Villa Vezzano - Agriturismo Rio Manzolo

Villa Vezzano – Agriturismo Rio Manzolo

Nel corso dell’ultima riunione del consiglio dell’Associazione abbiamo deciso di volgere maggiormente lo sguardo verso le attività economiche che gravitano attorno al Senio e che, da una valorizzazione del Senio, potrebbero essere gratificate.

L’iniziativa, come potete intuire, ha lo scopo di ampliare ancor più i consensi attorno alle nostre proposte, quelle indicate nella petizione che ha già raccolto circa 800 firme.

Non partiamo da zero. Abbiamo già notato l’interesse di molte aziende. Ogni qual volta ne coinvolgiamo una o più attorno a qualche evento, notiamo che si stabilisce un rapporto molto positivo fra le persone che portiamo e l’azienda stessa. Questo significa che c’è un terreno fertile da dissodare.

Il fatto è che il Senio, per la sua storia e per il territorio che solca, piace. Piace l’ambiente montano e collinare che lo culla, vive in simbiosi con almeno 8 comuni della provincia molto laboriosi ed effervescenti, divide la Vena del gesso da cui riceve limpide e pure acque che porta verso il delta del fiume maestro e verso il nostro mare.

Pensando alle attività produttive vicine al Senio, ieri abbiamo incontrati i ragazzi che gestiscono l’Agriturismo Rio Manzolo a Villa Vezzano. Anna e Alberto, che vengono dalla bassa, hanno ben intuito l’utilità della valorizzazione del fiume che gli passa accanto. Loro, specialisti in tagliatelle, hanno ben compreso che da essa può derivare un buon contributo al loro lavoro.

Con Anna e Alberto ci incontreremo ancora. Il nostro sforzo sarà quello di coinvolgerli nella ideazione del percorso più utile per potere andare a piedi e in bici da Riolo Terme a Tebano. Siamo nella zona delle future casse di espansione del Senio, di quella che potrà essere una futura area umida e verde di grande pregio ambientale e paesaggistico. Con tutto ciò che potrà conseguirne per lo sviluppo di una economia eco compatibile alla quale il questo territorio si presta in modo particolare.

Il programma della Camminata

Il programma della Camminata

Seconda iniziativa del trittico di fine primavera organizzate dagli Amici del Senio: LA CAMMINATA DEL CANALE DEI MULINI, dalla diga steccaia leonardesca di Tebano al mulino di Scodellino. Hanno collaborato la Podistica Avis di Castel Bolognese e il Polo di Tebano.

Lo spunto ci è stato proposto dalle Giornate europee dei mulini (21 e 22 maggio), ma sopratutto dalla riattivazione del Mulino di Scodellino. Si tratta probabilmente dell’unico mulino della Regione arrivato ai giorni nostri dal Medioevo, mantenendo intatta la sua pianta originaria (fine trecento). Conserva anche la caratteristica di essere stato fin dalla sua costruzione di proprietà del comune di Castel Bolognese.

Certo però che non ci sarebbe stato il Mulino Scodellino se non ci fossero stati il Canale dei Mulini e sopratutto il fiume Senio che gli dona acqua. Ecco quindi che il nostro amato fiume torna in ballo e mostra una delle sue piume più belle.

SABATO 21 maggio proponiamo una camminata che lega il Fiume Senio al più famoso dei Mulini a cui fornisce l’energia vitale. Sarà una bella camminata fra paesaggio, natura e storia. Leggete con attenzione il programma. Se parteciperete, vedrete e conoscerete cose nuove e incoraggerete il nostro lavoro. Vi aspettiamo.

 

 

Acquerellisti all'opera al Concorso di Tebano

Acquerellisti all’opera al Concorso di Tebano

E’ vero che la lingua batte dove il dente duole.

IERI

Mi torna alla mente Tebano days dell’anno scorso, una iniziativa alla quale avevamo creduto molto e che non abbiamo trovato la forza di riproporla quest’anno.

Certo, fu una scommessa. Pensammo di potere coinvolgere i tebanesi – e sotto sotto anche il comune di Faenza – in una iniziativa che puntasse a valorizzare il territorio, a partire dal suo valore storico, ambientale e paesaggistico fino ad arrivare al pregio dei suoi prodotti, coinvolgendo l’arte del lavoro contadino e tutte le sue derivazioni.

Nonostante che nessuno scommettesse un’euro mettendolo sul piatto, quindi con un budget uguale a zero, furono coinvolte diverse centinaia di persone in iniziative (questo il programma di allora) non solo di svago, ma che richiamavano alcuni valori. Mi riferisco anche alla “benedizione” del fiume, che non so se almeno quella quest’anno sarà riproposta. Va riconosciuto che diverse famiglie tebanesi – e alcune persone in modo particolare – dettero un forte contributo organizzativo. Ci credettero.

Pur tuttavia, al momento di tirare le somme e di decidere sul futuro di Tebano days, i tebanesi, nella loro dimensione macro, sono mancati. Per me, che li ricordavo molto combattivi quando negli anni ottanta decidemmo, insieme, di lottare contro la discarica dei rifiuti, è stato motivo di delusione.

OGGI

Come Amici del Senio non ci siamo però dimenticati di quel contesto. Ne è la prova il fatto che poche settimane fa abbiamo presentato idee e richieste per la valorizzazione naturalistica dell’area interessata alle Casse di espansione del Senio (con queste proposte). Poi abbiamo collaborato con la Pro Loco di Faenza, che ha messo fra le sue iniziative per meglio conoscere il territorio faentino anche Tebano e suoi dintorni. Quasi cento cittadini, guidati da una signora davvero brava – presidentessa del sodalizio – hanno visitato in un pomeriggio molto intenso la cantina del Polo, la diga steccaia, la presa del canale dei mulini, la Pocca. Poi il Santuario della madonna della Fognana, il Museo contadino di campagna, finendo in un casolare, accolti da assaggi di vino del luogo. Alla fine tutti stanchi, ma felici, per avere visto cose belle del loro territorio, che non conoscevano. Dai commenti è risultato chiaro quanto sarebbe importante riuscire a legare tutti questi luoghi con un percorso appena accennato nel territorio del quale facesse parte anche una “passerella” che legasse Castel Bolognese alle colline faentine, passando per la Pocca e dentro il Museo geologico derivato dalla cava Falcona.

E se cento vi sembrano pochi, oltre cinquecento sono state le persone che hanno partecipato giovedì scorso alla Prima podistica di Tebano, su e giù fra le colline, il fiume e la campagna. Iniziativa, alla quale come Amici del Senio abbiamo collaborato proponendo i percorsi, che si è potuta realizzare anche grazie all’impegno sostanziale del Polo tecnologico e di una importante azienda romagnola come la Caviro. Alle fine i partecipanti hanno tessuto le lodi per i percorsi, per il paesaggio, per l’organizzazione e per l’evento nel suo complesso. Impreziosito dalla presenza di un agriturismo della zona con i suoi prodotti e dalla gradita sorpresa di assaggi di vini locali inseriti nel la catena Tavernello.

DOMANI

Confesso un sogno. Per ora se ne parla a bassa voce. L’idea è quella di promuovere uno spettacolo musicale o di narrazione nello scenario attiguo alla diga steccaia e alla presa del Canale dei Mulini. Potrebbe essere, è la proposta che faccio agli amici di Primola, come una sorta di anteprima dell’Arena della balle di Cotignola. Sarebbe straordinario. Certo, occorre qualche soldo che Polo, Comune e privati potrebbero considerare di mettere a disposizione. Vedremo.

 

2016-03-17 11.46.38 - CopiaFa piacere che un quotidiano molto letto come il Corriere di Romagna fornisca, tramite la penna di Francesco Donati, informazioni sulle attività della nostra associazione.

Dopo che già ne avevano parlato i settimanali Il Nuovo Diario e Settesere, oggi il Corriere tratta i temi che ci stanno a cuore: le casse di espansione e il loro recupero ambientale; i temi della sicurezza, della manutenzione, del percorso ciclo-pedonale e la petizione firmata fino ad ora da oltre 800 cittadini.

L’informazione dell’opinione pubblica su questi temi è molto importante. Abbiamo detto che l’attenzione sulle tematiche del fiume sta crescendo col crescere dell’impegno delle amministrazioni comunali, della Regione e delle forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione.

Circa uno dei temi trattati, registriamo un fatto nuovo. Ci è giunta notizia che per il recupero ambientale dell’area delle casse e del suo utilizzo per attività sociali e pubbliche esiste già una elaborazione – depositata nel 2005 al comune di Riolo Terme – che fa parte del progetto definitivo dell’opera e della relativa valutazione di Impatto Ambientale (VIA).

Se confermata, si tratta di una notizia molto importante in quanto la sua conoscenza farà si che da oggi nessuno, a partire dal Servizio di Bacino del Reno, potrà più sottovalutare o eludere il problema. Nei prossimi giorni prenderemo visione di questa documentazione e torneremo sull’argomento per precisarlo.

 

Scorcio della zona della frana.

Scorcio della zona della frana.

Stamattina il Carlino riprende i tema della frana di Faenza che incombe sul Senio a Castel Bolognese. Dice che i lavori sono stati appaltati, che presto partiranno i lavori e che i cittadini sono contenti.

Mi permetto di rilevare che si tratta di una notizia vecchia e che, purtroppo, non approfondisce l’argomento. Anzi, accresce i dubbi sulla questione.

In realtà l’appalto di cui si parla venne fatto lo scorso ottobre. Una successiva intervista al direttore del Servizio di Bacino, precisò i contorni dell’intervento nei termini che potete leggere qui Frana sul Senio, via i lavori a luglio del 2016 . Non mancammo allora di rilevare positivamente che si parlava di taglio selettivo degli alberi e di un incontro con i cittadini da farsi nell’inverno.

Fino da allora restava in ombra il vero argomento della questione, ossia il tema del risanamento della collina che sta franando. Si parla di un intervento di 75.000 euro. Davvero poca cosa rispetto alla portata complessiva della questione. Con quella cifra forse si faranno (in tutta fretta) minimi interventi di riprofilatura delle sponde dell’alveo, il taglio di qualche albero (che speriamo avvenga con giudizio) e poco più.

La domanda allora è: chi, come e quando verrà risanata la collina? A quanto è stato detto, il problema è derivato da lavori di sbancamento e di taglio indiscriminato delle alberature della stessa – forse non fatti a regola d’arte – da parte di privati cittadini. Ci saremmo aspettati che le Autorità competenti avessero emesso in fretta prescrizioni precise per l’intervento di recupero. E’ stato fatto? E se si, in quali termini?

Noi pensiamo che, a differenza di quanto riportato oggi dal Carlino, i cittadini saranno più tranquilli solo quando conosceranno tutti i termini della questione e vedranno completati tutti i lavori necessari.

 

 

 

 

 

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Riportiamo di seguito il contributo degli Amici del Senio sul tema del recupero ambientale dell’area interessata alle casse di laminazione del Senio a valle di Riolo Terme.

RESTITUIAMO IL PAESAGGIO AL PAESAGGIO

Il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.L. 42/2004) e la Convenzione Europea del Paesaggio stabiliscono l’importanza di tutti i paesaggi e la necessità di tutelarli e valorizzarli, affrontando anche il tema del loro degrado e compromissione.

In tal senso, quindi, è opportuno trattare le cave e i loro ambiti estrattivi, non solo come elementi di degrado e depauperamento del paesaggio, ma come punto di partenza per la valorizzazione dello stesso considerando un contesto più ampio di recupero e riqualificazione ambientale.

Le potenzialità di un intervento di questo tipo possono essere sfruttate al meglio attraverso una progettazione mirata che abbia come obiettivi la restituzione, al paesaggio e alla popolazione, di un’area fortemente degradata e di mettere “a sistema” e in rete tutta una serie di realtà, paesaggistico-ambientali, culturali ed economiche, che caratterizzano il territorio. Nel caso di specie possiamo annoverare la Basilica, le cantine, un maneggio, un museo della campagna, manufatti di pregio da recuperare, alberi secolari, la diga steccaia leonardesca, la presa del Canale dei mulini, il Polo tecnologico di Tebano.

UN PIANO DI RECUPERO

E’ di fondamentale importanza “rapportare” l’area oggetto di analisi con la complessa macchina della pianificazione territoriale, inserendola nel sistema a più larga scala delle reti ecologiche e di tutela della biodiversità, oltre che di potenziamento delle dotazioni di servizi e di offerta turistico-ricreativa, attraverso la redazione di un Piano di recupero.

La predisposizione di un Piano di Recupero dovrà quindi tenere conto di numerosi e differenti fattori, tra cui:

  • La situazione geologica ed idrogeologica del contesto, che attualmente è di estrema emergenza, motivo per cui si decise a suo tempo di trasformare le cave originarie in casse di colmata del fiume Senio;
  • Le caratteristiche paesaggistico-ambientali del contesto in cui viene ad inserirsi l’intervento di riqualificazione, in virtù della massima compatibilità con l’esistente (da considerare la forte presenza del paesaggio rurale e del sistema fluviale) e dell’inserimento nel complesso delle reti ecologiche esistenti, a partire dal Parco della Vena dei Gessi;
  • Le necessità del territorio, in termini di domanda e offerta, relativi al sistema dei servizi e dei percorsi turistico ricreativi, cercando di andare a colmare lacune o potenziando reti già esistenti, come per esempio “La Strada dei Vini e dei Sapori, la Corolla delle ginestre”.

Questi elementi pensiamo debbano influenzare la scelta della destinazione finale che le cave dovranno avere, partendo dal presupposto che l’obiettivo principale è la messa in sicurezza del territorio attraverso la predisposizione di casse di colmata che possano dare sfogo al fiume Senio in caso di eventi meteorologici straordinari.

RIQUALIFICARE AMBIENTE E PAESAGGIO

Dal momento che è determinante l’esigenza di carattere idrogeologico, è necessario pensare ad un recupero che si plasmi su questa necessità e che porti, in ogni caso, ad una riqualificazione paesaggistica ed ambientale del contesto.

In tal senso la valorizzazione di questo ambito di cava può vertere su strade che possono viaggiare più o meno autonomamente fino a compenetrarsi:

  • Destinazione naturale
  • Destinazione forestale
  • Destinazione socio-ricreativa

UN NUOVO SISTEMA NATURALE

La rinaturalizzazione dell’area di cui parliamo, comporta numerose azioni come la realizzazione di:

  • Zone umide
  • Stagni
  • Prati permanenti
  • Zone boscose

Questo tipo di azione comporta l’attuazione, soprattutto, di interventi di carattere morfologico, che portino alla modellazione del sito, con l’obiettivo di ridurne l’artificialità e garantire l’avvio di dinamiche di ricolonizzazione sia animale che vegetale che portino alla costituzione di uno o più ecosistemi funzionanti capaci di mantenersi più o meno stabili nel tempo.

Oltre alla modellazione del terreno è da prevedere il ripristino di formazioni vegetazionali specifiche, attraverso l’utilizzo di specie vegetali autoctone (anche micorizzate) nell’ottica del ripristino di conformazioni forestali tipiche dei sistemi fluviali, tenendo in considerazione, non solo esigenze di carattere ecologico e paesaggistico, ma anche esigenze gestionali, favorendo gli interventi di manutenzione e limitandone i costi.

La realizzazione di un nuovo “sistema naturale” può essere lo spunto per predisporre una fruizione dello stesso, totalmente o parzialmente, creando così un vero e proprio Parco naturale ricreativo, di cui poter fruire più o meno direttamente.

AL SERVIZIO DELLA CULTURA E DEL VIVERE IN SALUTE

Le potenzialità, dal punto di vista didattico, turistico e ricreativo, sono molteplici:

  • La progettazione di percorsi ciclopedonali e punti di sosta con servizi;
  • la costituzione di capanni di osservazione di fauna ed avifauna;
  • la predisposizione di cartellonistica specifica con finalità didattica;
  • installazioni di land art e di aree per piccoli spettacoli a cielo aperto;

L’elemento di carattere strategico di questa proposta è che questo grande parco di interesse culturale, ambientale e salutistico, essendo collocato lungo l’asta del Senio, valorizzerebbe l’interesse e l’ipotesi della creazione di un percorso ciclo pedonale – sopra l’argine o a latere del corso d’acqua – dalla collina al mare.

Percorso che potrebbe integrarsi all’altezza del Parco della Vena dei Gessi con analoga pista in realizzazione sulla riva del Lamone, originando così una infrastruttura di interesse nazionale ed europeo che collegherebbe in un circuito virtuoso i parchi della Vena del Gesso e del Delta del Pò.

Le potenzialità che ha quest’area, attualmente di forte degrado, sono numerose e gli spunti per poter intraprendere un percorso di riqualificazione e valorizzazione sono molteplici ed evidenti; è necessario, non solo per il paesaggio, ma anche e soprattutto per noi e le generazioni future, cercare di riconquistare questa piccola fetta di territorio, a partire dalla consapevolezza di ciò che può diventare. Restituiamo il paesaggio al paesaggio, e alla sua gente.

UN UNICO PROGETTO

Sono quelle sopra espresse le considerazioni che ci portano a richiedere alla regione Emilia-Romagna, ai comuni toccati dal fiume Senio e al Servizio di Bacino, di procedere all’armonizzazione di questo progetto con la realizzazione delle opere di collegamento delle casse di espansione al fiume in corso di progettazione e di finanziamento. Così come per altro ipotizzato nelle relazioni di presentazione del progetto di scavo depositato a suo tempo.

Febbraio 2016

Contributo in collaborazione con la paesaggista Valentina Giannerini

Tebano - La presa del Canale dei Mulini

Tebano – La presa del Canale dei Mulini

Il ministro all’Ambiente Galletti, ha assicurato i finanziamenti per l’avvio, quest’anno, dei lavori di collegamento delle casse di espansione al fiume. Si tratta di una questione annosa, dalla quale però dipende una maggiore sicurezza per il Senio. Sapete che occorreranno tante risorse: si parte da 8,5 milioni di euro. Ciò che noi chiediamo è che con quei soldi si faccia anche il possibile per riparare i danni ambientali prodotti da quelle cave di inerti – poi diventate casse di espansione – come per altro ipotizzato nel progetto originario dell’opera.

La proposta che avanziamo è quella che l’area destinata ad ospitare le tre casse di espansione del Senio sia restituita ai cittadini – nei limiti delle tutele della sicurezza – come luogo salutistico e culturale.

Ne deriva la richiesta che il progetto di collegamento delle casse al fiume comprenda una adeguata opera di rinaturalizzazione dell’intera area. Luogo che potrà così diventare una importante zona umida e naturalistica, incastonata nell’incantevole paesaggio agricolo e collinare della valle che le contiene.

L’intera area potrà essere in tal modo fruita per ammirare e studiare la flora e la fauna, per attività sportive e di svago, o anche solo per essere contemplata, sviluppando l’idea del turismo lento e dei luoghi.

Pensiamo che il “progetto casse” debba essere visto come elemento di una rete che si collega al Parco regionale della Vena dei gessi e come punto di forza del collegamento fra il Parco suddetto e il Parco del Delta per mezzo di un percorso ciclo-pedonale realizzato sopra l’argine del fiume Senio. Per poi integrarsi con i progetti definiti per il fiume Lamone.

In definitiva, la zona delle casse potrebbe diventare un Sito ambientale di Interesse Comunitario che aggiunge valore ai percorsi ciclopedonali del Lamone e del Senio, nella prospettiva che si congiungano a monte lungo la catena della Vena dei gessi e che vedano come sbocchi naturali la valle del Delta e il mare.

Una siffatta “connessione slow” sarebbe sicuramente appetibile a livello europeo per tutti quei cittadini che fanno della natura e del paesaggio, della particolare vivibilità dei piccoli centri e dell’enogastronomia di qualità i riferimenti guida per le proprie vacanze.

A sostegno di questa impostazione abbiamo redatto un documento che abbiamo presentato in una Conferenza stampa tenuta l’1 marzo scorso a Faenza presso la sede del CEAS della Romagna faentina. Documento scritto con la collaborazione di un’Amica paesaggista: Valentina Giannerini.

Domani pubblicheremo integralmente il lavoro.

Palazzuolo - Verso la sorgente del Senio.

Palazzuolo – Verso la sorgente del Senio.

In queste settimane è proseguita la nostra iniziativa, per così dire di natura politica, per la valorizzazione del nostro fiume.

Credo che nessuno si spaventi se uso la parola “politica”. Fino dagli albori della civiltà, è considerato un termine nobile. Mentre è certamente deprecabile l’uso che talvolta taluni soggetti fanno dell’esercizio della “politica”.

Ogni individuo, o aggregazione di individui – come anche una piccola associazione come la nostra – che intervenga su un tema che rappresenti un bene comune o beni comuni – ovvero, un tema di interesse pubblico – opera nell’ambito dell’arte del governo della cosa pubblica, quindi, esercita consapevolmente e legittimamente una azione politica.

Chiarito fra me e me, e con voi, questo problema, veniamo alla cronaca degli incontri.

Con Nicola Iseppi, sindaco di Casola Valsenio e assessore di riferimento dell’Unione dei comuni della Romagna faentina per il Turismo, abbiamo parlato della nuova legge regionale sul turismo, in corso di discussione. Per dirgli che condividiamo l’obbiettivo che vorrebbe proporsi di passare dalla logica del “prodotto” (costa, collina, parchi, città d’arte, città termale) a quella dei luoghi e dei territori (la Romagna, l’Emilia, le vallate e i loro fiumi, i distretti economici, la pianura, la collina, la montagna).

Un nuovo turismo quindi che, senza volere trascurare le “cattedrali” che restano essenziali, viene irradiato verso le eccellenze e le particolarità diffuse nei territori il cui valore è dato dalla loro visione di insieme.

Nicola Iseppi ha confermato gli indirizzi della proposta di legge. Allora vi chiederete il perché di questa nostra insistenza, se tutti siamo d’accordo. Il problema è che a volte abbiamo visto buoni propositi tradotti poi, per le più disparate ragioni, in termini diversi. Sosteniamo il principio che alle parole debba seguire la coerenza dei fatti. E siccome i fatti si sostanziano in investimenti, desideriamo significare che saremo vigili. Convinti che le nostre idee circa la valorizzazione dei fiumi stiano totalmente dentro la logica dei presupposti della nuova legge.

Con Luca Piovaccari, sindaco di Cotignola e presidente dell’Unione dei comuni della Bassa Romagna, ci siamo confrontati, proseguendo un dialogo fecondo, sui temi della sicurezza, della manutenzione e del percorso ciclo-pedonale del Senio. Abbiamo notato come ai passi avanti fatti dalla regione – finanziamenti, modalità della manutenzione, coinvolgimento dei privati e delle associazioni, contratti di fiume – non corrisponda una adeguata sintonia con il livello tecnico. Ci sono difficoltà dovute certamente anche alla farraginosità di leggi e regolamenti che vanno disboscati.

Ricordo che prima di questi incontri ci eravamo incontrati con Daniele Meluzzi, sindaco di Castel Bolognese e referente per l’Unione dei comuni della Romagna faentina sulle tematiche ambientali, Luca Della Godenza – assessore ai lavori pubblici e all’ambiente del comune di Castel Bolognese – e Manuela Rontini – consigliera regionale, con i quali avevamo discusso dei contratti di fiume, dopo l’adesione della Regione al Tavolo nazionale.

Lo svilupparsi di questi incontri e una attenta valutazione delle volontà manifestate ci porta a questa conclusione. La nostra Associazione lavorerà, assieme alle Amministrazioni comunali, per promuovere entro la primavera un convegno sul Senio che metta attorno ad un tavolo i Sindaci, la Regione, il Servizio di Bacino, che si proponga di focalizzare e di stringere sulle questioni più importanti che così riassumo: casse di espansione e territorio; percorso ciclo-naturalistico e della Memoria; manutenzione ragionata e consapevole a livello di tutto il bacino; contratto di fiume.

SolaroloCredo che ridurre la nozione di turismo al fatto che si risieda per almeno due notti in luogo sia del tutto inadeguata. Leggo che è l’Organizzazione mondiale del Turismo a stabilire questo – anzi, parla di una notte – ma credo che la definizione sia coeva alla nascita dell’Onu, quindi relativa a molto tempo addietro.

La realtà è nettamente cambiata e penso che chi oggi programma e lavora nel turismo debba tenerne conto.

L’azione che costituisce una vera novità alla quale fare riferimento ai giorni nostri credo sia quella del “viaggiare” anziché quella del “risiedere”. Diversamente dal passato, oggi un numero sempre maggiore di persone si mostrano attratte dalla curiosità di scoprire luoghi, usanze, abitudini e di stabilire con loro un collegamento anche se fugace, ma reale.

Dentro questa “fame” di viaggiare è fortemente cresciuto negli ultimi decenni il desiderio di scoprire e sperimentare la particolare vivibilità dei piccoli centri. Si è aperta in questo modo una grande finestra dalla quale possono entrare nella casa del turismo aria fresca e buoni odori. Penso sia questa la nuova frontiera dei turismo da affiancare a quella tradizionale, che pure dovrà sostenersi con rilevanti ristrutturazioni. Una frontiera alla quale possono aspirare, pensando di trarne beneficio, sia chi offre che chi acquista; senza nulla voler togliere al mito della “settimana a pensione”, certamente da conservare.

Assieme al desiderio di viaggiare si è ampliato il ventaglio del “come” si viaggia. In passato i vettori principali sono state le automobili e gli aerei. Già da anni però, alle forme tradizionali, si sono affiancate ed hanno preso sempre più piede nuove modalità. E’ in forte espansione il numero di quanti amano viaggiare a piedi, in bicicletta e a cavallo. Sia per piccoli tragitti, che per lunghi percorsi scanditi a tappe.

Coloro che viaggiano con questi mezzi – lenti – penetrano i territori e si guardano attorno. Vedono continuamente paesaggi che cambiano, sono per natura curiosi e disponibili al dialogo verso le persone che incontrano. Manifestano poi una crescente predisposizione ad abbinare questa forme di viaggio fra loro e con altri mezzi come il treno e l’autobus.

Fa parte di queste nuove modalità di viaggio anche l’andare in camper. Una forma di viaggio in aumento esponenziale in tutta Europa. Ovunque appetita, all’infuori che in Italia dove, spesso, viene addirittura discriminata e colpita.

Come non tenere conto di tutto questo quando si mette mano ad un turismo in  preoccupante crisi, in Italia e anche in Emilia Romagna, particolarmente nella storica passata eccellenza della costa? Allora, quando la regione Emilia Romagna dice di volere passare con la nuova legge sul turismo dal “prodotto” alle “destinazioni”, ovvero, ai luoghi, penso sia una cosa ben fatta. Una nuova, positiva strada da percorrere.

Ieri sera ho partecipato a Faenza ad una conferenza sul tema della nuova legge regionale sul Turismo. Aveva il giusto significato di una consultazione sul campo. Fidandomi più delle parole d’ordine che dell’essenza della discussione non troppo innovativa, sono intervenuto brevemente per incoraggiare l’impostazione che credo avere capito essere al centro della nuova legge. Ho parlato dell’esperienza che stiamo facendo con la nostra Associazione per dire che la valorizzazione dei luoghi e una loro ragionata offerta in modo integrato con il territorio risponde ad una concreta domanda in atto. E che, se sviluppata, può portare effetti benefici alle nostre economie.

Concludendo la serata, l’assessore regionale al turismo, ha detto – se ho ben interpretato – che non sono certamente quelle da me sostenute le nuove forme di turismo alle quali pensa la Regione. Anzi, che quello a cui ho alluso non è proprio turismo.  Ha detto che si può definire turista solo chi pernotta almeno due giorni in una struttura ricettiva. Fra altre cose comprensibili e giuste, ha aggiunto che la legge non parla di costa, ma che gli unici soldi certamente stanziati – 20 milioni – sono a favore della costa. Sono rimasto molto perplesso, ma curioso di conoscere come questa vicenda andrà a finire.

Pala 085

Palazzuolo (Piedimonte) – Verso la sorgente del Senio

L’escursione di domenica scorsa alle sorgenti del Senio è stata interessante e bella. Purtroppo la racconto di seconda mano in quanto un malanno di stagione non mi ha consentito di partecipare.

Sono salite 10 persone, guidate da un Amico del Senio di Palazzuolo che il giorno prima aveva provveduto ad esplorare il percorso. La disponibilità di questa persona, si chiama Andrea Visani, è stata veramente grande e di questo gli siamo molto grati. Per ora lo ringraziamo pubblicamente e contiamo di vederlo presto per studiare le prossime mosse.

Ricordiamo che l’obbiettivo sarebbe, se i cittadini di Palazzuolo lo vorranno, codificare con esattezza la sorgente, consolidare e rendere sicuro il sentiero, segnarlo – auspicando la collaborazione del CAI  e promuoverne l’inserimento nel mondo dell’escursionismo.

Il territorio di Palazzuolo dispone di una ricca rete di sentieri – abbastanza ben tenuti – che consentono di esplorarlo al meglio. Ma un sentiero che risalga il Senio fino alla sua sorgente manca. Attivarlo pensiamo sarebbe buona cosa anche per il borgo. Inoltre rappresenterebbe la prima tappa di un percorso segnato a fianco o sopra gli argini del Senio che collegherebbe la cima dell’Appennino al mare percorrendo una valle di grande interesse paesaggistico, culturale ed economico.

L’Associazione Amici del fiume Senio cerca fin dalla sua costituzione sostenitori per questo progetto. Per mezzo di innumerevoli incontri ed iniziative, possiamo oggi dire che il consenso cresce. Cresce fra i cittadini, le amministrazioni comunali, il ricco mondo dell’associazionismo culturale e sportivo, fra settori importanti dell’economia locale. Ultimamente stiamo registrando anche un aumento dell’interesse da parte del mondo politico, partiti e movimenti.

La nostra forza risiede nel livello di rappresentanza che esprimiamo. Oggi contiamo circa 100 iscritti e 800 sostenitori; tanti sono quelli da noi ritenuti tali in quanto firmatari della petizione per la valorizzazione del Senio che rappresenta la nostra linea guida. Siccome credo fermamente nella democrazia e nella partecipazione penso che se riusciamo ad aumentare quei due numeri, la nostra funzione potrà aumentare. Allora chiediamo a tutti di starci ulteriormente vicini e di darci una ulteriore mano.