Racconto di Silvio Marchi. Prima tappa, 5 giugno 2019.

Ritrovo a Palazzuolo in Piazza Alpi dei partecipanti. Espletate da parte degli amici di “Vivi consapevole in Romagna” le pratiche di iscrizione, si parte in auto verso Quadalto. A Quadalto, parcheggiate le auto, alle ore 10,15 circa, si avvia ufficialmente la camminata sotto la guida di Piero, un palazzuolese buon conoscitore dei sentieri della zona, supportato da Alberto e Silvio degli Amici del Senio.

Siamo una ventina di partecipanti, più due cani, Lola, la border collie di Silvio e Frodo, il pastore australiano di Alberto. Sono con noi anche gli sciamani di “Lowe shaman way”, guidati da Prem Antonino, che celebreranno i loro riti, ripresi dalla tradizione degli indiani americani, con i loro tamburi i loro corni e le loro penne d’aquila.

Detto che il fiume Senio si forma per la confluenza di più torrenti e che quello principale pare essere il Rio Aghezzola, si segue la strada statale verso la Sambuca sulla sponda orografica destra del suddetto Rio e, dopo  circa 1 Km, si gira a destra sulla strada verso Piedimonte.

Arrivati a Piedimonte dopo circa 1 Km e passati tramite un ponticello  sulla sinistra orografica  del Rio Aghezzola, si prosegue su una strada inizialmente ghiaiata e successivamente sterrata,. Al primo guado il gruppo si ferma per una cerimonia in onore dell’acqua, gettando le prime gocce di luce nel torrente Aghezzola.

Passato un secondo guado si arriva alla casa di Green Energy, dove vengono solitamente ospitati gruppi di ragazzi, che sperimentano per alcuni giorni la vita tra i boschi, seguiti da animatori e guide esperte. Attraversato il fiume su un ponticello, si prosegue incontrando un altro guado, che alcuni attraversano su un tronco sospeso, altri passando su sassi.

Da quel punto inizia un percorso in salita su una mulattiera fatta di sassi per circa 1 Km.

Entrati in mezzo alla vegetazione, dopo un ulteriore Km, si arriva nei pressi di Cà Aghezzola, che si decide di visitare solo al ritorno. Rimanendo in alto rispetto al corso d’acqua, si prosegue per un ulteriore Km, si scende nei pressi del rio, attraversando un fosso che vi si immette. Il gruppo, però, si è sfilacciato e una parte di esso decide di proseguire lungo il letto del rio, per arrivare alla cascata principale. Il resto del gruppo,  con in testa Piero, essendosi dato l’obiettivo di arrivare alla sorgente nei pressi di Cà Buraccia e, solo al ritorno, arrivare alla cascata principale, inizia a salire nuovamente, superando anche alcune pendenze di roccia impegnative.

Scesi di nuovo vicino all’acqua, si attraversano a più riprese diversi guadi non particolarmente difficili e alcune cascatelle e, dopo circa 2 Km, si arriva a Cà Buraccia, dove si trova l’ultima polla d’acqua perenne. Sono circa le 14,00 e ci si ferma per il pranzo al sacco e per alcune foto. Poi si decide di salire sulla riva sinistra, abbastanza scoscesa, per visitare i ruderi della vecchia postazione militare di Cà Buraccia, risalenti al XIV-XV secolo.

Si parte per il ritorno seguendo lo stesso percorso dell’andata, per andare ad incontrare l’altra parte del gruppo alla  grande cascata. Dopo essersi ricongiunti, si effettua tutti insieme una bella cerimonia e, al termine, si decide per il rientro attraverso un percorso parzialmente modificato. Arrivati al fosso attraversato all’andata, invece di salire verso l’alto, si prosegue lungo il rio guadandolo più volte, fino ad arrivare ad una struttura in pietra, che originariamente era una testa di ponte. A quel punto, sulla sponda orografica sinistra del rio, si prende una vecchia mulattiera, in gran parte  con il fondo lastricato, che conduce a Cà Aghezzola.

Arrivati a Cà Aghezzola, una vecchia costruzione con il tetto rifatto e in parte in ristrutturazione, adibita a punto di ristoro per i camminatori,  ci si ferma a riposare e a rifocillarsi, prima di iniziare l’ultima parte del percorso di ritorno.  Passata Piedimonte e ritornati sulla statale della Sambuca, una parte del gruppo di testa decide di scendere alla Presia, un’area molto bella  dove il torrente fa una cascata e forma una bella pozza d’acqua, molto frequentata dai bagnanti. Poco alla volta quasi tutto il gruppo si riunisce ed alcuni decidono di fare il bagno, dopo di che si decide di guadare e di tornare a Quadalto percorrendo una strada ghiaiata alla sinistra orografica. Alle 18 circa, dopo quasi 6 ore di camminata, il gruppo arriva al Bar di Quadalto, dove ritrova Franco, il titolare, che ci aveva seguito e fotografato per una parte del percorso.

Rientrati con le auto a Palazzuolo, dopo aver sistemato le tende per la notte, espletati i bisogni corporali e rinfrescati con una doccia nei servizi della zona sportiva, il ritrovo è per la cena presso il tendone della Pro Loco.

Cena vegetariana gradevole accompagnata da buon vino, due calci ad un pallone un po’ sgonfio ,dove Lola ha modo di esprimere le sue qualità calcistiche, tante chiacchiere per ripercorrere i vari momenti della camminata odierna e appuntamento al giorno dopo per la seconda giornata Palazzuolo-Misileo alla mattina e Casola-Borgo Rivola nel pomeriggio, dopo trasferimento in pulmino.

 

Racconto di Gianluigi Fagnocchi. Seconda parte.

Oggi è festa, godiamoci. Domani al lavoro. La bimba gioca, finiranno le vacanze, si ricomincerà dalla prima elementare; un bel salto, che affronterà aggrappata al piccolo peluche, compagno dalla nascita, talismano e mago consolatore. Con lui ha condiviso le prime gioie e le prime sofferenze, un compagno da presentare agli amici, ma da non condividere con nessuno; un complice che ha imparato a perdonare gli atteggiamenti non corretti, come un genitore che si ricorda di essere stato bambino.

Anche lo stropicciato bambolotto si è bagnato ed è posato su un sasso ad asciugarsi. Un gioco, un salto, un tuffo in quella corrente che muove, un urlo “Noooo mamma, non c’è più…”. Il grido di dolore di quella innocenza ferita viene accolto dal fiume nella sacralità del suo silenzio e del suo più doloroso ricordo: il fronte, la guerra, l’innocenza perduta di una generazione.

Sul Senio per la Segavecchia

Ogni combattente ha le sue ragioni, ogni controparte ha le sue ragioni, ogni guerra le trasforma in torti contrapposti … e bombe … e tombe … quante tombe! L’argine sinistro un colabrodo di postazioni scavate, silenzi di attese tombali. E le urla strazianti dei martiri … . Una fiumana. Si, ci sarebbe voluta una fiumana per sommergere la vergogna umana. Una fiumana di “quelle” e l’argine, inciso profondamente, si sarebbe sbriciolato, lasciando libera l’onda torbida a coprire tutto.

Ma no! Altri innocenti avrebbero pagato, forse anche quell’ingenuo giovane dottore che ebbe l’ardire di venirsi a fumare una sigaretta sull’argine sinistro, sfidando i cecchini dell’altro fronte. Lui che girava in bicicletta portando con se i ferri del mestiere, seghe e coltelli del macellaio, oltre alle medicine, correndo da un bisogno all’altro, compreso quello di tagliare gli arti di qualcuno finito a sfracellarsi su di una mina, per evitare il peggio.

Interrogato anni dopo sulle motivazioni più profonde del suo eroismo, dopo essersi schernito a lungo, ebbe a dire:

“Una notte sognai uno che mi disse, “non aver paura, fai il tuo dovere, ma porta sempre il cappello in testa”. Così, per provare se funzionava, andai sul fiume col cappello, mi fumai una sigaretta … e via”.
Chiunque altro, al risveglio, avrebbe detto “che strano sogno“ e sarebbe finita li. Lui no! E continuò.

“Una volta nel cuore della notte sognai mio fratello – che abitava sul fiume alla Chiusaccia – ferito fra le macerie. Ebbi come una scossa. Mi alzai in fretta per raggiungerlo di corsa in bici tra i bombardamenti, con i bengala che illuminavano il cielo, passando vicino al cimitero dove le bombe facevano saltare in aria bare squarciate. Quando trafelato arrivai da mio fratello lo trovai nelle condizione come dal sogno. Era intrappolato in una stanza ferito con un’altra persona; da una fessura riuscii a farlo curare, salvandolo. Potete chiederlo a lui che vive ancora”.

Che dire, anche quella volta non perse il cappello. Finita la guerra si continuò a morire sulle mine disseminate nel fiume sino allo sminamento sistematico di tutto l’alveo.

Ora in questa pace sembra che la memoria non abbia ragione; c’è un istinto di sopravvivenza che tenta sempre di rimuovere la memoria delle cose che ci hanno ferito, così il rischio di ricascarci aumenta. Accettiamola la memoria e ringraziamola come la campana di una piccola chiesa, posta in prossimità dell’argine, che ogni sera alle nove suona per non farci dimenticare.

A valle i bambini giocano vociando allegramente. Scendendo dall’argine verso il greto, rincorrono le rare farfalle, calpestando processioni di formiche intente nel loro turnover a rifornire la dispensa. Dopo un attimo sono tutti a rotolarsi nella piccola spiaggetta che un’ansa del fiume ha contribuito a formare e con i piedi a mollo sguazzano in attesa di fare il bagno .

L’estate finisce in fretta e, come una ramazza, le prime piogge portano via le polveri di vita, consegnandole al fiume che le porterà a purificarsi nel sale del mare. Ma non direttamente, perché nella sua timidezza il torrente si sente in colpa per i suoi momenti di secca. Lo accompagna un’amico più grande che lo guida come un maggiordomo e lo presenta al padrone di casa: un immenso buco d’acqua, come ebbe a dire un vecchio montanaro la prima volta che vide il mare.

Sulle sponde di questo catino, ancora tanti bagnanti si godono l’ultimo sole. Tra i detriti restituiti dalle onde, i bambini fanno castelli di sabbia scavando sino a trovar l’acqua penetrata. Tra le conchiglie vuote i resti di una bambola a ricordarci che anche le briciole della nostra innocenza frantumata dalla vita riescono ancora a darci emozioni pulite. A ricordarci il dolore, per farci godere la gioia.

Ringrazio Gianluigi Fagnocchi, Amico del Senio di Solarolo, che ha illuminato di ricordi la sua clausura da coronavirus.

Le foto sono tratte dal Concorso fotografico del Senio del 2017. Ringrazio gli autori.

Un bel racconto sul fiume Senio fra storia e sogno, realtà e allegoria. l’autore è Gianluigi Fagnocchi, Amico del Senio di Solarolo (Prima parte).

Un fiume, un torrente mascherato da fiume, scorre zigzagando tra la pianura che ha contribuito a creare, costretto a cantare tra le gole dei monti prima di riempire la valle. Come un ubriaco ha continuato a imitare le giravolte che pietre primordiali gli facevano fare, senza riuscire a fermarlo nella sua testardaggine, mantenuta per poter raggiungere il suo obiettivo, portare con l’acqua gli umori di questa terra, costruita dalla pioggia e dal sole grattando le pietre, sino al mare.

Si, il mare dove le acque dagli umori più diversi si mescolano senza graffiarsi, si fondono senza annullarsi completamente, dando vita alle infinite vite che nutrono l’universo. Lui non lo sa ma nel suo istinto primordiale continua a lavorare giorno dopo giorno alternando ore di riposo a momenti tumultuosi.

Come gli uomini e gli animali, è un abitudinario costretto dagli eventi ad adattarsi, ma è solo quando le acque scendono regolari dalle falde imbevute che si gode lo spettacolo che ha contribuito a creare. Ogni arbusto, ogni filo d’erba, ogni insetto, ci sono tutti, in un’armonia quasi irreale tanto è da godere. L’acqua quanto basta per non coprire i sassi che sporgono dal fondo e lentamente si consumano alla corrente che li fa sorridere, quell’acqua che gli racconta la seria “barzelletta“ della vita.

Il Senio in collina.

E’ un bel pomeriggio di sole, la prima estate. Dall’argine appare un gruppetto di bambini che giocano e lui ha un sussulto, un fremito, un brutto ricordo, la malattia della quale ha rischiato di morire. Colpa dei loro padri se un veleno lo aveva ridotto ad un larva di acqua putrida; una spanna di schiuma ricopriva la corrente, le forme di vita morivano al passaggio continuo di quella zozzeria, a cominciare dai pesci i più vitali tra gli amici dell’acqua.

Per fortuna qualcuno riuscì a capire che la morte del fiume sarebbe pian piano diventata la fine di tutti. Di certo non si è ritornati a prima del male quando il fiume veniva amato e rispettato. Il bisogno di acqua degli uomini è tanto aumentato che alla fine della stagione calda il consumo prosciuga le falde riducendo la presenza d’acqua in pozze più o meno profonde, dove i pesci si radunano per sopravvivere. Con l’acqua prelevata, gli agricoltori possono produrre di più e così sopravvivere in questo mondo globalizzato dove il vino costa meno dell’acqua.

Questa contraddizione i pesci non la possono capire. Loro, astemi per natura, si ubriacano soltanto di acqua torbida; in questo fiume ridotto a torrente dovranno aspettare la prima fiumana d’autunno che arriverà rapida, sporca e impetuosa. Tipico dei torrenti tra periodi di secca e altri di troppa acqua. Allora si vedranno zattere di detriti aggrapparsi ai pochi arbusti rimasti a sfidare la corrente: rami secchi, scorie della natura e del lavoro umano, o meglio dire dell’incuria umana, brandelli di plastica colorata che si pavoneggiano sui detriti come a vantarsi della loro non degradabilità.

La fiumana, da onda impetuosa si placa rapidamente e tutto sembra ritornare come prima. Ma non è così. Quello che non riesce ad andare al mare si deposita pian piano sul greto così che una patina di terra limacciosa copra i detriti che poi si trasformeranno in humus, terreno fertile per le tante sementi di fiori e d’erba sempre pronti a germogliare, rinnovando il tappeto ai piedi del letto. Un fiume che, come gli uomini che quando sentono mancare la vita vanno a cercare la linfa vitale tra le radici della propria esistenza, cerca tra le sorgenti che, se pure affievolite dall’arsura dell’estate, continuano ad alimentarlo. Sono loro che gli conferiscono la dignità di fiume, tra quei monti dove il bosco cresce rigoglioso, trasformando i raggi del sole in vita perenne. E’ li che, all’ombra con i piedi a mollo, una famigliola si ristora dopo aver consumato un frugale pasto.

Fusignano – Fiumana del Senio 1978

Fine della prima parte. A domani.

Si può fare attività fisica, ma distanziati. Per questo quale migliore risorsa degli argini del Senio da Tebano alla valle? Oppure dei sentieri lungo il corso dell’acqua da Tebano fino alla sorgente?

Ogni comune potrebbe designare – questa è la proposta – una piantina con indicati uno o più percorsi circolari – per evitare alle persone di incontrarsi – che potrebbero aiutare e disciplinare i cittadini che desiderano muoversi in sicurezza. A ragion veduta, sulla base delle esperienze che abbiamo compiuto in questi anni, diciamo che è possibile e che siamo disposti a collaborare per individuarli.

Certo, in qualche caso occorrerà utilizzare qualche carraia e questo dovrà essere ricercato attraverso accordi benevoli con i proprietari, casomai indicando anche scadenze prefissate e certe. Tutto è possibile, con la ragionevolezza e il buon senso.

Perchè non provarci?.

Ieri l’altro si è svolto, a Riolo Terme, il terzo incontro promosso dall’Unione dei comuni della Romagna faentina per discutere della ciclovia del Senio-Lamone. L’incontro è stato molto partecipato. Erano presenti i Sindaci, Amministratori, Dirigenti e Tecnici in rappresentanza delle due Unioni, dei comuni, dei Parchi dei Gessi e del Delta, dei due Gal (collina e pianura), del Consorzio di Bonifica.

L’introduzione ha delineato il quadro legislativo e programmatori riferito alla ciclabilità ed ha indicato metodi e contenuti del percorso che dovrà portare (confidiamo, in breve tempo) alla progettazione preliminare dell’opera. Ha poi delineato per grandi linee le coordinate del progetto che riassumo così: un percorso ad anello ci circa 170 chilometri che si snoda dalla collina, alla valle, al mare e torna in collina, che veda come ambito territoriale i percorsi dei fiumi Senio e Lamone e l’individuazione della modalità “ciclovia”, ritenuta non eccessivamente vincolante e meglio capace di aderire al criterio della “scoperta” del territorio.

Ricordo che il progetto di questo anello ciclabile incrocerebbe a nord la ciclovia del Vento (Torino – Venezia) e ad Est la Ravenna – Firenze. creando così un sistema sinergico di indubbia attrattiva a livello europeo.

Tutti gli interventi – ricordo che alla riunione erano presenti oltre al livello politico anche quelli tecnico ed amministrativo – con sfumature diverse circa i tempi di realizzazione, hanno convenuto sul valore del progetto.

Al termine è stata decisa la costituzione di un gruppo di coordinamento (comitato promotore) individuato nei rappresentanti delle due Unioni e dei due Parchi e di un gruppo tecnico che faccia riferimento al Consorzio di Bonifica. S i lavorerà poi la definizione di un protocollo di intesa in base al quale coinvolgere la Regione. Fin da subito potrà partire la fase di analisi cartografica del territorio.

Come Associazione che da anni sostiene la partecipazione all’idea di una ciclovia che valorizzi i nostri fiumi e quanto di bello sta loro attorno, sosteniamo questa importante iniziativa assunta dai comuni e lavoreremo perchè attorno ad essa si crei il necessario clima di unità e partecipazione.

Ricordiamo che già da anni diverse Amministrazioni si sono mosse a favore della ciclabilità, tanto che oggi possiamo dire che parte rilevante del percorso a cui si pensa è già realizzato. Ci riferiamo al tratto che corre lungo il Reno, dal punto in cui riceve il Senio, fin quasi alla sua foce di Casal Borsetti dove il percorso si incanala in una ciclabile il sede protetta che arriva fino al Lamone, dove si collega con il percorso naturalistico che lungo la riva sx dello stesso fiume giunge fino a Bagnacavallo.

Tratto fra Reno e Valle, verso Casal Borsetti.

A questi si aggiunge il tratto gìà funzionante da oltre 10 anni a Castel Bolognese, oggetto fra l’altro di un cospicuo investimento di Comune e Regione per svilupparlo fino a congiungersi con la Diga steccaia leonardesca e il Molino Scodellino e la realizzazione del Parco fluviale che il comune di Faenza sta realizzando sul Lamone.

Tratto a Castel Bolognese in argine sx Senio

Concludo dicendo che le prime idee del progetto saranno enunciate al Convegno che Amici del Senio e Polo Tecnologico di Tebano proporranno il prossimo 21 Marzo alla Fiera dell’Agricoltura di Faenza.

 

 

Ieri l’altro abbiamo avuto il piacere di incontrare il dirigente della regione Emilia-Romagna, responsabile del Servizio Area Reno e Pò di Volano, l’ingegnere Claudio Miccoli.

L’incontro è stato proficuo. Non aveva e non poteva avere lo scopo di stipulare accordi, bensì quello di fare una disamina dei vari temi che la nostra Associazione tratta da sempre, e così è stato. Ecco quello che ci siamo detti.

Ciclabile del Senio. Nei limiti di quanto già esposto nell’incontro di Fusignano (dal percorso non deve derivare all’Autorità nessun obbligo e non deve rappresentare ostacolo di sorta per le loro azioni) si può fare. Una cosa è chiara: pensando di percorrere la cima degli argini non si può ragionare sul concetto di pista ciclabile per gli obblighi che la stessa definizione comporta (sede protetta, dimensioni prefissate, esclusivo uso da parte delle biciclette). Meglio parlare di percorso naturalistico ciclo pedonale. Circa il tratto non arginato, da Tebano a Palazzuolo, esistono maggiori difficoltà ma l’idea è che si possa fare. Occorre però partire da una disamina in sede tecnica con le carte topografiche che evidenziano le differenti situazioni. Esiste (parzialmente) una fascia demaniale.

Il tratto ciclo pedonale a Castel Bolognese

Casse di espansione. Abbiamo avuto la conferma che entro la primavera partirà il bando per l’opera e che verranno avviati i lavori – assunti in carico completamente dalla Regione – per la realizzazione dell’invaso. Nessun ostacolo a parlare di rinaturalizzazione dell’area, alla condizione del rispetto delle norme di sicurezza. Come sapete, nell’area sono presenti decine di querce secolari e una “passerella” che potrà essere mantenuta, se però sarà ricostruita (sicurezza). Disponibilità da parte dell’ingegnere Miccoli a presenziare ad iniziative circa il tema delle casse.

Nuovi abitanti del Senio, i Cavalieri d’Italia.

Nuovo tratto della ciclo pedonale di Castel Bolognese, finanziato dalla Regione. La progettazione definitiva dovrà stare all’interno dei ragionamenti sviluppati su “ciclabile del Senio”.

Abbiamo poi esaminato altre problematiche, traendo queste conclusioni.

Nel punto della riva del Senio dove nel 1944 cadde l’aereo alleato di Michel Phelps, è possibile mettere una stele e targa ed eventualmente piantare un albero.

L’Autorità del fiume collaborerà per giornate ecologiche promosse dagli Amici del Senio, si pensa in collaborazione con le ATC dei cacciatori (se saranno disponibili), per pulire taluni tratti di fiume come, ad esempio, sotto il bel ponte della ferrovia a Castel Bolognese.

Personale dell’Autorità sarà disponibile a partecipare ad iniziative promosse per meglio conoscere le problematiche del fiume (flora, fauna, pericoli, segnalazioni, ecc.).

Per meglio comprendere quanto sopra esposto vi invito a leggere In primavera il bando per le casse di espansione.

Dopo questo incontro, possiamo confermare che si può fare. Mi riferisco in particolare alla realizzazione del percorso naturalistico pedo ciclabile dalla collina al mare. Percorso che può essere visto in assonanza e integrazione con il fiume Lamone e anche, volendo, con il fiume Santerno.

Questa convinzione oramai ben consolidata, si basa sui seguenti elementi:

  • la programmazione territoriale di livello superiore (regionale) prevede che la fascia del Senio-Lamone sia sede di percorso ciclo pedonale;
  • i Sindaci e le Unioni comunali faentina e lughese, sostengono l’opera;
  • la Regione riconosce il suo valore – anche da punto di vista del turismo lento – e si è dichiarata disponibile a:
    • offrire una sede istituzionale di confronto;
    • indicare nel POR-FESR europeo la possibile fonte di finanziamento;
    • fare la sua parte nel cofinanziare il fondo europeo e nella fase di progettazione;
  • l’Autorità del fiume, fatte salve le condizioni sopra esposte, non pone ostacoli insormontabili;
  • i comuni di Castel Bolognese e Bagnacavallo (per quanto riguarda il Lamone), hanno già attrezzato da molti anni tratti di argini dei fiumi ai fini pedo ciclabili;
  • il processo di partecipazione messo in atto dagli Amici del Senio in questi anni, ha ampiamente dimostrato il consenso della popolazione e delle Associazioni, verso questa opera;
  • l’esperienza di Primola di Cotignola, con l’Arena delle balle di paglia, dimostra come il Senio, oltre ad avere la caratteristica di essere un fiume di storia, si presta a candidarsi come fiume di cultura, di paesaggio e di land art.

Adesso quello che serve è che la politica faccia la sua parte, portando il progetto dalle buone intenzioni ai fatti. Tutti sappiamo che occorre partire dall’individuazione di un Comune capofila e da una progettazione con i crismi per potere accedere ai bandi di finanziamento europei. Il percorso da parte di Comuni e Unioni è avviato, occorre spingere l’acceleratore.

 

 

 

 

 

Amici del Senio, buongiorno. Mi rivolgo agli associati, alle 1200 persone che hanno firmato la petizione per la valorizzazione del Senio e a tutti coloro che ci seguono. Dopo sei anni di attività possiamo trarre qualche conclusione e dirvi che l’anno prossimo potrebbe essere quello decisivo per gli obiettivi che ci siamo proposti.

PARTECIPAZIONE. Le tante iniziative che abbiamo svolto hanno dimostrato il notevole interesse della popolazione verso il fiume dal quale traggono identità. Rappresentano una valida pezza di appoggio per ogni progetto che voglia essere finanziato.

Conferenza al Momevi a Faenza sulle buone erbe selvatiche del Senio.

SICUREZZA. Nel corso della prossima primavera partirà il Bando europeo per l’affidamento dei lavori per la realizzazione delle opere di adduzione delle due casse di espansione di Tebano-Cuffiano. Contemporaneamente la Regione, che se ne è assunta l’onere, completerà la seconda cassa, quella rimasta incompiuta dopo il fallimento della ditta di escavazione. Le casse consentiranno di inglobare nei momenti di punta della piena del fiume, 4 milioni di metri cubi di acqua. Di questi – 1,5 milioni – resteranno nelle casse per potere essere “donati” al fiume o alla campagna per irrigare nei mesi estivi.

E’ stato finanziato un progetto triennale di manutenzione ordinaria del Senio. Si esce così dalla logica degli interventi emergenziali.

Qui sorgerà la seconda cassa di espansione del Senio.

PERCORSO NATURALISTICO O CICLABILE DEL SENIO. E’ il cuore della nostra ragione di esistere come Associazione, l’obiettivo principale che ci siamo posti. I nostri interlocutori principali sono stati i Comuni e la Regione con i quali abbiamo dialogato serenamente, pur con le normali difficoltà derivate dalla complessità del problema. Siamo giunti a questo punto:

  • Il comune di Castel Bolognese sta realizzando un progetto, cofinanziato con la Regione, per estendere il suo percorso ciclo pedonale fino alla diga steccaia di Tebano e di proseguirlo, con modalità realizzative diverse, verso il Ponte di Felisio, fino alla corrispondenza del Molino Scodellino. Avremo così un percorso ciclo turistico ad anello di circa 21 chilometri;
  • I comuni dell’Unione della Bassa Romagna hanno deciso di effettuare dal prossimo anno, due sfalci dell’erba sulla cima degli argini, così da potere facilitare il percorso per chi va a piedi o in bici;
  • Le due Unioni comunali del faentino e del lughese hanno deciso di affrontare il tema del percorso naturalistico del Senio. Dopo un primo incontro avvenuto in ottobre, si re-incontreranno il prossimo 14 gennaio per concordare la progettazione del Progetto preliminare dell’opera per potere candidarsi ai finanziamenti europei (che ci sono) e regionali.

L’argine del Senio a Castel Bolognese. Un esempio di come vorremmo diventasse tutto l’argine, fino alla foce.

RUOLO DEI COMUNI, DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA E DEL BACINO DEL RENO. Tutti i comuni toccati dal Senio nel corso dei tanti contatti avuti, hanno mostrato interesse e si sono impegnati sul tema del Percorso naturalistico ciclo-pedonale del Senio.

La Regione, che è già intervenuta con un cospicuo finanziamento al progetto di ciclabile a Castel Bolognese, ha riconosciuto la valenza turistica del progetto e per bocca dell’assessore al Turismo, Andrea Corsini, nel corso di un apposito incontro avvenuto poche settimane fa, ha suggerito ai comuni le strade da seguire per ottenere i finanziamenti e realizzare l’opera, dichiarandosi disponibile ad offrire una copertura istituzionale al progetto. Le sue proposte saranno oggetto del prossimo incontro dei comuni fissato per il 14 gennaio.

Turisti svizzeri camminatori della linea gotica (giunti a Castello, hanno visitato il Molino Scodellino).

L’autorità di Bacino per bocca del suo massimo dirigente Stefano Miccoli, si è dichiarata non contraria al Percorso naturalistico del Senio, ponendo, con ragione, due condizioni di base: non dovranno esserci in alcun modo intralci per i loro interventi operativi e non potranno derivare a loro obblighi diversi da quella che è la loro funzione istituzionale.

A seguito di quanto sopra esposto, possiamo dire che oggi, come non mai, siamo fiduciosi di arrivare ai risultati che ci eravamo proposti. Nel corso del prossimo anno continueremo, con spirito collaborativo verso tutti gli interlocutori, a fare la nostra parte. Chiediamo a tutti di continuare a sostenerci con fiducia e partecipazione (Domenico Sportelli).

Venerdì scorso 13 dicembre abbiamo incontrato Andrea Corsini, assessore regionale al Turismo. Presenti all’incontro il sindaco di Castel Bolognese Luca della Godenza e l’assessore al Turismo dell’Unione dei comuni della Romagna Faentina Giorgio Sagrini, sindaco di Casola Valsenio. Causa un contrattempo non ha potuto essere presente Nicola Pasi, sindaco di Fusignano, in rappresentanza dell’Unione della Bassa Romagna. Erano con noi Mario Baldini e Ilva Fiori di Primola di Cotignola.

Abbiamo parlato della ciclabile del Senio dalla collina al mare o, se volete, del percorso naturalistico del Senio. Abbiamo illustrato il lavoro di partecipazione che abbiamo sviluppato fino ad oggi, poi siamo andati a visitare il parco fluviale di Castel Bolognese: ovvero, come vorremmo diventasse il Senio da Palazzuolo al Reno. Abbiamo chiesto alla Ragione di credere a questo obbiettivo e di impegnarsi a fondo.

Andrea Corsini ha riconosciuto la valenza turistica della ciclabile del Senio. La sua possibile integrazione con il percorso naturalistico del Lamone, con la ciclabile nazionale del Vento, da Torino a Venezia, oltre che col progetto di ciclabile Ferrara Ravenna, ci parlano di una visione del futuro che coglie la crescente richiesta a livello mondiale di turismo lento, dei luoghi e delle esperienze. Di quel turismo attratto dalla particolare vivibilità dei piccoli centri fatta di storia, ambiente, paesaggio e benessere.

Cosa può fare la Regione per venire incontro a questo progetto? Corsini ci ha detto che la Regione può offrire una cornice istituzionale convocando un incontro con i Sindaci. Poi può contribuire con un finanziamento ad un comune capofila (o Unione) che si intesti il progetto, redigendo una progettazione preliminare con le caratteristiche di potere accedere ai bandi di finanziamento europei (che ci sono).

Lo strumento operativo, il canale per potere accedere ai finanziamenti, è il PORFESR – Programma Operativo Regionale e Fondo Europeo Sviluppo Regionale (cliccate per avere maggiori informazioni). Nella sostanza si tratta di fondi europei – con partecipazione delle Regioni – destinati allo sviluppo delle regioni stesse. E’ questa la strada seguita con successo per la ciclabile del Santerno, mentre per il Lamone, se non erro, la strada è stata quella del GAL (Gruppo di Azione Locale).

In buona sostanza, Corsini ha espresso quello che già ci avevano enunciato cinque anni fa i dirigenti del GAL quando, a Castel Bolognese nel corso di una nutrita conferenza, ci dissero che l’opera si poteva fare. Occorreva però partire dall’individuazione di un comune capo-fila e da un progetto preliminare.

Pensiamo che cinque anni non siano trascorsi invano. Il lavoro di partecipazione compiuto dagli Amici del Senio, altre voci che si sono levate, alcuni comuni che si sono concretamente mossi in tal senso, stanno a significare che oggi l’obbiettivo del percorso naturalistico del Senio è oggi più vicino. Pensiamo e speriamo che l’incontro dei Sindaci e tecnici del prossimo 14 gennaio sia quello definitivo e che subito possa partire la progettazione.

Prima delle elezioni comunali, la nostra campagna di sensibilizzazione sul tema ci portò a contatto con presso che tutti i candidati a Sindaco. Tutti si espressero a favore dell’opera sul Senio e fa piacere che dopo la loro elezione abbiano cominciato ad incontrarsi per tradurre in pratica gli impegni politici assunti. Siamo fiduciosi. E allora, con l’esperienza che abbiamo acquisito, siamo pronti ad offrire il nostro contributo e la nostra completa collaborazione.

 

 

 

 

Nei giorni scorsi abbiamo riunito il Consiglio per pensare a cosa fare il prossimo anno. Una cosa è oramai certa, per i nostri obbiettivi il 2019 finirà bene e anche il 2020 inizierà bene.

Ieri, 13 dicembre 2019, abbiamo incontrato Andrea Corsini, assessore regionale al Turismo, per parlare con lui della valenza turistica del progetto di ciclabile del Senio. L’incontro è stato positivo e domani vi informeremo.

Il 14 gennaio 2020, parteciperemo al gruppo di lavoro, sindaci e tecnici, per compiere il passo che speriamo definitivo per redigere il progetto preliminare della ciclabile del Senio. Un progetto che abbia le carte in regola per partecipare ai bandi europei di finanziamento.

Finalmente si parla di ciclabile del Senio, se ne parla da Palazzuolo sul Senio, ad Alfonsine. Siamo al cuore dei nostri obbiettivi, alla ragione per la quale la nostra Associazione sei anni fa è sorta. E’ quindi evidente che le nostre attività del prossimo hanno saranno fortemente segnate dal tema del percorso naturalistico e ciclabile del Senio. Oltre che dai temi della sicurezza e della manutenzione.

Per le nostre attività del 2020, al momento le idee sono queste. Ne seguiranno certamente altre che faremo conoscere.

Promuovere a febbraio o marzo una iniziativa di livello che metta a confronto la ciclabile del Senio – e ci permettiamo di aggiungere come auspicio, del Lamone – con quelle verso le quali si dipana: la ciclabile Ravenna Ferrara e quella del Vento, da Torino a Venezia. Cercheremo anche il contributo dell’inventore dell’Eroica toscana, di Davide Cassani e del mondo del ciclismo amatoriale, compreso i costruttori.

Il 9 e 10 maggio, Camminata del Senio da Tebano a Rossetta in due tappe, con sosta a Cotignola. Completeremo così il Cammino del Senio avviato nel giugno scorso con le prime cinque tappe.

Inizio luglio, Acque e Miracoli a Tebano, sempre come anteprima dell’Arena delle balle di Paglia di Cotignola.

In primavera, camminata sul Senio dal Ponte del Castello a Felisio per visitare i Meandri del Senio e sostenere l’idea di un’area tutelata in quei 23 ettari di bosco.

Pensiamo di aderire a Lom a Merz e di essere presenti al meglio del possibile alla Camminata del 25 aprile, da Cotignola alla Rossetta.

Svilupperemo iniziative a Palazzuolo, a Borgo Rivola e ad Alfonsine dove, sostenendoci con una camminata, chiederemo sia reso percorribile a piedi e in bici l’argine di dx, fino al Reno. Tratto questo risultato il più impervio del Senio nella Camminata dello scorso giugno.

Vorremmo fare conoscere le quattro mostre allestite sul Senio al mondo della Scuola.

Sullo sfondo l’idea della prima festa del cocomero bianco da farsi in una località – da identificare – lungo il Senio.

Conclude scrivendo che il programma sarà commisurato alle forze di cui disponiamo. Abbiamo bisogno di attivisti, chi può darci una mano si appalesi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pensavo che l’anima camminatrice degli Amici del Senio si fosse rivelata in queste giornate autunnali e che un numero maggiore di persone avesse accolto la nostra proposta. Evidentemente mi sbagliavo, anche se gli undici coraggiosi hanno avuto ragione.

Capite che il mio non è un rimprovero, ci mancherebbe. Il fatto è che quando si mette passione e tempo per organizzare un evento, per quanto piccolo e insignificante sia, si vorrebbe avesse riscontro. Qualora ciò non accada vuol dire che in qualche cosa si è sbagliato e su questo, noi Amici del Senio, siamo chiamati a riflettere. Anche se i Mille hanno liberato l’Italia e se tante nobili rivoluzioni sono partite da un manipolo di uomini e donne.

Descrivo brevemente la camminata, che chiamo il giro di monte Battaglia, per corroborare chi volesse provarla.

Siamo partiti alle 9,40 dal passo del Prugno, dove si parcheggia tranquillamente. In circa tre quarti d’ora siamo arrivati in cima, sotto la torre del vecchio Castello. La storia epica di questo luogo è raccontata dai tanti cartelli istallati e da una grande opera in bronzo che ci racconta gli orrori dell’ultima guerra. Il luogo è panoramico, con lo sguardo che corre dalle Alpi, al mare, alla vetta innevata del Cimone.

Proseguendo, siamo scesi per il ripido sentiero, fino ad incrociare la strada che porta a San Ruffillo. Giunti a questo punto – la compagnia era in forma – abbiamo deciso di proseguire verso la chiesa di Valmaggiore. Dopo circa tre quarti d’ora l’abbiamo vista, ci siamo dichiarati soddisfatti. E fermati per cibarsi di quanto avevamo nello zaino.

Tornati sui nostri passi, giunti alla confluenza con la strada di San Ruffillo, l’abbiamo imboccata. Siamo scesi, incontrando un antico castagneto molto bello e case di campagna ben tenute. Arrivati ad un incrocio, abbiamo svoltato a sinistra lungo la via Chiesuola, che sale verso il prugno. Ancora bei scorci di campagna, coltivata con arte e maestria. Una quercia secolare a destra con a fianco una graziosa edicola mariana, poi due vecchie piantate con viti ancora maritate agli aceri campestri – gli “oppi” di antica memoria – ci hanno condotto a due grandi, antiche abitazioni di campagna. Piantate e case di campagna così ben tenute, non se ne vedono quasi più e per questo, quel contadino andrebbe premiato.

Abbiamo proseguito in leggera salita verso il Prugno e quando il ginocchio di uno, l’anca dell’altro, le mie giunture hanno cominciato a farsi sentire, abbiamo capito di essere giunti al limite del nostro allenamento. Eravamo però arrivati, dopo cinque ore dalla partenza. Aperto il tavolino degli Amici del Senio, ci siamo rifocillati con qualche buon tortellino imbottito di marmellata di cocomera, chi ha voluto ha ritirato la tesserina 2020 dell’associazione, altri hanno liberamente donato un contributo, a noi indispensabile per gestire le future iniziative. E ci siamo visti tutti contenti.

Abbiamo detto cinque ore dalla partenza. Calcolando che un’ora e mezzo/due l’abbiamo impiegata nella divagazione verso Valmaggiore, possiamo dire che il giro del Monte Battaglia si compie comodamente in tre ore, tre ore e mazzo. Ieri, con la divagazione, abbiamo percorso circa 18 chilometri. Solo il giro attorno al Monte saranno stati 11. Il dislivello in salita, compreso il tratto verso Valmaggiore è stato di circa 400 metri. Solo per il giro del monte sono 350.

Adesso alcune foto scattate lungo il percorso (cliccare). Arrivederci alla prossima camminata.