Tebano days 045

Tebano days – Visita alle cantine

Ricordate Tebano days? Fu il volenteroso tentativo di mettere al centro dell’attenzione uno dei paesaggi più belli delle colline romagnole. L’iniziativa svolta a costi zero riusci abbastanza bene. I vari eventi toccarono alcune centinaia di persone, alcune famiglie tebanesi si sentirono interessate e coinvolte.

Nei giorni scorsi abbiamo invitato i cittadini di Tebano per esprimersi rispetto alla possibilità di ripetere l’esperienza e il risultato è stato la presenza di una sola famiglia. Quindi, un bel pollice verso quell’esperienza, che si sarebbe voluto rilanciare e consolidare. Non si farà.

Nulla di preoccupante, ma un certo rammarico resta. Ad onore del vero ricordavo i tebanesi maggiormente partecipi come, ad esempio, quando nei primi anni ottanta mi contattarono – allora ero segretario della Camera del Lavoro territoriale – per essere sostenuti nella loro richiesta di chiusura della discarica dei rifiuti da tempo operante nei loro campi. Li sostenemmo, fino a guidarli in Piazza del Popolo con i loro trattori in una domenica di marzo. Quella vertenza fu vinta.

Cito quell’episodio perchè in qualche modo si collega a Tebano days. Allora i tebanesi, con la loro lotta, volevano tutelare l’ambiente, le loro terre, il lavoro e il proprio futuro. In qualche modo, oggi hanno lo stesso problema al solo pensiero della devastazione da anni in atto nella loro valle per le cave in corso e quelle che potrebbero ancora nascere.

Con tebano days si pensò ad una proposta culturale volta a legare l’arte del lavoro dei contadini fatto di cantine, vivai, un maneggio, un museo e tanto altro, al paesaggio e porre entrambi in un rapporto con la storia del luogo e con quanto di interessante c’è da vedere e scoprire. Si pensi alla basilica della Fognana, alla diga steccaia leonardesca e alla presa del medievale canale dei Mulini, alla Pocca, al parco geologico (rimasto fino ad ora nella penna di chi lo ha progettato) e si pensi al valore ambientale che potrebbe acquisire una zona umida pensata attorno alle casse di laminazione collocate sul Senio, fiume di storia che attende di essere valorizzato.

Furono partner dell’iniziativa il Polo tecnologico di Tebano e la comunità parrocchiale. Non può sfuggire il significato che ebbe la presenza attiva del Polo, l’università del mondo agricolo dove ricerca, sperimentazione e formazione traggono e donano linfa vitale al territorio agricolo circostante.

Che dire. I contadini ci insegnano che i frutti si raccolgono quando sono maturi. Questo, evidentemente non lo era. Spero che quanto prima questo dialogo possa essere ripreso e che gli abitanti di quella porzione di valle del Senio battano un colpo. Ad esempio, potrebbero dire la loro sul tema delle casse e potrebbero pensare di sostenere la richiesta degli Amici del Senio di un proficuo risanamento ambientale dell’intera area interessata per farne una zona pubblica per l’attività fisica, l’osservazione e la cultura. Tutti potremmo trarne vantaggi.

StampaIeri sera si è riunito il Consiglio della nostra Associazione. Sono stati assunti questi orientamenti.

Casse di laminazione. Consideriamo un passo in avanti – ma non ancora la garanzia della certezza – la firma del Ministro all’ambiente di un Accordo di programma con la Regione che conferma l’impegno al finanziamento con la trance del 2016 dell’opera di collegamento delle casse di laminazione di Cuffiano – Faenza. Prendiamo atto con favore del fatto che il collegamento della cassa già pronta non sarà subordinato al completamento della seconda cassa, quindi potrà avvenire in tempi non troppo lunghi.

Considerato queste cose, ora l’attenzione nostra sarà posta al progetto dell’opera a proposito del quale ribadiremo con tenacia che la sua realizzazione dovrà contenere anche il risanamento ambientale dell’area. Su questo tema produrremo un elaborato che avrà il senso di un contributo alla discussione che confidiamo si apra.

Chiederemo alla Regione di valutare l’opportunità di accorpare le varie competenze relative alla gestione del Senio. Pensiamo che l’attuale gestione affidata a quattro servizi possa complicare di molto l’efficienza degli interventi.

Frana di Castel Bolognese. Siamo preoccupati del fatto che l’intervento di manutenzione stabilito avvenga solo nella prossima estate e allo stesso modo del fatto che non si conoscano prescrizioni per il risanamento della collina da dove la frana è partita, dopo un intervento dell’uomo. Abbiamo assunto l’indirizzo di segnalare questa situazione ad una delle Agenzie territoriali pubbliche abilitate alla tutela dell’ambiente, confidando in un supplemento di indagine volto a garantire maggiore tranquillità ai cittadini.

Circa l’intervento ipotizzato per luglio, accogliamo con soddisfazione il fatto che si pensi ad un’azione in armonia con l’ambiente circostante e la scelta manifestata di confronto pubblico con i cittadini.

Chiederemo però che si intervenga da subito almeno per la rimozione degli alberi abbattuti e ramaglie presenti nel letto del fiume.

Mostra sul percorso del Senio fra gastronomia, prodotti locali e sagre. Abbiamo approvato il progetto proposto da alcuni soci. Siamo in attesa della definizione del conto economico, Per farvi fronte pensiamo di chiedere un piccolo contributo ad ognuno dei dieci comuni interessati.

Pubblicazione sul Senio. Abbiamo stabilito i capitoli (storia, geografia, flora e fauna, economia del territorio). Sarà rivolta agli alunni delle scuole dell’obbligo. Sarà insediato un Comitato scientifico. Chiederemo il Patrocinio e un contributo economico alla Regione.

Segnaletica di fiume. Avanzeremo una proposta ai comuni e al Servizio di Bacino.

Infine abbiamo stabilito di promuovere alcune assemblee pubbliche per testare la disponibilità dei cittadini a sviluppare un’azione di volontariato per la manutenzione minore e arginale di alcuni tratti di fiume.

Infine è stata avanzata l’idea di operare per promuovere nel corso dell’inverno conferenze in tutti i comuni sul tema: Fiume Senio, pericolo o risorsa?

Cotignola - Senio in piena

Cotignola – Senio in piena

Abbiamo appena ricevuto un comunicato stampa dell’Unione dei comuni della Bassa Romagna che ci aggiorna circa il tema delle casse di espansione del Senio. Lo riportiamo integralmente. Informiamo che la nostra associazione, molto sensibile al tema trattato, domani sera esaminerà l’argomento nella riunione del proprio consiglio.

UNIONE: IN ARRIVO DAL GOVERNO 8,5 MILIONI DI EURO PER COMPLETARE LE CASSE DI ESPANSIONE DEL SENIO
La Regione sarà in grado di mettere a gara l’esecuzione delle opere appena arriveranno i fondi.

Martedì 3 novembre, nella giornata inaugurale della fiera Ecomondo di Rimini, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e il presidente della Regione Stefano Bonaccini hanno firmato l’accordo di programma che destina all’Emilia-Romagna oltre 100 milioni di euro per la messa in sicurezza del territorio.

La firma dell’Accordo conferma l’impegno del Governo a finanziare anche il completamento della case di laminazione del Senio, a salvaguardia del territorio della Bassa Romagna e della Romagna faentina; l’accordo di programma prevede infatti che dei 100 milioni di euro previsti, 8,5 siano destinati nel 2016 al completamento degli interventi sul fiume Senio.

Nei giorni scorsi, il sindaco di Castel Bolognese con delega all’Ambiente per l’Unione della Romagna faentina, Daniele Meluzzi, e il sindaco di Cotignola e presidente dell’Unione della Bassa Romagna, Luca Piovaccari, hanno incontrato a Castel Bolognese il responsabile del progetto sulle casse di laminazione del Senio, Claudio Miccoli, il responsabile del Servizio tecnico di bacino Reno della Regione Emilia-Romagna, Ferdinando Petri, e alcuni tecnici regionali per fare il punto sullo stato dell’arte del progetto.

La progettazione delle casse è a uno stadio molto avanzato e non appena il Governo destinerà i fondi, la Regione sarà in grado di mettere a gara l’esecuzione delle opere la cui durata prevista si aggirerà sui 18 mesi.

“La notizia della sottoscrizione dell’accordo tra il Ministero e la Regione conferma l’attenzione verso un tema così strategico per i nostri territori come è quello della sicurezza idrogeologica – ha sottolineato il presidente dell’Unione, Luca Piovaccari – . Adesso aspettiamo con fiducia che si completino in tempi rapidi gli atti necessari all’avvio di questa importante opera”.

2015-11-05 15.31.07Ieri il Carlino riportava la notizia che potete vedere dalla foto. Ebbene, si parla, se non erro, dell’l’Ufficio pubblico dal quale aspettiamo da tre anni il progetto definitivo per collegare la Cassa di laminazione del Senio a Cuffiano. Vi invito a leggere con attenzione. Fra molte altre cose, veniamo informati delle tante accuse ad un tecnico di quell’Ufficio, il quale, fra altro, pare si discolpi affermando che quelle cose le faceva lui perchè il suo superiore non era quasi mai in ufficio.

Si tenga conto che non avere ancora redatto quel progetto definitivo, può essere la causa per la quale nella prima trance dei finanziamenti nazionali per il riassetto del territorio previsti per l’Emilia-Romagna, non è prevista questa opera. Se ricordate, il ministro dell’Ambiente ha sempre parlato di stanziamenti a favore di progetti “immediatamente cantierabili”. E il progetto per collegare le casse del Senio – non avendo ancora visto la luce – ovviamente non ha quel requisito.

Ragione per la quale potremmo trovarci di fronte al caso in cui il tecnico, o i tecnici, che ci parlano di possibili disastri con molti morti, se non si fa quell’opera nel Senio, potrebbero essere gli stessi che avevano – e hanno tutt’ora – il compito di redigere quel progetto.

Credo che ce ne sia abbastanza per chiedere alla Regione e ai Sindaci di andare a fondo su questa vicenda e di fare le cose che vanno fatte.

La nostra Associazione continuerà nella sua azione di stimolo a sostegno della trasparenza e della concretezza per la sicurezza del Senio e per la sua valorizzazione.

 

AmiciFiumeSenio-logoLa regione Emilia Romagna ha aderito alla Carta nazionale dei Contratti di fiume.

I Contratti di fiume sono strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata che perseguono la tutela dei fiumi, la loro corretta gestione, a partire dal rischio idraulico e la valorizzazione dei territori che gli stanno attorno, contribuendo allo sviluppo locale.

Sono nati alcuni decenni fa in alcuni paesi europei. Dal 2007 se ne parla anche in Italia con la costituzione di un tavolo nazionale – da cui è sorta la Carta Nazionale dei Contratti di fiume – a cui collaborano vari soggetti: Regioni, Comuni e Associazioni che intendono avviare o hanno già avviato strategie per salvaguardare i fiumi – ma anche le coste del mare e dei laghi – in modo partecipato e cooperativo.

Si tratta nella sostanza di accordi fra pubblico e privato per la gestione di alcuni aspetti della vita dei fiumi. In Emilia Romagna sono in corso esperienze che riguardano il Marecchia e alcuni fiumi del bolognese. Anche il Lamone si sta muovendo decisamente verso quella direzione.

Nei mesi scorsi abbiamo avuto modo di parlarne con alcuni sindaci del Senio. Debbo dire che abbiamo incontrato più titubanze che entusiasmo. E forse con qualche ragione. Solo al pensiero di come se ne è parlato nei mesi scorsi, quando l’obiettivo dei contratti di fiume è parso complesso e costoso.

Si è teso a presentare l’argomento in modo, direi eccessivamente roboante. Si è fatto credere che i comuni debbano mettere in campo diverse migliaia di euro solo per studiare l’argomento e sistematizzarlo. Penso che questa sia stata una impostazione che abbia per così dire, spaventato i Sindaci e che non abbia quantomeno favorito l’avvio della discussione.

Contrariamente – forse possiamo anche sbagliare – noi pensiamo che quella del Contratto di fiume sia una esperienza da avviare. Semplicemente, con i mezzi di cui il territorio dispone e senza eccessivi voli pindarici. Se ci rappresentiamo un contratto di fiume come una strada lunga 100 chilometri, noi possiamo pensare di percorrerne 10 e uno per volta.

Il problema principale che abbiamo davanti è quello di avere un fiume sicuro e accogliente. Il primo obiettivo quindi è quello della manutenzione e di fare in modo che questa sia costante nel tempo e adeguata al rispetto della complessità del fiume. Costruire un Contratto di fiume partecipato inizialmente su questo aspetto non dovrebbe essere troppo difficile, nè dovrebbe impegnare risorse economiche elevate. Si tratterebbe di lavorare per un accordo fra pubblico e privato che, a partire da una convenzione fra comuni e Servizio di Bacino, coinvolgesse attivamente nei lavori concreti da fare i contadini che confinano con il fiume, le loro associazione e tutte quelle interessate a sviluppare una idea di fiume che possa essere anche un volano economico per l’economia di vallata.

Per discutere di questi argomenti e per spingere nella direzione dell’attivazione dei Contratti di fiume, abbiamo chiesto oggi alle due Associazioni dei comuni interessate dal Senio di dare corso ad una iniziativa pubblica che abbia lo scopo iniziale di sensibilizzare cittadini ed associazioni su questo tema e di avviare qualche riflessione concreta.

In fondo si tratta di riuscire a capire che, date le grandi ristrettezze economiche del Paese, se vogliamo avere fiumi prima di tutto sicuri e anche utili alla salute, allo svago dei cittadini e all’economia dei territori, ogni cittadino è chiamato a contribuire e a fare qualcosa. Si tratta allora di chiedere loro cosa sono realmente disponibili a fare per un bene che interessa tutti. In fondo, la sostanza dei Contratti di fiume è questa.

 

 

Da Sette Sere

Da Settesere

Stamane Carlo Alberto Nenni ci presenta su Settesere una intervista a Ferdinando Petri, direttore del Servizio di Bacino del Reno, ossia il responsabile della manutenzione del Senio. Debbo dire che un poco lo invidio in quanto è da tempo che, come Amico del Senio, cerco di colloquiare con Petri e non ci sono ancora riuscito.

La prima impressione è che si tratti di un bell’articolo che si caratterizza per la sua chiarezza. Merito di Nenni e di Petri. Cliccatelo e formatevi un vostro giudizio. Personalmente capisco due cose concrete: 1) L’intervento di manutenzione nella zona di Castel Bolognese si farà con certezza e che i lavori inizieranno dopo il 30 giugno del prossimo anno – per le ragioni che vengono precisamente comunicate; la frana al momento non è pericolosa, ma viene monitorata con attenzione. 2) La questione delle Casse di espansione è completamente in alto mare.

Ce ne è abbastanza per dichiararci moderatamente soddisfatti, anche se solo -come Associazione – abbiamo contribuito per l’1% ad ottenere almeno questi elementi di chiarezza.

A ben leggere però c’è dell’altro. Petri, illustrando le caratteristiche dell’intervento, si mostra sensibile alle problematiche ambientali e paesaggistiche e se ne fa in qualche modo carico, certo, purchè non siano in contrasto con la sicurezza che il fiume deve garantire. Parla di taglio a raso degli alberi, solo di quelli caduti o pericolosi e comunque solo all’interno delle golene. Giudica utile la collaborazione delle Amministrazioni, dei cittadini e delle Associazioni di volontariato, riconoscendo al fiume la valenza di un sistema complesso. Se alle parole seguiranno i fatti, probabilmente vedremo un intervento più puntuale e riflettuto rispetto ad alcuni di quelli visti nel recente passato.

PS – A leggere la scansione dei tempi della burocrazia c’è di che preoccuparsi e da chiedersi se qualcosa non funzioni al meglio. Considerato che l’ultima piena è avvenuta nel febbraio 2015, constatiamo che per avviare un intervento minimo di messa in sicurezza, a fronte della pericolosità degli eventi che possono capitare,  occorrono 16 mesi. Se consideriamo che in nove mesi si crea un bambino o più semplicemente che in due mesi si possono leggere l’intera Bibbia o Guerra e pace, occorre considerare come gli uffici Pubblici, a partire da quelli coinvolti della Regione, servono di manutenzione.

 

 

11950795_10207155037621999_2096874627_nPubblico una dichiarazione resa pubblica dalla consiliera regionale Manuela Rontini. Che ringrazio per avermela inviata. Cliccate sulla foto per leggerla. Dalla lettura si può capire che il 9 luglio, davanti alla III commissione del Cosiglio regionale, la Regione, per bocca dell’assessore all’ambiente Paola Gazzolo e del Direttore della Protezione Civile, afferma che il completamento delle casse di espansione del Senio è compreso nelle 20 priorità regionali del Primo Piano Stralcio dei provvedimenti contro il dissesto idrogeologico… . Ad oggi, non solo noi, ma molte voci autorevoli affermano invece che, nella sostanza, sul tema casse è tutto in alto mare. Sarebbe bene fare chiarezza.

 

 

StampaA giorni si riunirà il tavolo provinciale – coordinato dal Prefetto – per la gestione della sicurezza del Senio. L’Associazione Amici del fiume Senio, che mette al primo posto della sua iniziativa il tema della sicurezza, si augura possano essere chiarite diverse problematiche.

Il signor Prefetto, i Sindaci e il Servizio di Bacino del Reno conoscono il nostro contributo di idee, sostenuto da una petizione che al momento ha raccolto 700 firme fra i partecipanti alle varie iniziative promosse.

Il nostro desiderio è quello di rimarcare alcuni convincimenti che offriamo alla discussione.

Pensiamo che la manutenzione debba tornare a fare parte della normale gestione del fiume. Debba quindi essere ricondotta ad una normale periodicità. Governo e Regione debbono mettere le risorse necessarie. Ai comuni potrebbe spettare il compito di promuovere e coordinare la partecipazione delle istanze private ed associative alla gestione sussidiaria degli interventi e alla promozione della valorizzazione del fiume stesso.

La manutenzione è utile sia vista e programmata nell’ottica del Bacino fluviale e che sia rispettosa dei caratteri di complessità che ogni fiume riveste (sicurezza, ambiente, paesaggio).

Tenuto conto della difficoltà di promuovere interventi di fondo nella stagione invernale, pensiamo si dovrebbe almeno decidere di prelevare da subito dal letto del fiume – dalla collina al Reno – gli alberi secchi e le ramaglie che, essendovi depositati in grandissima quantità, ostruiranno il normale decorso dell’acqua in caso di piene, con i gravi pericoli che si possono immaginare.

Da tempo viene comunemente riconosciuto che elemento centrale per la sicurezza delle popolazioni a valle, sia l’entrata in funzione delle casse di laminazione di Cuffiano – Faenza. Recentemente ci pare sia stato ribadito come questo intervento sia entrato nelle priorità (20 in totale) della Regione, sia stato finanziato e che i lavori partiranno entro il corrente anno. Alla luce di voci discordi raccolte in diverse occasioni, ci permettiamo di chiedere che su questo tema, decisivo e delicato, sia fatta definitiva chiarezza.

Crediamo sia anche opportuno conoscere se si collegherà da subito la cassa di espansione già pronta – come è fortemente auspicabile – o e si riterrà di dovere aspettare che anche la seconda sia conclusa. Ben sapendo che in tale evenienza la conclusione dei lavori avverrà solo fra molti anni. In ogni caso sosteniamo che nell’ambito dell’investimento complessivo sia recepita l’opzione di recupero ambientale dell’intera area interessata, così come previsto dal progetto dell’opera depositato agli atti.

Ponte Castello - Passo Lungaia (12)Riguardo il tema della manutenzione del fiume Senio, abbiamo registrato in questi giorni le prese di posizione del Vice sindaco di Castel Bolognese con delega all’ambiente e del Sindaco di Alfonsine, anch’esso con delega all’ambiente dell’Unione dei comuni della Bassa.

Luca Della Godenza – Castel Bolognese – con la sua intervista al Corriere conferma, di fatto, il cambio di rotta dell’Autorità di Bacino che ha derubricato l’intervento da somma urgenza a normale, decidendo così di procrastinare i lavori al prossimo anno. Poi ci informa che i tecnici considerano la frana di nessun pericolo, con un cambiamento di tono da parte loro anche su questo aspetto, almeno così ci è parso, avendo seguito la vicenda. Prendiamo atto di tutto questo, anche se ci saremmo aspettati da parte dell’Autorità di Bacino qualche spiegazione sul cambio di rotta.

Su un punto però insistiamo: siano almeno tolti subito dal letto del fiume – lungo tutto il percorso del Senio – gli alberi secchi caduti che ostruiscono il passaggio dell’acqua e che favoriscono il processo di erosione prima della golena, poi della riva, come si può ben vedere.

L’intervista evidenza poi due aspetti molto importanti e positivi: il fatto che si parli finalmente di taglio selezionato degli alberi (certamente nei tratti di fiume ove possibile) e che si mostri una chiara attenzione al tema delle casse di laminazione di Cuffiano. Tema sul quale si rimandano a breve incontri e comunicazioni.

Mauro Venturi – Alfonsine – richiama il tema della necessaria e urgente pulizia del fiume, quindi la richiesta di una manutenzione continua e costante nel corso degli anni. Ha perfettamente ragione. Da parte nostra aggiungiamo che la manutenzione deve essere ben relazionata con la naturale complessità del fiume e che il Governo (o la Regione) debbono mettere subito a disposizione le risorse economiche che servono. Passando pienamente dalle parole ai fatti.

Infine rileviamo con piacere l’importanza del fatto che un numero sempre maggiore di amministrazioni comunali dimostrino crescente attenzione ai temi che riguardano il nostro fiume. Questo ci lascia sperare che diverse questioni siano risolte e che il fiume possa tornare ad essere vissuto in termini positivi e utili dai cittadini.

Articolo di sabato 26 settembre RdC

Articolo di sabato 26 settembre RdC

Non si sa più veramente a cosa pensare. Sabato uno ottobre abbiamo riportato la notizia di alcuni giorni prima – cliccate qui per vedere: Iniziano le piogge, torna il tema della sicurezza –  che i lavori di manutenzione sul Senio a Castel Bolognese sarebbero iniziati verso la fine del mese di ottobre. Ad affermarlo l’Autorità di Bacino ad una giornalista del Carlino che aveva chiesto notizie a seguito del comunicato stampa della nostra Associazione che paventava ritardi.

Domenica quattro ottobre, alla Camminata sul Senio a Castel Bolognese, il Sindaco informa i convenuti di un colloquio avuto martedì 29 settembre con la stessa Autorità che il 26 settembre aveva detto al Carlino che i lavori sarebbero iniziati ad ottobre. Ebbene, al Sindaco viene detto che i lavori potranno iniziare non prima dell’1 luglio 2016. Si è poi compreso che ciò sarebbe dovuto al fatto che l’intervento è stato derubricato da somma urgenza a normale manutenzione. Situazione questa per altro già presente e segnalata il 26 settembre quando fu detto invece che si sarebbe partiti ad ottobre. Ad ogni passaggio della vicenda poi traspare che l’attenzione verso la frana scema fino ad annunciare – se ho ben capito – che ora non riveste più alcun pericolo.

Evidentemente il giudizio sulla frana è legato alla derubricazione dell’evento da somma urgenza a normale manutenzione. Ci si chiede ora quali studi siano stati fatti per valutare il teatro della frana. Una zona che, lo ricordo, i vecchi contadini dicono essere da sempre paludosa.

Come vedete, dopo il quadro che si tende sempre più a confermare dei ritardi nel collegamento della Cassa di colmata di Cuffiano e dal timore sempre più forte che oltre a mancare ancora del progetto definitivo, quell’opera – così essenziale per la sicurezza dei cittadini della pianura – non sia più ai primi posti delle priorità regionali e tanto meno finanziata, ora si aggiunge questo ritardo a monte di Castel Bolognese su un intervento, inizialmente classificato di somma urgenza. Intervento sul quale resta poi da capire da chi e perchè sia stato derubricato.

Davanti a tutti questi interrogativi irrisolti, pensiamo che ora la parola debba passare alla Regione, che amministra i fiumi e al Governo che si occupa di riassetto del territorio e che deve garantire le risorse.

Ps – Circa lo slittamento dei tempi per l’intervento su Castel Bolognese derivato da fattori tecnici, si può presumere che la ditta che ha vinto la gara – Deltambiente di Ravenna – possa a sua volta sub appaltare il lavoro (le legge lo consente). Siccome questo si dice sia probabile, occorrono almeno tre mesi per le varie verifiche anti mafia. Arriviamo così a dicembre e con gli argini e le sponde fradice d’acqua, certamente non potranno operare i pesanti mezzi meccanici che occorreranno per svellere i grandi alberi (lasciati crescere troppo?). Arriveremo così alla primavera quando scatta la protezione della nidificazione degli uccelli in atto fino al 30 giugno (se non erro). Ecco quindi come si potrà arrivare a Luglio.