Il punto sul fiume che non aspetta

Volendo fare il punto della situazione relativa allo stato dei fiumi, con l’attenzione rivolta particolarmente al Senio, nonostante lo sforzo indubbio di coloro che i problemi devono risolverli, noi cittadini non possiamo essere soddisfatti. La ragione fondamentale sta nel fatto che messe le pezze dei lavori di somma urgenza, non sono ancora terminati i lavori di urgenza, volti a riportare la situazione a prima del maggio 2023. E pur sapendo che questo, purtroppo, non basta. La vera sfida, come tutti oramai dicono, è dare maggiore spazio ai fiumi e all’acqua, il che vuol dire arretrare, o rendere compatibili, le attività che si trovano in area alluvionale. Purtroppo, in qualche caso, anche le abitazioni. Duro da capire, difficile da attuare, ma l’unica strada individuata per il futuro.

Avrete notato che, come Associazione, abbiamo cercato di svolgere una funzione di ascolto e di raccordo delle persone, spesso sfiduciate e di stimolo verso le istituzioni chiamate a risolvere i problemi. Si è trattato di un lavoro difficile, con risultati labili, evanescenti e poco quantificabili; un lavoro fatto di parole che spesso paiono volare nel vento. Pur tuttavia, molti cittadini ci ascoltano e ci riconoscono una funzione, un ruolo. Lo testimoniano le 168 tessere di adesione agli Amici del Senio registrate quest’anno. Il record assoluto nei dodici anni da quando siamo nella scena dell’associazionismo.

Lungo la nostra strada abbiamo incontrato il Comitato Alluvionati di Castel Bolognese poi evoluto in Comitato di bacino del Senio. Aggregazione che al momento vanta oltre 100 aderenti. Se a questi due numeri aggiungiamo le oltre 1200 firme raccolte dieci anni fa in calce ad una petizione per la sicurezza del Senio – allora si parlava in prevalenza delle famose casse di espansione ancora incompiute – possiamo dire che sono tante le persone che guardano agli Amici del Senio.

Questo però non basta. A mio parere i risultati ottenuti non corrispondono alle energie intellettuali e materiali profuse. Dovremo riflettere, e lo faremo presto. I riferimenti essenziali riguardano il tema della funzione idraulica del fiume e quello della ciclovia per il mare che, nonostante la partecipazione attivata e il consenso dimostrato è restata essenzialmente al palo. Ricorderò sempre quella volta che un giovane Sindaco ci disse che se volevamo determinati risultati dovevamo candidarci e farci eleggere. Come dire che non eravamo ritenuti organici al modello costituito.

Tornando al fiume e ai problemi che abbiamo di fronte, dopo il dibattito di questi mesi, a che punto siamo? Abbiamo capito che i grandi temi sono due: il grado di tenuta e la manutenzione dei fiumi quali essi sono oggi e la visione del futuro – anche a lungo termine – che dice che ai fiumi e all’acqua occorre dare maggiore spazio.

Se quelli sopra elencati sono l’ordito e la trama della tela, la cornice è questa:

  • il Governo ha stanziato un primo miliardo in dieci anni, e ciò consente di partire (si stimano siano circa quattro quelli che servono);
  • il sistema degli indennizzi comincia ad essere oliato e c’è la speranza che possa sbloccarsi. E’ essenziale che i cittadini presentino le domande;
  • si registra qualche passo in avanti sul tema delle delocalizzazioni e si sta affrontando quello delle servitù di allagamento da attivare quanto prima;
  • il 26 maggio prossimo scadrà lo stato di emergenza, Curcio andrà via e da quel momento sarà De Pascale a gestire.

Circa lo stato dei fiumi, abbiamo questa situazione:

  • Non si hanno notizie circa l’aspetto del calcolo delle portate dei fiumi: quella attuale – che non corrisponde più a quella originaria – e quella che si vorrà in futuro;
  • non sappiamo come procede il lavoro sulla valutazione dei rischi, a partire dagli argini, per arrivare ai ponti;
  • non conosciamo i nuovi standard di manutenzione dei fiumi;
  • non è ancora stato definito lo schema comunicazione-partecipazione, aspetto fondamentale per la ricerca del consenso verso un’opera che appare titanica;
  • non si conoscono i nuovi termini per la regimazione delle acque in collina e montagna, in pianura e nelle città.

Il nostro impegno continuerà. La visione sarà quella di battersi per dare maggiore spazio ai fiumi, di pensarli e di ragionare in termini di bacino fluviale, dell’unità delle forze interessate. Poi chiederemo sia salvaguardata la loro funzione naturale di corridoio ecologico e rilanceremo l’idea di utilizzare il Senio come vettore che unisce la collina al nostro mare.

Ci impegneremo per creare un sistema di alleanze sociali sempre più ampio, per dare maggiore peso ai cittadini. Siamo incoraggiati in questo dal proficuo rapporto creato con diversi Comitati di persone alluvionate della valle del Lamone, con i quali condividiamo l’obbiettivo di una interlocuzione unitaria con le Unione dei Comuni interessate ai bacini fluviali di riferimento.

Infine, pensiamo che i cittadini debbano manifestare anche visivamente il proprio disagio. In forma corretta, ma libera. Abbiamo promosso un primo flash mob, con 30 cittadini, sul ponte del Senio di Riolo Terme per richiamare l’attenzione sui problemi del fiume in collina e montagna. Riuscito. Col prossimo richiameremo l’attenzione delle Autorità sull’argine che va dalla via Emilia a Tebano. Quello che “deve tenere”, perchè protegge Castel Bolognese e i comuni della vallata. E che invece, nei fatti, continua ad essere considerato figlio di un dio minore.

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