Dal gobbo di San Potito agli insetti che ci comandano
Sabato scorso è stata una bella giornata fra argine, campagna e bosco alla ricerca di un equilibrio fra la terra che ci fa vivere e il caos di una modernità che non può essere libera. Questo nel giorno della morte di Carlin Petrini, cantore dei prodotti della buona terra e di buon cibo patrimonio di tutti, che anche da queste parti ha fatto proseliti e lasciato tracce indelebili.
Arrivati a San Potito da diversi punti lungo l’argine del Senio, ci siamo trovati in tanti, più di cinquanta, sulle sponde di uno storico macero per canapa che sarebbe bello potere salvare come monumento di un passato che è utile ricordare. Ci proveremo. Qui il piacevole incontro con due ragazzi di musica romagnola e irlandese; violino e fisarmonica, Thomas Bedeschi e Paola, un connubio davvero bello.



Proseguendo lungo la via Navacchio, salutata la venerabile Nilde Guerra che qui nacque, ci siamo immersi in una campagna che pur con colture e impianti moderni, mantiene le caratteristiche della sostenibilità. Tanti alberi, prati ben rasati e fiori, case curate, quasi all’apparenza in una sintesi di sfida fra vicini.


Poi la casa di Binò, abitata nel dopo guerra da una famiglia che contò nel suo massimo sviluppo fino a 52 persone, raccontata da Loris Tellarini e, in poesia, da Demetria. Attorno belle vigne che producono il marchio di vini Celti e Centurioni che assieme al Burson hanno deliziato il nostro palato. In questo luogo le ragazze di Elastica Teatro ci hanno fatto intravedere il Gobbo di San Potito a spasso fra i misteri della Romagna.


Nelle vicinanze quello che pare essere la testata di un missile; si tratta di uno dei tre pozzi in zona per l’estrazione del metano. Si dice ce ne sarà ancora per almeno tre generazioni. A poco più di un km di distanza invece il pozzo dove il gas viene pompato e conservato. Ho chiesto se fossero compensati in qualche modo del disagio? Mi hanno risposto che nelle loro case non arriva ancora nemmeno la conduttura del metano.
A seguire il grande trialbero collocato in un punto di evidente centuriazione che Silvano Baldassarri in seguito ci ha spiegato. E le poesie di Lorenza Bedeschi, la poetessa dell’albarazz. Poì la piantata maritata, ancora zone boscate e infine il podere di Pavlena, grande contadino bagnacavallese del dopo guerra, oggi podere Pantaleone, dove Roberto Fabbri, fra tanto altro, ci ha detto di essere buoni con gli insetti, perchè … ci comandano.



Infine, comodamente seduti sotto un fitto bosco, fra una lasagna al forno con gli asparagi e assaggi di vino etichette locali, abbiamo sorriso, discusso e ascoltato il progetto di HumuSapiens di acquistare e donare al Comune 6-7 ettari di terreno per ingrandire il bosco.



Una proposta importante, che ci ricorda come la valle padana sia stata una grande foresta solcata da fiumi, poi arginati e di come argini e bosco, per secoli, abbiano disegnato un territorio produttivo che però va tenuto in equilibrio. Un progetto del territorio, che ci aiuta a stare meglio e che come Amici del Senio sosterremo.
Ringrazio Roberto Torricelli (Amici del Senio), Patrizia Filippi (Humu Sapiens) e Daniela Versari (Amici dei San Potito) per avere creato e coordinato l’evento. Grazie alle artiste e artisti intervenuti che ci hanno detto quanto il territorio sia vivo; non chiede la parola, ma se gliela offriamo ci racconta il mondo e ci mantiene sulla buona strada.








Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!