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Considerazioni sul Senio, dopo Natale

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Dopo l’ultima buriana meteo. Ci siamo trovati ancora di fronte ad un evento atmosferico eccezionale. Era dal 1935 (90 anni) che nella valle del Senio non cadeva, nel mese di dicembre, tanta acqua. E’ stato il quarto evento di portata estrema nelle 48 ore, a partire dal 2023 (175 mm il 2-3 maggio ’23; 207 mm il 16-17 maggio ’23; 248 mm il 17-18 settembre 2024; 150 mm il 23-24 dicembre ’25. Fonte dati, Pierluigi Randi.

Dopo gli eventi del maggio ’23 sono stati realizzati tanti interventi, particolarmente di ripristino della situazione ante. Va detto che hanno dimostrato la loro tenuta e che quindi non tutto è stato sbagliato come taluni facinorosi tentano di accreditare. Non abbiamo avuto nessuna rotta e tantomeno esondazioni. Anche se a Cotignola il livello è giunto a 20 cm dalla cima dell’argine (che si trova abbondantemente sopra i tetti delle abitazioni).

Ancora una volta le casse di espansione di Cuffiano/Faenza non hanno funzionato. Era già accaduto nel marzo scorso, pur a fronte del raggiungimento del livello 3 (rosso) nei comuni di pianura. Segnalammo quello che per noi era un problema alle Autorità (tecniche e amministrative) ricevendo, invece di risposte ufficiali, espressioni di scetticismo quando non di dileggio. E la dichiarazione pubblica che “così devono funzionare”. Vedremo se anche dopo questo evento le risposte saranno quelle. Ricordo – se non erro – che l’impegno della Regione è stato di presentare i progetti per finire il lavori delle casse entro il 2025 e la conclusione dei lavori entro il 2026. Sulla questione degli impegni presi e non mantenuti, torneremo presto con un riassunto di quanto accaduto negli ultimi 12 anni.

Osservando i dati delle stazioni di rilevamento del livello dell’acqua lungo i corso del fiume abbiamo notato come l’acqua sia arrivata giù forte dalla montagna e collina e abbia creato problemi in pianura dove il fiume stende con pendenze oramai prossime allo zero. Esaminando in modo più articolato l’andamento possiamo dire che a Casola l’innalzamento è stato modesto, sopra la soglia gialla. A Tebano invece si è impennata, ben oltre la soglia rossa per poi dissiparsi abbastanza velocemente e trovarsi sotto la soglia rossa al Ponte del Castello. Rimanere così fino al ponte di Felisio, per poi impennarsi pericolosamente da Cotignola, fino al Reno.

Cosa può avere determinato questo andamento così difforme? I tecnici ci aiuteranno a capirlo. Pensiamo che fra altro possa avere avuto un peso il taglio estremo della vegetazione. Forse si è proceduto acriticamente – dietro la spinta della vulgata popolare da bar – senza pensare che la vegetazione fluviale va governata, non fatta sparire. Forse si è esagerato con i tagli in collina e montagna e con i tagli nel tratto dei budelli del Senio fra Castel Bolognese e Solarolo.

Restiamo un attimo sulla questione budelli. Fra Ponte del Castello e Felisio ci sono 28 ettari di terreno golenale – 23 dei quali demaniale – che, se abbassati, possono contenere un notevole volume di acqua. Quindi la disponibilità di una grande cassa di espansione a poco prezzo. Aggiungo che in quel tratto di fiume, nei decenni scorsi, la presenza di una adeguata vegetazione anche arborea ha senz’altro avuto un ruolo positivo per frenare la forza dell’acqua, prima di arrivare a Cotignola, dove il fiume si stringe come in un collo di bottiglia.

Si è detto come l’acqua sia passata bassa dal Ponte del Castello, punto critico per la ragione del ponte sulla via Emilia con arcate insufficienti. Questo è un dato positivo, forse da porre in relazione con un ragguardevole intervento di abbassamento della golena di dx nel tratto precedente.

Dopo questa tre giorni di patemi la conclusione è ancora una volta quella che bisogna dare maggiore spazio all’acqua e ai fiumi. Concetto faticoso da accettare, che comporta un vero cambio di paradigma, dagli enormi costi e dai lunghi tempi di realizzazione. Ma l’unica strada che può aiutarci per un futuro sostenibile.

Questo vuole dire cambiare la destinazione d’uso di tanto terreno agricolo per lasciare alla pertinenza fluviale le aree allagate nel 2023 e 2024; promuovere le esondazioni controllate anche in pianura; smettere di edificare nei terreni alluvionali; delocalizzare abitazioni e attività se considerate in zone pericolose; recuperare aree cementate in disuso; trattare l’acqua come una risorsa utilizzandola per promuovere nuove opportunità nelle città e nei territori.

In fondo a questa nota potete vedere una slide dell’Autorità di Bacino del Po che sta lavorando sul nuovo Piano Assetto Idrogeologico di cui fanno parte i fiumi del bacino del Reno, Senio compreso. E’ la pietra miliare della futura gestione dei fiumi. Dice che le aree di pertinenza fluviale allagate nel ’23 e ’24, vanno considerate allagabili. Discutere è sempre bene, ma credo non abbia molto senso accalorarsi sulla questione del taglio dell’arginello fatto a Tebano. Credo sia fuori di dubbio che quell’area debba essere considerata allagabile. Il problema non è quindi se, ma in quale momento della piena debba entrare in funzione. Quindi a che altezza collocare il livello dello sfioro.

Di fronte al pericolo imminente – superata abbondantemente la soglia rossa e di fronte al pericolo di allagamento di Castello e delle città della vallata – hanno fatto bene i Sindaci ad intervenire per ripristinare la possibilità che l’acqua potesse estendersi nell’area alluvionale già interessata nel ’23 e ’24. Agli effetti pratici non è servito, ma quella scelta ci dice, per fortuna, che il bene comune viene prima di quello privato.

Detto questo dobbiamo riconoscere che il “privato” ha ragione di lamentarsi della non certezza del diritto. Manca ancora in Emilia e Romagna la legge sulle Servitù di allagamento, operante invece in Veneto e Toscana. Manca quindi il quadro normativo che può dare adeguato sollievo e ristoro ai privati. La gestione del tema esondazioni è quindi stata lacunosa, con contraddizioni. Ad esempio, non si può per un verso dire – sbagliando – ai contadini che proteggono i loro campi che possono ricostruire come prima delle alluvioni, e, contemporaneamente, dire che quei terreni devono potere essere allagati, se pure con modalità controllate. Delle due l’una.

Occorre chiarezza e ferma determinazione.

30 Dicembre 2025/0 Commenti/da Domenico Sportelli
Tags: Casse di espansione, maltempo, Natale 2025
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