Dove va il Pai?

Dopo l’acquisizione da parte del Governo della bozza di variante al Pai avvenuta il 29 dicembre con la firma della sottosegretaria Gava, ci saremmo aspettati un immediato e lungo elenco di assemblee e incontri per spiegarne i contenuti e raccogliere le osservazioni. Invece ancora nulla.

E questo preoccupa, al solo pensiero della fine che fecero i “progetti speciali” di Figliuolo. Ricordate? Le strutture tecniche iniziarono a lavorare, produssero idee e proposte che vennero anche diffuse. Poi, di rimando in rimando, furono affossati. In seguito decisero per lo strumento della variante del Pai del Po.

La variante ora sul tavolo, riveste notevole interesse, anche se forse manca di respiro strategico. Nella sostanza propone una linea di mitigazione del rischio che non affonda negli aspetti strutturali della questione. Quello di dare maggiore spazio all’acqua per mezzo di un diverso rapporto con il territorio, città comprese. Tale da farla apparire anche come una opportunità e non solo come qualcosa di cui avere paura. Come, ad esempio, i Paesi Bassi ci insegnano.

In attesa del meglio però è importante che avanzi il possibile. Il possibile è rappresentato dalle proposte di intervento che il Pai individua, fiume per fiume. Che, certamente, potranno essere migliorate con la partecipazione e il contributo dei cittadini e delle loro istanze di rappresentanza.

La nostra Associazione che da oltre un decennio, in grande solitudine, parla di sicurezza e manutenzione dei fiumi, ha sviluppato una conoscenza dei fiumi tale da consentirgli di esprimere valutazioni e proposte. Ed è quello che faremo. Innanzitutto cercheremo di studiare le proposte, poi promuoveremo conoscenza, dibattito e proposte che invieremo nelle sedi istituzionali che dovranno approvare in ultima istanza il progetto.

Dopo avere letto la monografia del Senio e avere constatato la mole dei problemi da risolvere. Dopo averli moltiplicati per il numero dei fiumi interessati, sorgono una constatazione e una certezza. La constatazione è che mezzo secolo di abbandono della cura dei fiumi ha creato un impoverimento culturale e numerico della struttura tecnica. Avremo quindi le competenze per sviluppare la mole di lavoro che serve? La certezza è che occorrerà una enorme mole di denaro. Quello che ha messo a disposizione il Governo – un miliardo in 10 anni, a partire dal 2027 – è assolutamente insufficiente. Occorre fare molto di più, senza ulteriori tentennamenti.

Infine vorremmo riprendere una questione di fondo, di cui nessuno parla. Il Pai e la Monografia del Senio parlano di molte centinaia di ettari di terreno da rendere disponibili per possibili esondazioni, quando l’acqua non potrà più essere contenuta dentro gli argini. Ci chiediamo: ma la legge sulle servitù di allagamento è pronta? Tutti sanno che al solo parlare di una argomento come questo il valore dei beni immobili tende a calare. Allora come fare fronte alle legittime aspettative delle proprietà? Lo strumento è una legge che stabilisca regole di indennizzo appropriate. Strumento questo che, se si vuole essere credibili, deve essere posto in premessa.

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