La nostra intenzione non è quella di offrire uno spettacolo pubblico, bensì quella di mettere in piedi una iniziativa culturale, divertente e con un senso. La cornice formata dal territorio che ci ospita e dalle persone che lo vivono. La tela colorata dalla natura e dal paesaggio, ordita dalle storie e dai ricordi.

Il lume che ci guida è l’esperienza e la collaborazione dell’Arena delle balle di paglia di Cotignola. Uno degli eventi culturali e sociali di maggior rilievo degli ultimi 10 anni nella nostra Regione.

Per definire il teatro dell’evento impiegheremo ciò che la natura e il territorio offrono. Palchi naturali, canne, tronchi, balle, stecchi. E poi luci tenui, che lascino spazio all’immaginario. Che consentano non di vedere, bensì di scrutare quello che ci sta intorno. Vorremmo rendere omaggio ad un ambiente di fiume nell’ottica che le persone se ne innamorino, lentamente.
Ci muoveremo nelle due aree attorno alla diga e all’area della ex pesa. Forse, chi lo desidera, potrà arrivarci con una camminata lungo il fiume e sotto la luna.

Il cuore della serata pensiamo sia l’obbiettivo di produrre coltura ed arte attraverso un territorio che si racconta con diversi strumenti. Immaginiamo una serata che si svolga dalle 18 alle 24, con una organizzazione logistica improntata al criterio della mobilità attiva e contemplativa, quindi: le attività, le istallazioni, la somministrazione dei generi di conforto, le dislocheremo lungo l’intera area.

Al momento, le iniziative ipotizzate sono: “IL PAESAGGIO CI RICORDA… E CI DICE”, una visita guidata da “attori narranti” del luogo con la propensione di mischiare realtà, paradosso, ironia e divertimento. Che tocchi luoghi veri e immaginari, come: Il Santuario con tutto, che abbraccia e accoglie tutti; l’acquedotto partito e mai arrivato; le terme progettate e mai realizzate; la Pocca degli amori, delle feste e … degli affari; la diga di fascine e pali ispirata a studi di Leonardo; la presa del canale della farina e del pane.

Pensiamo anche ad una o più istallazioni che ci raccontino la campagna e ad una rappresentazione musicale o teatrale di qualità e in tema.

Coloro che verranno a trovarci potranno avere (speriamo) sete e fame. Proporremo come bevanda ufficiale il vino. Le etichette da assaggiare saranno di fiume (Tebano e valle). Il cibo ammannito e proposto sarà “da strada”. Nell’area della festa proporremo il divieto di fumare e di ubriacarsi (e anche bere vino, se si guida).

Che senso ha tutto questo? Qualcuno ha detto che con la “cultura non si mangia”. Noi pensiamo che, intanto, nutra l’intelletto. E già questo non è poco ai giorni in cui viviamo. Pensiamo anche che cultura, ambiente e territorio siano volani di sviluppo economico compatibile. Ecco quindi come questa vorremmo fosse riconosciuta una iniziativa del “bene comune”.

Questa proposta ha bisogno di tante persone che ci credano e che si impegnino nella creazione e nel lavoro della sua gestione. Poi occorre qualche denaro. Avremo spese per la sicurezza. Non chiederemo mai ad un artista che vive del suo lavoro di venire da noi a lavorare gratis. Non è dignitoso. E non vogliamo fare pagare biglietti di ingresso. Siamo in piena campagna.

E’ indispensabile che i comuni interessati (Faenza e Castel Bolognese), ma anche le attività economiche e produttive del luogo e anche oltre, si sentano protagonisti. Pensiamo debbano quindi collaborare ed aiutarci in determinati aspetti organizzativi e nella formazione del budget di spesa.

Riusciremo in tutto questo? Con la simpatia, il consenso e la spinta di tutti, pensiamo di potercela fare.

Ndr – Riceviamo e pubblichiamo questo interessante contributo di Alberto Montanari sul tema dello sviluppo della ciclabilità. Fa seguito alla scelta della Regione di promulgare una legge per aumentare l’uso della bicicletta e precede il Convegno che a questo scopo abbiamo promosso come Amici del Senio – assieme all’UC Baracca – il 23 maggio prossimo a Lugo.

Avendo partecipato all’udienza conoscitiva sulla legge di mobilità ciclabile, colgo l’invito di Manuela Rontini a produrre suggerimenti, con l’intento di allargare la visione di una realizzazione che può essere vista da tante angolature.
Innanzi tutto spero di essere smentito circa un’affermazione che ho colto nella relazione di Mirco Bagnari “il costo di un metro di ciclabile è di 400 euro”; se così fosse con i 25 milioni a disposizione si coprirebbero appena 62,5 km di ciclabile. Senz’altro ho capito male, in ogni caso avvalora in me il concetto che questo progetto di mobilità ciclabile deve partire dallo studio attento dell’esistente, per utilizzare tutti i percorsi già segnati con un intervento minimo indispensabile per renderli ciclabili.

Il percorso dei fiumi è senz’altro una traccia utilizzabile dove spesso possono bastare:
– un accordo intercomunale per mantenerne la percorribilità;
– lo studio di qualche raccordo per attraversamenti di linee ferroviarie e di grosse arterie e, dove possibile, per evitare anse che allungherebbero eccessivamente il percorso;
– una segnaletica che permetta la sicura identificazione dei percorsi e metta in sicurezza gli utilizzatori quando le piste affiancano o attraversano la viabilità ordinaria.

Su questo tema abbiamo ampiamente documentato come Amici del fiume Senio, la possibilità e necessità di un percorso ciclo-naturalistico e della memoria, dalla collina al mare.

Parto dalla constatazione che molte ciclabili sono ricavate a fianco di strade assai trafficate, anche nell’extraurbano. Secondo me questi interventi sono da evitare se non per brevi raccordi indispensabili, perché disattendono dagli obiettivi:

  • salute, non si può certo affermare che favorisce la salute praticare un’attività fisica accanto ad un’arteria trafficata;
  • sicurezza, queste vie sono spesso strette, a doppio senso e ciclo-pedonali, separate dall’arteria stradale da:
  • una linea ben marcata, le auto la rispetteranno…?
  • un cordolo, può diventare ancora più pericoloso della linea tratteggiata per il rischio di inciampo;
  • i ciclisti attrezzati con biciclette da velocità, spesso a gruppi, dove li mandiamo? Se fossero obbligati ad utilizzare la pista ciclabile diventerebbero un pericolo per tutti gli altri frequentatori, soprattutto se la pista è delimitata da un cordolo;
  • turismo alternativo. Non credo che sia solo mia, più camminatore che ciclista, l’esigenza di trovare per i miei percorsi vie lontane dall’inquinamento acustico e cercando di respirare a pieni polmoni lontano dalle emissioni di motori a scoppio.

Penso che utilizzando il rivale dei fiumi e le tante vie secondarie che percorrono le nostre campagne, spesso utilizzate quasi solo dai residenti, potremmo fare una bella rete alternativa alle grosse arterie molto trafficate, preferita sicuramente da chi vuole muoversi slow, in sicurezza e in un ambiente senz’altro più salubre.
Voglio portare un esempio di cui si sente l’esigenza: un collegamento pedo-ciclabile fra Castel Bolognese e Faenza.
A meno di un km a sud della via Emilia, lungo la via Biancanigo, si innesta la via Boccaccio, questo punto se ben segnalato potrebbe evidenziare la possibilità di salire sull’argine del fiume con percorrenza:
– a destra, verso monte, per risalire la valle del Senio;
– a sinistra, verso Ponte del Castello, da dove si potrà proseguire verso il mare o girare a destra verso Faenza. Arrivati in località Ponte del Castello, un bel percorso senza anse che provochino allungamenti importanti, ma col solo problema della pulizia uniforme del tracciato (che in questo tratto è di proprietà dei frontisti, e al riguardo servirebbero chiarimenti definitivi per l’utilizzo pubblico degli argini dei fiumi), senz’altro servirebbe un opera di raccordo per arrivare sulla via Emilia ed attraversarla per chi prosegue direzione mare (esiste già in zona un attraversamento pedonale), mentre sarebbe doveroso mettere in sicurezza l’attraversamento del fiume in direzione Faenza (si potrebbe prevedere l’investimento in un ponte pedo-ciclabile accanto a quello stradale).

Superato il ponte la mia proposta prevede di imboccare a destra la via Sant’Orsola, con opportuna segnaletica (ad esempio limite di velocità di 30 km orari, divieto di transito ai mezzi dei non residenti) che dia priorità ai ciclo-pedoni.
Arrivati alle porte di Faenza si tratta di intercettare le piste ciclabili già realizzate, trovando il modo di raggiungere il fiume Lamone, con la possibilità di un nuovo percorso dal mare alla collina.
Usciti da Faenza verso Forlì non mancano strade secondarie da percorre con la stessa logica fino al fiume Montone, sempre con segnalazioni ben chiare che facciano diminuire la velocità dei mezzi a motore e diano la priorità all’uso pedo-ciclabile delle vie stesse.

Alberto Montanari
montanari.bioagri@gmail.com
329 29 78 599

Segnaliamo a soci e simpatizzanti degli Amici del Senio quattro belle iniziative lungo il fiume e la sua valle per il prossimo 25 Aprile, anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo.

1 – IL SENIO DELLA MEMORIA. Da Cotignola e da Alfonsine, alle 9 del mattino centinaia di persone partiranno a piedi sopra gli argini del Senio, per incontrarsi nel corso dell’intera giornata ad appuntamenti musicali, teatrali e artistici. Si celebra il Senio della memoria. La cima degli argini sarà con l’erba perfettamente tagliata (il che dimostra che è possibile). Troverete tutte le informazioni nel sito di Primola di Cotignola, l’Associazione culturale che ha ideato l’iniziativa http://www.primolacotignola.it/articolo.asp?p=792

2 – LA 50 CHILOMETRI DI ROMAGNA. E’ una delle gran fondo a piedi più famose d’Italia. Avrebbe potuto chiamarsi anche 50 km del Senio. Parte alle 8,30 da Castel Bolognese – che quest’anno sfoggia la sua rinnovata Piazza -, sale alla sinistra del fiume fino a Casola, scavalca Monte Albano, scende lungo il torrente Sintria – il suo maggiore tributario – fino a riprenderlo a Villa Vezzano e ad accompagnarlo a Castel Bolognese. Migliaia di concorrenti, una bella occasione per vedere la gara, ma anche per godere dello splendido paesaggio collinare che ne fa da cornice. Bello anche accompagnare in bici i concorrenti e vivere così da vicino la corsa. Quando poi l’appetito si farà sentire, avrete solo l’imbarazzo della scelta fra i tanti ristorantini e agri turismo della valle (però, prenotate).

3 – TEBANO, CASA FRANZONI. Alle 9 del mattino – per tutta la giornata – si aprono le porte della bellissima COLLEZIONE DI ATTREZZI AGRICOLI di Luigi Franzoni (via Tebano, 75). Chi non l’ha mai vista, resterà stupito. Direi che è quasi inimmaginabile la cura con la quale Gigi ha raccolto, conservato e catalogato migliaia di attrezzi. Che quasi sembra parlino. Gli ambienti espositivi saranno corroborati da una mostra del fotografo contadino di Reda Sisto Scardovi. Ci sarà poi il tempo per una dimostrazione delle attività dalla spiga alla farina. E quando avrete fame potrete cibarvi con prelibatezze romagnole: pizze, affettati, vino e tanto altro. Per informazioni più dettagliate potrete telefonare al numero 347 1568284

4 – SAN POTITO, CASA BARTOLI. Sapevate che a San Potito di Lugo – via del Cimitero, 43/45 – c’è un PARCO DIDATTICO DI GEOLOGIA E PREISTORIA? Io fino a poche settimane fa, non ne conoscevo l’esistenza. L’idea è stata di Ermete Bartoli che, con pazienza genuina e tanta passione, ha collezionato oltre 60 reperti fossili (certificati) di notevoli dimensioni, recuperati in molti paesi del mondo e migliaia di minerali e cristalli di grande bellezza. Il vasto parco – circa 5000 metri – consente di disporre di aree di sosta e di ristoro. Un luogo adatto per visite didattiche con bambini al seguito. Il 25 Aprile il Parco sarà aperto tutta la giornata. Info al numero 0545 33828.

 

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L’amico Marco Sami, recentemente, ha scritto per il periodico delle Gev (Guardie Ecologiche Volontarie) di Faenza, di cui fa parte, una “pagina di storia minore” del nostro territorio. Riguarda la tomba romana sul Lamone, in località San Barnaba (Faenza). Sami è poi autore di una proposta molto interessante che riguarda gli Amici del Senio e che approfondiremo nel corso delle prossime settimane: quella di inserire nel progetto di percorso ciclo-naturalistico Senio e Lamone il tema romano. In sostanza, un percorso nel percorso che leghi le vestigia dell’antica Roma comprese nel territorio interessato.

Riportiamo di seguito il testo di Marco Sami: Cura di una tomba romana.

Quando non ho molto tempo a disposizione ma ho voglia di farmi un giretto in MTB senza essere assillato dal traffico automobilistico scelgo l’anello ciclabile lungo il fiume Lamone che si sviluppa a valle di Faenza fino alla località di Ronco. Seguendo l’argine destro, a circa 2/3 del tratto Faenza-Ronco ci si può imbattere tra l’altro in una delle pochissime testimonianze monumentali di epoca romana del territorio faentino: la tomba di S. Barnaba. Malgrado l’aspetto modesto e tutt’altro che evocativo, rappresenta di fatto l’unico sepolcro romano visibile nel raggio di decine di chilometri in un territorio che ancora oggi, nella centuriazione, mostra evidente l’impronta dell’epoca romana ma, paradossalmente, offre pochissime vestigia monumentali di tale importante fase storica. Il “mausoleo” venne fortuitamente scoperto più di un secolo fa, nell’anno 1902, in seguito al franamento dell’argine avvenuto non lontano dalla parrocchia rurale di San Barnaba; lo scavo, effettuato l’anno successivo (1903), mise in luce una struttura a pianta quadrata delimitata da 3 muri in grossi blocchi squadrati di “spungone”, un’arenaria fossilifera locale assai utilizzata nell’antichità come pietra da costruzione. Sempre nel 1903, per porre in sicurezza il manufatto, lo si smontò ricostruendolo a pochi metri di distanza (nel sito dove si trova tutt’ora) ma al di fuori dell’alveo fluviale.

Ebbene, quando vi sono passato l’ottobre scorso il monumento era così coperto dalla vegetazione infestante che, se non avessi saputo che c’era, l’avrei ignorato oltrepassandolo! Non era difficile intuire che doveva esserci qualche problema di manutenzione e, visto che oltre a quella di GEV ho pure la tessera di Ispettore onorario della Soprintendenza, un successivo scambio di e-mail con un funzionario della medesima mi ha chiarito le idee: in pratica è risultato che i fondi per tali operazioni di manutenzione non sono sufficienti e che anche il Comune, che pure potrebbe occuparsene, ha ben altre priorità. Mi sono detto che era un vero peccato lasciare in tale stato di abbandono questa interessante pagina di storia locale e così ne ho informato gli amici Franco e Marco Piani, attivi nel “Tavolo per l’ambiente” di Faenza e da anni impegnati nella valorizzazione della ciclabile fluviale. Questi hanno aderito entusiasti e quindi ci siamo accordati per un pomeriggio di metà ottobre durante il quale, recatici alla tomba romana muniti di falcetti e cesoie, in quasi tre ore di lavoro siamo riusciti a rendere nuovamente fruibile il monumento.

Avendo due paia di braccia a disposizione (oltre alle mie), lo stesso pomeriggio ho poi accompagnato gli amici pochi chilometri più a valle per il recupero di un’altra testimonianza di storia minore sfregiata dall’incuria: un cippo di pietra calcarea riportante la dicitura “golena Beltrandi”, divelto e atterrato probabilmente in modo involontario da uno degli operatori delle macchine con cui viene periodicamente effettuata la pulizia del percorso di argine. Tale cippo fa parte di una serie di segnacoli in “pietra d’Istria” riportanti particolari toponimi idraulici (quali “golena demaniale”, “botta Budellacci”, “froldo Formellino” ecc.) rintracciabili lungo entrambi gli argini del Lamone… quando la vegetazione non è troppo rigogliosa!

Nel tratto tra Faenza e Ronco ne ho potuti contare almeno 7 sull’argine di destra e 9 su quello di sinistra ma senza che ve ne sia neanche uno che riporti la data della loro messa in opera. Interrogati al riguardo, alcuni studiosi di storia locale non hanno saputo darmi una risposta certa ritenendoli comunque probabilmente collegati agli importanti lavori di risistemazione e rinforzo degli argini del Lamone intrapresi tra gli anni 1898 e 1900. In definitiva anche il cippo in questione, malgrado un peso di poco inferiore al quintale, è stato nuovamente riposizionato in assetto verticale.

Qualche considerazione finale sull’intervento “estemporaneo” che vi ho appena riportato: con Enti locali e Istituzioni sempre più in difficoltà nel garantire la dovuta cura del territorio è indispensabile che il volontariato si faccia carico di alcune attività. Le GEV hanno come “mission” quella di tutelare soprattutto gli aspetti naturalistici dell’ambiente ma, come in questo caso, anche le testimonianze di storia minore possono rientrare tra gli obiettivi della nostra associazione in quanto “tessere” di un “mosaico” ambientale frutto dell’interazione secolare o addirittura millenaria tra Uomo e Natura. In conclusione vorrei lanciare un appello: non sarebbe opportuno intraprendere un’azione sistematica e periodica di manutenzione di tali “documenti” di storia minore tale da favorirne la piena fruizione e valorizzazione?

Ndr – Concordiamo con la chiosa finale di Sami. La ricostruzione di una memoria collettiva di fiume e “segnare” il territorio con il ricordo degli eventi di rilievo accaduti nel tempo, fanno parte delle iniziative portanti del progetto di percorso ciclo-naturalistico e storico che sosteniamo (Domenico Sportelli).

 

Ieri sera abbiamo riunito il Consiglio direttivo degli Amici del Senio per fare il punto sulle varie attività. Devo dire che la soddisfazione è stata tangibile. Nei primi quattro mesi dell’anno abbiamo svolto veramente tante iniziative e tutte riuscite nel migliore dei modi. Abbiamo ampliato l’area della nostra azione, presentandoci per la prima volta a Lugo, a Riolo Terme, a Fusignano, a San Potito, a Faenza. La curiosità e l’interesse manifestato dai cittadini è andato oltre le previsioni.

Non credevamo a tanto. E’ come avere svelato il sepolcro dei ricordi del significato che ha avuto il Senio per migliaia di persone. Piano, piano stiamo costruendo una memoria collettiva che rischiava di andare perduta. Una memoria fatta dal ricordo delle sofferenze del duro lavoro dei contadini, dai drammi della guerra patita, ma anche dalle occasioni di gioia e di spensieratezza che frequentare il proprio fiume forniva.

I temi che proponiamo e per i quali siamo sorti sono sempre quelli: la sicurezza del Senio, una sua adeguata e costante manutenzione e il percorso ciclo-naturalistico sopra l’argine o a fianco del corso dell’acqua. Su questi obbiettivi stiamo registrando un generale consenso che si manifesta sempre più con la partecipazione alle iniziative che mettiamo in campo, con le mille firme raggiunte in questi giorni alla nostra Petizione ai Sindaci per la valorizzazione del Senio e con le oltre cento iscrizioni all’Associazione, già nei primi quattro mesi dell’anno.

Nel registrare questa situazione ci siamo proposti di non mollare, anche di fronte alle difficoltà che registriamo nell’ottenere risultati concreti. Anzi, il prossimo venerdì 19 maggio abbiamo indetto – a Solarolo – l’Assemblea dei Soci per eleggere il nuovo organismo dirigente che ci siamo prefissati di ampliare come numero di partecipanti. Siamo come un treno in corsa, ma abbiamo bisogno di nuove forze per non perdere velocità.

Nelle prossime settimane seguiremo con attenzione l’importante legge regionale sulla ciclabilità. Procederemo con le conferenze sul percorso ciclabile Senio più Lamone, dalla collina al mare e cercheremo di esercitare nuovi stimoli verso i Sindaci sulle tre richieste che avanziamo:

  • un comune capo-fila;
  • la convenzione con l’Autorità di Bacino per sfalciare adeguatamente l’erba sugli argini;
  • un progetto preliminare di percorso ciclo-naturalistico con le caratteristiche che servono per potere partecipare ai bandi di finanziamento pubblico e per essere pronti quando, fra alcuni mesi, la Regione farà la legge sulla ciclabilità con contributi economici ai progetti migliori.

Abbiamo poi in programma due iniziative sul campo (fiume) molto importanti. La seconda Podistica Polo di Tebano dove collaboriamo con la Podistica Avis di Castel Bolognese e il Polo stesso, fissata per l’8 giugno. Sarà una bella escursione fra fiume e crinali in un paesaggio fascinoso. Il tre luglio gestiremo, assieme a Primola di Cotignola, a Tebano, l’anteprima dell’Arena delle balle. Sarà un incontro di arte, cultura e spettacoli nello splendido scenario della diga steccaia e della presa del Canale dei Mulini.

Tutto questo mentre un gruppo di soci sta lavorando ad un Concorso fotografico utile ad editare una nuova Mostra e la prima guida del Senio. Con sullo sfondo l’obbiettivo della messa in piedi di un primo Info point del Senio.

Giovedì scorso ci siamo recati a Bologna – in Regione – per prendere parte all’udienza conoscitiva il previsione della legge per lo sviluppo della ciclabilità regionale. Gli Amici del Senio, come sapete, sostengono pienamente questo obbiettivo tanto è che hanno fatto della richiesta di un percorso ciclo-naturalistico sopra gli argini del Senio il centro della propria iniziativa.

Sviluppare l’uso della bici in una Regione antropizzata come la nostra non è certamente facile. Vedere l’Emilia e la Romagna dall’alto appare come una enorme città. Gli ostacoli sono frequentissimi e i costi, di conseguenza elevati. La Regione mette sul piatto 25 milioni di euro – non pochi, ma nemmeno tanti – e allora la logica è che si cerchi di spenderli nel migliore dei modi. Che a mio parere vuole dire nella direzione di interventi non troppo costosi e di progetti che sviluppino decisamente il numero dei chilometri ciclabili e che comprendano l’impegno alla manutenzione.

So bene esistere il tema enorme delle città, dove però va posto mano a ben altri strumenti per favorire l’uso delle bici. Questi sono noti a tutti. Ampliare: le zone pedonali o a traffico limitato; le zone 30; i sensi unici; emettere ordinanze che stimolino i cittadini a tenere l’auto nel proprio cortile o garage. Sapete che troppo spesso questi spazi – urbanisticamente dedicati all’auto personale – sono occupati da gazebo o cucine con la conseguenza di porre la sosta dell’auto privata a carico del pubblico. Con la tragica conseguenza di occupazione “impropria” di suolo pubblico che è sotto gli occhi di tutti. Mentre appare più realistica e significativa la creazione di percorsi ciclabili verso le aree produttive (non servono verso le zone iper-commerciali), casomai combinando l’uso della bici alla contrattazione articolata in azienda o territoriale (se vieni al lavoro in bici hai un premio).

Uno dei settori dove realisticamente è assai più probabile ottenere risultati di scala per lo sviluppo dell’uso della bici è quello del turismo lento e del tempo libero. Abbiamo tutti ben presente la ricchissima trama di strade minori, vicinali, consorziali presenti in tutta la Regione. Una politica intelligente di analisi del territorio può definirne reti – indirizzate verso temi specifici – da dedicare prioritariamente al transito delle biciclette. Poi abbiamo gli argini dei fiumi che di per se sono strade già realizzate che aspettano di essere minimamente infrastrutturate e dedicate al transito delle biciclette (e dei pedoni).

Siccome la legge non potrà fare tutto, la domanda è: verso quale direzione di intervento sarà indirizzata? Noi – giovedì a Bologna in udienza – abbiamo sostenuto – e lo faremo fino alla sua approvazione, prevista per il prossimo giugno – che gli argini dei fiumi siano compresi con chiarezza nelle finalità di intervento. Per come la bozza di legge è congegnata, dobbiamo dire che non li esclude, anzi in un passaggio specifico gli “argini” vengono espressamente richiamati. Sappiamo però che il punto di equilibrio di qualsiasi legge si determina anche sulla base delle varie spinte presenti. La nostra non mancherà, fino alla sua approvazione. Stabilire con chiarezza che gli argini dei fiumi sono una possibile area di intervento della legge è decisivo per il nostro obbiettivo. Dopo di che il re sarà nudo.

Quaranta persone, particolarmente donne e bambini, hanno partecipato alla prima iniziativa degli amici del Senio a Fusignano. Non credevamo tanto… e ci ha fatto molto piacere. L’uscita ha riguardato le erbe del nostro fiume: riconoscerle e gustarle. Con l’aiuto di una piccola guida, redatta dalla persona esperta, abbiamo creato cultura in un ambiente sano, che vorremmo fosse valorizzato maggiormente.

Parliamo del nostro Senio, un fiume di incontri e di ricordi per tantissime persone che sostengono con passione il lavoro che l’Associazione sta facendo nel tentativo di essere ascoltati e di portare a termine l’obbiettivo principale: avere sull’argine del Senio un percorso ciclo-naturalistico e della memoria, dalla collina al mare.

Proprio a Fusignano, sabato scorso, una gentile signora ha posto la millesima firma in calce alla petizione rivolta ai sindaci per la valorizzazione del Senio. E per qualche unità non siamo arrivati alla centesima adesione 2017 agli Amici del Senio. Si tratta di risultati di rilievo, forse inaspettati – quando siamo partiti – e che adesso aspettano di essere onorati. Con dei risultati concreti.

Dicevo della bella partecipazione. In questi casi il merito è di tanti e gliene va reso atto. Dobbiamo allora ringraziare Elisabetta, il nostro gancio fusignanese, i signori del bar del Parco che ci hanno così gentilmente ospitati, l’Amministrazione comunale – che ci ha concesso il Patrocinio e i due assessori (Lorenza e Andrea) che ci hanno seguito con attenzione fin dall’inizio.

Infine grazie a Gigliola – la maestra delle erbe – e a tutti coloro che hanno partecipato alla bella giornata. Ora spazio alle foto e … arrivederci.

Partiti. L’Associazione Amici del Senio e il Nuovo Circolo Fotografico di Fusignano hanno promosso un concorso gratuito per la raccolta di immagini finalizzata alla realizzazione di una guida  e di una nuova mostra itinerante della vallata del Senio.

Concorso, guida e mostra fanno parte di un progetto che, nelle intenzioni dell’Associazione è quello di aprire un primo Info point del Senio. Un Centro di raccolta di documentazione, cartacea, visiva e orale e di informazione strutturata su tutto ciò che di bello e di interessante c’è da vedere, da gustare e da vivere a destra e a sinistra del Senio. Dal monte Carzolano al Reno. Da Palazzuolo ad Alfonsine.

Un Centro che inizialmente sarà gestito dai volontari dell’Associazione, ma che in futuro – ce lo auguriamo caldamente – potrà fornire occasioni di lavoro per qualche giovane.

Nelle foto pubblicate in questo articolo potete prendere nota dei termini del concorso. Per maggiori informazioni e per scaricare modulo di partecipazione consultare la pagina FB  NCF – Nuovo Circolo Fotografico o chiedere con mail a circolo.ncf@gmail.com

Buone fotografie a tutti.

 

 

 

Ieri abbiamo inviato alle associazioni ambientaliste l’esposto che riportiamo in calce. Speriamo che almeno loro sappiano dirci qualcosa di preciso sulla mattanza di alberi ad alto fusto che si sta perpetrando nel Senio in territorio di Castelbolognese. Dopo l’esposto, riportiamo tre pagine delle LINEE GUIDA REGIONALI PER LA RIQUALIFICAZIONE INTEGRATA DEI CORSI D’ACQUA NATURALI DELL’EMILIA-ROMAGNA. Riqualificazione morfologica per la mitigazione del rischio di alluvione e il miglioramento dello stato ecologico. Ci chiediamo – e chiediamo – se può esistere che gli organi regionali facciano le leggi e i propri organismi tecnici le disconoscano?

L’Associazione Amici del Fiume Senio con la presente espone alle Associazioni di tutela dell’ambiente un supposto grave danno all’ambiente fluviale che le amministrazioni tenute alla tutela del fiume Senio stanno perpetrando nel Comune di Castelbolognese. I lavori di ripristino di una frana nella zona del parco fluviale si sono trasformati nell’occasione di fare scempio di tutto ciò che esisteva lungo gli argini del fiume, con totale abbattimento degli alberi presenti lungo il fiume da Castelbolognese verso Tebano e totale distruzione dell’ habitat di animali ed uccelli per chilometri lungo il fiume.
Dalla documentazione fotografica e video che vi inviamo si evince con chiarezza quanto tale intervento sia indiscriminato e distruttivo dell’intero habitat del fiume per chilometri e la totale indifferenza dei responsabili dei lavori per interventi che possano essere funzionali e conservativi dell’ambiente.
Come associazione di volontariato, portatrice di interessi, che da anni si batte per la valorizzazione del Senio, chiediamo il vostro intervento e la predisposizione di tutte le misure a tutela dell’ambiente. L’associazione Amici del Fiume Senio si rende disponibile a collaborare con le iniziative che intenderete intraprendere.
Segnaliamo l’urgenza della mobilitazione perchè i lavori lungo il fiume stanno procedendo velocemente con distruzione di habitat ora dopo ora.
Vi saremo grati del sostegno che potrete offrire e poniamo distinti saluti.

L’Associazione degli Amici del Fiume Senio, nella persona del presidente Domenico Sportelli

 

Ricordate la vicenda della sbarra sulla riva del Senio, a Castel Bolognese? Ebbene, a quattro anni di distanza è ancora in piedi, nel senso che, nonostante chi l’aveva illegalmente posta abbia perso processo e appello, nessuno ha ancora provveduto a rimuoverla. Di seguito pubblichiamo il sintetico commento di un’ Amica avvocatessa e sotto la sentenza (interessante).

Commento. Si tratta di un ricorso possessorio fatto dal Comune di Castelbolognese contro la signora che ha apposto le sbarre. La signora ha perso in primo grado nel 2014 e in reclamo, che corrisponde all’appello, nel 2015.  Vi è ordine di rimozione immediata delle sbarre. Il Tribunale ha riconosciuto l’uso pubblico del bene. Quanto al regio decreto del 1904 che la signora ha portato come sua difesa per dire che la gente non può passeggiare sull’argine, il Tribunale lo ha ritenuto irrilevante. Penso che se non ha proposto ricorso per cassazione, la decisione è ormai definitiva. Il comune può provvedere a rimuovere le sbarre, se la signora non lo fa spontaneamente.