo).

Pietro narra che fra molino ed ospedale, tedeschi o i partigiani erano sempre fra i piedi per i primari obbiettivi di cibarsi e di curarsi.

Per la famiglia la paura era tanta, sapendo che se i tedeschi vedevano un partigiano potevano andarci di mezzo anche loro. Potevano essere uccisi. Per cui si aveva paura sia dei tedeschi che dei partigiani.

Pietro, allora tredicenne, rammenta che, assieme al fratello, spesso andava su con i muli fino al comando partigiano della Brigata Garibaldi di Cà di Vestro per portare la farina. Ricevendo in cambio la testa di una mucca. Quelle mucche che venivano prese ai contadini, a partire da quelli ritenuti fascisti.

Mulino e Monastero, per via dell’Ospedale che ospitava, erano continuo crocevia di passaggio fra tedeschi e partigiani, quindi fonte di continua preoccupazione per chi abitava nel luogo. Dal racconto di Pietro si capisce come l’Ospedale fosse però una sorta di zona franca dove partigiani e tedeschi si potevano incontrare senza belligerare.

Pietro racconta di quanto una mattina il professor De Pasquale fosse stato prelevato dai partigiani per andare in qualche luogo e della preoccupazione delle suore per il suo ritardare. Poi lo riportarono. Spesso i partigiani portavano con la somara feriti nell’Ospedale e si fermavano al Molino ad aspettare.

Nel 1954 Pietro sposa Eva che quindi si trasferisce a Quadalto. Anche Eva aiuta le suore nel lavatoio.

Come funzionava il lavatoio?

Si portava a bollore l’acqua, che proveniva dal molino, facendo fuoco sotto al paiolo nella “fornacella”. Di fianco, in una grande vasca venivano stesi uno sull’altro i lenzuoli. Sopra veniva posto un panno e sopra ancora la cenere. Poi si buttava l’acqua, ne servivano almeno tre paioli. L’acqua recuperava dalla cenere le sostanze detergenti e filtrando i lenzuoli li pulivano. Compiuto il suo giro l’acqua usciva dal fondo della vasca (come il mosto dal tino). Veniva raccolta, ancora riscaldata e rimessa in circolo. Più acqua si passava sui lenzuoli e più questa era calda, i panni venivano puliti meglio. Pietro soleva fare passare molta acqua e ben calda. Quando la gente vedeva il bucato molto bianco diceva che quello era il bucato di Pietro.

Il bucato dormiva nella vasca per tutta la notte. Al mattino del giorno dopo, veniva tolta la cenere, il panno e i lenzuoli gettati prima in una poi in una seconda vasca per essere sciacquati.

L’acqua recuperata durante la notte, si chiamava “ranno”, veniva riusata per lavare i panni scuri, riposti in una ulteriore vasca.

Eva ricorda quando, da ragazza, andava al fiume per lavare sul sasso i panni scuri col ranno – nelle famiglie contadine il procedimento e i mezzi erano diversi – e come questo gli “scorticava” le mani.

Pietro ed Eva ricordano che la cenere, occorrendone tanta, veniva raccolta dai contadini di tutto il paese che la tenevano da parte in appositi cassoni.

Pietro cessa l’attività del mulino alla fine degli anni cinquanta, La lavanderia continua ancora per qualche anno, lavorando solo la domenica, poi si ferma anch’essa. Arriva la corrente elettrica.

Gli ultimi ricordi di Pietro ed Eva sono per le suore e il Monastero.

Pietro dice che allora erano suore da “cerca”. Sostenevano loro e la loro missione “cercando” dai contadini. In particolare l’uva verso la valle del Senio, fino a Rivola e il vino nella parte della Toscana. Pietro ricorda i grandi tini – tre – posti nella cantina del Monastero e la pigiatura fatta con i piedi. Il vino non era venduto: era per le suore e per i viandanti che spesso bussavano al Monastero. Essi venivano serviti per mezzo dell’azionamento di una “ruota” collocata a fianco della porta di ingresso.

L’incontro si chiude con una discussione sui dialetti. Franco che mi ha accompagnato nella visita e che proviene da Marradi, dice che non capisce – o poco – il mio dialetto, mentre Pietro lo comprende meglio.

La cosa certa è che Pietro ed Eva, vissuti da sempre a Palazzuolo sul Senio, parlano un dialetto totalmente montanaro-romagnolo. Senza nessuna inflessione toscana.

Anche questo spiega di quanto sia forzata la permanenza di Palazzuolo sul Senio – fino a pochi decenni fa – Palazzuolo di Romagna, nella regione Toscana. Ma questa è un’altra storia.

Concludo questo racconto con un pensiero per Pietro ed Eva. Per dire che sono ai miei occhi persone veramente straordinarie. Hanno novant’anni, sono sposati da sessantasei, sono in buona salute. Hanno percorso una lunga vita di sacrifici e di fatica, sono passati attraverso una feroce guerra che li ha coinvolti. Hanno vissuto le profonde trasformazioni sociali, che hanno totalmente cambiato la vita delle persone, proprie dell’ultimo secolo. Ma Eva e Pietro non hanno perso il sorriso, sono persone serene. Colpisce il loro rapporto, come si parlano e si rispettano – se uno interrompe, l’altro tace. Quello che però maggiormente rimane impresso è la dolcezza dell’espressione dei loro volti, particolarmente di Eva. Sembrano persone uscite dalla tavolozza di Leonardo o di Raffaello, oppure da un set cinematografico.

Invece sono persone vere, dei nostri tempi tumultuosi, capaci però di illuminare come fari le tenebre che ci avvolgono. Persone commoventi, a cui dobbiamo rispetto e riconoscenza. Lunga e buona vita ad Eva e Pietro di Quadalto sul Senio.

 

Dopo avere valutato attentamente, abbiamo deciso di dare continuità ad Acque e Miracoli a Tebano, seppure in tempi di Covid e in presenza del cantiere alla pesa. Covid e cantiere ci hanno suggerito di promuovere una edizione ridotta dell’evento, in una data diversa dal solito e spostandolo nelle aree davanti e a fianco la Chiesa. Nella foto potete vedere il programma.

Innanzitutto ringraziamo la Chiesa e la comunità parrocchiale di Tebano per lo spazio e la collaborazione che ci offrono. Assieme al comune di Faenza e all’Unione dei comuni della Romagna Faentina che, oltre a concedere il Patrocinio, da sempre ci aiutano alla buona riuscita di un evento che vuole valorizzare il fiume Senio, Tebano e il Polo Tecnologico, struttura in sviluppo, così importante per l’economia del territorio.

Questo il programma.

Dalle ore 16,30 ci troviamo presso corte della Chiesa da dove partirà una breve camminata per visitare la vecchia casa di Frazchì d’la cius dove tutto parla di campagna e di fiume. Ci conduce Mario Baldini di Primola.

Dalle ore 18.30 entrerà in funzione il Ristoro con Giro pizza di Bugnì, quello che ci fa le pizze a casa. (€ 13, bere
escluso. Gratis bimbi meno di 4 anni, € 10 da 4 a 10 anni). Per il ristoro pizza la prenotazione obbligatoria è anticipata a Venerdì sera 18 settembre, per consentire al pizzaiolo la lievitazione di due giorni dell’impasto.

Alle ore 19.00, nel cortile della Chiesa, la Musica colta incontra gli Acrobati nel nome della leggerezza. Ascolteremo Chiara Pancaldi (voce e chitarra) e vedremo le evoluzioni di Giulia Rocchi (Danzatrice aerea).

Alle ore 20.15 nel giardino dei frutti dimenticati, a fianco della Chiesa CINEMA SOTTO IL PERO, il ritorno del noir. Proietteremo il noir cult “La scala a chiocciola” di Robert Siodmak, durata 83′, anno 1946. Il regista Robert Siodmak, scappato dalla Germania nazista, dirige questo splendido noir dai forti chiaroscuri e con pregevole semplicità. Un serial killer, in preda ad un impeto eugenetico nazista cerca di ‘purificare’ la razza eliminando le persone affette da diversità. Molto suggestiva anche la gestione dei piani della casa dove si svolge il film: il primo piano rappresenta la coscienza morale, il piano terra è la razionalità e il seminterrato l’inconscio.

Nello spazio dell’evento avremo l’ALBERO DEI PENSIERI, a cui potrete affidare, legate ad un filo, le vostre parole a difesa degli alberi, della natura e dell’ambiente.

NORME COVID. Considerate le norme in vigore, abbiamo deciso con le autorità la modalità della prenotazione obbligatoria. Pertanto chi partecipa, anche solo ad uno degli eventi in programma deve segnalate la presenza entro Sabato sera (19 settembre) tel ai n. 366-9136784 (Laura), 340-0532380 (Domenico), 333-2011377 (Silvio), oppure con mail a amicifiumesenio@gmail.com

Ricordo ancora che coloro che desiderano ristorarsi col Giro pizza devono prenotarsi entro Venerdì sera (18 settembre).

I partecipanti all’evento sono tenuti al rispetto delle norme anti-covid: mascherina, distanziamento, sanificazione.

Cari amici, nelle condizioni di ristrettezza date, noi abbiamo cercato di fare del nostro meglio seguendo l’impostazione degli scorsi anni, cercando di produrre cultura, con leggerezza. Speriamo di avere corrisposto alle vostre attese e di vedervi. Vi ricordo che è importante affrettare la prenotazione, che sarà garantita fino a cavallo dei 100 partecipanti.

INGRESSO AD OFFERTA LIBERA.

Tutto pronto a Palazzuolo sul Senio per le nostre iniziative del 5 settembre. Sarà un fine settimana assolato e luminoso, e questo non guasta.

Lo scorso wend siamo stati su, abbiamo incontrato i nostri collaboratori locali amici del Senio e messo a punto gli aspetti organizzativi. Il programma è confermato in ogni particolare: la Camminata del mattino, il pranzo all’Europa, la visita ai due Musei locali e la serata nella Piazza del Crocifisso.

Ancora una volta abbiamo riscontrato la sensibilità e la simpatia dei palazzuolesi. E sopratutto il loro spirito collaborativo. Dagli amministratori comunali, a coloro che dovranno guidarci nelle visite, a chi ci aiuterà nella gestione organizzativa, a Gipo che ci ricorderà Luciano Ridolfi, un cittadino che ha collaborato con gli Amici del Senio e che ci ha lasciato un grande ricordo.

La serata sarà arricchita dalla presenza di Marta Celli, apprezzata musicista che si esibirà in diversi momenti con la sua arpa celtica. Avremo così modo di apprezzare l’acustica della piccola piazza ovale. Questo intervento musicale vuole essere un nostro omaggio a Palazzuolo, ai suoi abitanti e agli ospiti.

Proietteremo una breve clip su un appassionato e partecipato incontro “alla ricerca della sorgente del Senio”. Ascolteremo gli impegni dell’Amministrazione per la valorizzazione del nostro fiume. Infine potremo ammirare la vista di 80 belle fotografie, fra le quali alcune bellissime scattate col drone.

Vi aspettiamo in tanti. Vi ricordiamo il rispetto delle norme anti – Covid (obbligo della mascherina, distanziamento) e la prenotazione obbligatoria per le iniziative del mattino e pomeriggio e per il pranzo.

Questo il programma completo della giornata (in fondo dove prenotare).

 

 

 

 

 

 

Carlo Bonfiglioli, un nostro caro amico, un amico del Senio di Solarolo, ricorda il due agosto di 40 anni fa. Carlo quel giorno, alle 10,15 era nella stazione di Bologna, da dove partì qualche minuto dopo.

“Buon 2 Agosto…ogni anno il mio pensiero va alla stazione di Bologna, quando 40 anni fa partii alle 10.15 sul treno diretto ad Ancona, l’ultimo che partì prima dello scoppio della bomba. Ricordo che tutti gli orari dei treni erano saltati, c’era tanta gente in fila alla biglietteria, l’atrio pieno, moltissimi giovani seduti sugli zaini nel sottopasso, alcuni suonavano le chitarre ed io ci passai tre volte prima della partenza…non era giunta la mia ora!

Perché tutto questo? Perché le vittime, i lavoratori, le persone che andavano in vacanza o ritornavano a casa, col mezzo più popolare ed economico? Quale rabbia ed odio sociale nei loro confronti può aver pensato di colpire proprio loro, che ruolo politico potevano avere per sacrificarle ad un fine così disumano e spaventoso? Chi ha armato i portatori di morte, giovani vigliacchi dall’inconsulto odio verso il popolo, verso una città ben organizzata e gestita con tanti provvedimenti sociali nel panorama italiano?

Ha vinto la teoria del “meglio il peggio” per spaventare e ricreare sulla paura una società basata sul terrore, sul ritorno ad un regime reazionario che imponga con la violenza di pochi sui molti. È 40 anni che mi pongo, ma si pone la città intera e tutta l’Italia queste domande…ci sarà una risposta che possa onorare le vittime, i feriti e le loro famiglie?!”

Ndr. Le parole di Carlo così forti e scolpite nella memoria del tempo, ci chiamano a riflettere su uno degli episodi più gravi della storia della nostra Repubblica. Fu una strage “nera”, una strage dell’odio contro il Popolo che cercava nuovi orizzonti di pace, progresso e libertà. Di quella strage non tutto è ancora chiaro. Rimangono nella nebbia i mandanti, ma l’ultima coltre deve alzarsi. E solo allora quelle 85 vittime innocenti potranno avere pace.

Il sette luglio 2020 abbiamo svolto l’Assemblea dell’Associazione per discutere i temi di attualità e il Bilancio economico 2019.

Punto 1 – Relazione – In apertura dell’assemblea il presidente Domenico Sportelli ha richiamato l’attenzione dei soci sullo stato di avanzamento del confronto con le pubbliche amministrazioni sui temi della Ciclovia del Senio o che ad essa si richiamano in qualche modo. Ha fatto presente che:

  • Il comune di Castel Bolognese sta procedendo alla realizzazione del progetto di ciclo via, fino alla diga steccaia di Tebano. Incontra alcune difficoltà frapposte da alcuni contadini che saranno superate in via di legge.
  • Le Unioni dei comuni della Romagna faentina e della Bassa Romagna sono impegnate nel lavoro per il progetto preliminare della ciclo via, fino alla foce del Senio. Sono sta stati effettuati tre incontri e si è in fase di ripresa dell’attività, dopo il Covid. L’iniziativa è coordinata da Giorgio Sagrini, sindaco di Casola Valsenio e assessore al Turismo dell’Unione faentina.
  • Il comune di Palazzuolo sul Senio è impegnato in un progetto di Sentiero del Senio, fino alla sua sorgente, a cui stiamo collaborando attivamente.
  • Il comune di Riolo vuole valorizzare le “117 giornate” della fermata del fronte a Riolo e, fra altro, prevede la realizzazione del percorso della Linea gotica sul Senio. Anche in questo caso stiamo collaborando.

Al termine si è ricordato il tema delle Casse di espansione, rilevando come, sulla base degli impegni espressi dalla Regione e dall’Autorità di Bacino, entro la primavera corrente dovrebbe partire il Bando europeo per l’assegnazione dei lavori ed entro l’anno dovrebbe essere completata dalla Regione la realizzazione della seconda cassa.

Punto 2 – Bilancio 2019. Il presidente del Collegio dei Sindaci revisori, Edoardo Toni, ha relazionato sul bilancio 2019. Dopo aver accennato alle diverse iniziative svolte nel corso del 2019 e al fatto che il tesseramento ha avuto un buon trend, consolidandosi a 130 iscritti, ha messo in evidenza in maniera sintetica i dati di bilancio. Il rendiconto economico 2019 evidenzia un avanzo di esercizio di 378, 74 euro, che è stato aggiunto al fondo di riserva di 2046,00 euro, portandolo ad un totale di 2434,74 euro.

Il Bilancio 2019, accompagnato dalla relazione del Collegio dei Sindaci Revisori, messo in votazione è stato approvato all’unanimità.

Punto 3 – Attività futura. Abbiamo concordato di riprendere l’attività nelle condizioni permesse dal problema Covid. Sono state individuate le iniziative alle quali si pensa di dare corso nei prossimi mesi. Esse sono:

  • Ripresa del confronto con Comuni e Regione sui punti della Ciclovia del Senio e della sicurezza.
  • Acque e Miracoli a Tebano (si pensa al mese di settembre).
  • Una camminata fra Senio e Sintria.
  • Una giornata di iniziative a Palazzuolo sul Senio, fissate per il 5 settembre 2020.
  • Una camminata alla ricerca dei vulcanetti della Serra.
  • Completare (autunno), con la collaborazione di Primola Cotignola, il Cammino del Senio nel tratto fra Tebano e Rossetta.
  • Proporre di realizzare – dopo 20 anni – quindi nel 2021, la seconda risalita del Senio da Cotignola alla sorgente.

Punto 4 – Varie. A conclusione della serata, il Presidente, ha fatto presente l’opportunità, dopo 7 anni di lavoro, di un ricambio al vertice dell’Associazione. Motivandolo con la fisiologica esigenza di rinnovamento a cui ogni Associazione (aggregazione organizzata di persone) deve sottostare, se vuole garantirne la normale evoluzione. Questo tema sarà ripreso nella sede statutaria del Consiglio dell’Associazione, dopo l’evento di Tebano.

Concludiamo con una rassegna di foto (2019) del luogo che dovrà ospitare la seconda Cassa di espansione. Guardando la bellezza del luogo una domanda sorge spontanea: ma se lasciassimo tutto così?

 

 

L’abbiamo chiamata la camminata della Torre del Marino (12 luglio 2020). Ci hanno fregato il cielo nuvoloso, la foschia in lontananza e un tasso di umidità sopra la norma, ma abbiamo ugualmente apprezzato un percorso di collina dentro ad un paesaggio sostanzialmente rispettato e bello.

L’itinerario è ad anello e semplice. Partendo da Villa Vezzano, a fianco della Villa Matta (ampio parcheggio), un viottolino conduce alla via Torre del Marino che si percorre fin oltre la torre. Incontrata la via Rio Chiè, si gira a sx. Passato il Sintria si prosegue per circa 300 m lungo la Strada Provinciale 82. Si imbocca via Sintria (strada dismessa, ma segnalata) per arrivare in 10 minuti al punto di partenza.

Il percorso è lungo 7.850 metri. Si impiegano due orette. Il dislivello in salita è di circa 150 metri. Cosa abbiamo visto di interessante?

Come si sa, spesso quando si cammina in gruppo, l’interesse lo crea la compagnia. Stavolta era con noi noi Gigliola, esperta di erbe, che ci ha illustrato molte pianticelle attualmente in fiore. Che abbiamo potuto vedere sotto un altro aspetto, rispetto a quando le notiamo, o cerchiamo in primavere.

Appena partiti, si nota a sx l’antica bottega di un apprezzato fabbro, artista del ferro. Dopo avere attraversato il Sintria – affluente del Senio – si sale. Quando lo sguardo corre lungo la valle del Senio, si scorgono, oltre ad una campagna ben coltivata, le famose casse di espansione del Senio. Una delle incompiute del nostro territorio i cui lavori finali paiono però essere sul punto di partire (speriamo).

Arrivati in cima alla collinetta incontriamo il famoso Agriturismo La Torre del Marino, di nuovo in spolvero e funzionante, dopo un passaggio di proprietà. Sulla sx, la torre. Eretta nel XV secolo da una famiglia di proprietari del posto per scopi di difesa e avvistamento, ha goduto di vita propria fino alla fine della seconda guerra mondiale, quando i tedeschi la bombardarono. Dal dopo guerra rimase nella condizione in cui la si vede ora, avendo subito solo una manutenzione conservativa da parte di privati, alcuni decenni fa nell’ambito dell’operazione Agriturismo.

Si può dire essere stata una “torre modello” in quanto nei decenni successivi alla sua costruzione, quindi negli anni del 1400, ne vennero costruite in zona altre due sostanzialmente uguali: la Torre di Cavina – nei pressi di Zattaglia – e la Torre di Monte Pratesi.

Da queste parti Gigliola ci ha illustrato alcune erbe selvatiche molto comuni e attualmente in fiore: la carota selvatica, la saponaria e la sulla.

La carota selvatica la si riconosce dal fiore per la caratteristica di avere al suo centro un puntino nero. Attenzione, trattandosi di una ombrellifera, va trattata con cautela, potendo essere confusa con la velenosa cicuta.

Fiore della carota selvatica.

La saponaria mostra di questi giorni una bella messa di fiori rosa. Viene usata nella cosmesi. Strofinando i fiori resta nelle mani un tenue odore di sapone.

Fiore della saponaria

La sulla è un foraggio locale spontaneo, caratteristico dei calanchi. Mostra un bel fiore fuxia e ci ricorda la fatica dei contadini del dopoguerra quando, nel caldo del pieno estate, la tagliavano ( i la sgheva) a mano con l’apposita falce per ricavarne foraggio per le “bestie”.

Il fiore della sulla.

Agriturismo e Torre sono in una bella zona panoramica. Sullo sfondo Monte Mauro con le sue caratteristiche gobbe e la Vena del Gesso, purtroppo minacciata da nuove escavazioni. Poi Riolo Terme, i calanchi e una campagna ben coltivata. Verso sud si nota il sentiero che, scorrendo sopra i calanchi, porta al Manicomio (ristorante) di Croce Rontana. Sentiero che poi prosegue fino alla Colla.

Scendendo lungo il Rio Chiè abbiamo incontrato, oltre a diversi ciclisti, tante lepri (siamo in zona protetta) e un bella poiana. Da queste parti abbiamo riempiti i sacchi del pattume che portiamo sempre lungo le nostre camminate, nel tentativo di lanciare un messaggio di civiltà. In massima parte erano rifiuti riferiti al passaggio dei ciclisti. Ci permettiamo di dire loro che questo non va bene e che si impegnino a contenere il fenomeno.

La camminata si è mostrata riposante e adatta a tutti. Se qualcuno o qualche gruppo vuole informazioni, ci scriva o mi telefoni (cell 3400532380). Ed ora alcune foto (grazie Valter).

 

 

 

Era nostra intenzione confermare l’evento del 6-7 luglio Acque e Miracoli a Tebano. Ci abbiamo provato, ma non ce l’abbiamo fatta. Le ragioni sono diverse.

L’evento si è presentato fin dalla sua prima edizione come anteprime dell’Arena delle Balle di paglia di Cotignola. Gli amici di Primola quest’anno non faranno la solita Arena. Potevamo procedere ugualmente, secondo una impostazione che potete leggere qui Si parte con la collaborazione di tutti.

Abbiamo lavorato fino ad avere predisposto una bozza di programma. Però, dopo avere ascoltato le Amministrazioni comunali di Faenza e Castel Bolognese – che ci onorano del Patrocinio – e avere attentamente valutato ogni aspetto derivato dal condizionamento delle norme anti Covid, problematiche alle quali si aggiungono quelle di natura logistica a seguito del cantiere in essere nell’area della ex pesa, abbiamo deciso di sospendere l’evento e di proporre il rinvio alle date del 7 e 8 settembre 2020. Confidando sul mutamento del quadro normativo e sulla risoluzione del cantiere.

Chiediamo scusa agli artisti e ai collaboratori coinvolti, confermando loro la nostra fiducia per le prossime date.

Buona salute a tutti e arrivederci presto.

 

Tebano, 19 giugno 2020

Racconto di Roberto Torricelli. Quinta tappa, 9 giugno 2019.

Sant’Alberto – Casal Borsetti

Ultimo giorno della camminata per l’acqua. Il sole e il caldo continuano a non mancare. Roberto e Giampaolo Ossani hanno deciso di seguire il gruppo in bicicletta, Roberto con la scusa di fare alcune riprese con la GO-PRO montata sulla bici.

Fatta colazione in un bar al centro di Sant’Alberto si raggiunge il traghetto ed alle ore 9 si attraversa il fiume Reno, facendo dal traghetto il primo rito della giornata: “lancio delle gocce di luce” nelle acque del Reno.

Saliti sull’argine sinistro, argine che separa le acque delle Valli di Comacchio da quelle del Reno, dirigendosi verso valle, si gode il bellissimo paesaggio delle valli e dei tanti uccelli che la frequentano come i fenicotteri, i cavalieri d’Italia e le garzette.

Alla penisola di “Bosco Forte” si incontrano anche i cavalli in libertà su questa lingua di terra che finisce in mezzo alle valli. Non meno interessanti e spettacolari da ammirare le fioriture di erbe selvatiche, gli allevamenti di anguille e i canneti.

Alle ore 10,40 circa si giunge alle lapidi che ricordano il passaggio e rifugio di Giuseppe Garibaldi il 5 agosto del 1849 inseguito dall’esercito austriaco e i “Garibaldini” della 28° brigata “Mario Gordini” del gennaio-aprile 1945 che qui combatterono contro i tedeschi.

Con la vista in lontananza delle chiuse del Reno, si effettua un nuovo rito delle “gocce di luce” con lancio in parte nelle valli di Comacchio ed in parte nel fiume Reno.

Il sole e il caldo si fanno sentire essendo un tragitto completamente al sole, ombre non se ne vedono; qualcuno apre l’ombrello per ripararsi dal sole o per propiziare qualche nuvola e semmai anche un po’ di pioggia; ma il tentativo non funziona e si prosegue sotto un caldo quasi insopportabile.

Giunti a mezzogiorno all’osteria “PO’ DI PRIMARO” all’ombra di grandi alberi si pranza al sacco con le vivande portate con il pulmino da Domenico Sportelli (presidente degli Amici del fiume Senio).

Finito il pranzo, seduti in un grande cerchio, dopo alcuni riti sciamanici,

si chiede a ognuno dei partecipanti  di raccontare le sensazioni che ha vissuto con questa esperienza: parole dette da tutti molto belle, in particolare quelle di Alberto, che vale la pena riportare almeno in parte: “…… Sono stato bene in armonia, ….. ho sentito che ogni giorno crescevamo, che salivamo sempre più in alto ….. ringrazio tutti perché torno a casa con la voglia di continuare, di continuare in questa direzione, quando ogni tanto ti viene la voglia di dire basta! Qui non ce la possiamo fare, non cela faremo, ma invece mi fate sentire la voglia: no! ce la faremo, ce la faremo, riusciremo a trovare questa coerenza che dall’acqua si diffonda a tutto, soprattutto ai nostri cuori”.

Ripreso il cammino salendo sul ponte della strada “Romea” per attraversare il Reno e percorso la carraia dei “bilancioni”, che corre in destra Reno, si arriva finalmente a Casal Borsetti. Qui, battendo i tamburi e cantando, vengono distribuiti dépliant per le strade del paese e sulla spiaggia piena di bagnanti , invitando la gente a seguire il gruppo per la cerimonia finale, effettuata in simultanea in tutto il mondo, per celebrare l’ “ACQUA VIVA”.

Giunti, come previsto, alle 17,30 sulla spiaggia libera di fronte al Residence Mare e Pineta, contornati da numerosi bagnanti attratti dalla bellissima atmosfera creatasi  con la musica e i tamburi, si è regalata  energia positiva all’acqua con riti e lancio di gocce di luce nel mare.

La cerimonia si è conclusa con abbracci e saluti fra tutti, partecipanti  e bagnanti, e si è ritornati a casa con la voglia di ritrovarsi il prossimo anno con un’altra camminata per l’acqua.

Ndr – Si conclude così il racconto della Camminata per l’acqua 2019 lungo il fiume Senio. Resta l’impegno degli Amici del Senio di completare il percorso con le tre tappe mancanti, appena possibile. 

Racconto di Roberto Torricelli. Quarta tappa, 8 giugno 2019.

Tebano, Rossetta, Alfonsine, Sant’Alberto

Alla 4^ tappa è previsto un trasferimento in auto da Tebano ad Alfonsine, per poi proseguire a piedi fino a Sant’Alberto, dato che il percorso fatto tutto a piedi sarebbe troppo lungo e reso difficile dalla non pulizia della sommità dell’argine. La partenza viene anticipata di circa 30 minuti per le previsioni meteo, che danno sole e caldo per tutto il giorno, ed in particolare per fame.

Arrivati alle ore 8,20 al bar della piscina di Rossetta, il gruppo effettua  un’abbondante e buona colazione a base di paste, brioche, cappuccini… .

Roberto sostituisce Silvio e affianca Alberto nella guida del gruppo. Saliti sull’argine destro del Senio ci si incammina alla volta di Alfonsine godendo, dalla sommità dell’argine, qui sopraelevato rispetto al piano di campagna di circa 12 metri, dell’arte ordinata delle coltivazioni prevalentemente a frutteti che i bravi agricoltori sanno condurre.

Arrivati ad Alfonsine alle ore 9,40, fatto il lancio gocce energizzate dal nuovo ponte in legno pedonale ciclabile nel centro paese,

battendo i tamburi e cantando il proprio inno “camminiamo camminiamo, per l’acqua pura camminiamo, camminiamo camminiamo, per il mondo camminiamo, l’acqua impura trasformiamo, e il suo spirito lodiamo, ….” il gruppo giunge in piazza Gramsci, la piazza principale di Alfonsine con il maestoso monumento “il trionfo della resistenza”. Monumento dello scultore e ceramista Angelo Biancini che realizzò fra il 1970 e il 1973 a testimonianza dell’impegno della popolazione nella lotta di liberazione nell’ultimo conflitto mondiale.

Qui si effettua una breve sosta, con illustrazione del programma della giornata.

Si riprende la camminata sull’argine destro del Senio al ponte della strada statale Adriatica, facendo una nuova brevissima sosta al monumento della “Linea Gotica”,

si prosegue per un breve tratto sulla strada asfaltata destra Senio, si sale di nuovo sull’argine e sotto un sole cocente alle ore 12,20 si arriva alla botte a sifone dell’attraversamento del Canale Destra Reno sotto il Senio.

Finite, per il caldo, le scorte di acqua potabile, grazie alla gentilezza di una famiglia residente nelle vicinanze che mette a disposizione un rubinetto di acqua potabile nel suo cortile, il gruppo riesce a dissetarsi e a riempire le borracce.

Alle ore 12,45 si effettua un nuovo lancio delle gocce di luce nel Canale Destra Reno

e, saliti sull’argine del Senio percorrendo una strada bianca ghiaiata, si raggiunge il punto in cui il Senio sfocia nel fiume Reno.

Percorso un breve tratto sulla sommità dell’argine destro del fiume Reno,  si scende alla “casa dell’Agnese” una tipica casa colonica della fine dell’Ottocento che nel 1975 fu scelta dal regista Giuliano Montaldo per la realizzazione del film L’Agnese va a morire. Ora in estate è cornice di suggestivi spettacoli teatrali.

Viene consumato il pranzo al sacco e si effettua un sosta di riposo, con visita anche dell’attigua “Casa del Diavolo”, così chiamata per la particolarità della scala interna. Le alzate di detta scala hanno altezze diverse di gradino in gradino per cui se si scende in fretta e senza prestare attenzione si cade e si ruzzola al piano terra.

Alle ore 15,40 il gruppo riprende il cammino sull’argine del fiume

arrivando alle ore 17,15 al traghetto di Sant’Alberto, dove si esegue l’ultimo rito della giornata, con lancio delle gocce di luce nel fiume Reno.

Entrati nel centro di Sant’Alberto, ci si dirige alla sede della Pro-Loco.  Sistemate le tende per il pernottamento e fatta una confortevole doccia, ci si reca per la cena al vicino circolo tennis, ove si mangiano sia pasti a base di carne sia vegetariani, con un’ottima organizzazione.

Dopo cena si ascolta un’interessante conferenza del professor Paolo Belletti (presidente dell’Associazione Amici di Olindo Guerrini), che illustra la storia dello scrittore e poeta Olindo Guerrini – Stecchetti,  che in Sant’Alberto ha abitato.

 

 

 

Racconto di Silvio Marchi. Terza tappa, 7 giugno 2019.

1^ parte: Borgo Rivola – Riolo Terme

Dopo l’’ottima cena preparata dalle cuoche della Pro Loco di Borgo Rivola, sotto la direzione della Presidente Ardelia Pulti, il gruppo si ritrova alle 9,15 circa davanti al bar “Quelli che…”. Dopo aver fatto colazione, imboccato un tratto di strada di fronte al bar, ci si avvia lungo la sponda sinistra del Senio, arrivando dopo circa 500 mt. al ponte vicino alla cava. Ci si ferma per circa 10 minuti ad ascoltare le parole di Hubert, che spiega le motivazioni della camminata e il senso delle cerimonie, con musica dei tamburi, purificazione con penne indiane bagnate nell’acqua e lancio finale delle gocce di luce nell’acqua del fiume.

Si prosegue sulla sinistra del fiume lungo i campi che lo costeggiano entrando dopo circa 500 mt. nella zona delle serre di Borgo Rivola, una distesa di tunnel di cellophan per la produzione di vari tipi di ortaggi e, dopo circa 1 km. si attraversa il fiume passando su un ponte di tubi e si cammina su una strada sterrata in mezzo ai campi per ulteriori 500 mt. . In corrispondenza di un punto in cui la strada fa una esse, adiacente ad una grande casa, incontriamo una grande quercia centenaria, e il gruppo si ferma a contemplarla in un momento di raccoglimento, accompagnati dalla musica di un flauto tradizionale dei nativi americani, suonato da Lucilla.  Si riparte in direzione Riolo Terme lungo una  strada asfaltata, ma poco frequentata da auto e, arrivati ad un bivio, ci si ferma ad osservare uno stagno asciutto, un’opera costruita dal Parco della vena del gesso per la conservazione e la riproduzione di anfibi autoctoni, ma abbandonata e in disuso. Ripreso il cammino, dopo circa 1,5 Km. si arriva alla diga adiacente al ponte della Casolana prima di Riolo Terme e ci si ferma per una cerimonia, scendendo vicino all’acqua su una spiaggetta di sabbia e sassi, sulla destra del fiume. Finita la cerimonia, su invito di Prem Antonino, divisi in piccoli gruppi, ci si dedica a costruire con sabbia e sassi delle piccole opere di fantasia, a suggello del momento di ispirazione collettiva.

Si riprende il cammino lasciando il fiume e avviandosi lungo un percorso ciclo pedonale che porta in direzione delle terme di Riolo Terme, che vengono raggiunte dopo circa 1 Km.. Entrati nel parco delle terme, ci si ferma per circa 10 minuti a rifocillarsi da alcune fontane e, successivamente, ci si avvia  in ordine sparso verso il centro della cittadina. Radunato di nuovo il gruppo nella piazza, si decide di percorrere in corteo il corso principale, cantando l’inno della camminata e suonando i tamburi. Arrivati verso le 12,30  nei pressi delle scuole elementari, dove si sta svolgendo nel giardino esterno la festa di fine anno scolastico, ha luogo un bellissimo momento di incontro. I canti e i suoni del gruppo attirano l’attenzione dei bambini e dei loro genitori e/o parenti, coinvolgendoli nel richiamo a curarsi dell’acqua e dell’ambiente. Lasciata la zona della scuola, si ritorna indietro e si arriva davanti al palazzo comunale. Anche qui il gruppo si ferma e intona il suo canto per l’acqua, perché sia sentito e fatto proprio dagli amministratori. Ripreso il cammino, ci si dirige verso il parco fluviale e la baracchina chiamata TimOrso per il pranzo. Luigi, proprietario della baracchina, ha preparato un buffet vegetariano molto buono che tutti gustano volentieri.

2^ parte Riolo Terme-Tebano

Terminato il pranzo, verso le 14,00, si riprende il cammino per la seconda parte della tappa, in direzione Tebano. Si rimane sulla sponda sinistra del fiume, sotto l’argine e vicino all’acqua per circa 1 Km. Poi ci si inoltra per i campi sempre costeggiando il fiume. Arrivati all’incrocio con un’altra carraia che va verso destra, la si imbocca costeggiando una vecchia casa colonica, si attraversa il fiume su un ponte di tubi e si prosegue. Dopo circa 300 mt. si incontra un’altra casa colonica, molto grande, anch’essa disabitata, ma che a suo tempo ospitava molte famiglie, con al proprio interno un grande cortile. Proseguendo lungo una carraia in salita per altri 300 mt., si arriva in un parco molto bello, il parco di Villa Schiavio. Composto da una zona piena di alberi secolari, tra cui alcune sequoie e cedri giganteschi, con all’interno le rovine della villa padronale (fatta saltare durante la II guerra), una chiesa consacrata, una fontana di acqua sorgiva, una vecchia ghiacciaia  e una grande casa colonica, simile a quella precedente, ma ristrutturata, e una zona in cui è presente un lago, che fungeva da grande piscina ed era percorso anche da piccole barche, il parco ha provocato grandi emozioni nel gruppo e lo si è dovuto lasciare malvolentieri.

Ritornati sui propri passi, appena riattraversato il ponte di tubi, si imbocca un sentiero in mezzo alla vegetazione sulla sponda  sinistra del fiume, che si deve percorrere in fila indiana, perché abbastanza stretto, ma ombreggiato. Si prosegue per circa 500 mt. sul bordo del fiume, superando alcuni fossi, tra cui uno su un ponticello di tronchi costruito dagli esploratori del Senio, si  incontrano alcuni orti e, nei pressi di una casa, si imbocca una carraia che sale verso una strada che, costeggiando sulla destra un piccolo canale e la sponda del bacino di una cassa di espansione ancora in costruzione, dopo circa 500 mt., arriva di nuovo vicino al fiume, al termine della cassa di espansione.  Salendo su un breve ma impegnativo pendio, ci si inoltra su un sentiero simile al precedente, in mezzo alla vegetazione. Dopo circa 500-600 mt. il sentiero sbuca in una carraia adiacente un campo, che si percorre per ulteriori 500-600 mt., fino a sbucare vicino alla cosiddetta discesa delle Casacce, sulla Casolana. Superato un grosso fosso, rasentando il guard-rail e costeggiando per circa 100 mt. la strada, si imbocca una nuova carraia di fianco a una casa e si ritorna vicino al fiume. Costeggiando i campi, si percorrono le carraie avendo il fiume sempre sulla destra e, dopo circa 3 Km., si arriva nei pressi della presa del Canale dei Mulini e subito dopo alla  Diga Steccaia di Tebano.

Dopo una dovuta sosta al manufatto che aveva ispirato i progetti di Leonardo durante la sua permanenza in Romagna, in breve il gruppo raggiunge la strada provinciale che porta a Tebano e attraversato il ponte arriva negli spazi fra la ormai desueta pesa e  la vecchia scuola. Lì, montate le tende da parte di chi pernotterà sul posto, i volontari dell’associazione Amici del fiume Senio preparano una gustosa cena, dopo la quale la giornata si conclude in allegria con i balli della nostra tradizione contadina.