Fiume Senio - "Tappo" prima di Felisio (prima dell'ultima fiumana)

Fiume Senio – “Tappo” prima di Felisio (prima dell’ultima fiumana)

Non passa giorno che qualche cittadino non mi chieda quando sarà tolta quell’assurda sbarra sopra l’argine del Senio, a Castel Bolognese, in fondo al Boccaccio. Mi sono informato e la notizia è questa. L’ultima udienza in Tribunale è avvenuta il 24 novembre dello scorso anno. Da allora si è in attesa che il Giudice di Appello si pronunci sul ricorso avanzato dal soccombente.

Ricorderete che a seguito di sbarre poste da un frontista sull’argine di sinistra del fiume, il comune chiese al Tribunale di ripristinare la condizione in essere da decenni, del libero passaggio delle persone sopra l’argine. La Sentenza, dello scorso estate, fu favorevole al comune. Infatti il Giudice decretò con esecuzione immediata il ripristino del libero accesso, la rimozione di tutti gli orpelli – compreso le telecamere – e gravò il soccombente del pagamento degli oneri processuali.

Per ragioni che non conosco la sentenza non fu “immediatamente eseguita”, mentre il soccombente si appellò ad un nuovo grado di giudizio. Nel frattempo un tecnico del Servizio di Bacino, ossia l’autorità del fiume, scrisse sul Resto del Carlino che quella sentenza era “sbagliata”. So che c’è stata la deposizione di memorie in Tribunale e alcune udienze, l’ultima delle quali è avvenuta il 24 novembre. Da allora si è in attesa della sentenza.

La conferenza di Martedì 10 febbraio.

La conferenza di Martedì 10 febbraio.

Martedì sera si è chiuso ad Alfonsine, all’Università degli Adulti, un ciclo di conferenze sui nostri fiumi: dal Pò  al Reno, dal Santerno al Senio e al Lamone.

Animatore delle serate, organizzate da Ilario Rasini, è stato Massimiliano Costa, il responsabile dell’Ente di gestione dei Parchi della Romagna. Hanno portato contributi l’ing. Mancusi del Servizio di Bacino del Reno, Enzo Valbonesi del Servizio Parchi della Regione, Giacomo Buganè di GeoLab e Domenico Sportelli dell’Associazione Amici del fiume Senio.

Le serate sono state molto interessanti; la sala sempre colma con persone in piedi, a testimonianza del grande interesse dei cittadini verso i nostri fiumi.

Dalle relazioni esposte abbiamo capito alcune cose. Innanzitutto che i nostri fiumi sono malati. La loro cura sarebbe riprendere una manutenzione corretta e costante, uscendo dalla logica degli interventi in emergenza.

In secondo luogo abbiamo avuto conferma della loro valenza ecologica, ambientale e paesaggistica, quindi del fatto che la loro manutenzione debba sempre tenere conto della loro complessità.

Il terzo aspetto ha riguardato la denuncia fatta circa lo stato di abbandono in cui versano, ormai da molti anni, le zone umide della nostra Provincia, a partire da Punta Alberete e dalla valle della Canna. Quasi tutti i presenti non conoscevano questa situazione e lo sdegno è stato unanime.

Non sono mancate amare considerazioni sui negativi effetti della subsidenza del suolo, aggravata dagli emungimenti di gas e acqua e della inefficienza della rete scolante minore, quella che dovrebbe scaricare sui canali (anch’essi bisognosi di cure).

Ancora una volta abbiamo avuto conferma di quanto sia precario l’assetto del nostro territorio e quanto siano relegate in fondo le tematiche ambientali e la tutela dei beni comuni.

Tutto questo però non ci deve scoraggiare. Ci sono tante persone disponibili ad impegnarsi perchè le cose cambino. Diamo loro voce, moltiplicando le iniziative e la discussione su questi temi. Alla fine qualcuno dovrà ascoltarci.

Tebano, verso la diga

Tebano, verso la diga

Oggi alle 13, ho fatto un breve giro (Boccaccio, Tebano, Vernelli, Campo cross, Casale, Ponte del Castello) per vedere l’acqua.
Ho visto, nel Senio, acqua ben al di sotto del saletto al Boccaccio, acqua che invece arriva al saletto a Tebano. L’acqua nel fiume scorre veloce e abbastanza pulita. Tanta acqua stagnante nella campagna in pianura. Così, senza le scoline e i fossi, la campagna pare stia funzionando come grande area di espansione.
Su ai Vernelli e a Casale si vede tant’acqua che scorre verso il basso. Acqua che al momento pare fermarsi prima della via Emilia (fossi pieni e campagna allagata). Al Ponte del Castello l’acqua nel fiume, al momento, è bassa.
Speriamo bene e un sincero, grande augurio di buon lavoro a tutti i tecnici che in questi momenti devono affrontare la difficile situazione.
Alcune foto delle ore 13 e un quarto.

StampaAncora una passeggiata lungo il Senio – stavolta dal Ponte del Castello fin verso Felisio – e ancora una volta la constatazione di un degrado insostenibile.

Al di là della discussione sugli alberi tagliati – troppi o troppo pochi – dobbiamo prendere atto che senza una adeguata manutenzione, non c’è speranza. Né per la funzione idraulica del fiume e la sicurezza dei cittadini, gravemente posta in discussione dal degrado, tanto meno per la valorizzazione del fiume come patrimonio storico, paesaggistico e ambientale e possibile veicolo di turismo lento da legarsi al territorio.

Bisogna uscire dalla logica degli interventi in emergenza, al di fuori di una corretta programmazione, che rincorre le situazioni a danni avvenuti. Occorre che il Governo e la Regione mettano in campo tutti i denari che servono, innanzitutto per ripulire il nostro fiume nel rispetto della sua complessità, e contemporaneamente le risorse che servono ai necessari interventi strutturali. Come la messa in funzione delle casse di espansione di Tebano e il rifacimento dei ponti sulla via Emilia e quello della ferrovia che, oltre ad essere a pericolo di crollo per il fatto che poggiano sul letto del fiume, hanno campate molto più strette dell’area di portata del fiume e quindi funzionano da tappo.

Occorre però anche chiedersi che, se si velocizza il corso dell’acqua a monte, cosa potrà accadere quando arriverà con maggiore spinta dalle parti di Cotignola, dove il fiume si stringe. Il problema di Cotignola è sicuramente un grande rovello. Ad occhio e croce si potrebbe pensare che occorrano interventi di tipo strutturale, e non palliativi. Ma quali possono essere? Fossimo nell’ottocento il problema l’avrebbero risolto, spostando le rive, allargando il corso del deflusso dell’acqua. Ma oggi cosa si potrà fare, visto le tante abitazioni costruite allegramente a ridosso di entrambe le sponde?

Intanto date un’occhiata a queste foto scattate oggi e ditemi se si può ancora tollerare questa situazione.

Il testo della petizione

Il testo della petizione

Parte oggi la raccolta di firme in calce ad una petizione rivolta ai Sindaci, per la sicurezza e la valorizzazione del nostro fiume.
Con questa iniziativa l’Associazione Amici del fiume Senio vuole sostenere l’idea di un coinvolgimento attivo della popolazione, delle Associazioni e degli Enti per :
– garantire la funzione idraulica del Senio a favore della nostra sicurezza;
– valorizzarlo come fiume di storia, di arte e cultura e di paesaggio;
– farne la sede dello sviluppo di forme di turismo lento legato alla memoria (Linea Gotica), alla particolare vivibilità dei piccoli centri, alla scoperta dei loro piccoli e preziosi tesori storici, architettonici e della loro enogastronomia.

Chiediamo a tutti di darci una mano, innanzitutto firmando la petizione, poi richiedendoci eventualmente il modulo per la vostra raccolta di firme, infine indicandoci luoghi pubblici, da Alfonsine a Palazzuolo, disponibili a tenere i moduli e che noi poi pubblicizzeremo come sedi dove i cittadini possono firmare. Comunicateci questi luoghi scrivendoci a amicifiumesenio@gmail.com

StampaBreve report dell’incontro di ieri sera a Fusignano, dove i comuni della Bassa Romagna hanno promosso una interessante iniziativa sul tema della sicurezza del Senio. Erano presenti tutti i sindaci della vallata del Senio e i tecnici dei vari organismi investiti del compito della tutela idraulica del territorio.

La cosa che mi ha maggiormente colpito è stata la grande partecipazione di pubblico. Il Teatro Corelli pieno di persone interessate e attente: tecnici, amministratori, rappresentanti delle associazioni economiche, dell’ambiente, della cultura e del volontariato. Fra questi spiccavano tanti amici di Primola, che sul Senio promuove l’Arena delle balle di paglia e tanti generici amici del Senio. Erano presenti anche molte persone prevalentemente preoccupate dai pericoli indotti da una assente o cattiva manutenzione dei nostri corsi d’acqua.

Di fronte a tale platea, è stato bravo Ferdinando Petri – responsabile del Servizio di Bacino del Reno – a rimarcare la naturale complessità di un corso d’acqua, alla quale deve necessariamente corrispondere una qualità di manutenzione intelligente e complessa. In secondo luogo, ad esprimere l’esigenza di un rapporto ordinato fra interessi economici ed interessi ambientali, definito tramite l’adeguata conoscenza dei problemi, la discussione, il coinvolgimento e la partecipazione di tutte le istanze portatrici di interessi e i cittadini.
Ha detto come le casse di espansione – indispensabili – siano una delle scelte da compiersi, ma non la sola, affidando alla conquista di una costante e adeguata manutenzione del Senio e dei suoi affluenti il ruolo principale per la sicurezza idraulica. Poi, che il Contratto di fiume – ossia la partecipazione del territorio nella gestione del fiume – possa essere un valido strumento da mettere in campo.

Anche Claudio Miccoli, pur con un linguaggio a tratti aspro, ma certamente chiaro, ha comunicato lo stato dell’arte sulle casse di espansione, tema sul quale credo si debba presto tornare, posta l’indeterminatezza circa i tempi di avvio del lavoro di collegamento col corpo del fiume e della disponibilità del finanziamento necessario. Forse, se tutto andrà bene, i lavori potranno iniziare entro l’anno, ma con pochissime risorse disponibili, al momento. E potranno durare più di due anni. Questi sono grandi problemi, che purtroppo vengono ingigantiti da fatto che la costruzione di quell’invaso, fino a quando non sarà collegato col fiume, peggiora la situazione precedente. La ragione sta nel fatto che, per realizzare quella cassa di espansione, si è chiusa quella – più piccola – in essere e funzionante precedentemente. Ci troviamo quindi di fronte al paradosso che un’opera, inizialmente avviata per mitigare il pericolo di inondazioni su Castel Bolognese e la pianura, già da anni e chissà per ancora quanti, eleva quel pericolo.

Molto condiviso l’intervento di Elvio Cangini che ci ha illustrato il ruolo del fitto reticolo dei canali di scolo del Consorzio di Bonifica.

Ho apprezzato l’intervento di Mirco Bagnari, consigliere regionale del territorio. Ho tratto l’impressione che abbia le idee chiare e voglia di fare. Ha collocato il tema centrale della sicurezza accanto alle tematiche ambientali e della prospettiva dello sviluppo di una futura economia di fiume legata alla sua fruibilità e alla promozione del cosiddetto turismo lento e della memoria. Una nuova frontiera da conquistare anche per il Senio.

Nicola Pasi, sindaco di Fusignano e Paola Pula, delegata all’ambiente dell’Unione, hanno rappresentato con signorilità ed efficacia le istanze dei Sindaci, che fra altri, hanno il merito di avere promosso questo utile confronto con l’idea precisa di mettere in campo tutte le istanze del territorio.

Dall’assessore regionale, Paola Gazzolo, mi sarei aspettato qualcosa di più. Certo, è di per se significante e positivo che ad un convegno di quella natura abbia partecipato l’assessore all’ambiente. Ha detto tutte cose giuste e condivisibili e forse le sole che al momento potesse dire. Quindi nulla di male, ma lascia qualche rimpianto il fatto che non abbia potuto comunicare cose più certe, sulla congruità dei finanziamenti delle casse di espansione, circa i tempi dell’avvio dei lavori di collegamento di quella già pronta e sulla garanzia di finanziamenti adeguati per la corretta e costante manutenzione del fiume che, come abbiamo ben capito, è l’elemento centrale della sicurezza che tutti cerchiamo. Mi preme solo dirle che è buona cosa la sinergia con quelli del cippato, ma che il loro lavoro deve essere svolto sulla base di un preciso disciplinare che ne detti le regole.

Penso che gli Amici del Senio saranno interpreti puntuali del sistema di partecipazione che si vuole mettere in campo per avere un fiume sicuro, vissuto e fonte di benessere per i cittadini. Confortati dalla riunione di ieri sera, rinnoveremo la richiesta di un serio e responsabile confronto con il Servizio di Bacino del Reno e incalzeremo i sindaci sul tema della promozione di un percorso partecipato per il Contratto di fiume.

Alfonsine - La casa dell'"Agnese va a morire"

Alfonsine – La casa dell'”Agnese va a morire”

Segnalo un interessante corso dell’Università degli Adulti di Alfonsine. Si parla dei nostri fiumi, della loro storia, dell’ambiente che li circonda e di progetti che li riguardano.
Sono tre serate a Casa Monti, in via Passetto, 3. Le lezioni iniziano alle 20,30. Questo il programma:

Lunedì 26 gennaio: il Po’ e il suo delta. Relatori Massimiliano Costa dell’Ente parchi della Romagna ed Enzo Valbonesi, responsabile dell’Ente parchi della Regione.
Lunedì 2 febbraio: Il Reno dall’Appennino al mare Adriatico. Relatore Massimiliano Costa.
Martedì 10 febbraio: Santerno, Senio e Lamone. Relatori Massimiliano Costa, Domenico Sportelli (Associazione Amici del fiume Senio) e Giacomo Buganè (Associazione GeoLab).

Iscriversi al corso costa 8 euro. E’ gratuito per i soci dell’Università. Per iscriversi telefonare entro giovedì 22 al 0544-84983, oppure inviare una mail a universitalfonsine@racine.ra.it

Nel corso delle serate si parlerà delle due anime dei nostri fiumi: quella di collettori di acqua verso il mare e quella di risorsa ambientale. Si cercherà di capire se le due anime sono veramente antitetiche oppure se possono razionalmente convivere e aggiungere così risorse e valore alle comunità.

StampaRendo noto, per dare conto dell’attività dell’Associazione, una lettera che gli Amici del Senio hanno inviato, il 30 dicembre scorso, ai sindaci del fiume (Palazzuolo sul Senio, Casola ValSenio, Riolo Terme, Castel Bolognese, Faenza, Solarolo, Cotignola, Lugo, Bagnacavallo, Fusignano, Alfonsine).

Cari Sindaci, nel corso di queste ultime settimane, come Associazione Amici del fiume Senio, abbiamo incontrato a Villanova di Bagnacavallo l’istanza operativa di “Lamone bene comune” dove fra altro si è parlato del Contratto di fiume e l’Unpli, il Comitato regionale delle Pro Loco, con in quale ci siamo confrontati sul tema del “Senio fiume della Memoria”.

A Villanova abbiamo verificato che il loro modello partecipativo ha raggruppato un numeroso team di Enti, Associazioni, Aziende, professionalità fortemente motivati dall’idea di costruire attorno ai brand “Lamone bene comune” e “Terre del Lamone” una nuova idea di turismo, legato alla particolare vivibilità dei piccoli centri, ad una enogastronomia di valore e alla valorizzazione storico-ambientale dell’asse Ravenna-Firenze.

A Castel San Pietro, con l’Unpli, abbiamo constatato il forte interesse delle Pro Loco a valorizzare l’asse della storica Via Gotica ai fini dello sviluppo del Turismo della memoria che trova un vasto e crescente bacino di interesse in molti paesi europei e del mondo. La loro idea, supportata da un ponderoso, interessante studio commissionato anni fa dalla Regione Emilia Romagna, è quella di un percorso, per quanto possibile infrastrutturato, che vada da Massa Carrara al Senio e che prosegua lungo le valli e il Parco del delta del Po’, fino a Venezia.

I due incontri, che avranno un seguito, ci sono apparsi come treni in movimento, sopra i quali sarebbe bene salire. Le ragioni sono derivate dalla opportunità di valorizzazione dei territori, fra i quali quello della vallata del Senio, dentro un progetto che faccia della tutela ambientale uno dei volani, assieme ad altri parimenti importanti, dello sviluppo di nuove esperienze di turismo live, legate alla scoperta dei valori, della storia e della cultura delle popolazioni dei piccoli centri.

Noi pensiamo che il Senio – fiume di storia, arte, cultura e paesaggio – e la sua bella vallata, unitamente al valore produttivo delle sue terre e alla creatività dei suo tessuto economico, possano entrare a pieno titolo in questo progetto di ampia portata. Senza dimenticare che questa sarebbe anche la strada migliore per combattere il dissesto dei territori – a partire da quelli montani e collinari – e per accrescere la sicurezza dei relativi bacini fluviali.

Se queste idee – come crediamo – sono comprese nelle vostre strategie di governo, occorre fare in modo che la progettualità legata al Senio, acceleri e cresca in fretta, fino a collocarsi a pieno titolo al livello di quella dei bacini del Lamone e del Santerno, con la disponibilità a dare corso ad un progetto integrato.

Certamente, la realizzazione di questo obbiettivo non può prescindere dalla funzione dei Comuni da voi amministrati. Per questa ragione, ci permettiamo di avanzare alcune proposte concrete:
– Dare corso, nelle forme possibili, al progetto partecipato “Sei del Senio se…” per verificare e costruire il consenso sociale alle idee espresse e come prodromo all’attivazione del Contratto di fiume – anche unico per Lamone, Senio, Santerno – inteso come strumento basilare di coinvolgimento e partecipazione;
– stabilire il comune capofila del progetto che possa rappresentare il necessario riferimento politico ed organizzativo per le istanze interessate;
– attivare un tavolo tecnico informale che avvii la ricognizione circa la fattibilità e i costi del progetto di un percorso ciclo-naturalistico sull’argine o attiguo allo stesso, inteso come infrastruttura decisiva per lo sviluppo della mobilità leggera , e del suo collegamento con i punti di interesse (storici, culturali, ambientali, ricettivi, ecc.) posti lungo i territori percorsi.

In questo contesto, l’associazione Amici del fiume Senio dedicherà le sue migliori energie per elaborare e sostenere idee, per promuovere unità e consenso, per collaborare a pieno titolo alla organizzazione delle varie iniziative. E per quanto voi potrete proporre, valutato nell’ambito delle finalità statutarie dell’Associazione.

Concludendo con l’auspicio che si possa rapidamente andare in questa direzione, nell’attesa di vostre considerazioni, cogliamo l’occasione per augurarvi un prospero e felice Nuovo Anno.

Castel Bolognese - Il Parco fluviale del Senio

Castel Bolognese – Il Parco fluviale del Senio

Ieri ho scritto questo http://domenicosportelli.eu/2015/01/il-parco-fluviale-di-castel-bolognese-parte-prima/ , oggi aggiungo una considerazione e concludo con una proposta.

La considerazione vi propongo di svilupparla insieme. Proviamo ad esercitarci in un calcolo. Poniamo che almeno centocinquanta persone al giorno percorrano a passo svelto il parco, partendo a piedi dalla loro abitazione. Circa centocinquanta persone al giorno (ma alcuni dicono di più) significano circa 60.000 passaggi all’anno. Quindi circa 300.000 chilometri percorsi. Chiediamoci quante calorie sono state bruciate e a quanti quintali di grasso corporeo corrispondono.  Infine proviamo ad immaginare a quanto risulti il risparmio economico per le medicine, gli esami e giorni di degenza in meno a carico dei castellani. Con ogni probabilità la cifra risparmiata dal Sistema Sanitario è di molto superiore al costo di una adeguata manutenzione del fiume. Questo è un esempio che ci porta a dire come il fiume e la sua bellezza siano risorse da cullare.

La proposta è che le amministrazioni comunali bagnate dal Senio si parlino anche su questo tema; poi che studino e realizzino il progetto di un percorso ciclo pedonale lungo il corso del fiume, dalla collina al mare. Non partiamo da zero. I tratti del fiume che toccano alcune città – Palazzuolo, Casola, Riolo – sono già attrezzati in questo senso; Castel Bolognese ha un bel tratto già funzionante; altre amministrazioni comunali stanno muovendo primi e secondi passi lungo questa direzione; il tratto lungo il Reno, da dove confluisce il Senio, fino al mare, è già operante.

La strada quindi è tracciata. Occorrerà vedere dove passare nei tatti non arginati, ma sono certo che le vie secondarie vicine all’alveo del fiume consentono di rispondere al problema. Contemporaneamente ogni comune potrebbe censire ciò che di bello ha e pensare a come renderlo appetibile a coloro che passeranno a piedi o in bici lungo l’argine. Stesso discorso per le attività legate all’ospitalità e all’enogastronomia, che possono senz’altro trovare in questo progetto nuove occasioni di lavoro e sviluppo.

Occorre la forza della volontà. Certo, ci vogliono anche risorse finanziarie che, mi permetto di dire, già ci sono a livello europeo e quasi certamente ci saranno a livello nazionale e regionale. Non dimentichiamo che la nostra Regione dispone di un ponderoso studio che valorizza l’idea di un percorso della Memoria lungo tutto l’arco della linea Gotica (e che non c’è linea Gotica senza fiume Senio). Uno studio che ha già smosso finanziamenti andati appannaggio di quei territori che già avevano idee e progetti. Bisogna fare presto. Sono tanti i “fiumi” che si stanno muovendo, spero che il Senio non voglia restare col cerino del rimpianto in mano.

Castel Bolognese - Il Parco fluviale

Castel Bolognese – Il Parco fluviale

Torno al fiume Senio per dire che non passa giorno che non incontri cittadini di Castel Bolognese che mi dichiarino il proprio nel passeggiare lungo il parco fluviale. Si dicono stupiti, e certi, che nessuno avrebbe mai immaginato un tale successo di pubblico.

Hanno ragione. Non c’è momento della giornata, da buio a buio che non ci siano persone lungo il percorso. Generalmente a piedi, di passo svelto, oppure correndo. Ma anche in bici. Persone di tutte le età, da sole o in compagnia. Giovani donne col passeggino, sportivi, ragazze arabe in compagnia e sole. Poi le assistenti degli anziani, le donne albanesi e le romene, e tante persone di età avanzata, dall’incedere lento, con il sorriso sulle labbra.

Solitamente ascolto, poi faccio qualche domanda. Cerco di indagare il loro stato d’animo. Da quanto affermano, capisco che il successo di questo parco fluviale ha due fondamentali ragioni: è comodo arrivarci e percorrerlo; poi, che è bello.
Penso che dicano il giusto. Si arriva all’inizio del percorso, comodamente a piedi da ogni parte della città, percorrendo i viali e le tante piste ciclo-pedonali che a Castel Bolognese ci sono. Certo non tutto è perfetto, manca fra queste una completa soluzione di continuità, ma siamo a buon punto. Il percorso “ufficiale” comprende tratti di strada vicinale in asfalto e bianca, poi sull’argine un lungo tratto in “stabilizzato”. Niente traffico veicolare, si può andare anche quando piove.

L’altra carta vincente è data dalla bellezza del paesaggio e dell’ambiente fluviale. Non solo le belle colline faentine e, poco più su, le dolci gobbe del nostro Appennino, ma la sinuosità del fiume e la sua vegetazione, i suoi magnifici alberi e il fatto che l’erba e gli arbusti della golena e delle rive sono costantemente tagliati – sono quattro gli interventi di manutenzione che il comune garantisce ogni anno – sono tutti elementi che rendono l’ambiente gradevole, al punto che libera i pensieri più belli dalle menti delle persone. Passeggiando lungo quel tratto di fiume si coglie il senso di una serenità che talvolta avvicina alla felicità. Merito anche delle endorfine che si muovono con il passo svelto del camminatore.

E’ bello guardare gli orti degli anziani che curano, colorano e vigilano un tratto di golena. Ammirare i rapaci che si posano in caccia sugli alberi, le cicogne che ogni tanto arrivano, curiose, da Faenza. Ascoltare il cinguettio di stagione della popolazione dei tantissimi uccelli che vivono nelle zone boscose e nei tanti alberi del fiume. Ascoltare, in altri momenti il silenzio, che porta a volte persone ad esibire la musica di uno strumento. Poi, guardare le foglie tremolanti degli splendidi esemplari di pioppo bianco, ben cresciuti vicino all’acqua corrente; ammirare la maestria della mano contadina che cura i campi di una fertile campagna.

Ecco, queste sono le ragioni del successo del nostro Parco fluviale. Del perché centinaia di persone lo frequentino ogni giorno dell’anno. Allora mi permetto di dire: vigiliamo per conservare questo bene pubblico. Facciamo in modo che qui non accada che un giorno arrivino enormi trattori che triturano tutti gli alberi, che svellono tutta la vegetazione, lasciandoci il deserto e con esso la morte del paesaggio e di ogni forma di vita. Giusto come, ultimamente hanno fatto a Tebano, verso Villa Vezzano, subito dopo al ponticello. E come due anni fa fecero anche nell’argine faentino, dal Boccaccio al Ponte del Castello.

Certo la manutenzione va fatta, ci mancherebbe. Ma deve essere intelligente. Il fiume, ogni fiume, è un elemento del territorio per sua natura complesso. Nel senso che riveste tante funzioni. Quella di portare l’acqua al mare e in sicurezza, ma è anche un corridoio ecologico di primaria importanza, ha per sua natura una forte valenza ambientale, è parte pregiata del paesaggio, è vissuto da una moltitudine di persone che vi trovano ristoro per il loro svago e la loro la salute. E la manutenzione, per essere intelligente, deve aderire a questa complessità.
Dunque, gli alberi contribuiscono alla bellezza del fiume; questo non solo a Castel Bolognese, ma ovunque, lungo tutto il suo percorso. Ecco quindi che, dove non sono pericolosi, vanno conservati e coltivati in una logica di rotazione affine alle caratteristiche di ogni specie. (Ndr – Domani, segue la seconda parte dell’articolo)