Quell’argine va rinforzato, arretrato e classificato
L’assemblea pubblica del 22 ottobre scorso a Castel Bolognese non è stata positiva. Speravamo in una interlocuzione seria fra Comitati, Associazioni, cittadini e i tecnici che gestiscono i fiumi. Con un ruolo delle Istituzioni di garanti della forma del dibattito e nel sapere condurlo verso il futuro, prospettando i cambiamenti profondi che dovranno intervenire nella gestione dei territori e delle città. Purtroppo nulla di tutto questo. In parte del pubblico è prevalso l’astio contro le istituzioni e il clima che si è creato non ha consentito un dibattito sereno.
Riassumo brevemente gli aspetti di maggior rilievo.
Scopo principale dell’assemblea era quello di parlare di manutenzione e delle casse di espansione. La parte più interessante della serata è stata appannaggio dei tecnici che hanno fatto il punto della situazione. Si è notato come nel corso delle loro esposizioni abbiano utilizzato come riferimenti le linee di indirizzo del PAI-PO e questo è stato un segnale positivo.
Il tema della manutenzione. L’ingegnera Dal Piaz, da poco a capo del Bacino fluviale che comprende il Senio e prima ad intervenire, ha subito posto in chiaro la questione della vegetazione. Ha mostrato con una slide molto chiara che “La vegetazione si gestisce, non si elimina”. Precisando che nei tratti non arginati di collina e montagna la vegetazione serve per consolidare le sponde (tratto fra alveo e golena) e per contenere la velocità dell’acqua. Nei tratti arginati di pianura gli argini vanno tenuti liberi (due sfalci all’anno), mentre la vegetazione nelle sponde, essendo utile al loro consolidamento, va gestita, così come nelle golene. Le alberature vanno controllate con tagli selezionati, non devono crescere troppo.
Passaggio importante, la questione della manutenzione dell’argine fra Ponte del Castello e Rio Torretto (Tebano). Le linee guida del Pai, riconoscendo a quel tratto di argine la funzione essenziale per la tutela dell’abitato di Castel Bolognese, hanno forse permesso di superare lo storico conflitto pubblico – privato che non consentiva una corretta manutenzione di quell’argine. In questi giorni è iniziato lo sfalcio e finalmente potremo vedere in quali condizioni si trova. Ricordo ai lettori che nella sua parte finale verso il ponte di Tebano, quell’argine, verso l’esterno, è ancora eroso – quindi ulteriormente indebolito – dalla esondazione del 2023 (V. foto in capo all’articolo). E qui, inspiegabilmente, nessuno è ancora intervenuto. Aggiungo che questo intervento da 1 milione di €, è definito “straordinario”. Potrebbe voler dire “una tantum” e questo non andrebbe bene. Deve diventare manutenzione ordinaria, due sfalci all’anno, come da Ponte del Castello al Reno. Dovremo chiarire.
Aggiungiamo che pulire finalmente quell’argine è il minimo da farsi. Servirà per vedere se ci sono tane di fossori e a tamponarle. Saremo soddisfatti per questo? No. Il PaiPo dice che quell’argine va rinforzato, arretrato (per dare maggiore spazio all’acqua) e classificato. Nella sostanza, va rifatto. Questa è la condizione per diminuire il rischio di nuove alluvioni per Castel Bolognese e per i comuni della vallata. Abbiamo visto come nel maggio del 2023 le rotte del Senio – avvenute tutte in quel tratto di argine – abbiano allagato Solarolo, parte di Cotignola e giunte fino al Pavaglione di Lugo.
La questione su cui, a mio parere, deve quindi concentrarsi l’interesse di tutti – PaiPo, Regione E/R, Comuni della vallata e popolazione è la progettazione e il rifacimento di quell’argine come opera prioritaria per il Senio.
Circa la vicenda delle due Casse di espansione cosa abbiamo capito?
Abbiamo capito che hanno deciso di abbassare il livello di laminazione dell’acqua verso le casse. Hanno riconosciuto che a Natale mentre a Cotignola si era in soglia rossa e mancava poco alla tracimazione (30-50 cm.) al livello di entrata dell’acqua, nelle casse mancava oltre 1,5 m. Un lavoro che, a nostro parere, dovrebbe essere realizzato subito. Poi sarà fatto il progetto per rimodellare la cassa bassa, definendone i confini e pensando di recuperare circa 500 mila m3 di invaso. Contemporaneamente verrà realizzato il sistema di svuotamento della cassa alta. Questi lavori si potranno concludere nel 2028. Ricordo che è l’ennesima volta che questa data viene portata in avanti, togliendo ovviamente credibilità al sistema. La cosa positiva è che i finanziamenti paiono cosa certa, essendo questa opera nelle priorità indicate dalla Regione al Ministero.
Poi si è promesso una terza fase per il completamento del funzionamento delle due casse. Una terza fase di cui al momento c’è solo l’idea. Manca il progetto e mancano i finanziamenti. Si vorrebbe alzare l’argine della cassa bassa (3 m.), credo per portarlo al livello di quella alta, mandare su l’acqua con uno sbarramento in alveo – recuperando il progetto del 2006 – consentendo così di elevare la quantità invasata, fino a portarla a oltre 4 milioni di m3. I lavori di questa ultima fase potrebbero finire nel 2031. Si, 2031. Io credo che questo sia un libro dei sogni e che, forse, anche dal punto di vista tecnico mostri qualche crepa (verrebbe invasata una enorme quantità di acqua dentro argini pensili che potrebbero collassare, mah!).
Concludo col dire che nel corso dell’assemblea abbiamo rivolto alla presidenza sei domande alle quali nessuno ha risposto, preferendo invece fare sponda alla litigiosità di pochi avventori. Domani le pubblicheremo, sempre in attesa di risposta.







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